Il tempo dei media elettronici presenta una natura estremamente differente da quello della scrittura e della stampa, che era lineare, strutturato e fortemente connesso con i ritmi tipici dell’era industriale e moderna. Si caratterizza infatti per il suo deciso orientamento verso l’istantaneità. I mezzi di comunicazione contemporanei chiedono cioè in continuazione agli individui di essere connessi in cambio della possibilità di condividere un’esperienza che si sta svolgendo nello stesso momento in cui il medium sta comunicando. Ed essere sempre connessi implica che il tempo tenda a disgregarsi. Che cioè non abbia più una vera e propria struttura, ma diventi fluido e malleabile. Anche perché essere sempre connessi implica l’esposizione degli individui a una enorme quantità di stimoli che spingono inevitabilmente verso una intensa moltiplicazione e liberalizzazione dei punti di riferimento impiegati.

 

Ne risulta che il tempo dei media elettronici in apparenza potrebbe sembrare lineare, ma in realtà è frammentato, composto cioè di un gran numero di istanti intensi separati da degli intervalli. Si tratta dunque di un insieme di punti, quel tempo tipico della contemporaneità che il sociologo Michel Maffesoli non a caso ha definito «puntinista» nel volume L’istante eterno. In tale tempo non c’è un ordine, né tantomeno una gerarchia e un’idea di progresso. Siamo dunque di fronte a una struttura aperta, disponibile in ogni momento all’irruzione del nuovo e dell’imprevisto. Quella struttura che è indispensabile per il funzionamento di società come quelle ipermoderne, le quali dipendono dalla necessità che le persone consumino intensamente e che fanno dunque di tutto perché i consumatori siano sempre disponibili verso le proposte di consumo che in qualsiasi momento possono arrivare loro.

 

Va considerato inoltre che alla modificazione che è in corso per il significato che viene socialmente attribuito al tempo contribuisce anche la grande importanza che le immagini rivestono oggi nei flussi comunicativi dei media elettronici. Perché le immagini mediatiche possiedono la capacità di essere molto sintetiche e riescono perciò a comunicare in maniera estremamente veloce. Evidentemente, tutto ciò assume una grande rilevanza in un momento come quello attuale nel quale le immagini fotografiche stanno diventando sempre più centrali all’interno delle modalità comunicative che caratterizzano il Web e i social network. 

I media contemporanei hanno determinato inoltre una radicale mutazione del concetto di tempo anche perché con essi tutto può essere registrato e può essere mandato in onda numerose volte. Questo consente agli individui di passare rapidamente da un’epoca all’altra, ma anche di rivivere delle esperienze passate. E questa è un’altra caratteristica di quella concezione del tempo che la cultura ipermoderna ha collocato al posto di quella linearità e di quella rigida successione cronologica che caratterizzavano il tempo della modernità. Una concezione dove eventi di epoche diverse convivono senza problemi l’uno accanto all’altro, perché nulla è completamente nuovo o completamente superato. 

 

Già con la televisione era accaduto che, per la prima volta nella storia, la giovinezza di una generazione, anziché scomparire, venisse facilmente trasmessa alle generazioni successive, presso le quali ha continuato la sua esistenza. Ma anche tutti gli altri media, a cominciare da Internet, tendono a modificare la nostra percezione del tempo. Infatti, determinano un effetto di natura paradossale: in apparenza promettono di raggiungere la simultaneità e l’istantaneità, ma in realtà proiettano in una dimensione che è quella del già avvenuto. E indeboliscono il valore di tutto quello che registrano affinché possiamo evitare di ricordarlo. Vale a dire che il presente, attraverso la fissazione, è privato del suo vero valore. 

 

Tutto ciò avviene anche perché gli individui cercano di inseguire il vorticoso ritmo di cambiamento del mondo dei media, ma in realtà non riescono mai a sintonizzarsi veramente con tale ritmo. E a questo risultato contribuiscono certamente anche i media stessi, che moltiplicano continuamente la quantità di messaggi che arrivano agli individui e che pertanto sono dei formidabili consumatori di tempo personale. I media devono pertanto cercare di evitare che l’impossibilità di sintonizzarsi con il loro frenetico ritmo di cambiamento si trasformi per gli individui in un angosciante senso di frustrazione e perseguono quest’obiettivo producendo un sentimento di nostalgia. Non sono in grado di consentirci di afferrare, come promettono, la realtà che presentano perché questa cambia costantemente, ma possono comunque rassicurarci raccontandoci che eravamo quasi riusciti ad averla tra le mani e ci è sfuggita. E per ottenere questo risultato cercano di fissare il tempo nella dimensione della contemporaneità e di fissare nel contempo anche la condizione di vita degli individui. 

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