Melania Trump: me ne frego!

Oggi tutta l’America parla della… – come chiamarla appunto? – di Melania Trump, che mentre saliva sull’aereo che doveva portarla al confine col Messico a solidarizzare con i bambini messicani che suo marito aveva separato dai loro genitori, indossava una giacca parka che portava sul di dietro una scritta vistosissima, “I Really Don’t Care. Do you?” Traducibile come: “Non me ne frega davvero niente. E a te?” Un coro di proteste: “Come è possibile che dici che ti importa il destino di tanti bambini migranti, e poi indossi una scritta in cui dici che non te ne importa niente?” L’ufficio stampa della First Lady si è affrettato a dire che quella scritta non voleva essere affatto un messaggio allusivo, era insomma un puro caso… Un invito a nozze per gli psicoanalisti. I quali dicono: “Ma certi messaggi si lanciano inconsciamente. Forse Melania non voleva dire consapevolmente che non gliene importava di niente, ma di fatto l’ha detto. È un atto mancato, su cui Freud scrisse un libro, Psicopatologia della vita quotidiana.” Qui Freud spiega come lapsus, amnesie, sbadataggini abbiano un senso: esprimono il vero desiderio di chi commette questi atti. Melania si è comportata come, per esempio, una signora che andasse a un funerale con un vestito rosso shocking. Non se la potrà cavare dicendo cose del tipo “ma quel giorno era il solo vestito pulito che avessi!” Non c’è bisogno di essere psicoanalisti per capire che con quell’abito la signora volesse festeggiare, insomma, quella morte.

 

Ma come chiamare questo atto di Melania, una gaffe? Un importante filosofo francese, Vladimir Jankélévitch, scrisse un libro (tradotto in italiano come La menzogna e il malinteso, Raffaello Cortina) sul fatto che tutti, più o meno, mentiamo ogni giorno a tutto spiano, magari su piccole cose; e qui ha affrontato il tema della gaffe, dell’enfant terrible che getta in faccia alla gente verità scomode e imbarazzanti. Jankélévitch benedice la gaffe: attraverso di essa, è la passione della verità che si esprime, una verità che se la ride della pur necessaria ipocrisia quotidiana. Ma la gaffe è dire, in modo semi-volontario, spesso coattivo, delle verità spiacevoli sugli altri a questi altri stessi. Qui Melania, invece, sembra dire la verità su se stessa, dietro la maschera della pietà virtuosa. Il suo atto, che non ha ancora nome, è a metà strada tra il lapsus e la gaffe. Ma quale verità su di sé lei rivelerebbe?

 

Chi aveva vissuto durante il fascismo sapeva bene che “Me ne frego” era un motto quasi ufficiale dei fascisti. Qualcuno ha mai analizzato perché il fascismo si dichiarava menefregfhista? Dopo tutto, ai fascisti importavano molte cose: il duce, la patria, le virtù guerriere, la bandiera… Di chi o di che cosa se ne fregavano? Poi, negli anni 60, don Lorenzo Milani esaltò i giovani radicali americani che si battevano per i diritti civili e i poveri, e che avevano come motto “I care”, “Me ne importa” o “Io me ne prendo cura”. Don Milani osservava che quel motto era l’esatto opposto del “Me ne frego” fascista. Memore di questo, credo, Walter Veltroni elesse slogan del partito democratico di cui allora era segretario “I care” – provocando senza alcun dubbio il disappunto furibondo di Alberto Asor Rosa. Insomma, per farla breve, sembra che quando si è di destra si tenda a slogan del tipo “Me ne frego”, quando si è di sinistra invece si tende a slogan come “Me ne importa”. 

 

 

Ora, mi pare indubbio che Donald Trump sia strutturalmente un fascista. Melania, esibendo di fronte a tutto il mondo la scritta “I really don’t care” ha enunciato la frase che starebbe benissimo in bocca al marito. Voleva dire con questo che era proprio da questa frase e dalla politica di questo marito che lei si separava? Molti hanno interpretato la campagna di Melania a favore dei bambini divisi dalle madri come una sconfessione, diciamo materna e femminile, della brutale politica del coniuge. Si è detto che Melania non può dimenticare di essere lei stessa un’immigrata, dato che era slovena di nascita ed è stata naturalizzata americana molto più tardi. O è un gioco delle parti? Come a dire: “La vera famiglia americana deve essere così: un uomo spietato, e una donna compassionevole e filantropa”.

 

Melania non è il tipo di persona che andrà in analisi, quindi forse non saprà mai perché ha commesso quella gaffe-lapsus. Ma il punto è questo: che cosa significa il “Me ne frego” delle destre oggi scatenate in Occidente, e il “Me ne importa” della sinistra oggi sbeffeggiata come buonista? È evidente che la popolarità di Matteo Salvini si basi sul fatto che lui di fatto dica: “Dei problemi e della vita degli immigrati me ne frego. E tu?” Il punto fondamentale della destra – che un tempo chiamavamo arcaica, e che oggi invece è attualissima – è espresso proprio da questo “me ne frego”.

 

Ovvero, non me ne importa nulla degli ‘altri’, contiamo solo ‘noi’. Dico ‘noi’, non ‘io’. “Noi” siamo gli americani per Trump, gli italiani per Salvini, la nostra nazione, la nostra regione, il mio villaggio, la mia famiglia… “Me ne importa solo di me stesso e di chi ho scelto come ‘miei’”, questo è il vero messaggio di ogni fascista, o persona di destra che dir si voglia. Mentre mi pare che il tropismo di sinistra punti a un interesse universalistico per tutti gli esseri umani (per alcuni anche per certi animali). In questo modo Melania, che per tante cose deve pensarla come il marito, esibendo quella scritta così essenzialmente fascista, ha rivelato il rovescio del suo altruismo, rovescio che probabilmente è la sua stessa verità. La nostra verità si incolla alle nostre spalle, ragion per cui gli altri la vedono bene, e noi, invece, della nostra verità, non vediamo nulla.

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