Alessandra Sarchi. Violazione

Violazione, il primo romanzo di Alessandra Sarchi (Einaudi, 271 pp., 18€), si apre con un capitolo chiamato “Il mondo”, che presenta due dei personaggi, Primo e Jon, a partire dal momento aurorale del risveglio, in cui l’intero mondo del soggetto si ricostruisce pian piano, nonostante la resistenza di chi dorme e vorrebbe indugiare in quel limbo dove la vita è ancora senza nome. Sia Primo che Jon si chiedono “Chi sono?” e cercano di articolare i propri nomi, anche se sulle prime faticano a sentire in essi un senso, una storia.

 

Poi gradualmente emerge la coscienza, i due mondi si popolano di oggetti e ricordi che ci dicono come queste vite abbiano dato forma a due personalità molto diverse e destinate, nel corso della storia, a diventare antagoniste. La mente di Primo Draghi, imprenditore edile bolognese, è irrigidita su un unico stile di pensiero, imperniato su una superficialità utilitaristica e calcolatrice: il suo è un mondo costellato di obiettivi a breve termine fatti di facili guadagni ottenuti grazie alla rimozione lecita o illecita di qualsiasi ostacolo. Jon, un giovanissimo moldavo ospitato dagli zii a Bucarest, in procinto di partire per l’Italia per tentare di costruirsi un futuro e ricongiungersi alla madre emigrata anni prima, è disorientato perché avverte la propria condizione di migrante: se i ricordi da sveglio lo riportano alle sue radici contadine, nel sonno emerge la paura di recidere tali radici e di ritrovarsi senza un orizzonte, senza un metro e un linguaggio per riconoscere e giudicare ciò che lo circonda.

 

Il secondo capitolo, “La casa”, connette i due personaggi: la madre di Jon, Natasha, lavora come domestica presso la tenuta I cinque pini, dove Primo vive con la propria famiglia occupandosi, insieme alla moglie, di una fattoria didattica e dei terreni circostanti, sui quali sorgono alcuni immobili rustici destinati alla vendita. È qui che conosciamo la famiglia di Alberto Donelli, colta e sensibile ai temi politici ed ecologici, in cerca di una casa “immersa nel verde” perché stanca del caos, più mentale che materiale, della città. I Donelli sognano di ritirarsi in un mondo più semplice e più controllabile, perché soggetto esclusivamente alle leggi di una natura ritenuta benigna, e la casa proposta dall’imprenditore Draghi sembra il luogo più adatto dove trovare serenità, salute e giustizia. 

 

Secondo un climax discendente, l’ultimo capitolo porta l’inquietante titolo “La frana”: dopo il flash back che ci racconta come Primo abbia causato, con interventi del tutto abusivi, il crollo di una parte del terreno della tenuta e una notevole deviazione di un ruscello, ci si accorge che la frana sembra interessare ogni aspetto del mondo che si è appena costituito a I cinque pini in cui convivono le famiglie Draghi e Donelli, e i domestici Natasha e Jon. L’incontro di queste esistenze così diverse non è avvenuto a caso: in comune c’è la speranza di un benessere che tuttavia varia di significato a seconda del mondo in cui esso è interpretato: il benessere vorace di Primo infatti si impossessa di tutto come un cancro, entrando irrimediabilmente in contrasto con quello di Jon. I progetti di Primo prevedono sistematiche violazioni, dell’ambiente e della legge; Jon semplicemente gli resiste perché non vuole e non può fare quello che l’imprenditore, ricattandolo, gli ingiunge. Da lontano i Donelli vedono franare le loro illusioni, la speranza di un mondo senza crepe e nel contempo prendono coscienza della loro disponibilità a farsi imbrogliare da un tipo come Draghi, perché accecati dal loro sogno di benessere, dalla loro idea di natura troppo edulcorata, controparte necessaria degli abusi di imprenditori simili a Primo.

 

La storia che ci racconta Sarchi è complessa, e per questo ricca di suggestioni profonde: si sviluppa lentamente insinuando nel lettore il sospetto che, pagina dopo pagina, sarà possibile intravedere, sullo sfondo di situazioni tanto ordinarie, la violazione annunciata dal titolo; questa emerge prima in sordina e poi in modo sempre più prepotente a mano a mano che ci si avvicina alla personalità di Draghi. Il linguaggio è preciso e, in un certo senso, neutro: l’autrice ci mette davanti ai fatti nudi, senza anticiparli o marcarli mediante la retorica o il giudizio: l’abuso è lì davanti a noi e l’indifferenza è un rischio che il lettore sente incombere su di sé come avviene per i Donelli. Violazione è un libro intelligente e coraggioso proprio perché non concede nulla al “piacevole”, ma narra semplicemente una storia attuale con i suoi risvolti inevitabili, lasciando a chi legge il compito di prendere posizione. 

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