Ragazza, Parigi, 1970

Parigi, una ragazza aspetta a una fermata di metropolitana. Ensimismada, dicono gli spagnoli, parola la cui sonorità mi pare evochi meglio di immedesimata il sentimento di chiusura in se stessi, persi tra i propri pensieri.

Non fossi stato fotografo forse avrei cercato di rivolgerle la parola.

Le ho invece fatto, senza che se ne accorgesse, questo ritratto.

Serve anche a questo la fotografia: a fuggire.

Ogni volta che m’imbatto in questa fotografia non posso fare a meno di farmi domande: chi stava aspettando? Un uomo, un’amica? Sarebbero andati al cinema? Che cosa le avrà riservato la vita? Sarà stata felice?

Una volta ho letto una frase di Jouhandeau nella quale diceva che se andassero persi, per chi sa quale nuovo, apocalittico incendio di una universale biblioteca di Alessandria, tutti i romanzi mai scritti, basterebbe comprare un biglietto della metropolitana e guardare in faccia i passeggeri. A partire da quei volti si potrebbe ricominciare a scrivere e leggere tutta la storia della letteratura.

 

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