Quinlan
Andrea Cortellessa

Andrea Cortellessa insegna all'Università Roma Tre. Collabora a giornali e riviste, è redattore del verri e di alfabeta2. Per Le Lettere ha diretto la collana fuoriformato. Ha curato testi, tra i quali Le notti chiare erano tutte un'alba: antologia dei poeti italiani nella Prima guerra mondiale, Bruno Mondadori, Milano 1998; Scuole segrete: il Novecento italiano e Tommaso Landolfi, Milano, Aragno, 2009. Tra i suoi saggi, La fisica del senso: saggi e interventi su poeti italiani dal 1940 a oggi, Fazi, Roma 2006; Libri segreti: autori-critici nel Novecento italiano, Le Lettere, Firenze 2008.

24.03.2017

Bill Viola, lo Spirito nella Macchina

Bill Viola, The crossing, 1996.   È il crepuscolo: il cielo ha una totalità fra l’azzurro tenebra e l’oltremare. La scena è spoglia. Al margine destro dell’inquadratura si vedono tre gradini; ai lati, la fuga prospettica è inquadrata da edifici moderni, anonimi. Solo una luce flebile che filtra da una porta sulla strada, al margine sinistro dell’immagine, suggerisce che questi edifici siano abitati. Al centro, riprese a figura intera, conversano due donne: una è di tre quarti, l’altra è di fronte a noi che le osserviamo. Sono abbigliate in modo semplice, ma con colori definiti: la più anziana, di profilo, ha un’ampia blusa ocra e, sulla spalla sinistra, uno scialle rosso; la più giovane indossa una veste azzurra. Ai piedi, entrambe calzano sandali. È estate: una lieve brezza muove...

05.03.2017

Gianfranco Baruchello, i paesaggi invisibili

«Scusate se vi disturbo, sono un pittore italiano e vorrei conoscere Marcel Duchamp». Così, ha raccontato a Hans Ulrich Obrist, si presentò un giorno Gianfranco Baruchello ai commensali d’una tavolata in un ristorante di Milano, El Ronchett di ran. Era l’11 settembre del 1962 e quel giorno, al «pittore italiano», cambiò la vita (le foto scattate a Duchamp che fuma il sigaro nella sua casa paterna, per dirne una, saranno il punto di partenza di Verifica incerta: il film di montaggio, realizzato due anni dopo con Alberto Grifi, vero atto di nascita della videoarte italiana).   Gianfranco Baruchello, Greenhouse installation view 1, ph Roberto Marossi, courtesy Massimo De Carlo.   E fu proprio Duchamp a dire – a Pierre Cabanne – la cosa più importante, riguardo alla pittura del...

25.02.2017

Centre d’art contemporain di Ginevra (22 febbraio - 30 aprile) / Roberto Cuoghi, il pozzo di Babele

È un segno del destino che la parabola ricca e strana di Roberto Cuoghi inizi sotto il segno dell’equivoco. Fra il 1996 e il ’98, quando frequenta l’Accademia di Brera, Cuoghi si sottopone a una serie di prove iniziatiche alle quali resta ancor oggi legata la sua fama. Nell’arco di sette anni, a partire dal ’98, trasforma artificialmente il proprio aspetto, appesantendosi e invecchiandosi sino a far coincidere la propria immagine con quella di suo padre. L’anno prima, per undici mesi, aveva smesso di tagliarsi le unghie delle mani. Ma ogni volta che ne ha occasione Cuoghi nega a questi gesti lo statuto di “opere”: né performance né “sculture viventi”. Non si tratta (solo) di un vezzo d’artista, in fuga da un mitobiografema a rischio di stereotipo. Credo davvero non siano opere bensì,...

18.02.2017

La letteratura come volontà di potenza / Da Napoleone a Goebbels

Goebbels a comizio.    «Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola». Dei tanti slogan ominosi del Secolo breve è questo, forse, il più rivelatorio. Non è un caso che, proprio commentando questa frase, uno degli intellettuali più brillanti e provocatori del nostro tempo, Boris Groys, abbia spiegato come certe dinamiche del potere culturale mutuino, più o meno simbolicamente, la volontà di potenza (o di sopravvivenza) del potere tout court – quello politico. Ricorda Groys come «Goebbels si sia sforzato soprattutto per ottenere un successo da scrittore. Per lui fucilare la gente era una deviazione per raggiungere un successo letterario». La frase in questione, secondo Groys, «esprime una reazione alla pretesa scandalosa della cultura, supponendo che tale pretesa...

11.02.2017

Nanni Balestrini, l’opera al nero – e a colori

Paul Klee, Angelus Novus.   L’angelo della storia vola ad ali dispiegate, sospinto da una bufera. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre verso il cielo cresce il cumulo delle macerie davanti a lui: che, da quelle macerie, non può distogliere gli occhi spalancati. L’immagine della Nona Tesi Sul concetto di storia di Benjamin è abusata, certo, ma in pochi casi come questo pare adeguata a rendere l’insieme di vorticoso movimento energetico, e lancinante fissità orrorosa, che restituisce l’opera di Nanni Balestrini. Il quale del resto aveva scelto un emblema aereo, verso la metà degli anni Settanta, quale propria allegorica controfigura poetica: la signorina Richmond, androgino e astratto auto-travestimento, è insieme la Poesia e la...

10.02.2017

Conversazione inedita / Alberto Boatto, la morte interrotta

Nel 2013, per la precisione il 30 marzo, incontrai Alberto Boatto nella sua casa nel quartiere Fleming, a Roma. La consuetudine con lui e sua moglie, Gemma Vincenzini, non era recente. Ma l’anno prima ero rimasto molto colpito da una sua conferenza, al Palazzo delle Esposizioni, sul suo viaggio a New York nel 1964. Ammiravo da tempo la sua scrittura, algida e immaginifica; mi colpiva però questa sua inedita apertura a raccontare di sé. Intuivo che, dietro alla maschera imperturbabile del suo stile e del suo contegno, c’erano dei moventi – diciamo esistenziali – che, quanto più rimossi (o meglio repressi), tanto più potevano parlare, una volta esplicitati, e non a me solo. Registrammo così, sotto l’emblematica insegna di una Sedia elettrica originale di Andy Warhol, una lunga...