India: pisciare e non baciare

L’orgoglio è un motore che tiene vive economie zoppicanti, nazioni di incerta identità e può addirittura accendere la crescita. Ma può anche essere usato per darsi una ripulita. È proprio l’orgoglio ciò su cui ha cercato di far leva il premier indiano Narendra Modi per innescare uno dei cambiamenti più importanti per il suo paese in questi mesi. La sua più grande campagna di relazioni pubbliche si chiama Missione India Pulita, o Swacch Bharat Abhiyan, in hindi. È un’arma a doppio scoppio, figlia di una mente furbissima, perché da un lato ha cercato di togliere qualsiasi potere metaforico a un partito avversario, quel partito dell’uomo qualunque, l’AAP (Aam Aadmi Party) di Arvind Kejriwal che da anni usa la scopa come simbolo un po’ “grillino” per spazzare via la corruttela e il passato stantio. Ora Modi ha provato ad appropriarsi del simbolo spogliandolo della metafora e cercando di ridicolizzare chi brandiva lo spazzolone di paglia come icona, invece che per l’uso cui è realmente destinata: la sporcizia per terra. Dopo la vittoria straripante di Kejriwal alle elezioni statali di Delhi, questo “furto della scopa” sembra fallito. Ma non il successo, almeno di immagine, della Missione India Pulita.

 

Swacch Bharat è un invito a tutti gli indiani a far pulizia. Non della corruzione, delle bustarelle (vi racconterò un aneddoto in merito, tra poco), o del passato da superare. Ma proprio per pulire le strade pubbliche. Sulle prime erano tutti dubbiosi. Mi sono ritrovato a doverli rincuorare, ricordando loro l’Italia sozzona degli anni ’70 e ’80 e l’aver visto nei decenni crescere il senso civile, nella pulizia delle strade, almeno. So che siamo abituati a criticare tutto del Bel Paese, e ce lo meritiamo, ma nonostante il degrado ben noto, nella mia esperienza di cittadino italiano nato però in Svizzera, ho constatato che almeno in alcune zone le carte per terra si buttano un po’ di meno. Le cinture di sicurezza si allacciano un po’ di più. I caschi nei motorini si indossano in quasi tutte le città. Quasi mai si frena per le strisce pedonali, ma pazienza, arriverà. Non era così nell’Italia degli anni ’70 e ’80. E a fronte, anche in Italia, di un aumento della popolazione. Per questo, da osservatore esterno in un paese internazionalmente notorio per la sua immane sporcizia e per il pericolo che apporta alla salute dei suoi cittadini, dico agli amici indiani: non è impossibile che cambi.

 

Vedere i panciuti esponenti della classe media e medio-alta nella stradina di fronte a casa dei suoceri a Chennai con i loro guanti di plastica blu e le loro scope ultimo modello sbraitare in Tamil dentro ai telefonini per mezz’ora invece di spazzare, può far dubitare. Vedere poi la signora per bene che si avvicina al cancello di casa sua per gettare la carta del gelato oltre il muro, in strada, può scoraggiare. Ma quando mia moglie porta il cane a fare il giro dell’isolato (portate pazienza per l’inanità) prima ancora che possa infilare la mano nella borsa per cercare il sacchetto di plastica viene aggredita verbalmente dalla vicina che le dice che quella pupù la deve raccattare. Forse accadeva anche nell’era pre-Modi, ma adesso ci si sente autorizzati a un maggiore senso di probità pubblica che, nonostante la sua ipocrisia, qualche risultato potrà anche dare, e già sta dando a giudicare dalle strade di qualche quartiere.

 

Ganesh Monsonico, ph. Carlo Pizzati

 

Sembrerebbero stupidaggini da “signora mia”, ma per il livello di igiene e di malattie presenti in India in realtà è una questione centrale. Partiamo da livelli di immondizia che fanno sembrare le nostre periferie più degradate come Beverly Hills. Possono sembrare sciocchezze, ma sono segnali di un cambiamento vero e profondo e che dà speranza. Ed è stato quell’impresentabile di Modi a metterlo in moto con la sua abilità manipolatrice di persuasione e carisma.

 

Anche l’altro vero e intenso problema di igiene pubblica, quello degli urinatori e defecatori pubblici non è da poco. Non ci sono semplicemente abbastanza bagni pubblici per tutti. Quelli che ci sono, sono talmente fetidi e maleodoranti che rischiano di far svenire chi ci entra senza essere preparato. Da un lato viene da pensare che in un’altra India, un’India meno urbanizzata e popolata, quella più ingenua di Esperimento con lIndia di Giorgio Manganelli, o quella ancora più spirituale de Il pellegrinaggio in Oriente di Hermann Hesse, ad esempio, poteva avere un senso armonioso il fatto di scaricare i propri residui quotidiani nella natura, restituire al ciclo dell’ecosistema, fertilizzare la terra, vivere al naturale. Proviamo a immaginare che potesse essere stato così in un’India più rurale. Ma oggi è davvero una distruzione quotidiana della qualità della vita. Mi è stata chiesta una prospettiva dal basso e, credetemi, da una prospettiva europea, più in basso di vedere un uomo adulto tirarsi su la sottana di cotone ed accucciarsi in mezzo a un prato di immondizia per defecare dandovi le spalle, non si può andare. Ed è una visione quotidiana un po’ ovunque.

 

You can piss, but you cant kiss, dice uno slogan che fotografa subito una grande differenza culturale con l’Europa. Puoi pisciare, ma non baciare. Sì, perché se Modi brandisce la scopa e invita l’India a tenere puliti i luoghi pubblici, c’è sempre il fatto che la stessa persona rappresenta un rigurgito di conservatorismo indù e che quindi esistono delle brigate moralizzatrici (che riemergono tronfie ogni volta che il BJP vince le elezioni) pronte a molestare e insultare chi si bacia in pubblico. E leste nell’urlare critiche alle ragazze con le gonne troppo attillate, o con le magliette troppo strette. Così, recentemente, si sono organizzati dei kiss-mob, incontri pubblici tra i ragazzi e le ragazze in jeans della “nuova” India, i nerd dell’Information technology, quelli cresciuti con i film americani della tv satellitare e con Facebook, Twitter, Snapchat e via chattando, che si danno appuntamento per baciarsi in pubblico. E vengono regolarmente attaccati e sgridati dai moralizzatori indù. Decenza e sacro pudore contro effusioni e amore.

Anche questa è l’India vista dal basso.

 

 

 

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