Berliner Tango

il Racconto di Neukölln in 75 Tweets (#00Berlin)

Quando mi è stato chiesto di scrivere un reportage narrativo per @00SerialTW ho pensato che fosse una buona idea provare a raccontare Neukölln, il kiez (quartiere) di Berlino che conosco meglio e in cui ho ambientato BerlinXxX, il romanzo a cui sto attualmente lavorando.

 



A Neukölln trascorro le mie giornate: al Tempelhofer Park o a Hasenheide Park quando c'è il sole (ho scritto questo post proprio da qui), tra le strade che nascono da Hermannplatz, come Sonnenallee e Karl-Marx-Straße, o, quando scende la sera, allo Schillerkiez.

Non solo Neukölln è il quartiere in cui ho vissuto i miei quattro anni berlinesi, ma è anche il quartiere che senza dubbio ha subito la trasformazione più marcata: da kiez povero e spento, escluso dalla vita culturale della città, a kiez vibrante, animato da studenti, artisti e Ausländer.   

Nelle guide Neukölln viene ancora liquidata con poche righe come un quartiere proletario, ai margini di Berlino. Ecco: Berliner Tango e BerlinXxX vogliono essere due miei tentativi di rendere giustizia a Neukölln.

Berliner Tango non è un estratto del romanzo però, ma una sua dimensione parallela, in cui alcuni personaggi prendono vita in 140 caratteri.

Questo l'obiettivo che mi sono posto qualche settimana fa quando ho cominciato a scrivere. Al momento di buttare giù le prime parole mi sono reso conto di quanto fosse difficile realizzarlo.



Rendere un'immagine o un'azione in un tweet è stata la prima sfida: tagliare, tagliare tutto il superfluo, per trovare una scrittura sintetica ed efficace. Dopo molti tentativi falliti, ho allora cominciato a pensare in tweets: via gli abbellimenti, via i periodi lunghi, so-lo-cen-to-qua-ran-ta-es-sen-zia-li-ca-rat-te-ri.

La seconda difficoltà è stata quella di dover rinunciare, almeno in parte, alla sequenzialità narrativa. Un utente che segua il flusso di tweets #00Berlin (l’hashtag di Berliner Tango) non necessariamente ha letto i precedenti, non necessariamente leggerà i successivi. Ogni tweet deve avere una sua propria dignità narrativa, farsi largo tra migliaia di cinguettii e sopravvivere alla velocità con cui verrà rimpiazzato da un tweet successivo. Ho provato a risolvere questo problema con un uso "creativo" degli hashtags. Alcuni personaggi di Berliner Tango vivono il tempo di un solo tweet, altri, caratterizzati da un nome proprio, appaiono in più tweets. Per esempio #Klaus, il commesso di un negozio di cianfrusaglie o #Ingo, il vecchio che vende saggezza al prezzo di una birra. Cliccando sul nome del personaggio il lettore rilegge i tweets nei quali egli ha agito, ricostruendo così una microstoria nella storia.

 



Eppure mi ci è voluto del tempo per far quadrare le cose. Per un paio di settimane scrivevo e cancellavo: quando riuscivo a centrare la leggibilità, perdevo l'efficacia narrativa, e viceversa.

Un giorno, bloccato sulle parole per ore, me ne sono andato in giro per le strade di Neukölln: Emserstraße, Karl-Mark-Straße e Sonnenallee. Mi guardavo attorno, appuntando in tweets ciò che vedevo: un turco che si ferma per strada con una chitarra in mano, dei giovani con delle birre, una donna con il burqa ferma al semaforo di fianco a una tedesca in minigonna. Ho lasciato parlare il quartiere e ho registrato la sua voce in 140 caratteri.

A fine giornata, con i chilometri nelle gambe e decine di tweets nel tablet, ho avuto l'idea che mi ha guidato nella stesura finale di Berliner Tango: ho immaginato la twitter-storia come un fiume che si raccoglie in una conca e che, dopo averla riempita, scorre verso valle. Berliner Tango, cioè, è una storia con un breve incipit sequenziale, uno sviluppo centrale basato su frammenti narrativi paralleli e un epilogo di nuovo sequenziale, quello in cui #Anke prende per mano il narratore e lo invita a ballare un tango tra le strade dello Schillerkiez.

Lungo il letto di questo fiume narrativo, risuona la voce di Neukölln, onesta e caparbia, una voce che dice al lettore: io sono splendida, io sono sciatta, io sono così come mi vedi.

 


 

Arturo Robertazzi vive a Berlino, dove lavora come chimico computazionale alla Freie Universität.
Oltre a
saggi e articoli scientifici, è co-autore de La Lettura Digitale e il Web, in cui ha contribuito con uno dei primi studi realizzati in Italia sull'uso di Twitter da parte delle case editrici. Zagreb, il suo romanzo d'esordio, pubblicato da Aìsara nel 2011, è in uscita in Germania e in Italia, in una seconda nuova edizione esclusivamente digitale.
Su Scrittore Computazionale scrive di chimica e scrittura, arti e scienza.

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