Pop X. Un mago si aggira per l’Italia

Ciò che state per leggere è una specie d’inchiesta che ho condotto in qualche giorno di lavoro e di studio ossessivi; non è un'intervista, né una recensione, né un articolo di critica musicale (quando sento la parola "critica musicale" o, peggio ancora, "musica indie italiana", come succedeva a Karl Kraus quando doveva scrivere di Hitler, davvero non mi viene in mente nulla). 

Per meditare l'argomento di questo articolo, invece, mi sono mentalmente trasferito a Pinzolo, sotto la chiesetta di San Vigilio che fu affrescata (con una irridente e gioiosissima danza macabra) da Simone Baschenis nel XVI secolo. La chiesa, che scompare dinanzi ai giganteschi e illuminatissimi cartelloni pubblicitari di automobili di lusso posti ai bordi delle piste da sci, si trova a una cinquantina di chilometri dalla casa trentina di Davide Panizza, genio e oggetto della presente indagine. Ho scritto genio non per semplice propensione all'entusiasmo (di cui ammetto sono afflitto fin dalla nascita) ma solo perché non oso scrivere qui il termine che sono convinto più gli si addica: il termine Mago; mago nel senso rinascimentale, bruniano, di operatore occulto. D'altronde, ma questo lo vedremo meglio più avanti, quale dominio dell'umanità, fosse anche il più puro, il più degno e benevolo, può essere mai del tutto inaccessibile all'influsso delle potenze infere?

 

Davide Panizza è nato nel 1985 a Trento. I suoi genitori (il padre è un odontotecnico, la madre, la sua storica segretaria) si vogliono bene da una vita e entrambi sono cattolici praticanti. Amano il figlio, il più grande di quattro e, mi racconta lo stesso Davide, sono consapevoli di alcuni aspetti chiave della sua vita: sanno cioè che è un ragazzo di trentuno anni, sanno che fa musica elettronica sotto il nome di Pop X, sanno che insegna tecnologia musicale (anche se mi verrebbe voglia di scrivere, sarebbe più corretto, “teologia musicale”) in un liceo di Trento, sanno che la ragazza che dovrebbe diventare sua moglie è una storica dell'arte specializzata nel linguaggio dei segni per i sordomuti; i coniugi Panizza, insomma, sanno molte cose importanti riguardanti loro figlio anche se, e questo è il punto, forse ignorano (così almeno Davide mi ha fatto intendere) che la musica e i video di Pop X siano quanto di più inclassificabile, inquietante, intelligente, profondo, patafisico, assurdo, sconvolgente, stia per accadere (e di fatto sia già accaduto in parte negli anni scorsi) in Italia (e non solo in ambito musicale). 

 

 

È dal 2005 che Davide Panizza insieme al suo amico Walter Biondani ("Davide è il mio miglior amico, tra di noi esiste come una simbiosi, ed io sono la sua parte irrazionale" mi confessa Walter, oggi impiegato ai beni culturali trentini come fotografo) si esercitano a fare gli apprendisti stregoni e solo ora, dopo undici anni di lavoro insieme disciplinato e sconclusionato e un best of uscito un po’ clandestinamente, questo progetto (lo si può seguire su youtube) prende la forma di un disco d'esordio intitolato: "Lesbianitj" (“Bomba dischi”).

Li ho ascoltati la prima volta, e per caso, un paio di anni fa e mi ricordo ancora il salto che feci sulla sedia. Nessuno, oggi (ho già parlato della mia propensione all’entusiasmo?), sa utilizzare in musica l’italiano così bene, nessuno ha un fiuto così infallibile per non essere mai retorico, nessuno riesce a concentrare in un brano e in un video di tre minuti la stessa quantità di idee senza darlo a vedere, anzi nascondendole un poco, perfino sporcandole e compromettendole fino all’insulto (in parte, credo, per imbarazzo e pudore del proprio talento, in parte per convinzione artistica e vocazione alla sprezzatura); nessuno, almeno in Italia, riesce a essere così smaccatamente superficiale e abissale proprio come i Pop X, per certi versi una versione trentina e musicale di Gilbert and George e dei fratelli Chapman.

 

La poetica dei Pop X (insieme a Davide Panizza, il leader del progetto, e a Walter Biondani, ci sono anche Niccolò Di Gregorio, Luca Babic, Andrea Agnoli, Pietro Parisi, Laura Jantunen) credo si basi in buona parte su un’ossessione comune a molti artisti: la coincidenza degli opposti. Nel video di Madamadorè (dal disco Lesbianitj), Davide Panizza canta un brano costruito con frasi armoniche riconoscibili e assai pacificate, tra San Remo e neomelodico nazional popolare, che però a un certo punto vengono mandate all’incontrario, rivelando così il loro lato oscuro: diventano, come nella seduta psicoanalitica quando per un istante emerge l’Es, una nenia islamica, simile a quelle utilizzate dai terroristi nei loro filmati di propaganda (nel video si vede esplodere Walter Biondani circondato da aerei da combattimento e da bandiere tipo Isis con la scritta Pop X; questa parte del video, oggi, è stata in parte occultata: Biondani non sapeva nulla del lavoro fatto in postproduzione e quando, con la moglie, si è visto gettato in un’estetica così poco rassicurante si è spaventato e ha chiesto a Panizza di ricoprire tutto con un’enorme pecetta). 

 

Ecco, si tratta solo di un esempio tra le decine possibili, ma questo deve valere per tutti per arrivare ora al centro del discorso: non si tratta unicamente della vecchia questione del bene che implica il male, la luce l’oscurità, o cose del genere; qui si mostra un aspetto più profondo di questa dialettica e cioè che ciò che è oscuro è contenuto all’interno di ciò che è luminoso in quanto tale, per definizione. Ascoltare e guardare la musica dei Pop X (le cose vanno fatte insieme e d’altronde lo stesso Giordano Bruno spiegava che l’azione magica avviene per contatto diretto – virtualem seu potentialem – attraverso suoni e figure che esercitano il loro potere sui sensi della vista e dell’udito) utilizzando questa chiave di lettura (fatelo) non è un esercizio intellettualistico, ma un modo, credo, per non perderci un’esperienza artistica di valore e per liberare dei ragazzi di talento dal mormorio che gli si creerà attorno e che potrà configurarsi come una disputa tra chi li ridurrà a canzonette e tra chi li eleverà ai vertici della musica indie italiana (orrore), tra chi li accuserà di essere degli idioti volgari e tra chi li paragonerà a Freak Antoni o a Elio o a vattelapesca.

Nulla di tutto questo è vero. Ascoltate e guardate i Pop X con gli occhi di un uomo del XV, XVI, XVII secolo, trasferitevi mentalmente o fisicamente sotto la chiesetta di Pinzolo, ricordatevi che i deliri dadaisti della Zurigo degli anni Dieci del Novecento erano un modo per fare rinascere le meditazioni dei mistici bizantini, per soffiare lo spirito della creazione in ogni aspetto del reale, anche il più infimo, allo scopo di redimerlo, provate a leggere cosa c’è scritto seguendo il bordo seghettato a M e a N delle cime trentine. Se ora mi è venuto in mente che per il poeta Andrea Zanzotto c’era scritto “Mai Mancante Neve di Metà Maggio” lo devo soltanto alla magia dei Pop X che mi hanno obbligato a pensare alle loro montagne.

 

Questo testo è stato pubblicato sul numero di dicembre di Linus.

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