Estraneità

Vorrei trovare parole edificanti, quelle che sono classicamente proprie della sinistra, come Lavoro, Libertà, Giustizia; ma mi viene in mente solo “estraniare”, ed è già sintomo di disagio. Questo indica il dizionario per la voce estraniare: “Allontanare, indurre ad allontanarsi, rendere estraneo a ciò cui prima si era legati”. Circola nel corpo del paese il presentimento sempre più profondo di uno slittamento: il passaggio dalla condizione del sentirsi cittadini – condizione mai regalata, ma conquistata – a quella del sentirsi progressivamente estraniati. Stranieri in patria. Non c'è bisogno di vocabolario per definire l'attuazione di questa sensazione nel nostro quotidiano, ora che il nostro essere esautorati dalla vita pubblica è pressoché completo. Votanti o consumatori, e meglio ancora, astenuti: questi sembrano essere i ruoli cui siamo stati relegati. Se inaccettabile sarebbe l'auto assoluzione, impossibile è l'indulgenza verso la classe dirigenziale che ci ha condotto verso valori conformi a quelli degli attuali dominatori, in nome di tornaconti insostenibili. Come possiamo accettare che le masse siano diventate strumento per l'emancipazione della politica, anziché la politica strumento per l'emancipazione delle masse? Nessuna collaborazione, nessun patteggiamento, proclamare la propria assoluta estraneità a questo unico e indifferenziato modo di intendere e praticare la politica potrebbe essere la base da cui ripartire.

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