Scarabocchi. Il mio primo festival

Cosa sono esattamente gli scarabocchi? Il ponte che unisce disegno infantile e scrittura adulta? Nel linguaggio comune gli “scarabocchi” sono parole mal scritte, illeggibili, che ricordano delle macchie. I bambini scarabocchiano quando non sanno scrivere o tentano di imitare la grafia dei loro fratelli più grandi e già alfabetizzati. L’etimologia della parola è assai incerta: secondo alcuni vocabolari deriva da scarabotto, “scarafaggio”, a detta di altri viene da un termine francese, escarbot, che è la fusione di due parole: escharbot, “scarafaggio” e escargot, “chiocciola”; un linguista, Giacomo Devoto, vi vede invece l’incrocio di due termini, escharbot, “scarafaggio” e scarabèo; la ragione risiederebbe nella forma che hanno di solito le macchie nella scrittura scarabocchiata: l’impronta di uno scarabeo.

 

Gli scarabocchi rivelano una sorta di natura animale del bambino, ma anche vegetale (gli scarabocchi richiamano la forma di rami, foglie, fronde, cespugli), se non addirittura minerale, per via dell’origine degli inchiostri, un tempo prodotti ricorrendo a pigmenti di origine minerale. In ogni caso, lo scarabocchio rende evidente una condizione che sembra valicare — o precedere — quella umana, o meglio dell’uomo adulto.

 

Guido Scarabottolo

  

Secondo Ernst H. Gombrich è stata la rivoluzione estetica avvenuta nel XX secolo, oltre la psicoanalisi, la causa principale del nostro apprezzamento per i disegni dei bambini e per gli scarabocchi, per le scritture non normative. Tale rivoluzione, di cui sono state protagoniste le avanguardie artistiche, ci indurrebbe a rivalutare l'arte dei bambini e quella dei profani, e persino i disegni dei malati di mente e degli psicotici. Tutto questo, a parere di Gombrich deriva dal fatto che noi oggi identifichiamo l'attività artistica con l'istinto creativo piuttosto che con l'abilità manuale. Secondo lo studioso inglese, il legame tra istinto creativo e raggiungimento della perfezione artistica è stato scoperto molto prima, da Vasari, per esempio.

 

Gombrich interpreta lo scarabocchio come uno “spostamento di tensione”, come un'attività sostitutiva. Scarabocchiare un foglietto durante una telefonata è, per esempio, un’attività diversiva,che non occupa la mente, che sfugge alla concentrazione. Questo atto involontario sovverte i consigli virtuosi che ci invitano ad anteporre il dovere al piacere. Qui, a detta dello storico dell'arte, si separano l'artista e il dilettante: il primo “deve fare uno sforzo” per ottenere una forma, mentre il profano produce in modo occasionale e distratto.

 

Abbiamo pensato, in collaborazione con il Circolo dei lettori, di realizzare un festival dedicato a questi temi. È Scarabocchi. Il mio primo festival, a Novara dal 21 al 23 settembre, preceduto dal programma per le scuole il 20 e 21 settembre. Ci saranno seminari, workshop, lezioni, laboratori, eventi per bambini e adulti.

 

Il pubblico è quello delle famiglie con bambini: i genitori e bambini che frequentano gli spazi pubblici e privati della cultura; educatori, insegnanti, alunni.

 

L’esigenza fondamentale è quella di lavorare con le nuove generazioni, sul futuro e sul welfare familiare, sul cambiamento di modelli di identità (familiari, didattici, culturali), ricercare nuovi paradigmi per la didattica, costruire spazi di aggregazione che tengano conto delle nuove realtà familiari e dei nuovi bisogni di scambio, interazione e confronto di cui sono portatrici.

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