Quinlan
Andrea Cortellessa

Andrea Cortellessa insegna all'Università Roma Tre. Collabora a giornali e riviste, è redattore del verri e di alfabeta2. Per Le Lettere ha diretto la collana fuoriformato. Ha curato testi, tra i quali Le notti chiare erano tutte un'alba: antologia dei poeti italiani nella Prima guerra mondiale, Bruno Mondadori, Milano 1998; Scuole segrete: il Novecento italiano e Tommaso Landolfi, Milano, Aragno, 2009. Tra i suoi saggi, La fisica del senso: saggi e interventi su poeti italiani dal 1940 a oggi, Fazi, Roma 2006; Libri segreti: autori-critici nel Novecento italiano, Le Lettere, Firenze 2008.

14.11.2017

«Non sono una macchina» / Borg, McEnroe e la dialettica del controllo

Negli anni Settanta Björn Borg era il Re del Mondo. In quei pomeriggi infiniti in bianco e nero, sul palinsesto Rai, le sue vittorie a ripetizione a Wimbledon (all’epoca l’unico grande torneo di tennis che venisse trasmesso) – un inginocchiamento sull’erba dopo l’altro, immutabile e imperturbabile come una statua in movimento – si mescolavano, per me, alla serie televisiva Attenti a quei due (The Persuaders!), con Roger Moore e Tony Curtis. Indimenticabile in particolare la sigla, con la musica di John Barry che scandiva le biografie parallele dei due protagonisti, il Lord britannico (tutto Oxford, Ascot e bon ton) e il Parvenu americano (tutto Bronx, palazzine e petrodollari), destinate a ricongiungersi in età adulta. Il Borg ’79 era invece Principio Unico, Primo Motore Immobile, l’Ente...

01.11.2017

La vibrazione nascosta nel paesaggio / Giacimenti della memoria di guerra

Tra i non pochi equivoci del postmodernismo, uno dei più influenti è stato l’interpretazione del cosiddetto spatial turn quale sostituzione della geografia alla storia. Se le «grandi narrazioni» della modernità avevano peccato di fede eccessiva in uno storicismo progressivo e teleologico, il tempo a seguire sarebbe connotato da un cambiamento di paradigma in grado di rappresentare i fenomeni culturali su un piano non più inclinato in una determinata direzione, bensì disteso in uno spazio a due dimensioni, senza vettori privilegiati. Era questa che si chiamava, appunto, la fine della storia. E invece se c’è una cosa che in questi ultimi decenni ci ha insegnato la migliore geografia culturale (penso a un geografo come Franco Farinelli, a uno storico come Karl Schlögel o a un comparatista...

10.09.2017

Anamorfismi e ibridazioni all’Accademia di San Luca / Luigi Ontani, la scala a chiocciola

Non si può negare che Luigi Ontani, grande viaggiatore, abbia infallibile il Genio Del Luogo. La sua nuova casa-studio, nella città che lo ha adottato ormai tanti anni fa, si trova in quello che era lo studio di Antonio Canova; né potrebbero essere meglio scelte, nella stessa Roma, le locations delle ultime due sue mostre antologiche: nel 2012, AnderSennoSogno al museo Andersen (a cura di Luca Lo Pinto e con la colonna sonora di Charlemagne Palestine), oggi (e sino al 22 settembre) SanLuCastoMalinconIcoAttoniTonicoEstaEstetico all’Accademia Nazionale di San Luca (della quale Canova fu Principe Perpetuo dal 1814 al 1822): a firmare l’auto-curatela, lo stesso artista (ma l’Accademia, auspice il nuovo Presidente Gianni Dessì, gli dedica un ricco catalogo prossimo all’uscita). A...

28.06.2017

Un ritratto / Michele Mari, il ritorno del Demone

La porta socchiusa è logora, macchiata; la maniglia, in basso, annerita di ruggine annosa. Dall’apertura sporgono le dita di una mano: le dita della persona che sta entrando. Una persona? Quelle dita sono deformi, raggrinzite e bitorzolute, la pelle scorticata d’un rosso violaceo e malsano. Quelle dita non hanno unghie. Il Demone attende il momento di ghermirci. Ci si ricorda della scena famosa di Shining: Jack Torrance (Jack Nicholson) fa toc toc alla porta del bagno in cui s’è rifugiata, in preda al terrore, la moglie Wendy (Shelley Duvall): «Wendy? Sono a casa, amore… cappuccetto rosso? Su, apri la porta… non hai sentito il mio toc toc toc? Sono il lupo cattivo!». Per poi mettere mano all’ascia. Il lupo cattivo, come ben sa chi conosca le statistiche sui fatti di sangue che per lo più...

25.06.2017

Da Venezia a Reggio Emilia / Damien Hirst. Fantasmagorie della finzione

In un grande lightbox liquido inabissato a Punta della Dogana – come la prua di un vascello arenato, nella città dell’acqua per antonomasia – ci troviamo in uno spazio sottomarino, appunto, dai colori squillanti. Due masse confuse, intuiamo gigantesche, si fronteggiano in lontananza; all’avvicinarsi cauteloso della camera si mettono gradatamente a fuoco, finché d’un tratto riconosciamo due archetipi plurimembri: un’orrorifica Idra e una seducente Dea Kali, che impugna una lama in ciascuna mano. Lo stesso impossibile incontro-scontro è presente, in due versioni, nella medesima sala: in una il colossale gruppo scultoreo in bronzo (cinque metri d’altezza per sei di lunghezza e tre di larghezza) è ricoperto di incrostazioni calcaree, coralli e muffe, conchiglie e madrepore; nell’altro,...

04.05.2017

Monica Biancardi e Gabriele Frasca / Ricalcare più vive membra

Sullo schermo appare un sipario rosso; sul suo sfondo si proiettano le silhouettes di due spettatori, di spalle, in attesa che il sipario si apra. Poi si materializza, sul bianco, una seconda immagine – che sovrasta la precedente. All’inizio vediamo disegnarsi solo delle linee verticali: il colore è lo stesso rosso dell’immagine-matrice, ma le linee sono come evidenziate da una pulsazione interna. Poi, a partire da quelle linee di forza, appare il resto dell’immagine-eco: una donna è seduta, i piedi nudi poggiati su dei gradini metallici; il suo corpo è incorniciato, forse imprigionato, dalle linee verticali rosse, pure di metallo, che – capiamo ora – sono le sbarre della ringhiera di sicurezza posta ai lati della scala. La donna ha il volto seminascosto dalla mano destra che lo sorregge...