Centomila. Sono arrivati a centomila i clienti di 23andMe, l’azienda di genomica personalizzata di Google che da qualche anno si è messa sul mercato della genetica fai-da-te. Se sei preoccupato perché Facebook e Google sanno tutto di te, vuol dire che non sei uno di quei centomila che hanno dato a un’azienda privata tutti i loro dati genetici e medici. I servizi di 23andMe sono tutti online, ti spediscono a casa il tampone, glielo rimandi dopo averlo insalivato per bene e loro ti sequenziano il genoma. O meglio, una serie di diverse centinaia di Snp, piccole mutazioni correlate con malattie ereditarie. Vuoi sapere quanto rischi di ammalarti di diabete? 23andMe te lo dice. Vuoi sapere se hai un antenato irlandese? Ecco la risposta, scritta nei tuoi geni.
Bene, nel corso degli anni 23andMe ha ricevuto lodi perché costa poco (si parte da 99 dollari) e rappresenta un’innovazione nella medicina personalizzata (che ci salverà tutti?). Ci sono state un sacco di critiche sulla privacy, come potete immaginare, e anche sul fatto che questi test sono fatti senza controllo medico e senza che sia dimostrato che una mutazione sul gene X è per forza causa della malattia Y.
Ma un altro aspetto interessante è l’uso dei media sociali. Due terzi dei clienti di 23andMe condivide le sue informazioni genetiche e mediche in una specie di social network che si chiama 23andWe, e in cui si fanno sondaggi, si raccolgono dati, ci si scambia informazioni sulle proprie malattie. In questo modo i dati di 60.000 persone sono usati dal team di scienziati di 23andMe per fare ricerca su malattie come il Parkinson o il cancro. Insomma invece di selezionare i soggetti che partecipano a una ricerca, inserirli in una serie di studi, pagarli, prendergli il sangue e analizzarlo, intervistarli di nuovo dopo un tot di anni eccetera, 23andMe si fa pagare dai suoi clienti per sequenziare il loro genoma e poi rivende i dati e ci fa ancora altri soldi.
Non si può dar torto ad Anne Wojcicki, la fondatrice di 23andMe e moglie di Sergey Brin, uno dei capi di Google: “23andMe ha creato un modo completamente nuovo di fare ricerca, che per noi avrà un impatto significativo sulla velocità delle scoperte scientifiche. Ringrazio tutti i nostri clienti per aver permesso ai migliori ricercatori del mondo di accelerare i propri studi”. L’uso della rete e l’analisi di dati raccolti tramite social media sta cambiando anche la biologia e la medicina. Quando a farlo, però, è un’azienda privata che sfrutta i dati dei suoi clienti, ci si chiede se non sia ora di capire come ripagare i milioni di persone che, su 23andWe o su qualsiasi altra piattaforma online, fanno fare soldi sempre ai soliti noti.
- Materiali
- 11 luglio 2011








Non vorrei che sotto la dizione di "social network" piano piano si trasferisse una forma social in chiave market. E non lo dico solo per quanto riguarda lo sfruttamento da una parte e l'arricchimento dall'altro, in generale di giro economico, ma più che altro dal punto di vista sociale. Chi non può permettersi amici, relazioni, diciamo forse più ampiamente "conoscenze" può vendere un po' della propria privacy (di cui probabilmente non sa cosa farsene, di cui non riconosce e qui è la cosa brutta dire, il valore: il valore di se stesso).
Insomma introdotti dall'elite economica, culturale ora i social network potrebbero trasmigrare nelle periferie conquistando il grosso della popolazione e aumentando il giro d'affari.
I social network ricorderanno sempre più quei luoghi invasi il sabato mattina da donne con gli occhi infuocati, da uomini in tuta lucida e bambini che mangiano gelati preconfezionati (caldi) alternandoli a patatine fritte (fredde).
pEr la terza volta leggo l'articolo...
tentando di scrivere una oda alla mediocrità dei centomiLa, e non mi esce ne pure quella.
"un modo completamente nuovo di fare ricerca" non lo è
e un modo nuovo d'approfittare la ignoranza che gli utenti hanno riguardo alla scienza, e della saggezza del mercato che hanno i 23 withou #me...
Comunque avvertitemi se un illuminista MoLiere... ci regala un nuovo "malade imaginaire".