Punto esclamativo

"Saluti!": termina così una banale lettera elettronica di natura privata o semi-privata che chi scrive ha appena ricevuto. Non pensa ovviamente che la sua esperienza al riguardo sia singolare. I segni di interpunzione sono una finitura della scrittura e sono un comodo lusso degli ultimi secoli. Oggi li si pratica in una maniera, domani li si praticherà in un'altra. E potrebbe persino accadere che si smetta radicalmente di farlo. Nemmeno le virgole, tra le cose umane, sono eterne: ci si rassegni. In questo loro continuo mutare, capita oggi che il punto esclamativo viva i suoi fasti. Portato dalle onde del grande oceano di una comunicazione scritta ininterrotta, esso spesseggia in ogni sorta di contesto espressivo. E se un dì era confinato piuttosto ai contesti pubblici, ora dilaga in quelli privati. Meglio, in quelli né pubblici né privati delle reti sociali.

 

Sia chiaro. Il suo uso pubblico non è stato sempre commendevole. Chi ha matura esperienza dell'espressione italiana lo sa. Il punto esclamativo fu in auge, per esempio, in un periodo in cui lo fu anche il manganello e ne fu chiara allusione grafica. Come, sempre negli stessi anni, il punto esclamativo evocò nella scrittura il connotato che ispirò a Gadda le ironie di Eros e Priapo

È noto: la temperie si avviò alla sua tragica conclusione con un "Vincere!" proferito come esclamazione e conseguentemente trascritto. E la palese millanteria si produsse nella speranzosa convinzione che non si sarebbe mai passati all'atto, che ci si sarebbe fermati ai preliminari e che, a ingravidare la storia, sarebbe appunto stato sufficiente il punto esclamativo. Si capì presto che la speranza era stata mal riposta e rovinosa la convinzione. E si capì che, a esibire punti esclamativi, si corre il rischio che qualcuno voglia poi verificarne tenuta e fondatezza.

 

 

 

 

Non sono più quei tempi, grazie al Cielo. Nel complesso, l'identità di coloro che si servono con larghezza del punto esclamativo non ha più un Priapo come modello. Sono uomini tanto quanto donne e, fatta di conseguenza astrazione dal genere, il loro modello pare piuttosto una Petronilla.

Chi ebbe il “Corriere dei Piccoli” come compagno d'infanzia ne conserverà memoria. Col coniuge Arcibaldo (Jiggs), Petronilla (Maggie) è la protagonista di una striscia americana vecchia ma anticipatrice. Tema: scene dalla vita di una coppia di immigrati irlandesi che attinge, nella maturità, agiatezza e rispettabilità (piccolo)borghesi.

 

Per metonimia, è lo stato della nostra società, oggi peraltro periclitante. Petronilla vi incarna un autoritarismo morale volto non tanto al bene del povero Arcibaldo, non di rado alticcio, quanto al decoro suo e comune. Petronilla dispone correlativamente di un attributo: il matterello col quale, in regolare conclusione, dirige e corregge. 

Ecco allora cos'è oggi, in figura, il punto esclamativo: un segno di interpunzione, sì, ma non un segno di distinzione o di grazia o di finezza. Chi se ne serve, lo usa come Petronilla il matterello. Per una definitiva e autoritaria asseverazione enunciativa di ciò che (pre)scrive. Persino, ci si figuri, nel caso di “Saluti!”. 

 

Pubblicato sul Corriere del Ticino del 4 ottobre 2016.

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