Macdonald, Eco e la cultura di massa

Il libro del critico culturale statunitense Dwight Macdonald Masscult e Midcult è un piccolo classico che non era più disponibile per i lettori italiani, nonostante avesse dato origine, dopo l’uscita nel 1960, a un vasto dibattito in tutto il mondo. In Italia lo hanno analizzato, ad esempio, Umberto Eco e Gillo Dorfles. Bene ha fatto dunque l’editore Piano B a riproporre, con la cura e la traduzione di Mauro Maraschi, tale volume, già tradotto nel nostro Paese nel 1969 e nel 1997. Che cosa sosteneva Macdonald? Che a fianco della tradizionale distinzione tra la cultura alta (o Highcult), quella degli scrittori e dei musicisti importanti, e la cultura di massa (o Masscult), quella che viene sostanzialmente prodotta dai media, la notevole diffusione dei media di massa (cinema, radio, televisione) stava facendo emergere un nuovo tipo di pubblico che richiedeva un tipo di cultura appositamente realizzata: la cultura media o Midcult. Una cultura in grado di minacciare l’esistenza delle altre e basata spesso sullo sfruttamento delle innovazioni realizzate dalle avanguardie culturali per produrre e immettere sul mercato dei prodotti di natura esplicitamente commerciale. Non è infatti qualcosa che viene prodotto “dal basso”, ma il risultato delle operazioni di marketing intraprese dall’industria culturale per andare incontro alle richieste delle numerose persone che aspirano a prodotti maggiormente sofisticati. Rappresenta dunque una specie di “kitsch”, è raffinata, subdola e in grado di trarre in inganno persino i critici di professione. 

 

È sorprendente però che nella nuova edizione di Piano B, alla fine del saggio Masscult e Midcult di Macdonald, sia stato collocato senza nessuna spiegazione un testo di Umberto Eco che ha l’aspetto di una postfazione apparentemente scritta per l’occasione. In realtà, si tratta di un ingiustificato collage di parti di testo tratte dal celebre volume Apocalittici e integrati, uscito nel 1964, dunque pochi anni dopo la pubblicazione di Masscult e Midcult. In quel volume Eco si confrontava in maniera approfondita con il problema teorico della cultura di massa, all’epoca particolarmente rilevante. E le riflessioni che sviluppava muovevano anche da un’analisi del lavoro di Macdonald, che peraltro veniva citato più volte. L’operazione editoriale di Piano B è però sicuramente discutibile e riteniamo opportuno che gli eredi di Eco, solitamente così attenti alla sua eredità culturale, facciano sentire la loro voce critica.

 

Eco peraltro in Apocalittici e integrati prendeva chiaramente le distanze dall’impostazione di Macdonald. Sosteneva, ad esempio, che i tre livelli culturali di tale autore (high, middle e low) non corrispondono necessariamente nella società a una precisa strutturazione per classi sociali e che tali livelli non esprimono tre differenti livelli qualitativi. Infatti, a suo avviso, «Si può avere un prodotto high brow che si raccomanda per qualità di “avanguardia” e richiede, per essere fruito, una certa preparazione culturale» e che tuttavia «deve essere giudicato “brutto”», mentre, al contrario, «vi possono essere prodotti low brow, destinati a essere fruiti da un vastissimo pubblico, che presentano caratteristiche di originalità strutturale, capacità di superare i limiti imposti dal circuito di produzione e consumo in cui sono immessi, tali da permetterci di giudicarli come opere d’arte dotate di una loro assoluta validità» (p. 53). Le cose cioè, per Eco, nel campo della fruizione culturale sono estremamente più complesse di quanto di solito si creda. 

 

Va considerato del resto che oggi dall’uscita del libro di Macdonald sono passati quasi sessant’anni e la vasta diffusione delle tecnologie digitali ha profondamente cambiato sia il mondo dei media che l’esperienza quotidiana di vita delle persone. Anche la cultura sociale dunque è notevolmente cambiata, sebbene il Midcult non sia scomparso, ma si sia modificato e si sia ulteriormente diffuso. Di conseguenza, anche il pensiero di Eco sull’argomento nel tempo è cambiato, anche se in realtà non ha variato il suo punto di vista, ma l’ha semplicemente intensificato e “radicalizzato”. 

Ad esempio, in un articolo pubblicato nel 2010 su L’Espresso, Eco ha sostenuto che nelle società avanzate i diversi livelli culturali si sono progressivamente mescolati, come effettivamente è avvenuto. E soprattutto Eco ha esplicitamente affermato in tale articolo che a differenziare socialmente gli individui oggi non sono tanto i contenuti e le forme espressive dei prodotti culturali, ma le modalità della fruizione di questi ultimi. Vale a dire che a differenziare oggi è soprattutto il differente sguardo con cui ci si può porre nei confronti di un qualsiasi prodotto culturale, indipendentemente dalle modalità con cui questo si presenta ai nostri occhi. Non siamo molto lontani dunque dal concetto espresso nel passo di Apocalittici e integrati che viene citato alla fine della “postfazione” contenuta nel volume di Piano B: «Ma quante volte il messaggio artistico non viene usato come stimolo evasivo, quante volte lo stimolo evasivo non viene visto con occhio critico e diventa oggetto di una riflessione consapevole?». 

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