Atelier dell'Errore

Tre grandi carte installate al Buchheim Museum (Museo della Fantasia) di Bernried nei pressi di Monaco di Baviera, stese su pannelli di enormi dimensioni accolgono i visitatori della mostra. Ritraggono alcuni animali dello zoo fantastico di Giulia Zini: Orso Bruno, Golilla Madredipella, Catoblepa Occhi Luminosi, Pirottico Ferrocito, Piotruco che guarda le femmine, Piraostre Elegante, Cerva Di Santo Eustachio Gesù Infinito. Sono pastelli e disegni su carta che Giulia abbozza e campisce stando molto vicina al foglio, quasi aderente, sdraiata. Con dedizione assoluta questa ragazza di diciassette anni ha tracciato linee e segni sull’enorme spazio bianco appoggiato al pavimento dell’Atelier dell’Errore di Reggio Emilia. Con queste opere Giulia ha vinto nel 2014 il premio euward 6, art in disability, prestigioso concorso europeo di Outsider Art, organizzato dall’Augustinum Stiftung di Monaco uno dei più noti al mondo, con un catalogo dove campeggia in copertina un suo contributo. In giuria Arnulf Rainer e Roger Cardinal, due grandi esperti di questa arte.

 

Scoiatto Motosega, Giulia, Atelier dell'Errore

 

Tra qualche giorno, il 18 giugno, si aprirà a Milano (via Monte di Pietà 23) un’altra mostra. S’intitola Uomini come cibo. Ci saranno i lavori di Giulia e anche di altri ragazzi dell’Atelier: un bestiario fantastico di creature che si cibano di uomini, divoratori che incarnano le paure di chi li ha disegnati e assumono una funzione salvifica, di estrema difesa, difesa creativa e propositiva, davanti alla propria fragilità. S’intitolano: “Il re della morte”, “Il fratello cattivo dell’uccello papa”, “Il farchio del sud”, “Furia Ushura della Cina molto mortale” e “Isopode fango e sangue mi dicono mongoloide e io reagisco e io mi difendo”. Difficile descrivere queste opere su carta, perché appartengono a un doppio, o forse triplo, regno dell’immagine. Quello del segno infantile, ossessivo e reiterato, colorato e bizzarro, strenuamente inventivo, poi quello dell’arte, con le sue forme inattese e fantasiose, e poi un terzo regno, dei sogni e delle fantasie, inclassificabile e irripetibile.

 

Catoblepa che si nutre delle parti molli dei bambini, Francesco, Atelier dell'Errore

 

Ma chi sono questi giovani artisti, disegnatori e pittori? Giulia è arrivata all’Atelier dell’Errore alcuni anni fa. L’ha inviata il servizio di Neuropsichiatria infantile dell’Asl di Reggio. Per un’ora alla settimana ha cominciato a disegnare. Prima non lo sapeva fare, o forse non ci aveva mai provato; del resto perché una come lei avrebbe dovuto provare a disegnare? A dirigere lo spazio, ad animarlo, a farlo vivere, c’è Luca Santiago Mora, artista, che vive a Bergamo. Da dodici anni ha aperto il laboratorio dove sono passati diverse decine di bambini e ragazzi delle scuole elementari e delle medie inferiori per cui i neuropsichiatri hanno indicato questa pratica come uno strumento di sostegno clinico. Luca Santiago Mora proviene dalle arti visive, è fotografo. All’origine del progetto, racconta, c’è la lezione di Joseph Beuys, l’idea di lavorare con le risorse delle persone per perforare quella corazza coriacea che avvolge questi bambini e li isola dal mondo. Questi bambini vivono, dice, in uno stato d’assedio che noi non riusciamo neppure a immaginare; iniziano a disegnare per esorcizzare la loro paura, ed è così che emergono le opere, come nei quaranta lavori che saranno esposti a Milano, potenti e immaginifici esseri zoomorfi che sono agli occhi degli autori dei protettori, e anche dei giustizieri.

 

Il fratello cattivo dell'Uccello Papa, Andrea, Atelier dell'Errore

 

Da qualche mese l’Atelier ha una appendice, L’Atelier Big, ospitato dentro l’edificio della Collezione Maramotti. In stanze da lavoro, accanto alle sale in cui sono esposte le opere degli artisti cosiddetti “normali” del Novecento, ci lavorano i ragazzi che hanno più di diciotto anni per cui il servizio dell’Asl non è più assicurato. L’Atelier, sia quello tradizionale sia quello coi ragazzi più grandi, è strutturato come uno studio d’artista, con materiali a disposizione: matite, colori, pastelli a cera, fogli. Si lavora, perché l’arte è dedizione, concentrazione, costanza, e anche fatica. I suoi frequentatori, come ha detto uno di loro, sono quelli che “nessuno invita alle feste di compleanno”.

 

Il Re della morte, Christian, Atelier dell'Errore

 

L’idea di partenza, dice Luca Santiago Mora, è stata d’attingere alle narrazioni che ciascuno ha dentro di sé, che si porta da tempo, o che invece nascono all’improvviso mentre si disegna. “La prima regola è quella che non si può mai cancellare. Per questo – aggiunge – si è chiamato Atelier dell’Errore: l’errore fa parte del lavoro. All’inizio usavamo solo pastelli a cera, che non si possono tirar via con la gomma. Lo sbaglio diventa il modo con cui si procede, d’invenzione in invenzione. Siamo una scuola specialistica di Oltre-Zoologia, zoologia fantastica, come quella dei bestiari medievali, del Fisiologo per esempio”. Da qualche tempo i disegni di questi ragazzi illustrano le copertine della collana Compagnia Extra di Quodlibet, curata da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon, con romanzi e racconti di Gianni Celati, Luigi Malerba, Maria Sebregondi e tanti altri.

 

Tritaossa Mangia Parenti, Alessio, Atelier dell'Errore

 

Per spiegare l’origine degli animali, che non assomigliano a nessun animale vivente, Giacomo, uno dei ragazzi dell’Atelier, ha detto: Sono quelli arrivati in ritardo sull’Arca di Noè. Luca Santiago Mora lavora in due città: a Reggio Emilia, insieme all’Asl della città e a quella di Correggio, e a Bergamo dove, grazie al sostegno del Rotary della città, ha aperto un suo laboratorio; e ora con i ragazzi più grandi alla Collezione Maramotti. A Bergamo l’Atelier si è installato nel bel mezzo del Museo di Scienze Naturali, vicino ad animali fossili di remote ere. C’è qualcosa di affascinante, insieme di ancestrale, e probabilmente di futuribile, in questi grandi fogli di carta che i ragazzini riempiono con passione irrefrenabile.

 

Pangolino che sta vomitando per farsi notare da una femmina, autori vari, Atelier dell'Errore

 

Ma com’è nata quest’attività? “Dodici anni fa un’amica – racconta Luca – mi aveva chiesto di prendere temporaneamente il suo posto, doveva andare in Spagna per un corso di aggiornamento, poi ci è rimasta e io pure, qui. All’inizio avevo come l’impressione di essere io l’errore lì in mezzo. I primi sei mesi ho lottato per trasformare l’ambiente. Lavoravo in uno spazio dell’Asl dove avevano messo vecchi mobili, divani usati e altro. Era uno spazio ambulatoriale, bisognava, pensavo, trasformarlo in uno studio d’artista. I primi ragazzi che sono venuti mi hanno dato l’idea del lavoro. Dicevo: Facciamo un disegno? E loro mi rispondevano: Ma io non posso disegnare. Ho capito che tra il “io non so” e il “io non posso” c’era lo spazio per cominciare. Dovevo affrontare l’informe, perciò mi sono dato delle regole, una sorta di metodologia: non si può cambiare foglio, un solo tema, niente cancellature. Venivano fuori animali a sei zampe. Bene, basta dare una ragione a questa proliferazione di arti. Ho insistito con i ragazzi: gli animali rispondono solo a voi, siete voi i loro creatori”. E come ha reagito il servizio di Neuropsichiatria infantile? “L’équipe a Reggio mi ha seguito in questo percorso. Non è stato immediato e neppure facile, ma abbiamo proceduto. I ragazzi, essendo dei perdenti, bambini che nessuno vuole in classe, esclusi totali, avevano dentro di sé un senso della sfida. Questo è servito per andare avanti”. Sono tutti giovani con ritardi, alcuni lievi, altri gravi, dislessie, disgrafie, sindromi dai nomi strani, quella di Tourette. Quelle patologie di cui parla Oliver Sacks nei suoi libri?, chiedo. “Sì. Sacks ha una casistica invidiabile. Ci sono anche bambini autistici. Il progetto all’inizio aveva due obiettivi: creare autostima nei ragazzi, in loro e tra di loro. Socializzare, ma anche trovare forme espressive. Questo serve a creare un terreno fertile per l’intervento clinico. Non sono uno psichiatra, ma un artista. Non faccio un lavoro di denuncia sociale. Se devo dare una definizione, è questa: mi occupo del bicchiere mezzo vuoto. Le arti visive sono di grande beneficio. Guarda Giulia Zini. Ha vinto questo importante premio, è venuta a Monaco, è stata festeggiata dai giudici, ha visto il suo lavoro esposto. Era raggiante. Il concorso me l’aveva segnalato Bianca Tosatti che a Sospiro ha creato il MAI museo di Art Brut; ho collaborato con lei, una grande esperta di Ousider Art. Però una cosa vorrei che fosse chiara: l’Atelier non è una scuola di arti visive, non si dedica alla scoperta di artisti”.

 

Luca Santiago Mora e Simonetta Rinaldi, detta Didda, sua moglie, hanno fondato un’associazione con i genitori dei ragazzi, ci sono educatori e medici, tutti intorno all’Atelier dell’Errore. Nonostante non allevi talenti, i suoi ragazzi hanno esposto ad Art Verona, Fiera d’Arte, nel 2007. Racconta Luca: “Siamo arrivati con un pulmino; c’erano i ragazzi che avevano realizzato grandi disegni. Li ho portati lì, davanti alle loro opere e gli ho detto: Bene, adesso state qui e guardate la faccia di chi pagato 5 euro per vedere i vostri lavori! Sono tornati entusiasti”. Adesso lavorano per vari progetti, come quello per la Fondazione Humanitas di Bergamo; hanno riempito con i loro animali il bar e alcuni spazi clinici. Non c’è dubbio, nonostante che nascano da fantasmi, paure, angosce ed esclusioni, mettono allegria, una grande allegria e il desiderio di averne uno appeso al muro. Difficile dire perché, ma c’è qualcosa di artistico nelle loro forme, anche se nascono da “qualcosa” che artistico non è, qualcosa che va ben al di là dell’arte pur usando le forme dell’arte. Recano il segno di un altrove difficile da identificare, ma ben presente.

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