Il chiodo in testa

Cara Giovannina,

 

si tratterebbe che una voce di notte mi ha detto di scriverti, che io non ti conosco neanche; e darti del tu. Era tanto insistente questa voce: «Ma dàlle del tu, cretino!». E voleva giustificare: «Sarà contentissima!». E poi: «Quella più gli dài del tu più gode!». Ho dovuto cedere; con tutte quelle chiacchiere e soffiate che mi ha fatto passare per la testa. E poi è una voce che sputacchia anche quando parla, questa qui; quasi preferisco quella che c’era prima che tartagliava, pr pr, sulle parole; e mai che riuscisse a fare un discorso. Qua devi sapere cara signorina Giovannina che le voci vanno e vengono da questa mia testa come se fossero a casa sua, e io non ci posso. Che è qualche maiale superiore che le manda; ho avuto il sospetto che sia quel Dio lì, invece forse no. Ma ci ha colpa lo stesso e io lo stramaledico tutte le sere, dopo le orazioni. Scusa le parole di villano, ma ripeto che quel Dio lì è un gran maleducato a mandarmi quelle voci come gli piace; e anche se non le manda, è maleducato lo stesso.

 

Ph Carlo Gajani.

 

Volevo allora scriverti, siccome poi nel sogno ho avuto questa visione d’una ragazza che saltava mostrando le mutande, in un campo di lavanda. Io però non la conosco, se sei tu o no quella ragazza; che sia un’altra? Poi dopo ho avuto una brutta avventura, che si tratta che sono andato a finire sotto un camion, uscendo per la strada alla mattina e senza sospetto, a comprare il latte cioè per berlo, e poi scrivere questa lettera. Il camion è stato molto prepotente, ma io ho avuto la peggio. Mi sono dovuto ingessare tutto, naso e bocca, per sopravvivere. La voce non veniva più adesso nella testa, la porca; io che volevo fare conversazione con te per ingannare il tempo, nell’ingessatura. Poi ho avuto il dono della guarigione in trenta giorni soltanto, e vengo a te con questa. Cara Giovannina, se posso dire così, non sai che soddisfazione grande è poterti dare del tu; dopo che ti ho mezza intravista in quel campo di lavanda, se eri tu che saltavi. Io dico di sì e sarebbe anche bello, così ci conosciamo un po’, ma poco. Io di nome mi chiamo come metto qui sotto e firmo

tuo amichevole Z

 

Ph Carlo Gajani.

 

Cara Giovannina,

 

ho molto sofferto nel tempo trascorso dalla mia ultima per non poterti vedere, dopo la fuggevole occhiata in quel campo di lavanda. Pregavo Dio ogni sera di mandarmi un’altra visione; ma lui in quanto porco se le tiene tutte per sé le visioni; è giusto dunque dirgli bestemmie. Voci non ne circolavano più da un pezzo nel mio povero capo, quando improvvisamente una sera un cinguettio di uccellini si è risvegliato. Di questo mi chiedevo: «Chi sarà?». E l’ho saputo, che era un segno che stavo per avere una visione, ma non mandata da Dio, mandata da altri. Dunque è venuta in sogno questa visione numero 2, nella forma della tua faccia che io ammiro; eri tu ancora in un campo di lavanda; ma un altro, non lo stesso, e facevi dei bei salti; questa volta però mi era concesso di starti più vicino e, oltre ad ammirare le tue mutande sotto la sottana che si alza nel salto, sentire la tua gentile voce. Tu mi dicevi storie molto emozionanti su di me; che io sarei uno così e così, e che mi merito questo e quest’altro, e che il mio destino nella vita è fatto in questo modo, come il destino dei buoni. Io non ci potevo neanche credere tante erano le lodi. Grazie, grazie. Dicevi che io vado in cielo quando muoio, e quel Dio lì si pente delle gravi offese che mi ha fatto; ed avrò una vita perpetua di pace senza pensieri; come sei buona tu. Io rispettosamente non ho parole per dirti la mia contentezza e dunque taccio

tuo Z

 

Ph Carlo Gajani.

 

Cara Giovannina,

 

ho sofferto molto nel tempo trascorso dalla mia ultima, per non aver ricevuto nuove da te, né per lettera né per visione. Io chiedo solo poco alla vita, e questo sarebbe conoscerti e parlarti; vorrai accedere al mio desiderio di possedere una tua fotografia con dedica per questo povero ammiratore? Spero di sì, e rimango nell’attesa umilissima. Ma forse, ho io ecceduto nella regola dell’educazione facendoti presente con sincerità di cuore quanto io ti ammiri? Vorrei sapere questo, cara signorina Giovannina; abbi pietà di me, che se non vieni a me con una tua, non potrò mai più venire a te con una mia, ritenendo dunque di aver offeso la regola del pudore che Dio ci ha imposto; benché poi lui non la rispetti quale porco grandissimo. E se ho infranto questa regola mi sento contrito, e mai più posso scriverti. Dammi la risposta, pregoti

tuo Z

 

Ph Carlo Gajani.

 

Cara signorina Giovannina,

 

quello che vengo a comunicarti è che le strane visioni sono riapparse, benché non sia apparsa la tua attesa risposta, e neppure la tua attesissima fotografia con dedica. Ma dirò quello che ho visto di te così lontana. Devo premettere signorina Giovannina che la visione vuole intendere che tu conviva con un uomo, quale concubina; e quell’uomo sia un fotografo che ti ritrae sempre mezza nuda. Sarà vero? Eccoti il bollettino della visione numero 3, che compilo. Eri in una grande casa con un uomo pelato a nome Francesco; e pare che fossero venuti appena prima i ladri in questa casa. Eri su una sedia tutta spettinata che piangevi poveretta, e dicevi: «Mi hanno portato via tutto!». E poi: «Mi hanno portato via anche il pensiero!». Io non potevo risponderti però, comprendi Giovannina? Dopo si udivano rumori sospetti nell’atrio di questa casa e quell’uomo pelato, a me sinceramente antipatico, andava a vedere se i ladri fossero tornati; invece avevano portato un grande biglietto rosso, con sopra una firma fatta col gesso, come quella di Zorro. Da questo biglietto si capiva che i signori ladri dovevano tornare per portare via il resto, dovendo essi fare il trasloco di tutto.

 

Ph Carlo Gajani.

 

Poi tu e quell’uomo, che è antipatico e anche brutto, parlavate su come accogliere i ladri quando tornavano; tu dicevi che li aspettavi a letto per farli godere un po’ anche loro, dopo la fatica del trasloco. E vuoi sapere cosa rispondeva quell’uomo pelato? Rispondeva: «Così ti faccio la foto!». Capito? Questi ladri dovevano essere, se ho ben inteso, di una ditta chiamata la mano nera. E nel sogno tu asserivi che quella mano nera te la volevi prendere tu almeno una volta nella vita. Non so cosa significasse di preciso, anche perché forse Dio ha distorto la visione; questo lui fa spesso per avere visioni più di suo gradimento, e spassarsela così alla sera. Ho avuto molti dubbi, chiedendomi se questa ragazza della visione fossi proprio tu autentica; lo chiedo anche a te sperando ardentemente in una risposta; e in una foto con dedica. I dubbi permangono, nel frattempo ti saluta

il tuo Z

 

Ph Carlo Gajani.

 

Cara signorina Giovannina,

 

la seguente bella visione che ti scrivo è abbastanza soddisfacente per me. È venuta di notte inaspettata, ed ora appena sveglio mi è gradito comunicarti il bollettino di questa visione numero 4. Eri su una strada di campagna e correvi inseguita da due mastini, che ti addentavano le sottane, lasciando così vedere le mutande che tenevi sotto, rosa. Correvi alla casa delle guardie per denunciare il proprietario dei mastini. Eri giunta poi in questa casa delle guardie, ma le guardie ahimè dormivano tutte appoggiate ai tavoli; come se le avesse drogate un qualche mago che non ama i buoni. Allora prendevi il telefono per chiamare soccorso dalla città di Acquemorte, che era una città vicina, a quanto pare. Però ecco il fatto; che rispondeva invece quell’uomo pelato di nome Francesco; dicendoti con tono brusco e poco cavaliere di tornare subito, per fare delle fotografie.

 

Ph Carlo Gajani.

 

Io speravo che tu non avessi alcuna voglia di tornare in preda a lui; ed infatti uscivi dalla porta di dietro trovandoti così in un vasto prato verde, con molti alberi. Poi camminando su questo prato ecco che mi incontravi me, il tuo umile corrispondente, seduto sotto un albero intento a scrivere delle lettere. È stato un incontro magnifico, lasciamelo dire. Io ti ho consegnato tre lettere da spedire; erano lettere di tre colori diversi, e una era per mio padre che è morto, e un’altra era per quel tuo amico Francesco, e la terza senza indirizzo. Poi ci siamo lasciati, questo credo, ma non so come. Tu eri tornata nella grande casa della visione numero 3, dove forse tu abiti; con quel Francesco antipatico. E pensavi che la lettera senza indirizzo fosse per te Giovannina, e l’aprivi. Ma ci hai trovato solo un foglio bianco. Però lo stesso pensavi che qualcosa ci fosse scritto, anche se il foglio era tutto bianco; e lo pensavi davvero. Ti ringrazio, ti ringrazio. Questa visione numero 4 mi ha dato un certo sollievo, perché mostra al tuo umile corrispondente che qualche volta tu accetti di pensare a lui. Rimane solo l’ultimo desiderio di avere una tua foto, e sarà felicissimo eternamente; così ti saluta

il tuo affezionatissimo Z

 

In occasione degli ottant'anni di Gianni Celati, questa sera alle 18 Apollo 11 (Roma) presenta Animazioni e incantamenti, edito da L'Orma Editore. Il volume a cura di Nunzia Palmieri raccoglie testi celatiani sul teatro e in particolare due testi con immagini del fotografo Carlo Gajani: Il chiodo in testa e La bottega dei mimi. Pubblichiamo qui un estratto da Il chiodo in testa, ringraziando l'editore.

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