Il salto dell'elastico

Pubblichiamo alcuni contributi sul tema dell'infanzia legati alla XIII edizione di Torino spiritualità (21-25 settembre 2017). Qui il programma.

Riprendiamo oggi un testo di Laura Facchi su un oggetto dell'infanzia di un altro tempo (o forse no): l'elastico.

 

Era in tutte le tasche di tutte le bambine, quando nessuno li guardava ci giocavano anche i maschi, ma non erano mai loro a vincere. Non sapevano saltare bene, non avevano la stessa agilità di gambe e quando l'elastico arrivava alla vita di chi lo sorreggeva finiva sempre in una gran risata perché era facile andare per terra.

 

Costava poco, lo vendevano in tutte le mercerie e le mercerie abbondavano, se ne trovavano in ogni quartiere di grande città e nei piccoli paesi ce n'erano almeno due. Vendevano fili, bottoni, cerniere, aghi, spille e gli elastici. Quelli comuni, per le mutande: tutte le mamme avevano a casa un rotolo di elastico per le mutande che si allargavano o i pantaloni della tuta troppo lunghi che con un giro di elastico sul bordo caviglia smettevano di infilarsi nei raggi della bicicletta. L'elastico era sport e concentrazione. Bellissimo il giro di collo, di quando con la testa ci si avvicinava al filo bianco o meno bianco a seconda di quanta usura aveva sopportato fino a quel momento, si tenevano le mani dietro la schiena e con il mento si arpionava l'elastico e si scivolava sotto i suoi fili compiendo contemporaneamente un'abile capovolta con il corpo per ritrovarsi faccia a faccia con l'ostacolo. Chi arrivava al collo sapeva di avere la vittoria in tasca.
Se pioveva l'elastico lo si usava sotto i portici, se c'era il sole si cercava una pozza di ombra. Nell'intervallo a scuola, ecco le bambine precipitarsi in giardino con in mano quel prezioso articolo da merceria. Intorno a un elastico si diventava amiche.

 

Non era possibile avere un elastico più bello o uno più brutto, perché l'elastico era l'elastico, sempre bianco, sempre composto da quelle righette spesse che quando si sfilacciavano mostravano la loro anima di elastici più piccoli e sottili cuciti insieme per creare quella resistentissima corda. Era democraticamente presente sia nelle case dei ricchi che in quelle dei poveri e, vista la natura principale del suo utilizzo, non mancava mai. Si organizzavano tornei infiniti per infiniti pomeriggi dopo la scuola, quando la scuola finiva per tutti all'ora di pranzo e non c'erano moduli applicabili, ma solo un triste e sfigato doposcuola. E che gioia l'elastico nuovo, quando bisognava ancora annodare le due estremità in un doppio, triplo, quadruplo nodo già pregustando il primo giro, perché l'elastico nuovo era davvero ben tirato.

 

Ma poi le mutande sono cambiate, sono diventate più belle, colorate, di varie forme, e anche l'elastico al loro interno è mutato, non più quel fedele compagno di giochi, ma una sottile strisciolina che rendeva impossibile la sostituzione. Le mercerie sono andate via via scomparendo e nelle case gli elastici si sono ingrigiti giorno dopo giorno fino a scomparire. O quasi, perché ogni tanto, di rado, si incontra un gruppetto di bambine che ancora ci gioca e si diverte un mondo.

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