Rivoluzioni, ribellioni, cambiamenti e utopie

 

La nuova edizione di Fotografia Europea si pone sotto l’egida della  “rivoluzione dello sguardo e della visione” una delle conseguenze che proprio la nascita della fotografia ha determinato. Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie è il tema portante della tredicesima edizione, curata dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani.

 

La rivoluzione è un po’ caduta in disgrazia, non se l’aspetta nessuno, e neppure se l’augura. Quanto alla ribellione, è diventata una faccenda da nevrastenici, con molte grida, qualche piatto rotto, qualche lacrima, poi più o meno si continua sulla stessa strada. I cambiamenti sì, ce ne sono, uno cambia l’auto, uno cambia morosa, cambia ogni tanto il governo, cambia il tempo, prima c’è il sole poi piove, il tempo è incostante, a meno che lo si prenda su lunghi periodi, allora è sempre uguale, febbraio freddo e malefico, marzo ventoso, aprile con gli alberi in fiore e le campane che suonano, maggio odoroso, eccetera. Dicono che anche tutto questo è cambiato; può darsi, ma il cambiamento è la regola ciclica, le morose che si avvicendano alla fine sono equivalenti, tanto che alcuni ne tengono una sola come esemplare che le riassume tutte, e fanno bene; il tempo lo stesso, ogni anno più o meno è equivalente, solo che ci si lamenta, il guaio è questo, che ci si lamenta, ci si lamenta dell’auto, ci si lamenta della morosa, perché è sempre uguale, sempre con gli stessi limiti, l’auto perché non va forte, la morosa altrettanto, se uno ad esempio ha visto su internet nei siti porno la pioggia dorata e il pissing (e la morosa invece non vuol bagnare il materasso perché non è igienico), o ha visto il club di scambisti, e la morosa non si ritiene scambiabile, e allora ci si lamenta, che ormai lo scambio di morose e morosi è l’attività principale durante i weekend, «perché non lo facciamo anche noi?»

 

Se poi la morosa accetta, ecco che ci si lamenta del cambiamento: «Non sei più quella di una volta… non ti ho conosciuta così… non eri scambista nei primi tempi, né sado-maso, né feticista, né esibizionista, coprofiliaca, dedita solo ai clisteri e al vampirismo zoofilo, anche con i cadaveri… non eri così… dobbiamo parlarne». Come si vede i cambiamenti sono un fenomeno percettivo, non c’è intuizione (direbbe Kant) senza concetto, e gli do ragione, si vede che l’ha sperimentato.

 

E le utopie? Sulle utopie si deve sparare a zero, perché l’uomo è malfatto ed è meglio se resta malfatto, impreciso, incostante, irragionevole, lussurioso, vendicativo, rancoroso, desideroso della donna altrui, desideroso dei soldi altrui, e bugiardo, l’uomo per sua natura è bugiardo, quindi crolla ogni utopia, ad esempio l’utopia di una società di perfetti scambisti, tutti verso sera vanno in un parcheggio vuoto di un supermercato e scambiano la moglie con una moglie equivalente, oppure scambiano l’auto con un’auto equivalente, o danno un’auto con pochi cavalli fiscali per un’auto più potente ma che costa molto di manutenzione, altrettanto dicasi per la moglie e per il marito. Una dà un marito di grossa cilindrata in cambio di un marito debole, impedito, bianchiccio, ma intellettuale, cinefilo, e ad esempio anche esistenzialista, fenomenologo e incline al pensiero debole.

 

Una donna a volte può desiderare perfino questo. Oppure dà un marito odontotecnico, e in cambio ha un esodato; a volte le donne desiderano un esodato, non si capisce perché, non danno spiegazioni; o un cassintegrato, sui desideri femminili non mi pronuncio; l’ho chiesto a volte: «Cos’è che ha un cassintegrato di così attraente e lascivo?»; perché invece una cassintegrata, tanto per fare confronti, non è mai comparsa nella pornografia internet, né figura nelle classificazioni erotogene. Ma continuiamo. Nel parcheggio utopico degli scambisti, ci si scambia casa, ci si scambia figli, ad esempio si danno i propri figli a un pedofilo, in questa utopia anche i pedofili devono trovare soddisfazione. E i pedofili che cosa danno? possono dare la mamma, che è il loro bene supremo, e si raccomandano che non venga troppo abusata… va beh, lasciamo perdere, le utopie a guardarle nel dettaglio hanno anche cose inspiegabili. Però l’uomo è mentitore, e in questa utopia di scambismo universale succederà che qualcuno bara, uno darà un figlio che in realtà è un vecchio prosseneta peggio di tutti i peggiori pedofili di questo mondo, e la moglie sarà in realtà un meccanico di biciclette travestito da bella donna, e così via, l’odontotecnico sarà in realtà uno senza diploma, che non vale niente, e quindi l’utopia si dissolve, sorgeranno i campi di concentramento, le persecuzioni a chi vuole tenere la moglie e l’auto; e ci saranno carestie che decimano la popolazione, perché ogni utopia finisce in massacro e depredazioni. I capi, perché ci sono sempre i capi, pubblici o occulti, i capi prometteranno lo scambismo universale, e poi si terranno in esclusiva la moglie o un surrogato, e non scambieranno il caviale con una pizza.

 

Le utopie sono disastri. Meglio mirare al peggio, a un’utopia ad esempio dove tutti sono barboni, nullatenenti, alcolizzati, senza fissa dimora, tutt’al più una botte come abitazione, e un mestolo che fa da scodella e da lavabo, niente rasoio, niente bagnoschiuma, ginnastica poca, quel tanto per trasferirsi sotto un ponte se piove… che in ogni caso mirando al peggio il risultato sarà sempre migliore, perché le utopie estreme non si realizzano mai, cioè si realizzano in parte e malamente, e quindi di fatto si realizzerà quella via di mezzo in cui siamo, siamo sempre stati e saremo. E la via di mezzo si chiama limbo: il limbo è la società migliore, oziosa e un po’ lavorativa, filosofeggiante e anche infantile, sfiduciata e fatalista, e completamente arresa allo stato di fatto vigente. Ho il sospetto che ad una specie di limbo ci siamo già dentro, stabile, perché la rivoluzione è fatica, terrestre, senza motivi forti per ribellarsi, e senza pretese di ascendere un giorno al paradiso, che a quanto ne so, a quanto ne dicono, non c’è mai stato né ci sarà, è solo propaganda elettorale per i coglioni.

 

Da Almanacco 2018. Rivoluzioni, ribellioni, cambiamenti e utopie, a cura di Ermanno Cavazzoni, Quodlibet 2018.

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