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Cucina

(103 risultati)

Alimentazione / Cibo pornografico

I significati espressi dall’alimentazione all’interno delle società occidentali sono stati interpretati in passato soprattutto dall’antropologo Claude Lévi-Strauss, il quale ha messo in evidenza come i comportamenti e le abitudini alimentari producano senso e coesione per il vivere sociale e si basino su un’opposizione fondamentale: quella tra il concetto di crudo e quello di cotto. Tale opposizione, a sua volta, rimanda a quella tra natura e cultura. Vale a dire che, secondo quest’interpretazione, il passaggio dal crudo al cotto ha coinciso con un processo di crescita del livello di civiltà. Per Lévi-Strauss, inoltre, l’alimentazione può essere considerata come un linguaggio dotato di una precisa struttura. Un linguaggio costituito da regole d’esclusione (tabù alimentari), da opposizioni significanti (salato/dolce, ecc.), da norme d’associazione simultanea (al livello di un piatto) oppure successiva (al livello di un menu) e da modelli d’uso. Ma le scelte effettuate dagli individui nell’ambito alimentare rendono possibile lo svolgimento anche di quella funzione di differenziazione sociale su cui è fondata ogni società. Quella funzione cioè che mantiene viva la conflittualità...

Verità del cibo, cucina politica / Il sugo della storia

Il cibo, dovunque, è ormai fuori moda. Il discorso sulla cucina, rifreddo, non s’usa più. E la gastromania, diffondendosi, svanisce. I segnali in questo senso sono parecchi, e tutti di maniera: quando una tendenza, vincendo, s’impone, è già pronta per discendere la scala sociale, spargendosi euforica nei ceti meno abbienti, spopolando nelle province low cost, invadendo gli intimi meandri della cultura più pop, per non dire trash. Così, i tinelli piccolo borghesi si riempiono di ricettari etnici, non c’è massaia che non curi l’impiattamento del polpettone di seitan, i supermercati di quartiere traboccano di biologico, si agitano calici olezzanti di rosso d’annata nei bar della piazza di paese, tremebonde televisioni locali zoomano nottetempo su dettagli di pietanze raffinatissime, cupi dietologi prescrivono alimenti dignitosamente ‘senza’, stracchi turisti si inerpicano per sinuosi itinerari eno-gastronomici messi su da ogni comune sotto i cento abitanti, migliaia di gruppi facebook costituiti da ex compagni d’asilo inneggiano al pane e nutella con olio di palma e chissenefrega.   La ricerca dell’osteria fuori porta, insomma, l’ha infine trovata: e ne sta facendo le spese,...

I signori del cibo / Errori e orrori dell'alimentazione postindustriale

Quattro capitoli per altrettanti alimenti cercando di capire cosa sia oggi il "cibo postindustriale": potrebbe essere questa una sintesi minima essenziale del libro I signori del cibo di Stefano Liberti (Minimum fax editore, 2016). In mezzo una descrizione accurata dei processi attraverso i quali quel cibo arriva sulle nostre tavole, di come sia, innanzitutto e prima di tutto, semplicemente merce e – qui sta la novità – come questa merce nell'epoca della globalizzazione sia diventata anche elemento della finanza con tutte le relative conseguenze, che sono nel contempo alimentari ed extra alimentari.   Non solo oro, argento, petrolio o terre rare  muovono i grandi capitali ma recentemente anche derrate alimentari, che, per la loro importanza in un mondo sovrappopolato, sono diventate materie prime contese, con le loro quotazioni, contratti, futures, coinvolgimento di hedge fund compreso.  È solo il mercato. Già... ma un mercato con leggi ben diverse da quello del mercato rionale, dove la merce è innanzitutto cibo da osservare, toccare, anche annusare prima di decidere infine di comprarlo. Nel mercato globale e digitalizzato invece gli alimenti sono paradossalmente e...

Parlando di ritorni / Notte al castello, pranzo in cascina

Arriviamo trafelati al castello di Varzi. Chiacchierando con Antonella e Luca non ci siamo accorti di aver perso la giusta uscita dell'autostrada e dopo vari su e giù tra val Staffora e val Borbera, in un pomeriggio di sole splendente, giungiamo in ritardo a destinazione. Antonella Tarpino ha dedicato alcune pagine del suo ultimo libro, Il paesaggio fragile, a questa zona, detta delle "quattro province" (Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova), mettendo in luce il naturale meticciato di una popolazione costretta a emigrare presto, in una terra che è stata storicamente un luogo di passaggio tra il mare e la pianura. Dagli anni Cinquanta è al margine dei grandi traffici, ma forse per questo, è sempre di più scelta come luogo di residenza da chi è stufo di vivere in città. Ad attrarre è un Appennino che da dolce si fa presto aspro, ma che lascia largo spazio alle coltivazioni, al passaggio delle stagioni. In queste giornate d’autunno il paesaggio è davvero glorioso. Enrico Odetti, nostro ospite, ha messo a disposizione alcune stanze di un castello che fu dei Malaspina e che da qualche generazione appartiene alla sua famiglia, per farne un museo del territorio. Come dovrà essere...

Sporcarsi le mani dentro il reale / Insurrezione culturale

L'ultimo lavoro del regista Jonathan Nossiter non è un film, è un libro, Insurrezione culturale, ed è un libro per certi versi ardito.  Ardito perché tentativo di coniugare due mondi diversi, quello della cultura (chiamiamola "alta" per semplicità) e quello dell'agricoltura, anzi dei vini naturali. Ardito dunque nell'accostamento (ma solo per chi non conosce l'opera di Nossiter) e poi perché, sebbene le parole cultura e coltura (coltivazione) abbiano la stessa radice, tutti lo abbiamo dimenticato e i due mondi restano per la maggior parte di noi agli antipodi.    Del resto ci siamo dimenticati anche il significato di genuino, parola generalmente associata all'idea di naturale, positivo, sano, schietto, tradizionale, almeno in tutto ciò che ha a che fare (ma non solo) con il cibo. Dimentichiamolo nuovamente... oggi la parola "genuino" può valere anche per la formulazione di una malta cementizia, di uno snack industriale o per un coro da stadio. In realtà è sempre stato così, ma solo perché l'idea di genuino (la parola ha un' etimologia un po' particolare, ma il significato è riconosciuto ) apparteneva ad una natura che bastava a se stessa e che non prevedeva l'...

Mare e Sardegna

“Finalmente ti sei organizzato delle belle vacanze”. L’approvazione di mia madre è il viatico a un’estate meno on the road del solito, con alcune giornate dedicate al mare, ai bagni, alla famosa “aria buona”, così rara quando si torna in città. E così, dopo un breve volo notturno Pisa-Alghero, eccomi sulla Carlo Felice in una Sardegna dove la notte coincide col buio. Sento soprattutto le buche della strada che mi conduce verso Riola Sardo, in mezzo al Campidano, a pochi chilometri dallo stagno di Cabras, dove un’amica milanese ha ristrutturato con garbo e rispetto una casa di paese e vi trascorre molti mesi all’anno. Attraverso di lei conoscerò una piccola, informale, comunità di sardi e di continentali che vivono un po’ fuori dagli schemi e amano questa terra di cui sono giustamente orgogliosi. Anch’io amo la Sardegna e riprendo qualche pagina di Mare e Sardegna, il bellissimo reportage che D.H. Lawrence scrisse dopo aver trascorso qualche giorno nell’isola nell’inverno del 1921.   Lo scrittore inglese la paragona a Malta, lost between Europe and Africa and belonging to nowhere. L’unicità della Sardegna, left outside time and history, è data prima di tutto dalla...

Classico per consumatori felicemente inconsapevoli / Pane selvaggio pane bianco pane inutile

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Ci sono libri in grado di imporsi all'attenzione del lettore per molto tempo, cogliendo una esigenza profonda ben oltre le mode o le curiosità effimere. A questo tipo di libri viene associata in genere la parola "classico", non senza ragione.  Secondo l'intuizione di George Steiner classico è poi quell'opera che attraverso l'esperienza estetica riesce a parlare all'uomo indipendentemente dalle circostanze in cui egli viva. Per sua "alchimia" un classico dialoga sempre con l'"umano" sia quell'opera un romanzo, un dipinto, una pezzo musicale.     Leggendo Il pane selvaggio di Piero Camporesi (Il Saggiatore 2016 con prefazione di Umberto Eco) non si compie un’esperienza estetica – il libro è infatti un saggio, scritto sapientemente, con tematiche per certi versi magnetiche, ma sempre un saggio, un libro cioè di ricerca e riflessione. Eppure il libro potrebbe essere definito classico, anche se dopo poche pagine sarebbe stato respinto dai lettori solo due, tre secoli fa, e in molte regioni d'Italia ancora alla fine dell'Ottocento. Sarebbe...

Sulla questione scolastico-alimentare / Voglio il panino libero!

La battaglia per il panino libero, com’è stata battezzata dai giornali la recente questione scolastico-alimentare ipertorinese presto sfociata in complesse beghe giuridico-amministrative a valenza nazionale, solleva una serie di questioni di varia natura: etiche, politiche, economiche, ma anche letterarie e gastronomiche. Da una parte sembra roba da faits divers, atta a riempire le pagine dei quotidiani talvolta sguarnite di news più allettanti. Dall’altra è faccenda che non può non toccare chi a vario titolo s’occupa di scuola o di alimentazione, di pubblica amministrazione, di salute collettiva, come anche di filosofia morale o di controversie politiche. Per non parlare del fatto che, ovviamente, chi ha figli in età scolare si sente subito investito dall’antinomia shakespeariana tra panino e non panino, mensa e non mensa. “Mamma, la minestra della scuola fa schifo! Voglio il tuo panino con wurstel rosolato e tanto ketchup!”; “papi, mi compri la merendina al bar qua sotto? a mensa ci danno cose vomitevoli!”. Tutto un rimescolamento di istanze valoriali collettive e dover vivere quotidiano, grandi programmazioni pedagogiche e capricci dell’ultimora.    Alla fine, l’...

Un popolo di cicale

L’aeroplano ronza sull’aeroporto di Bari Palese in attesa di atterrare. Un fortissimo temporale si è abbattuto sulla città e sotto di noi scorrono il Tavoliere, i campi gialli, le distese di ulivi. Dopo una mezz’ora scendiamo e prendo a nolo una vetturetta. In città mi aspetta Antongiulio Mancino, critico cinematografico, detective dei segreti dell’Italia repubblicana, ma soprattutto amico. Sono le 14 passate quando entriamo all’Hostaria del Gambero, classico ristorante sul porto. “Devi assaggiare gli spaghetti al nero di seppia!” Pur diffidando delle osterie con la h davanti, non mi lascio pregare. Dopo qualche antipasto (gamberi crudi e cotti, polipo, insalata di mare), arrivano gli spaghetti che, mescolati davanti a noi, diventano neri.   Sono buonissimi, ma cerchiamo di non appesantirci troppo perché dobbiamo raggiungere Ostuni per “La notte dei poeti”, neonata manifestazione che dovrebbe promuovere la poesia con forme di fruizione nuove. Il tempo resta incerto. Passiamo a prendere Giulia Dell’Aquila, una valente italianista, e, schivati i pettegolezzi universitari, parliamo del più o del meno, dell’estate che non arriva e delle ciliegie che non maturano. A Ostuni si è...

Lo spazio mitico della antica sapienza / Dieta mediterranea: di che parliamo?

Qualche giorno fa durante una cena tra amici si parlava della dieta mediterranea. Sembrava che tutti avessero un’idea chiara di cosa fosse: olio di oliva contro burro e panna, pasta al pomodoro contro hamburger con ketchup, pesce azzurro contro cordon bleu, cibi freschi contro lunga conservazione. In generale, cibo che fa bene contro cibo che fa male. Sul punto della salubrità c’era un accordo unanime perché non si trattava di opinioni: è la Scienza che lo dice. Cosa di preciso dicesse la Scienza, però, non era affatto chiaro. Pochi grassi? Tante vitamine e antiossidanti? Qualcuno riconduceva le virtù di questa dieta al principio che mangiare molta pasta è pur sempre meglio che mangiare molta carne e citava la nota piramide alimentare, che compare occasionalmente nelle riviste. Ci fu chi tirò in ballo gli omega 3, presenti nell’extravergine e nelle sarde, ma altri obiettarono che ultimamente gli omega 3 si trovano anche nel salmone affumicato alla PAM, che non è proprio mediterraneo. Qualche dubbio su carbonara e amatriciana, per via del guanciale; nessun dubbio sulla caprese, invece, nonostante la bufala.    Gli sviluppi di questa discussione attorno a una tavola, che...

Dieta mediterranea ipocrisia e capitalismo / Misfatti e pregi dell’olio di palma

È una costante. Periodicamente, le nostre abitudini vengono messe in discussione o talvolta travolte da qualche allarme alimentare; una ricorrenza che è certezza, basta solo saperla aspettare... L'ultimo alert riguarda l'olio di palma, presente come ingrediente più o meno "occulto" in un' infinità di prodotti alimentari industriali. Ma chi per sorte, per professione o semplice interesse, ha alle spalle qualche studio di alimentazione, sa che l'olio di palma, l'olio di cocco e l'olio di palmisto (semi della palma) sono eccezioni nei grassi alimentari di origine vegetale. Non sono liquidi infatti, ma grassi solidi o semi solidi a temperatura ambiente perché ricchi di acidi grassi saturi. Da decenni poi è noto che il consumo eccessivo di quest'ultimi favorisce l'aterosclerosi (ictus e infarti).   Da decenni... dunque perché questo "revival" dell'olio di palma, perché una campagna mediatica (anche con "comparse" più o meno prezzolate) favorevole sui principali giornali? Perché quest'offensiva sul piano della comunicazione come nella quotidiana concreta diffusione nell'industria alimentare? Poco importa che uno dei responsabili sia il regolamento UE n. 1169/2011 approvato dal...

Immaginare il domani / Future ways of living

“Come fare perché la tecnologia ci aiuti a creare il modo con cui vivere nei prossimi dieci anni?”. Questa la domanda a cui cercano di dare riposta i sei progetti raccolti in Future ways of living (24Ore Cultura, 304 pagine, 30 euro) cercano di dare una risposta. Il volume, pubblicato in inglese, racconta l’evento organizzato durante Expo Milano2015 da Meet the Media Guru, guidato da Maria Grazia Mattei, e Institute without Boundaries del George Brown College di Toronto, diretto da Luigi Ferrara. Le due organizzazioni hanno infatti riunito esperti internazionali – guru della computer science e dell’arte, dell’architettura e del design – e personalità accademiche e professionali per immaginare sei possibili scenari per la vita umana del futuro. Dopo due giorni di lezioni ispiratrici dei guru, i partecipanti sono stati divisi in sei team e – seguendo il metodo della charrette elaborato dall’Institute Without Boundaries – sono messi al lavoro per elaborare sei idee. Sei ipotesi basate sull’utilizzo attivo della tecnologia, “arma a disposizione” da utilizzare in modo sostenibile e umano, senza essere spettatori passivi dei trend tecnologici, per realizzare quel “Villaggio Globale”...

Note non ortodosse di Carmine Cimmino / Baccalà, stocafisso, bagnacauda

Che legame può esserci tra un saggio che esamina la diffusione e la tradizione del baccalà sulle pendici vesuviane – Note di storia del baccalà nella dieta vesuviana e napoletana di Carmine Cimmino (Dante & Descartes) – e un piccolo grande libro come Il Salto dell'acciuga di Nico Orengo (Einaudi), ormai quasi un classico della letteratura a sfondo gastronomico ?   La comune vulgata televisiva, così come il giornalismo enogastronomico  più superficiale e parte dell'immenso arcipelago internettiano, vogliono la "dieta mediterranea" costituita da alimenti quasi totalmente vegetali, dove pasta e pomodoro predominano insieme all'olio di oliva, al vino (preferibilmente rosso) con l'eccezione del pesce in quantità. Poco indietro le carni bianche, le lattughine e la rucola, i broccoli e poi in genere frutta e verdura colorata di rosso-blu, ovvero i colori degli antiossidanti, della dietetica versione 2.0, delle mode alimentari... Una dieta mediterranea appunto "alla moda", rivisitata si potrebbe dire se si trattasse solo di una ricetta del territorio, in realtà ampiamente ricca di imposture, eppure largamente accredita e ortodossa, almeno rispetto ai gusti e alle...

Museo Guatelli, MAST e trattorie emiliane / Mai perdere di vista il ragù!

È da tempo che volevo visitare il Museo Guatelli. Me ne aveva parlato l'amica Marta Sironi, che ha un gusto infallibile per il bello e non vedevo l'ora di andarci. Tra una cosa e l'altra sono passati un po' di mesi e una mattinata piovosa di questo inverno mite non scoraggia il nostro equipaggio a far rotta verso Ozzano di Taro, prima tappa di una giornata intensamente emiliana. Tra la pianura e l'Appennino, appena prima di Fornovo, una vecchia casa di mezzadri, con stalla ed edifici annessi, ospita il Museo Guatelli. Ad accoglierci è Lino che, con amicizia e gentilezza, risponde alle nostre domande e ci fa notare le cose più curiose di questa gigantesca e compressa raccolta della civiltà contadina e, più in generale, del mondo di ieri. Ma non è solo un museo dell'uso e del riuso della vita quotidiana, è di più, e se ne sono accorti, tra gli altri, Federico Zeri, Christian Boltanski, l'onnivoro Sgarbi.       Ettore Guatelli, maestro elementare, frequentatore di Attilio Bertolucci, uomo socievole e solitario al tempo stesso, comincia a raccogliere dagli anni Sessanta tutte le tracce di un mondo che sta scomparendo. Qualcuno ha definito il Novecento il secolo del...

Divagazioni su packaging e design / Munari, le arance e i fichi secchi

In un negozio Waitrose, a Londra, mi imbatto nei prodotti Urban Fruit. Stavo curiosando tra gli scaffali degli snack e sono stato attratto dai colori vivaci e ben abbinati delle confezioni e dalla grafica fresca e semplice che mette di buon umore. È una linea di frutta disidratata da mangiare al volo, on the go, come fuori pasto. Solo frutta, senza aggiunta di zucchero, conservanti o altre sostanze bandite dagli stili di vita virtuosi. Ogni sacchetto, a dar retta a quanto riportato sotto la tabella nutrizionale, fornisce il fabbisogno giornaliero di frutta di una persona. È un aspetto importante in un paese dove si mangia poca frutta e per me è la conferma che posso farmi fuori tutto il contenuto (circa 100g) senza sensi di colpa.  Mangio nell’underground, sentendomi in armonia coi tempi, grazie a una scelta allo stesso tempo sana, gratificante e cool. Una pizzetta non mi darebbe la stessa soddisfazione. Poi razionalizzo: frutta secca. Mi capita di mangiarne in Italia, soprattutto durante le feste, ma non ho mai pensato che fosse una cosa cool. Non mi è mai venuto in mente di portarmi dietro un sacchetto di fichisecchi per uno spuntino on...

E la bellezza? - Oltre il Buono pulito giusto

L'adagio di Slow food recita buono pulito giusto. Tre parole per indicare altrettante qualità. Un cibo buono ma anche portatore delle necessarie stigmate legate al rispetto dell'ambiente e del lavoro dell'uomo. Una dichiarazione che rimanda a come le esigenze dei consumatori debbano essere l'altra faccia di una realtà fatta di ecologia, tradizioni, equilibrio economico e sociale in attesa di una di là da venire alleanza tra consumatori e produttori...Un equilibrio difficile, auspicabile ma ancora troppo spesso perdente, almeno a guardare il contenuto di tanti carrelli alle casse dei supermercati.Eppure... eppure le contraddizioni hanno la capacità di imporre delle domande. In un pomeriggio invernale lungo una stretta valle ligure del ponente ero alla ricerca di un frantoio per le poche olive che con improvvisazione avevo raccolto senza prenotarne la frangitura. Trovato il frantoio, entrato nello scagno polveroso attiguo alla sala della macina, qualcosa colpisce l'attenzione. Insieme alla bellezza delle forme e delle proporzioni, è la bellezza di un manufatto integro che, non da un museo o da una chiesa, ma da un’anonima costruzione intonacata arrivava diritto dal Seicento....

Fatta l'Italia facciamo gli italiani / Cannavacciuolo e l’Unità d’Italia

L’altra settimana, nel programma del sabato di Fabio Fazio, Antonino Cannavacciuolo non ha fatto un gran figura. Era impacciato, faticava a inserirsi nel dialogo collettivo, non rispondeva a tono. Sembrava un pesce fuor d’acqua. Qualcuno, per esempio, gli ha chiesto perché, nel suo ultimo libro, ha scritto che gli alimenti ci parlano. Affermazione che i fenomenologi della percezione, da Merleau-Ponty a Sartre e forse anche Husserl, avrebbero trovato plausibile. Ma che lui non è stato in grado, su due piedi, di motivare. Suscitando generali risolini di perplessità. Il che non va a suo demerito. Segnala semmai, se ce ne fosse bisogno, il fatto che gli eroi per un giorno non sono tutti uguali, non sono tutti televisivi allo stesso modo, quantitativamente e qualitativamente. C’è chi manifesta nonchalance, parlantina sciolta, disinvoltura davanti alle telecamere. E c’è chi, all’opposto, fa della goffaggine la propria arma vincente, attirando comunque l’empatia di quella che solo Umberto Eco riusciva a chiamare, con sublime traduzione, udienza. E lui è tra questi altri. Quarantenne gigantesco e chef bistellato, Antonino Cannavacciuolo è già da tempo divenuto un celebre...

Cerco un centro di verità permanente

Talvolta le notizie arrivano con un peso specifico particolare, differente dal consueto: sono quelle in cui insieme alle informazioni vengono veicolati messaggi che tendono a rimuovere le certezze alle quali la nostra vita si era radicata. In questo caso la risposta alle notizie può essere quella di resistergli, di negarle per non perdere le proprie certezze, le proprie abitudini. Ci si abitua del resto alla vita... (Moravia diceva che "con un po’ di attenzione si può anche non morire") così come le comunità e le società tendono ad adagiarsi all'interno dei propri valori, convinzioni, regole, consumi.   La notizia che lo Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, emanazione dell'Organizzazione mondiale della Sanità) aveva inserito le carni rosse lavorate in classe 1 tra i fattori cancerogeni è arrivata lunedì 26 Ottobre insieme al caffè e come uno schiaffo per i distratti lettori delle home page dei giornali on line e dei portali. Alla sera e nei giorni successivi la notizia era su tutti i telegiornali e sulle prime pagine dei quotidiani. Decine di trasmissioni ed esperti...

Mangiare da cristiani

Nel 1929 gli storici March Bloch e Lucien Febvre fondarono una rivista, Les Annales d'Histoire Economique et Sociale, che cambiò radicalmente lo studio della storia e ne ampliò gli orizzonti rivoluzionandone la metodologia. Essa diede il via a una nuova storiografia, nota come scuola delle Annales, che ha avuto, e ha tuttora, il proprio laboratorio nell'École des Hautes Études in Science Sociales di Parigi. La storia, che fino allora era intesa come una ricostruzione degli eventi del passato, soprattutto politici e militari (histoire evenementielle), fu concepita piuttosto come proposta di problemi e interpretazione del passato (histoire conceptuel), e le sue fonti si estesero fino a comprendere anche tutte le componenti della vita materiale della gente comune. Nacquero così discipline nuove e fertili, come la storia economica e sociale, l'antropologia, la storia delle mentalità, la storia culturale, la demografia, e così via. Dagli studi di Fernand Braudel sull'economia del Mediterraneo nell'età moderna, di Emmanuel Le Roy Ladurie sul clima e la società contadina, di Alberto Tenenti sul senso...

Non solo food. La semiosfera di EXPO 2015

Per lunghi mesi, l’EXPO 2015 di Milano è stato nei media soprattutto una specie di genere discorsivo, sinonimo di malversazioni, corruzione, loschi progetti di palazzinari a spese dei contribuenti, disastro ambientale, incapacità organizzativa. Dopo l’inaugurazione, fa molto meno scalpore l’indiscutibile successo di un evento che dovrebbe invece attrarre potentemente la riflessione critica, dato che si tratta di uno di quei fenomeni densi, capaci di offrire un precipitato e uno spaccato dello stato delle cose del mondo a livello locale e globale, in cui davvero esercitare uno sguardo semiotico di largo respiro – sui concept, gli spazi, gli allestimenti, gli spettacoli, le identità, i comportamenti, la comunicazione e quant’altro, insomma la “cultura” che esso esprime. Per giunta una Milano accogliente e risanata in questa occasione ci mette del suo, ad esempio con la bellissima mostra alla Triennale, curata da Germano Celant, Arts & Food. Rituali dal 1851, il cui ingresso è compreso nel biglietto. Sospesa la lettura ideologica contraria per principio al genere grande evento, è dunque possibile...

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

Notti bianche a Stoccolma

Dopo la fine della guerra si partiva per la Svezia alla ricerca di un esemplare nuovo di umanità, prodotto da una civiltà che aveva assorbito la modernità nelle sue tradizioni. Si tornava in Italia con pezzi di design, esempi di urbanistica e di uno stato sociale modello. Erano gli anni Cinquanta e sulle nostre riviste apparivano articoli ammirati in cui erano, per una volta tanto, soppresse le note di costume e si indicavano esempi di crescita armonica della società, nella speranza che potessero essere seguiti anche da noi. Già negli anni Sessanta le cose cambiarono: i rapporti senza complessi tra i sessi vennero tradotti dalle nostre parti in libertà sessuale, le applicazioni della socialdemocrazia come indizi di totalitarismo. I film di Bergman continuavano a essere ammirati e discussi, ma i giudizi sul paese si formavano su Il diavolo (1963), film scritto da Rodolfo Sonego con un Alberto Sordi d'annata, che rivela questo mondo nuovo attraverso i tic italioti, oppure con un reportage di Mario Soldati, I disperati del benessere, che, a fine decennio, faceva i conti con la fine di un modello.   Nel secolo scorso (ebbene...

Pensare golosamente, mangiare ponderando

Già da un bel po’ mi si accumulano intorno innumerevoli saggi sul cibo, la cucina, il gusto, la tavola. Non faccio in tempo a compulsarne uno, ed ecco che ne scopro un altro in arrivo, poi ancora uno, e così via fino, speriamo, a quando questa benedetta storia dell’Expo non sarà terminata, e anche quello del cibo tornerà a essere un argomento come tanti, una faccenda direi normale di cui occuparsi, intellettualmente come esistenzialmente. La crisi di sovrapproduzione – di libri come di cibo – rende difficile selezionare e valutare, soppesare e scegliere i libri sul cibo. Provo a ordinarli per argomento, questi volumetti e volumesse, o forse per disciplina, facendo finta che le discipline, oltre che per i concorsi universitari e i progetti europei, abbiamo ancora un senso quanto meno classificatorio, un timido valore tassonomico.   Atelier Food, Still life 2, Art Direction and photography done by Petter Johansson Art Direction And Design (PJADAD)   Prendiamo per esempio i saggi filosofici. Sono sicuro che quando terminerò questo articolo, lo invierò in redazione e verrà pubblicato molti altri...

Paddy 100

Mentre sono in treno verso Verona leggo qualche pagina di Mani, considerato il capolavoro di Patrick Leigh Fermor, viaggiatore inglese, maestro di Chatwin e di molti altri travel writers inglesi del XX secolo. Luigi Licci, bravo libraio romano-veronese, ha organizzato una serata per celebrare il centenario della nascita di Leigh Fermor. A parlarne ha invitato Matteo Nucci, legato a PLF dal filo ellenismo, e William Blacker, ultimo rappresentante della grande tradizione odeporica britannica e autore di Lungo la via dorata, bellissimo resoconto di un'esperienza di vita nelle campagne rumene dopo la fine del comunismo e amico di Leigh Fermor. Paddy, come veniva chiamato dai numerosi intimi, ė noto per un leggendario viaggio a piedi dall’Olanda a Istanbul negli anni Trenta, ricreato artisticamente molti anni più tardi in una trilogia di cui ora esce in italiano l’ultima parte.   Arrivati a Verona ci dirigiamo verso il verde smeraldo della val Pantena (l'accento cade sulla e) in una serata di primavera col cielo che minaccia temporale. Ma prima dell'incontro bisogna mettere qualcosa sotto i denti, anche se gli orari sono quasi svizzeri. La mia...