Il crollo del PD

Sarebbe una ingenuità attribuire questa disfatta della sinistra italiana nel suo complesso – non solo quindi del PD – al fatto che essa avrebbe governato male. Penso invece che i governi Letta-Renzi-Gentiloni abbiano fatto un buon lavoro, tenendo conto dei limiti del sistema (un Senato con una maggioranza raccogliticcia). La sinistra è stata punita semplicemente perché, agli occhi della gente, da anni essa è percepita come il Potere. Ormai a ogni elezione si vota contro chi governa – non importa se esso sia di destra, di sinistra, o fuori da questo asse. Nelle democrazie si vota sempre più contro non a favore. Più che la fiducia, prevale la rabbia. C’è da scommettere che se il Movimento 5 Stelle nei prossimi anni assumerà un ruolo dominante e verrà quindi inscritto nel luogo del Potere, prima o poi prenderà una batosta non meno severa di quella che oggi ha preso la sinistra.

 

Si dice che in questi ultimi tempi la sinistra perda dappertutto: in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, in Spagna, e ora in Italia. Ma perde soprattutto perché in questi paesi era ed è percepita come il Potere o come parte integrante di esso. Prova ne sia che l’unico risultato lusinghiero è stato quello del Labour di Jeremy Corbyn nel 2017, che ha guadagnato circa il 10% rispetto alle elezioni precedenti: ma non perché i britannici si starebbero convertendo a una sinistra egualitaria da anni 70, semplicemente perché votare Labour era votare contro il Potere, là incarnato dai conservatori. Paradossalmente, là dove la sinistra ha tenuto di più sono stati gli Stati Uniti: Clinton nel 2016 ha avuto comunque tre milioni di voti in più di Trump. Eppure Clinton era percepita da tutti come Il Potere, e profondamente odiata per questo. In Spagna il Potere è dei popolari di Rajoy, ma anche qui l’elettorato non premia i partiti di sinistra tradizionali, bensì un partito recente, Ciudadanos. Perché dappertutto i partiti di sinistra sono visti, anche quando stanno all’opposizione, come parte della crème del Potere politico. Nell’epoca del populismo sempre più i politici – tipici prodotti della democrazia – sono visti come il Leviatano di Hobbes. Come l’incarnazione stessa del Male.

 

Si dice che la sinistra occidentale oscilli tra due alternative “impossibili”: o si rinchiude in un’opposizione radicale rivangando tutti i temi “egualitaristi”, oppure, andando al governo, si impegna in riforme di liberalizzazione e flessibilizzazione, che sono però il cavallo di battaglia della destra liberale. È vero. Ma potrebbe fare altrimenti? Oggi la protezione governativa del lavoro in un’economia sempre più sregolata non è più possibile; del resto, le persone più sfavorite, a cominciare dagli operai, non percepiscono più l’imprenditore, il “padrone”, come il loro avversario storico. Per chi appartiene alle fasce più povere il nemico storico è ormai “il politico” – e l’immigrato. È questo il dilagante populismo: i meno favoriti categorizzano come nemici non i ricchi (anzi, “Berlusconi dà lavoro a tanta gente!”) bensì chi detiene potere politico. I grillini sono stati votati perché appaiono persone senza potere (ancora) in lotta contro il Potere politico.

 

Ma d’altro canto la sinistra delude anche quando fa quelle riforme – come il Jobs Act – senza le quali un paese non è in grado di affrontare una competizione mondiale sempre più aperta e spietata. I salari in tutto l’Occidente si abbassano da tempo non per una cospirazione dei capitalisti, ma perché i salari tendono a raggiungere quelli, molto più bassi, di cinesi e indiani. Altrimenti le industrie occidentali delocalizzeranno in India o in Cina. Data la situazione globale dell’economia, la sinistra, se non si accontenta delle vecchie demagogie, dovrà fare delle riforme “liberali”, non ha scampo. Ma così facendo scontenterà una parte del proprio elettorato tradizionale.

 

Oggi si ripete la frase d’obbligo: “Il PD dovrebbe fare una severa autocritica”. Ma che significa, che dovrebbe smettere di essere sinistra europea? Di rinunciare al Ius Soli, all’euro, a un’immigrazione controllata, ai diritti civili, adottare il protezionismo?... Chiunque venga dopo Renzi nel PD, non potrà che continuare a dire quel che Renzi diceva e faceva, se il PD vuol restare sinistra moderata.

La tendenza generale in Occidente è comunque verso un superamento dell’asse sinistra/destra come criterio fondamentale del conflitto politico: sempre più prevale la narrazione populista, che contrappone “chi sta sotto” a “chi sta sopra”. È il populismo effetto della crisi delle grandi narrazioni classiche? Che in Occidente sono: confessionalismo, marxismo, liberalismo e fascismo. Ma il populismo è esso stesso una grande narrazione che nasce con la democrazia stessa. Nella democrazia ateniese antica avemmo già un geniale populista: Aristofane. Con la rinascita della democrazia, rinasce anche il populismo, come mostrò Christopher Lasch. In tanti film famosi di Frank Capra – da Arriva John Doe a Mr Smith va a Washington – si assiste a una sviolinata populista che anticipa Grillo e Salvini. L’uomo comune, l’uomo qualunque, il common man, in lotta contro il machiavellismo dei politici. Non appena si dà il voto a tutti, ipso facto si scatena un nostro profondo risentimento contro “chi sta sopra”, ovvero contro i politici che noi stessi abbiamo eletto. Perché? Perché non tolleriamo di essere noi gli artefici del potere altrui, del loro successo. Viale del tramonto della democrazia?

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