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Teatro

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L’Odin Teatret ai Cantieri Koreja di Lecce / L’albero secco, la guerra, gli uccelli

Torna nel Salento, dove nacque più di ottanta anni fa, Eugenio Barba, il regista inventore di mondi, esploratore di teatri vicini e lontani. Ha il fisico asciutto, dritto, scattante, l’intelligenza sottile, come un soldato dell’esercito guerrigliero di utopia. Ha portato in prima italiana ai Cantieri Teatrali Koreja di Lecce L’albero, il nuovo spettacolo dell’Odin Teatret. Un albero secco che qualcuno vuole disperatamente far fiorire, perché possano tornare sui suoi rami gli uccelli fuggiti lontano e dispersi nel mondo; quei rami che qualcun altro vorrebbe segare e ridurre a legna da bruciare. È un Tannhäuser senza il senso del peccato individuale: dove la colpa è attribuibile a un’umanità feroce, che uccide, che distrugge, contro cui si schierano i semplici, i tenaci, i bambini che nel crescere non hanno dimenticato i sogni e gli insegnamenti dei padri poeti.   Questo spettacolo colpisce per l’asciutta distillazione dei segni, allontanando dal ricordo di un Odin prorompente, provocatorio, tutto fisico, corporeamente emozionale, in cerca dello shock dello spettatore. Conquista come una favola amara e ribadisce il credo del gruppo danese (ma innestato di presenze e di lingue...

Festival Contemporanea Prato / Milo Rau e gli altri

Racconti nella Terra dei Feaci   Nel romanzo di Vladimir Makanin, Underground. Un eroe del nostro tempo, Petrovic è uno scrittore che ha attraversato la stagione della letteratura sovietica non ufficiale ed è approdato nella Russia post-comunista in veste di custode di appartamenti: ha smesso di scrivere (ma il suo unico bagaglio è una macchina da scrivere di fabbricazione jugoslava che si porta appresso legata alle spalle a mo’ di zaino), tutta la sua attività letteraria consiste nell’invitare gli amici nelle cucine delle case che occupa occasionalmente e lì scambiarsi con loro confessioni e racconti. Anche in Empire di Milo Rau, il terzo capitolo della trilogia europea del regista svizzero presentato in prima nazionale al Festival Contemporanea di Prato, tutto si svolge in una cucina; all’inizio, a dire il vero, gli spettatori del Fabbricone si trovano davanti a un’altra ingombrante scenografia, è la riproduzione di una casa diroccata immersa nella penombra – la porta a vetri illuminata le dà un bagliore da Presepe – ma gli attori la girano e, aperta verso il pubblico, appare la sezione di una cucina, piccola, ristretta, concentrata, arredata con una scrupolosità...

La poesia di Giuliano Scabia / Cisbicchio!

Una vecchia tipografia milanese, restaurata da poco, con annessa cartoleria. Si vendono articoli di cancelleria vintage: quaderni, matite, pennini. Un bel signore, capelli d’argento, sorriso mite, occhialetti curiosi, è seduto dietro un banco di legno laccato di chiaro. Voglio comprare dei pennini: ce n’è uno a forma di manina con l’indice puntato, mi ricorda lo yad o teitel, il cursore per la lettura pubblica del Sefer Torah. E poi c’è quello a forma di torre Eiffel: un miraggio delle mie scuole elementari. Chiedo al signore se posso vederne qualcuno ma – sorpresa – il venditore di pennini non è lui. Peccato.  Un movimento goffo e faccio cadere con la borsetta l’espositore di cannucce – ne acquisterò una verde bosco, lucida, bellissima. E il signore argentato, serafico, commenta con arguzia intorno alla pericolosità delle borsette delle donne.   È il 2 giugno 2015: sono arrivata in questo posto fuori del tempo – la cartoleria e tipografia Fratelli Bonvini – per la festa di Doppiozero e per assistere al reading di un poeta che non conosco. Ma il mio interesse è tutto rivolto al presunto venditore di pennini. Chissà chi è. Si muove elegante, discreto.  Tutto è...

Short Theatre / L’orologio apocalittico del Conde de Torrefiel

A teatro, diceva Albert Camus, “solo la parola agisce”. El Conde de Torrefiel, a suo modo, ha fatto propria questa frase, anche se ciò che veramente agisce in Guerrilla, visto in prima nazionale sul palcoscenico dell’India per la dodicesima edizione di Short Theatre (“Lo stato interiore”) è la disgiunzione tra il testo che corre sullo schermo, fino all’ultimo senza mai fermarsi, e quello che accade su una scena che, dal vuoto iniziale, diviene sempre più popolosa fino a essere gremita da ottanta persone, tutte, invariabilmente, prive di parola.   All’inizio c’è un pubblico, uomini, donne, tutti sotto i quarant’anni, che si dispongono su quattro file di sedie, in attesa di una conferenza, creando immediatamente un effetto a specchio con i veri spettatori seduti in sala (uomini, donne, pochi sopra i quarant’anni): loro sono noi, noi siamo loro, con la differenza che noi li vediamo, mentre loro si comportano come pesci nell’acquario della rappresentazione – come in tutte le rappresentazioni – di cui una mano potente e inavvertita sottotitola vite e destini alzando, come l’instancabile mare omerico, onde sempre più alte, possenti muri d’acqua che inghiottono e...

A Roma il lavoro in scena / Ritratto di una Nazione

Torna prepotente il bisogno di un teatro politico, e sociale, e subito ci si impantana in vecchie questioni mai risolte. Sarà perché di politica in questo paese se ne fa tanta, e soprattutto se ne discute molto, moltissimo, arrivando a spaccare in quattro il capello e i partiti, i movimenti, con molto poco pragmatismo e ancora minore attenzione ai bisogni della popolazione. O perché le cose sono complesse, e la nostra mentalità le complica di più, perché è ancora bizantina o polarizzata sulle contrapposizioni guelfi/ghibellini, e magari pure alla ricerca di qualche vantaggio particulare… Ma qui si parla di teatro. Di teatro sociale e politico, altra questione spinosa.   Nei cartelloni sono molti ormai gli spettacoli che affrontano, in modi diversi, temi della vita “reale”. Si sono visti Lehman Trilogy e vari altri testi di Massini dedicati all’economia e alla fabbrica. Si possono ricordare lavori come Made in Ilva della piccola compagnia Instabili Vaganti di Bologna (ma là il tema è più un pretesto, o un cappello “pubblicitario”, per un lavoro fisico sull’alienazione) e vari spettacoli di narrazione.  Nella prossima stagione verrà prodotto un curioso La classe operaia...

Conversazione con Roberto Latini / Teatro è stare in silenzio in coro

«Qua di Carmelo Bene se ne fottono!». Il prof Egidio Zacheo, vispo sindaco ultrasettantenne di Campi Salentina, non ha molti dubbi, mentre racconta aneddoti legati alla sua missione personale di tenere viva la memoria e soprattutto il valore del pensiero di Carmelo Bene, nato in questa piccola cittadina a pochi chilometri da Lecce. Siamo al Festival dei Teatri della Cupa, diretto e ideato da Tonio De Nitto e Raffaella Romano, rispettivamente Factory Compagnia e Principio Attivo Teatro, due ensemble che negli anni hanno svolto un lavoro vitale sul territorio dei paesi della Cupa Salentina, fino alla nascita di una rassegna che sta diventando un appuntamento fisso nell’estate festivaliera italiana. Quest’anno alla sua terza edizione, vanta una proposta di notevole qualità tra Roberto Latini, Licia Lanera, Silvia Gribaudi, Piccola Compagnia Dammacco e altri. 28 luglio 2017. Siamo nel bar della piazza del paese, a pochi metri dalla casa natale di Bene. Avevo in programma una conversazione con un artista carismatico come Roberto Latini, premio Ubu 2014 come migliore attore, fondatore di Fortebraccio Teatro. La sera prima ha messo in scena il Cantico dei Cantici, lavoro preziosissimo e...

Kilowatt Festival / Cosa sperare dal e nel teatro?

L’edizione del 2017 del Kilowatt Festival – dal titolo Il principio speranza – ha quale sua principale ispirazione un testo molto importante. Si tratta dell’omonimo libro di Ernst Bloch. Scritto tra il 1938 e 1947, esso esplora in tre volumi la nozione di “speranza” e le sue disparate concretizzazioni: dal bisogno di cambiamento o della novità, presente nella struttura stessa del desiderio, al tentativo di rovesciare le situazioni in cui gli umani sono oppressi, spregiati, sfruttati da altri umani. Particolarmente rilevante appare essere, in questa sede, il cap. 30, che studia «La scena come istituzione paradigmatica, e la decisione che vi ha luogo». Al suo interno, Bloch formula l’ipotesi che il teatro alimenti la speranza in quanto «istituzione rasserenante-anticipante»: l’arte di creare «immagini-guida» che prefigurano uno scenario futuro più bello dell’attuale, che a sua volta stimola attori e spettatori a impiegare le energie per realizzarlo nella vita. In altre parole ancora, Bloch suppone che esso stabilisca paradigmi o modelli di condotta, che inducono a decidere se tradurre in realtà l’ideale estetico vagheggiato, o se relegarlo a mero «sogno a occhi aperti» per seguire...

Una vita dedicata alla scrittura / Goliarda Sapienza: 50 anni di Lettera aperta

Nel 2017 Einaudi riedita Lettera aperta di Goliarda Sapienza, libro uscito nel 1967 per Garzanti, nel 1997 per Sellerio, nel 2007 per UTET. Quale sia la chiave di lettura di un libro che esce a 21 anni dalla morte della sua autrice, a 50 dalla prima edizione, a 20 dalla sua seconda, a 10 dalla terza, al di là delle diverse prefazioni, ce lo racconta la storia stessa di Goliarda Sapienza. La prima stesura di Lettera aperta comprendeva un progetto editoriale ampio e strutturato che, come molti dei progetti di Sapienza, è andato modificandosi nel tempo in relazione a condizioni avverse e talvolta fortuite.  Come libro è figlio di un disegno di riordino della propria vita, un mettere le mani a ricordi e carte: un tentativo di cessare di rimestare nei ricordi mettendoli in un ordine di apparizione misto a uno cronologico.     Ciò che spinge Goliarda Sapienza all’inizio degli anni ’60 a fare ordine nei ricordi, affrontando argomenti autobiografici talvolta spinosi ma urgenti, è il grande cambiamento di vita che sta covando da tempo: la necessità di dedicarsi totalmente alla scrittura. Dal ’41, anno in cui da Catania giunge a Roma per frequentare l’Accademia di Arte...

La Biennale di Antonio Latella / L'invenzione della regia

È più di una selezione di spettacoli la Biennale Teatro di Antonio Latella. È un segno d’autore, è una domanda sui paesaggi della regia oggi, su come quest’arte che ha segnato il Novecento sia cambiata e, sopravvissuta a se stessa, stia cercando nuove strade. La rassegna – che si è inaugurata il 25 luglio e si è conclusa l’11 e il 12 agosto con la dimostrazione di lavori creati negli atelier del College, con allievi attori e maestri registi o registe – è il primo atto di un progetto quadriennale, ancora non svelato in tutte le sue tappe dal neo-direttore.   Questo primo episodio si intitola “Registe” e ha il coraggio di mostrare lavori di donne che si possono definire a pieno titolo autrici dei loro lavori, anche quando usano testi preesistenti, classici o contemporanei. Hanno tutte circa quarant’anni e sono quasi tutte sconosciute o poco note da noi. Tutte usano incrociare, in spettacoli scritti principalmente sulla scena, teatro, musica, danza, performance, momenti ispirati decisamente alle arti visive, in cui il corpo, l’immagine, la poesia (e spesso l’indignazione) giocano un ruolo centrale. Tutte lavorano con gruppi stabili di attori, piuttosto secondo le pratiche del...

Il settantasette compie quarant'anni / Una tomba per uno strano animale

Il Settantasette compie, quest'anno, quarant'anni. Scriverne non può servire a celebrare o svilire una data decisiva nella storia dell'Italia contemporanea, entrata nell'immaginario collettivo più di quanto sembri – basti pensare alla infinita e inutile letteratura scandalistica sugli anni di piombo, o anche al cinema in presa diretta di quegli anni, e quindi alla commedia di Luciano Salce Il... Belpaese, film uscito proprio nel 1977 e interpretato da Paolo Villaggio, quasi due ore di luogocomunismo sugli anni di piombo dal punto di vista della borghesia milanese, e poi anche Tutti a squola di Pingitore uscito nel 1979, protagonista Pippo Franco professore liceale alle prese con i giovani settantasettini drogati e delinquenti, deriva trash di una destra romana meno perbene ma più ridanciana – ma ancora scarsamente oggetto di indagine storica soprattutto da parte delle generazioni più giovani.   In controtendenza, in questo senso, lo studio di Luca Falciola, Il movimento del 1977 in Italia, uscito nel 2016 per Carocci, il libro di Danilo Mariscalco, Dai laboratori alle masse, dedicato al rapporto tra il '77, le arti e la comunicazione, uscito nel 2014 per ombre corte, e la...

Dioniso e la nuvola / Il discorso critico 2.0

C’è ancora spazio per la mediazione culturale?   La critica deve oggi svolgere la sua mediazione in un panorama che vede agire vecchi e nuovi media, in un regime a volte di concorrenza, a volte di collaborazione. Il meccanismo di cui siamo protagonisti e insieme vittime tende ad abbattere mediazioni e gerarchie. Rende difficile la sostenibilità economica di imprese giornalistiche e culturali indipendenti, sia le tradizionali testate con una vita ormai centenaria, che rischiano di essere spazzate via, sia i blog e le start up, che solo in rari casi sono riusciti a garantirsi la redditività sufficiente alla sopravvivenza.   Sono cambiati anche i destinatari: soggetti “liquidi”, che costruiscono la propria identità anche sulla base dei consumi culturali, in uno scenario caratterizzato da un’offerta sempre più massiccia e variegata sia di prodotti sia di informazioni. Lo sviluppo tecnologico, la competizione globale, il mercato del lavoro rendono necessaria una formazione permanente.   Non è solo un problema di selezione critica. I prodotti culturali rappresentano un’eccezione, come già aveva notato l’economista Alfred Marshall (1842-1924) alla fine dell’Ottocento: “...

Migrazioni e teatro / Un Supercontinent a Drodesera

Supercontinent è il titolo della 37a edizione di Drodesera, che si svolge negli spazi di Centrale Fies. Per provare a intercettare il senso di questa “pangea ricucita dalle nuove tecnologie così come dalle tratte migratorie, in simbiosi con un territorio che muta aspetto in continuazione, in cui tradizione e innovazione si intrecciano per dare origine a un equilibrio possibile solo grazie alle diversità” – così la descrive la presentazione della manifestazione – sarebbe stato da osservare con la giusta attenzione tutte le diverse iniziative e progetti di cui è composto il festival. Ma in qualche modo si può forse cogliere qualche tratto di questo scenario in movimento anche soltanto attraversando il programma di spettacoli che chi scrive ha potuto vedere, fra il 26 e 27 luglio. O almeno provarci.     ThomasBellinck/ROBIN, SimpleasABC#2, ph. Laura Van Severen   Della migrazione in teatro È la migrazione il nodo incandescente al centro dei temi affrontati da molti degli spettacoli in programma al festival fra il 26 e 27 luglio: dal flusso di persone che si mettono in viaggio alla prospettiva di coloro che li accolgono, dalle dinamiche gestionali dell'emergenza a...

Teatro Povero / Il malComune di Monticchiello

Gli spettacoli del Teatro Povero di Monticchiello, detti autodrammi, sono sempre sorprendenti. Non solo perché portano in scena un intero paese, gli anziani, gli adulti, i giovani, i bambini. Non solo perché affrontano in modo diretto i problemi delle trasformazioni spesso violente e dolorose subite dal borgo Toscano vicino a Pienza, in una  delle zone più belle d’Italia. Non solo perché così facendo parlano della storia del nostro Paese, vissuta in uno dei suoi tanti luoghi, delle mutazioni a velocità accelerata dalla società contadina al mondo mediale, iperconnesso, dalla campagna faticata al turismo, agli agriturismi ai social network. Il di più di questa esperienza, a ritornarci con costanza, risalta evidente: è ancora un luogo di pensiero e di esperienza, di riflessione faticata ma necessaria su quello che attraversa le nostre vite e che spesso arriva da lontano, da molto lontano. Ed è un luogo di invenzione e di visione.   malComune, autodramma 2017   Nei suoi cinquantun anni il Teatro Povero ha parlato di Resistenza e di emigrazione, di lotte bracciantili e di mezzadri, di vita nella civiltà contadina e di accelerazione 2.0. Ha ricordato il passaggio degli...

Progetto Hybris – Compagnia della Fortezza / L’Aleph di Armando Punzo

Un fruscio di lunghe canne. Uomini in colorati costumi sacerdotali. O forse gli abitanti dell’aria viaggiatori che partono in cerca del misterioso Simurgh, nel Verbo degli uccelli di Farid ad-din Attar. Per entrare nello spettacolo, dopo aver varcato i controlli alle porte del carcere di Volterra, devi passare sotto quei bambù fruscianti, che accarezzano e smuovono l’aria.   Le parole lievi, il nuovo spettacolo di Armando Punzo e dei suoi detenuti attori della Compagnia della Fortezza, andato in scena dal 25 al 29 luglio in quel meraviglioso teatro penitenziario di Volterra che si accende solo d’estate dal 1989, forse non è ancora uno spettacolo. Ma può anche darsi che sia già un’opera compiuta e tale sembra a chi ne fa esperienza. In ogni caso avrà un seguito l’anno prossimo, come usa fare l’artefice napoletano trasferito sotto i cieli toscani. Lavora tutto un anno con i detenuti, con tanti detenuti, ogni giorno, varie ore il giorno, cercando di annullare nelle loro teste l’idea di sbarre, di prigione, di pena quotidiana, e arriva, alla fine del primo anno, a uno studio, a un insieme di materiali più o meno collegati. Si tratta di un’imbastitura, che si compie il giorno...

Festa del teatro a San Miniato / Don Milani e lo Straniero

Dal 1947 tra le colline toscane il teatro dialoga con il sacro, con quella religione che per secoli è stata considerata, non a torto, una sua avversaria. La storia dei rapporti tra scena, attori e gerarchie ecclesiastiche è costellata di divieti, condanne, censure, tentativi di riutilizzare i mezzi di persuasione e fascino dell’arte teatrale per conquistare anime. E di molti altri complessi rapporti.   L’Istituto del dramma popolare di San Miniato nacque nel 1947 con l’intento di fare un “teatro dello spirito”, in un’epoca in cui i conflitti ideologici e le visioni del mondo si erano polarizzate nello scontro tra i due blocchi sortiti dal dopoguerra, e  spesso il campo culturale sembrava orientato su versanti contrastanti quelli della religione e dei suoi riferimenti politici. Si legge nello statuto che questo Istituto, ora Fondazione, nasceva “per ridare al popolo il suo teatro, per far sì che il teatro acquisti nella evoluzione sociale la sua missione guida. L’Istituto si propone con una diversa struttura materiale ed organizzativa del teatro, di rendere veramente accessibile al popolo il teatro stesso... E poiché il teatro, oltre ad avere una funzione artistico-...

I festival dell’estate / Erotica Santarcangelo

Già dalla prima presentazione del programma, l’edizione appena conclusa del Festival di Santarcangelo ha destato curiosità e qualche diffidenza: qualcuno ha trovato le proposte della nuova direttrice Eva Neklyaeva un po’ troppo glamour, qualcuno ha denunciato l’assenza in cartellone di appuntamenti pienamente ‘teatrali’, altri hanno invecesalutato con soddisfazione la piena apertura alle arti visive e il mancato utilizzo di etichette limitanti. Le opinioni continuano a polarizzarsi anche a festival concluso. Mentre Tommaso Foti di Fratelli d’Italia denuncia il carattere ‘diseducativo’ della manifestazione, l’organizzazione segnala un significativo incremento nella vendita dei biglietti e il sold out su quasi tutte le date; specularmente, i commenti scambiati a fior di labbra tra gli addetti ai lavori spaziano dalla cauta perplessità fino al pieno entusiasmo.   Pony Express, Club Ecosex   E se è presto per incasellare la nuova anima curatoriale del festival in formule definitive (molti sono infatti i legami ancora visibili con la precedente direzione, ed evidenti sono i debiti con alcune realtà nostrane che hanno contribuito negli anni a trasformare l’identità di...

Teatro greco di Siracusa / Aristofane secondo Ficarra & Picone

Soddisfare le aspettative di un pubblico ampio senza cedere per questo alla tentazione del mero intrattenimento non è una sfida semplice. Le vie che paiono a prima vista più facili – come quella di scegliere un nome di richiamo, meglio se consacrato da cinema o televisione – spesso rivelano fiato corto e prospettive strette. Per questi (e altri) motivi, la scelta di assoldare Salvo Ficarra e Valentino Picone per l’ultimo appuntamento del ciclo di rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa è parsa a molti una trovata furba, e tutta orientata al botteghino.   Ma chi ha avuto la possibilità di vedere Le rane di Aristofane (esaurito per la maggior parte delle poche date, dal 29 giugno al 9 luglio) si è trovato di fronte un “piatto” complesso e bilanciato, capace di tenere insieme ingredienti apparentemente contraddittori: la regia misurata e poco propensa all’effetto di Giorgio Barberio Corsetti, una coppia rodata di comici televisivi, e un testo stratificato e pieno di riferimenti come Le Rane.   Roberto Rustioni nella parte di Eschilo, ph. Gianni Luigi Carnera   Lo spettacolo dimostra, fin dai primi istanti, il coraggio di cambiare qualche regola...

Festival Inequilibrio Castiglioncello / L’arte di cadere

All’inizio di Under the flesh, Bassam Abu Diab, fisico asciutto e barba leziosamente curata (da hipster o da sikh), guarda il pubblico dal bordo del proscenio, e il pubblico si sente guardato da quel brusco, imbarazzante corto-circuito della distanza che è ormai l’eccezione divenuta regola di tante presentazioni performative. Eppure non immagina fino a che punto questo danzatore venga, culturalmente, da lontano: Abu Diab, certo è un arabo, un giovane coreografo libanese come specifica il programma di sala della ventesima edizione del festival Inequilibrio di Castiglioncello, che ospita un focus young arab choreographers. Ma nel rompicapo delle identità libanesi, divise e ricomposte dalla lunga guerra che racconta sulla scena senza declinarne le generalità – il dove e il come, l’unico dato certo è che dal cielo, a cicli stagionali, cade la bomba, sempre più complessa, sempre più letale – lui appartiene alla comunità drusa, una cultura religiosa minoritaria invisa anche all’Islam, talmente esoterica che persino molti drusi ignorano gli arcani maggiori della fede che professano.    Bassam Abu Diab, Under the flesh, ph. Lucia Baldini. Pina Bausch diceva che la danza...

Bayerische Staatsoper, Monaco di Baviera / Tannhäuser secondo Romeo Castellucci

Lo ying e lo yang, l’attivo e il passivo, la materia e la forma, la stanzialità e il nomadismo, la famiglia e la collettività, in una parola il femminile e il maschile: le cosmologie tradizionali o junghiane hanno sempre promosso una certa forma di sessualizzazione fondamentale della propria idea di universo. Il femminile e il maschile sarebbero qualcosa di ben più radicato della semplice differenza anatomica della sessualità umana: sarebbero a tutti gli effetti dei principi primi ontologici che presiedono alla divisione dell’universo. È stato Lacan a dire che invece non esistono delle essenze fondamentali di ciò che è femminile e di ciò che è maschile: qualcosa che gli esseri umani dovrebbero riequilibrare. Il godimento della sessualità è uno solo, non ve n’è una tipologia femminile e una maschile che debbano incontrarsi e bilanciarsi l’una con l’altra. La libido è di un tipo solo per tutti i sessi perché la sessualità non è la mediazione/incontro di due essenze, ma è un taglio che separa e disequilibra i corpi da se stessi e non v’è alcun modo di ritornare a un pacificazione originaria. O per meglio dire, la sessualità non ha essenza perché è il nome di ciò che impedisce a ogni...

Conversazione con Armando Punzo / Che il cielo esista, anche se il nostro posto è l’inferno

In una lettera diffusa nella notte tra il 20 e il 21 giugno Armando Punzo ha annunciato di aver lasciato la direzione artistica di VolterraTeatro, uno storico festival internazionale di ricerca artistica che il regista della Compagnia della Fortezza dirigeva da vent’anni. Nella lunga e dettagliata lettera che in poche ore è rimbalzata su tutti i canali di comunicazione, scuotendo l’Italia del teatro e della cultura, sono riportate le ragioni di una scelta radicale ma inevitabile, dettata dal venire meno delle condizioni minime per la gestione di una manifestazione artistica che possa essere definita tale e che tale non è più quando viene affidata tramite uno scellerato bando che arriva a un mese e mezzo dall’inizio del festival, con richiesta di preventivo al ribasso economico (chi offre di meno vince, indipendentemente dal progetto), rispetto a un budget irrisorio di circa 40.000 euro.   Compagnia della Fortezza, Hamlice, Volterrateatro 2010, ph. Stefano Vaja   Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà fossero già enormi e logoranti, ti ho visto assolutamente risoluto nel proteggere il progetto di VolterraTeatro e de I teatri dell’Impossibile: il festival andava...

Critica di una nozione sfuggente / Teatro-scienza

La crescente specializzazione delle arti, delle tecniche, delle scienze ha reso più penetrante la conoscenza dei loro rispettivi oggetti di indagine, ma a prezzo di una conseguente settorializzazione dei saperi. Per arrivare a capire anche solo le basi (spesso contro-intuitive e nemiche del buon senso) di una disciplina come la fisica quantistica o la metafisica, un individuo è costretto a sottoporsi a lunghi anni di studio disciplinato, trascurando così necessariamente di approfondire altri interessi e settori. Laddove dunque in un passato nemmeno troppo remoto, come nel secolo dell’Ottocento, poteva capitare, ad esempio, che un filologo classico fosse anche un raffinato conoscitore della biologia, o almeno una persona aggiornata sui nuovi metodi e le più recenti scoperte della stessa, oggi questa osmosi è divenuta impossibile. Chi si addentra sporadicamente nel labirinto di un’arte, di una tecnica o di una scienza iper-specialistica finisce perlopiù per perdere il proprio tempo: egli o ella resta alla superficie, come se non avesse studiato affatto.   Questa spinta alla specializzazione – al tempo stesso penetrante e disgregativa –è controbilanciata in parte dai tentativi...

Bologna, Teatro dell’Argine / Futuri Maestri. Il teatro della pedagogia

Come quando si attende assiepati l'arrivo di una volata ciclistica, il rumore del gruppone arriva prima. Qualcosa nell'aria si muove e anticipa la vista. Qui sono i passi di un fiume di bambini, ragazze e ragazzi che entrano nella platea dell'Arena del Sole di Bologna, per l'occasione svuotata dalle poltrone e resa un grande unico vasto palcoscenico. Ne entrano una decina, poi altrettanti, saranno cinquanta, ne arrivano ancora e ancora, uno dietro l'altro ordinati con magliette scure, si dispongono di schiena al centro della scena. Due si voltano e si chiedono cosa debbano fare, si dicono che la cosa migliore forse è aspettare.   Futuri Maestri è stato un vasto progetto di teatro partecipato, firmato Teatro dell'Argine / Itc Teatro di San Lazzaro di Savena (Bologna), che ha coinvolto migliaia di giovani, costruito attraverso due anni di lavoro con laboratori di drammaturgia e recitazione che hanno portato a uno spettacolo replicato per nove sere dal 3 all'11 giugno 2017. In scena qualche centinaio di ragazzi e ragazzi, bambini e bambine dai tre ai vent'anni, guidati da una quindicina di adulti fra registi, coreografe, organizzatori, drammaturghi. Cinque lemmi sono stati...

I bambini e la paura / L'importanza di perdersi nel bosco

Dopo l'attentato di Manchester, nel quale al termine di un concerto di Ariana Grande sono rimasti uccisi numerosi ragazzi la maggior parte dei quali ancora minorenni, come dopo ogni atto di terrorismo su media e social network è circolata la domanda “Come spiegare gli attentati ai bambini”. Famiglia Punto Zero, social di promozione culturale della genitorialità e approfondimenti tematici sulla famiglia, ha girato la domanda a Nadia Terranova, scrittrice per adulti e ragazzi, che tiene una bella pagina dedicata alla letteratura per l'infanzia sull'inserto Robinson. «Il problema – ha risposto Terranova – non è svegliarsi ogni volta e chiedersi come spiegare gli attentati ai bambini, il problema è che bambini a cui le favole sono state edulcorate, a cui non si può più leggere niente perché “è troppo difficile”, che non hanno più un'elaborazione simbolica della paura perché i grandi hanno paura della loro paura, sono infinitamente più fragili. E il problema non è la cronaca o una soluzione-medicina all'indomani di ogni fatto di cronaca, ma un immaginario indebolito da rifortificare.»   Centra il punto Terranova. Dietro la fragilità dei bambini c'è quella di un mondo incapace di...

Città in scena / I teatri di Napoli

Una volta Antonio Latella, durante un incontro pubblico al teatro Nest di San Giovanni a Teduccio in occasione dell’allestimento di MA, a proposito di Napoli disse: «È l’unica città italiana che potrebbe essere veramente la città europea del teatro, ma non ha le teste per poterlo diventare. Un giorno, probabilmente, i figli uccideranno sia i padri che le madri e avranno la forza per ricominciare e, da quello che vedo, qualcosa si sta già muovendo». Era giugno 2015, si veniva da Natale in casa Cupiello che a trent’anni dalla morte di Eduardo, ha (ri)aperto il discorso sulla necessità di considerare la tradizione (trado) anche nella sua sana accezione di “tradire”; si trattava di uno dei primissimi incontri pubblici al Nest che oggi è uno dei luoghi di riferimento del panorama teatrale napoletano; il Teatro Mercadante – che mentre scrivo è chiuso da oltre un mese per inagibilità – era appena rientrato nella fortunata cerchia dei teatri nazionali voluta dalla riforma Franceschini.   Quella chiacchierata con Antonio Latella, attuale direttore della Biennale di Venezia, fu molto significativa, non solo perché il regista non ritornava da molto tempo nella città dove tutto per lui...