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Cinema

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Daniele Vicari. Diaz

Quando un film si propone come rielaborazione di fatti storici che, per quanto attutiti dalle intermittenze della memoria mediatica, bruciano ancora nel presente, entra di peso nel discorso pubblico, con tutto il peso specifico di quella macchina di finzione e persuasione che è il cinema e, dunque, con le relative responsabilità. Soddisfare insieme le esigenze di un’analisi storica rigorosa e la funzione di sintesi memoriale che gli è più o meno esplicitamente attribuita non è compito facile, anche perché, quando si interrogano le responsabilità del cosiddetto cinema civile, si tende spesso a chiedere troppo o troppo poco. Se andiamo a guardare alcuni commenti comparsi all’uscita di Diaz, ritroviamo questa oscillazione fra chi rimprovera al film approssimazioni e reticenze sospette, rispetto al proposito di attenersi agli atti dell’inchiesta, e chi lo celebra convinto che le sue immagini forti e necessarie possano colmare quello che per dieci anni è rimasto un opprimente fuori-campo della memoria e auspicando che questa visibilità possa “sanare una ferita”.     Ora, se...

#140cine: da venerdì 20 aprile al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Con un voto da #0 a #0000 e il trailer. Aspettiamo sui Social Network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 20 aprile in sala: To Rome with Love di Woody Allen (id., Spagna, Italia, Usa 2012) #140cine Allen gira a Roma. E se a Londra rifaceva Shakespeare, da noi sfrutta soprattutto il GF. Paese che vai... #00 Il primo uomo di Gianni Amelio (Le premier homme, Francia, Italia 2011) #140cine Amelio incontra l’ultimo e incompiuto Camus. Ricordi del ’900 che valgono per ogni possibile presente. #00 George Harrison: Living in the Material World di Martin Scorsese (id., Usa 2011) #140cine Scorsese celebra Harrison come anni fa Dylan: un doc esaltante e malinconico, in una parola “rock”. #000 Il film è uscito solamente ieri, giovedì 19 aprile, in un centinaio di sale italiane. Robe da matti di Enrico Pitzianti (Italia 2011) #140cine  La storia di una residenza sarda per malati mentali che ospita otto persone. Per non farla...

#140cine: da venerdì 13 aprile al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Con un voto da #0 a #0000 e il trailer. Aspettiamo sui Social Network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 13 aprile in sala: Diaz - Non pulire questo sangue di Daniele Vicari (Italia 2012) #140cine Servitori, bastardi o pecorelle, undici anni dopo il sangue della Diaz è ancora lì. E nessuno lo lava. #00 Battleship di Peter Berg (id., Usa 2012) #140cine Ci risiamo, anche stavolta “siamo forse di fronte all’estinzione del genere umano”. Fosse la volta buona... #00 Ciliegine di Laura Morante (Francia 2012) #140cine La Morante gira (in Francia) il primo film da regista. E l’ennesimo da attrice confusa e infelice in amore. #00 Bel Ami di Declan Donnellan, Nick Ormerod (id., Gb-Fra-Ita 2012) #140cine Che Maupassant diventi cinema è normale. Che purtroppo diventi questa roba bolsa e leccata, pure. #0   Poker Generation di Gianluca Mingotto (Italia 2012) #140cine Due fratelli, l’arrivista e il...

#140cine: da venerdì 13 aprile al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Con un voto da #0 a #0000 e il trailer. Aspettiamo sui Social Network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 13 aprile in sala: Diaz - Non pulire questo sangue di Daniele Vicari (Italia 2012) #140cine Servitori, bastardi o pecorelle, undici anni dopo il sangue della Diaz è ancora lì. E nessuno lo lava. #00 Battleship di Peter Berg (id., Usa 2012) #140cine Ci risiamo, anche stavolta “siamo forse di fronte all’estinzione del genere umano”. Fosse la volta buona... #00 Ciliegine di Laura Morante (Francia 2012) #140cine La Morante gira (in Francia) il primo film da regista. E l’ennesimo da attrice confusa e infelice in amore. #00 Bel Ami di Declan Donnellan, Nick Ormerod (id., Gb-Fra-Ita 2012) #140cine Che Maupassant diventi cinema è normale. Che purtroppo diventi questa roba bolsa e leccata, pure. #0   Poker Generation di Gianluca Mingotto (Italia 2012) #140cine Due fratelli, l’arrivista e il...

#140cine: da venerdì 13 aprile al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Con un voto da #0 a #0000 e il trailer. Aspettiamo sui Social Network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 13 aprile in sala: Diaz - Non pulire questo sangue di Daniele Vicari (Italia 2012) #140cine Servitori, bastardi o pecorelle, undici anni dopo il sangue della Diaz è ancora lì. E nessuno lo lava. #00 Battleship di Peter Berg (id., Usa 2012) #140cine Ci risiamo, anche stavolta “siamo forse di fronte all’estinzione del genere umano”. Fosse la volta buona... #00 Ciliegine di Laura Morante (Francia 2012) #140cine La Morante gira (in Francia) il primo film da regista. E l’ennesimo da attrice confusa e infelice in amore. #00 Bel Ami di Declan Donnellan, Nick Ormerod (id., Gb-Fra-Ita 2012) #140cine Che Maupassant diventi cinema è normale. Che purtroppo diventi questa roba bolsa e leccata, pure. #0   Poker Generation di Gianluca Mingotto (Italia 2012) #140cine Due fratelli, l’arrivista e il...

Blade Runner

La storia di Blade Runner è quella di un testo fisso e mobile, impiantato, come i ricordi dei replicanti protagonisti, nel corpo degli anni ottanta e, allo stesso tempo, risoluto ad assicurarsi una vita più lunga. Ridley Scott, seguendo la duplice spinta delle sue aspirazioni e del mercato, continua a riprenderlo e cambiarlo: dal Director’s Cut del 1992 al Final Cut del 2007, ha trasformato un film sui replicanti in un film replicante, dotato della stessa natura dei suoi personaggi e desideroso, come loro, di infrangere le barriere della mortalità. Così il testo si è espanso a raggiera, coinvolgendo una quantità infinita di internauti che, novelli filologi, discutono sulle varianti, sui dettagli, sulla voice over della prima versione o sulle immagini oniriche di Deckard (il blade runner) nella seconda, sull’happy ending del 1982 o sul finale ambiguo del 1992 e 2007. Inserirsi in questi dibattiti è come entrare dentro un romanzo, il cui fascino sta proprio nella continua tessitura, nell’apertura delle interpretazioni possibili e in una discorsività che pare priva di sponde.     Il testo...

Cagliari / Paesi e città

Vorrei parlare di Cagliari attraverso il cinema, non tanto perché è di esso che mi occupo, quanto perché il cinema sceglie, sottrae il troppo dal troppo, mostra l’essenziale che col solo mio sguardo non riuscirei a cogliere. Cagliari mi interessa molto perché ci vivo, perché in pratica ci sono nato (che è molto più che se ci fossi nato davvero perché la vedo da fuori e da dentro), e perché i suoi cambiamenti hanno sempre influenzato e influenzeranno, positivamente e negativamente, ciò che le sta intorno.     La Sardegna ha una cultura cinematografica e letteraria, e quindi un immaginario, mutuato dalle zone interne e dai romanzi di Grazia Deledda e dai deleddiani postumi, che offre un’idea parziale che viene erroneamente intesa, persino da noi non soltanto dai foresti, come totalizzante. Del resto se si eccettua Sergio Atzeni, non esiste una vera letteratura urbana intendendo con ciò una ricerca “intenzionata” sullo spirito profondo della città. Nel cinema di fiction invece si sta sviluppando da poco un’attenzione per la città che poi vuol dire la parte invisibile di Cagliari, quella che è ancora ampiamente ostica per i documentaristi. Ci si attende molto da questi...

Il tempo di un sentimento

Oltre le lancette ferme dell’orologio di Ritorno al futuro, oltre l’ingranaggio bloccato nella torre di Mister Hula Hoop, il tempo materiale, manipolato e rievocato negli anni ’80 e ’90 dai film di Zemeckis e dei Coen, è ancora oggi una presenza concreta di tanto cinema contemporaneo. Scorre all’indietro nella stazione di New Orleans di Il curioso caso di Benjamin Button, impone il proprio passo moltiplicato per cinque in Twixt di Coppola, vaga fluido per le decadi in Midnight in Paris di Allen, e in Hugo Cabret di Scorsese, con la sovrapposizione tra Harold Lloyd e il piccolo orfano appeso alle lancette di un quadrante, rimane l’unico appiglio a cui aggrapparsi prima della caduta.     Tra ricordi di traumi familiari, invenzione della nostalgia e desideri di purezza (con il discutibile The Artist che si porta a casa gli Oscar migliori), il contemporaneo sentimento del tempo si è trasformato nell’evocazione del tempo di un sentimento: quello, cioè, che lega gli autori alla loro storia personale, tra i traumi autobiografici di Coppola e i legami cinefili di Scorsese, e lega il cinema alla...

#140cine: da venerdì 30 marzo al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Con un voto da #0 a #0000 e il trailer. Aspettiamo sui Social Network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 30 marzo in sala: Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana (Italia 2012) #140cine A Piazza Fontana c'erano due bombe. Almeno per il film e per la sua ambigua Fictory, Fiction + History. #00 Marigold Hotel di John Madden (The Best Exotic Marigold Hotel, Gran Bretagna 2011) #140cine Un film senile, con attori senili, per un pubblico dallo sguardo senile. O al massimo amante dell'India. #00 I colori della passione di Lech Majewski (The Mill and the Cross, Polonia-Svezia 2011) #140cine Era già uno dei sogni di Kurosawa: entrare nel quadro di un pittore. Là era Van Gogh, qui Pieter Bruegel. #00 Il mio migliore incubo! di Anne Fontaine (Mon pire cauchemar, Belgio-Francia 2011) #140cine Lei ricca e snob. Lui svaccato e al verde. Si odiano, ovvio. Ma i loro figli no. Che idea per una commedia! #0 La furia dei Titani di...

Speciale Adolescenza | Delphine e Muriel Coulin. 17 ragazze

Iniziamo dalla fine. Il film delle sorelle Coulin è stato sdoganato, perdonato verrebbe da dire, dall’organo di censura nazionale. La storia è ormai nota: 17 ragazze inizialmente proposto per il divieto ai minori tutti e poi proibito ai soli minori di anni 14 ha, in seguito all’accoglimento del ricorso della Teodora, ottenuto la definitiva liberalizzazione presso i pubblici di ogni età e generazione. Bastasse tale ripensamento a dirimere una questione già tanto controversa (oltre che rumorosa), tutto bene. Il problema è che il polverone, già alzatosi su gran parte dei media nazionali, non pare potersi diradare tanto in fretta. E se, com’è ovvio, qualsivoglia gesto di censura si porta dietro una quantità innumerabile di critiche, polemiche, riflessioni e battaglie ideologiche, arrivando di fatto a veicolare interessi, discussioni e speculazioni appartenenti a diversi e molteplici campi del sapere, quando si agisce nel terreno dell’arte è normale che ogni intervento che lasci il sospetto di operare un controllo o una limitazione, divenga oggetto di pesanti e feroci prese di posizione (contro o...

Doppie bombe per una strage e un film

Viene presentato a Milano il 26 marzo e sarà nelle sale italiane dal 30 marzo il film che Marco Tullio Giordana, il regista de La meglio gioventù e I cento passi, dedica alla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Con Romanzo di una strage, il nuovo film di Giordana, la Fictory – complessa forma di cobelligeranza tra la Fiction e la History, disciplina non esente da episodi di fuoco amico e da regole di ingaggio in continua evoluzione a seconda degli scacchieri tematici e cronologici investiti – mette così piede nella penisola italiana.   Proprio in vista dell’uscita del film di Marco Tullio Giordana Eugenio Scalfari rievoca, sulle pagine del quotidiano “Repubblica” da lui fondato, i giorni di Piazza Fontana e quelli venuti dopo. È una ricostruzione che, giungendo da un personaggio eminente della scena pubblica dell’ultimo mezzo secolo italiano, non può certo lesinare gli “io c’ero”. “Intervengo perché io c’ero” - scrive Scalfari – “Ho assistito direttamente a gran parte di quei fatti come cittadino, come giornalista e come deputato al...

#140cine: da venerdì 23 marzo al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Con un voto da #0 a #0000 e il trailer. Aspettiamo sui Social Network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 23 marzo in sala: 17 ragazze di Muriel e Delphine Coulin (Francia 2011) #140cine 17 adolescenti, 17 pance, una storia vera. Un po’come in "Elephant", ma con la vita al posto della morte. #000   Cosa piove dal cielo? di Sebastián Borensztein (Argentina 2011) #140cine Un argentino e un cinese. Un burbero e un alieno spaesato. Cioè #quasiamici, cioè #lastranacoppia. #00 The Lady di Luc Besson (Francia-Gran Bretagna 2011) #140cine La Lady, Aung San Suu Kyi, stavolta è di seta. Ma è più forte di quell’altra di ferro. Malgrado Besson.  #00 Take Me Home Tonight di Michael Dowse (Usa 2011) #140cine Per la commedia americana il tempo passa per essere rievocato. E gli anni ’80 sono storia da sfottere. #00 Quijote di Mimmo Paladino (Italia 2006) #...

Tonino Guerra. Ultimo canto

Santarcangelo di Romagna ha festeggiato il novantaduesimo compleanno di Tonino Guerra il 16 marzo. Il Museo MUSAS per l’occasione gli ha dedicato una piccola mostra raccogliendo opere scelte tra le tante (disegni, ceramiche, stoffe, sculture) che Guerra ha realizzato con artisti e artigiani soprattutto della Romagna. Il confronto tra grafica, pittura e opere tridimensionali parla di una spinta creativa che non si accontenta della doppia dimensione e cerca una diversa trasformazione delle cose nello spazio quotidiano. Sia le ceramiche, che realizzano fantastiche forme animali e interpretano antiche formelle devozionali, che le sculture, che dallo spunto figurativo transitano nella ricerca dell’oggetto funzionale (la lampada, il portavasi, i cuscini), rinviano alla radice della formazione dell’artista, sceneggiatore e poeta che nell’immediato dopoguerra iniziava la sua avventura con il dialetto scritto in versi e con il cinema della nuova realtà.   Il dialetto di Guerra, con quello di Pasolini, è stato la lingua sacra e libera che, dopo la catastrofe mondiale, permetteva ancora di nominare le cose e la vita senza contaminazioni...

Martina Parenti e Massimo D’Anolfi. Il castello

L’attività critica non dovrebbe limitarsi alla considerazione dei film che escono in sala, assecondando un sistema che sembra ormai fare a meno della sua funzione o inglobarla nelle proprie strategie comunicative; a volte dovrebbe impegnarsi a costruire uno spazio di visibilità alternativo, che metta a fuoco ciò che è sfuggito alla miopia della distribuzione. Per questo la recensione di Odeon questa settimana è dedicata a un film che molti purtroppo non potranno vedere, dato che per ora esce eccezionalmente in un’unica sala a Milano, ma che proprio in ragione di questa eccezionalità ci è sembrato importante segnalare.   Il castello è il titolo programmaticamente kafkiano che Martina Parenti e Massimo D’Anolfi hanno dato al loro documentario sullo scalo internazionale di Malpensa, nel quale esplorano la soglia di visibilità di un potere pervasivo e sfuggente come quello che tiene sospeso l’agrimensore K. L’aeroporto come frontiera cruciale della contemporaneità, diaframma vitreo e impersonale che accoglie e respinge, si riempie e si svuota, attraversato da flussi anonimi...

#140cine: da venerdì 16 marzo al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Con un voto da #0 a #0000 e il trailer del film. Aspettiamo sui Social Network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 16 marzo in sala: Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek (Italia 2012) #140cine Ozpetek incontra Pirandello e otto fantasmi magnifici e parecchio queer trovano un autore. #00   L’altra faccia del diavolo di William Brent Bell (Usa 2012) #140cine  I quattro demoni che posseggono la mamma assassina sembrano ispirati a Hellraiser. Il film un po’ meno. #0 10 regole per farla innamorare di Cristiano Bordone (Italia 2012) #140cine Vincenzo Salemme? Fausto Brizzi? Pulsatilla? A quando le dieci regole per farli smettere? #0   Non me lo dire di Vito Cea (Italia 2012) #140cine C’è ancora in giro qualche comico senza il suo bel film? Ora ci toccano pure quelli di Telenorba 7 e 8, Puglia #0 Il film è nelle sale già da mercoledì 14 marzo.    

Ann Hui. A Simple Life

Un uomo spinge una signora anziana a bordo di una carrozzina; la donna è stanca, malata, piega il capo coperto da un berretto di lana e si abbandona dolcemente allo schienale. È vicina alla morte, ha l’età giusta per essere pronta e il fisico troppo stanco per reagire; il suo volto è sereno, si sente sicura, protetta, non vi è traccia di preoccupazione. L’uomo dal canto suo conduce con delicatezza la donna, con lo sguardo pacato sembra accompagnarla verso il destino che le spetta. Non c’è dolore o tristezza. Solo affetto reciproco. L’affetto che quest’uomo e questa donna, colti in una delle tante immagini di intimità muta e profondissima raccolte da A Simple Life, si sono regalati per una vita intera.   Il film, diretto dalla regista di Hong Kong Ann Hui e uscito nelle sale dopo aver partecipato alla Mostra di Venezia (complimenti alla Tucker Film per il coraggio), racconta la storia vera del rapporto tra un produttore cinematografico e la sua domestica settantenne: lui un professionista single, indaffarato e spesso all’estero per lavoro; lei una minuta vecchina da cinque generazioni al...

Boardwalk Empire: malinconie di un boss

Enoch Thompson, detto Nucky, è un mafioso. Un mafioso per bene. In realtà, è il Tesoriere della città rivierasca di Atlantic City nel 1920, in era di proibizione del consumo di bevande alcoliche. La proibizione come sempre genera illegalità, così nacquero negli Stati Uniti le grandi famiglie mafiose: gli italiani, gli irlandesi, gli ebrei.   Nucky, in Boardwalk Empire, la serie televisiva scritta da Terence Winter (che di mafiosi se ne intende avendo scritto un bel po’ di episodi dei Soprano) e coprodotta anche da Martin Scorsese che girò l’episodio pilota, è interpretato da Steve Buscemi. Emmy Awards prima e Golden Globes dopo hanno ricoperto di gloria questa serie, alla terza stagione negli Usa, in Italia alla seconda, appena conclusa su Sky Cinema, e alla prima in chiaro su Rai 4 in queste settimane. La sua maschera ironica e impenetrabile comunica l’ambiguità del personaggio, capace di un sermone toccante davanti alla comunità di quattro afroamericani mitragliati da un commando del Ku Klux Clan e poco dopo di un comizio di aizzo cagnesco davanti agli affiliati della setta...

Addio alla prossemica

Chi ricorda la prossemica? Chi ha tuttora presente quell’affascinante serie di studi che, venti o trent’anni fa, cercavano di osservare i comportamenti delle persone, e soprattutto i modi con cui esse si accostano o si distanziano reciprocamente? Pochissimi ritengo, almeno fra i matti gestori di quelle odierne sale cinematografiche che sempre più affliggono le nostre serate libere, la nostra inesausta voglia di godere delle magie del grande schermo. Sentite che cosa mi è successo qualche tempo fa. E ditemi se non sarebbe il caso di rendere obbligatoria, a certi personaggi, la lettura di un libro luminoso come La dimensione nascosta di Edward Hall o di certi scritti del mai troppo compianto Erving Goffman.   L’idea era semplice: niente di meglio che andare a vedere il pluripremiato The Artist, film muto sul film muto, nostalgicamente in bianco e nero, in un vecchio cinema di periferia, meglio ancora se in provincia. Immaginiamo compiaciuti sedie cigolanti col velluto rabberciato, un cinefilo d’antan al botteghino e l’odore acre di umidità dalle pareti: un’esperienza estetica tanto ...

#140cine: da venerdì 9 marzo al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Con un voto da #0 a #0000 e il trailer del film. Ovviamente sui Social Network aspettiamo i vostri voti e i vostri commenti. Pronti, via.  Da venerdì 9 marzo in sala: A Simple Life di Ann Hui (Hong Kong 2011) #140cine Basta un tweet per dire che questo film è un capolavoro. Sì, basta. "A Simple Life" è un capolavoro. #0000 Il film è uscito ieri, in occasione della Giornata internazionale della donna. Young Adult di Jason Reitman (Usa 2011) #140cine La ragazza più bella della scuola è ancora uno schianto, è single, un po’ matta, ed è tornata in città. #000 La sorgente dell'amore di Radu Mihaileanu (Belgio, Francia, Italia 2001) #140cine Villaggio del Medioriente. Le donne sgobbano, gli uomini no e allora scatta lo sciopero. Di cosa? Ovvio no... #00   John Carter di Andrew Stanton (Usa 2012) #140cine L'ennesima saga di fantascienza stavolta è targata Pixar...

Paolo e Vittorio Taviani. Cesare deve morire

I grandi classici avevano incontrato la camorra dieci anni prima che i fratelli Taviani portassero Shakespeare nel braccio Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia, dove di camorra se ne respira parecchia. Si trattava dell’Orestea di Eschilo (già tradotta da Pier Paolo Pasolini per Vittorio Gassman - XVI ciclo delle Rappresentazioni Classiche, 1960) e Antonio Capuano usava il testo classico per raccontare la tragedia, ascesa e soprattutto caduta, della famiglia dei Cammarano in epoca contemporanea. Un film dove Oreste parlava napoletano, Clitemnestra aveva il volto di Licia Maglietta, Agamennone quello di Toni Servillo ed Egisto quello di un immenso Antonino Iurio. Riuscito o meno che fosse, il film era potente, duro come quasi tutto il cinema di Antonio Capuano. E Luna Rossa non faceva eccezione: deflagrava e turbava. Questo Shakespeare dei fratelli Taviani ha la stessa forza deflagrante, al di là qualche limite, primo fra tutti quello di far rimpiangere la “cattiveria” di Capuano.     Fabio Cavalli, nobile regista teatrale che opera nelle carceri con uno spirito necessariamente missionario, allestisce un nuovo corso di...

Puritani

Un gruppo è corpo di corpi, Gustave Le Bon (1841-1931) e Wilfred Bion (1897-1979) descrivono il gruppo come un soggetto indipendente, autonomo. Si creano fenomeni sovra-individuali.   Viene in mente quel gruppo di fedeli che appoggiarono la rivoluzione di Cromwell e, dopo la sconfitta, s’imbarcarono sulla Mayflower per raggiungere quei luoghi che ancora oggi chiamiamo New England. Portavano il dolce nome di Padri Pellegrini. Così li canta candidamente Paul Simon:     We come on the ship they call the Mayflower We come on the ship that sailed the moon We come in the age’s most uncertain hour and sing an American tune     Arrivammo con la nave, chiamata Mayflower Arrivammo sulla nave che attraversò la luna Arrivammo nell'era delle ore più incerte e cantammo un canto Americano   (Paul Simon, 1973)   Viene da piangere a sentirla. Invero i puritani mostrano, fin da subito, le ambiguità di una seconda immagine, meno rassicurante. Nel 1975 Sacvan Bercovitch pubblica The Puritan Origins of the American Self e indaga le vicende che...

Roberto Faenza. Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile

In un Bildungsroman che si rispetti – come lo sono Someday this pain will be useful to you di Peter Cameron e la sua versione cinematografica, che adesso arriva nelle sale, di Roberto Faenza – bisogna diventar scemi. Così James/Holden, il ragazzino protagonista di questa storia d’apprendistato, è colto, sensibilissimo, ne sa d’arte contemporanea e di letteratura mondiale, ed è straordinariamente intelligente. Imparerà a stare nel mondo filisteo degli adulti, a saper vivere, ossia, appunto, a farsi un po’ stupido. Riuscirà a mettere da parte molta della sua irritazione nei confronti degli altri, soprattutto dei suoi coetanei, proverà a dare una giustificazione alle banali follie autodistruttive dei genitori e della sorella, capirà che deve proseguire i suoi studi immergendosi in un qualche maleodorante college universitario.     Su una cosa, però, sembra non cedere le armi: sulla sua concezione del linguaggio, che è e resta sino alla fine un po’ ingenua. Rigorosissima quanto a precisione comunicativa e chiarezza semantica, particolarmente esigente nell’...

Oscar: le nostre recensioni

Vi rimandiamo alle nostre recensioni dei film che hanno vinto stanotte agli Oscar:   The Artist (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior colonna sonora, migliori costumi)   Una separazione (miglior film straniero)   Midnight in Paris (miglior sceneggiatura originale)   Hugo Cabret (miglior fotografia, miglior sonoro, miglior missaggio del suono, migliori effetti speciali)   Uomini che odiano le donne (miglior montaggio)    

Lynne Ramsay. ...E ora parliamo di Kevin

Non vi aspettate che si parli davvero di Kevin, perché potreste rimanere delusi. Rispetto al titolo e al best-seller di Lionel Shriver da cui è ripreso, il film di Lynne Ramsay rappresenta un atto mancato: si dovrebbe, si sarebbe dovuto, parlare di Kevin, prima che compisse un massacro scolastico in stile Columbine alla vigilia del suo sedicesimo compleanno, ma il film arriva troppo tardi, e questo bisogno di parlare insoddisfatto finisce per lasciarlo ammutolito, per non fargli dire ciò doveva. Nel modo in cui smembra il romanzo e lo riduce a un tormentato collage di frammenti temporali, Ramsay dimostra che questa reticenza è invece funzionale a concentrare lo sguardo su Eva, la madre e voce narrante nel romanzo epistolare. Ma qui Eva perde la parola, l’intenzione razionale di scandagliare e ricostruire il passato, cercando colpe e ragioni, e trova un corpo, quello incarnato con nervosa maestria da Tilda Swinton. Un corpo che vaga come uno spettro in un presente purgatoriale e, piuttosto che ricostruirlo, viene invaso del passato, assorbito nel vortice del trauma che scompiglia cause ed effetti e fa collassare il tempo su un presente...