Società

L’orso

Io, dell’orso, non so alcunché. Ho letto un libro interessante, quello di Bernd Brunner (Uomini e orsi), ho visto qualche film dove gli è riservata una parte anche cospicua (nitida è almeno la scena madre di The revenant), ma non posso dire di conoscerlo, neanche alla lontana. Il problema è che io, come tutti, di orsi veri ne ho visti pochi, anzi pochissimi. Qualcuno al circo impegnato in neghittosi esercizi a sfondo comico (c’era anche un orso col cappellino in testa, uno di quelli delle feste sceme o degli scemi in festa?), altri osservati mentre si trascinavano stancamente per la loro buca al parco zoo delle Cornelle, vicino a Bergamo. Basta. Non ho altri elementi, anche perché non reggo i documentari naturalistici, che sono sempre eccessivamente didattici, noiosamente inclini a farti...

Un paese emigrato e terremotato

Che lavoro fai? Lavoro in Germania. Che lavoro? Gelataio ambulante, sei mesi all’anno, da marzo a settembre. Dove lavori? In un paese vicino Stoccarda. Come ti chiami? Nicola Melillo. Vai da solo in Germania? No, con due di Colliano. Per chi lavorate? Il padrone è di Palomonte. Quanto guadagnate? Novecento euro di stipendio, più novecento di provvigione. E nei sei mesi che stai qui che fai? Prima ho lavorato in un ospizio a Lioni, poi è finita. Comunque pagavano poco, dieci euro al giorno. Con chi vivi? Con i miei genitori. Che fanno? Un po’ di campagna, e poi accudiscono mia nonna, praticamente la sua pensione è l’unica entrata sicura. Castelnuovo di Conza comincia così. Siamo nel punto dove la provincia di Salerno confina con le province di Avellino e di Potenza. Sono le undici del...

Verosimiglianza e liquefazione / Post-verità. La fine della verità o la verità nei post?

Avevo cominciato a raccogliere articoli sulla post-verità successivi all’ingresso del termine nel dizionario di Oxford. Come per i superalcolici, ho dovuto smettere. Troppi, la maggior parte dei quali maledettamente nocivi. Sembra che la questione appassioni chiunque, e per ragioni non sempre uguali, anzi il più delle volte contrapposte. C’è chi rimpiange la verità che non c’è più, dando la colpa della sua dissipazione a destra e a ultradestra. E c’è chi inneggia a un post- che più che ‘dopo’ sembra indicare i contenuti pubblicati su blog e social (“vorrei ma non posto”, canta il post-saggio). La post-verità è la fine della verità o la verità nei post? Per amor di significante, secondo certuni le cose coincidono. Così, c’è chi lancia strali contro le imposture, e chi sostiene che la...

Rileggere il passato / Tunisia, la sfida della memoria

Cosa succede quando un Paese, dopo aver cacciato il tiranno e fatto la rivoluzione, deve rileggere il suo passato? Proverò a spiegarlo, parlando della Tunisia post-2011, del tentativo di fare i conti con le violenze di Stato degli ultimi 70 anni.    1. IVD e le pagine oscure della storia tunisina   66.330 dossier depositati, 55.000 dei quali accettati. Sono i numeri de l’Instance Verité et Dignité (IVD), un dispositivo giuridico sorto all’indomani delle trasformazioni che hanno attraversato il Paese nel 2011. L’IVD è uno strumento per chiarire le violenze contro gli oppositori dal luglio del 1955, durante le dittature di Habib Bourghiba e Zine El-Abidine Ben Ali, al dicembre 2013. Sequestri, torture, stupri, omicidi: queste sono le imputazioni. Sul banco degli imputati c’è...

Rich Kids / Milano-Napoli: dalla Riccanza alla Paranza

Se ti chiami come una macchina devi andare a tutto gas, soprattutto se il tuo cognome è Lamborghini e hai il sedere leopardato perché mette in risalto il tuo innato sex appeal. Basta storie tristi di precari che non sanno arrivare alla fine del mese o di patetici vecchietti attanagliati dalla solitudine. Se la vita quotidiana è uno #sbatti, l'antidoto è una parentesi televisiva "goliardica", a tutto bling bling, ovvero costellata di luccicanti orpelli, etichettata come compete a tutti i fenomeni para-social con #Riccanza, in onda il martedì, in seconda serata, su MTV. #Riccanza è un docu-reality sulla vita quotidiana di sette giovani italiani il cui segno particolare in comune è il conto in banca a sei zeri.     L'appartenente alla riccanza eredita il suo status, perciò lo...

Città. Luoghi di mescolanze / Mondo glocale

Da Weber e Simmel a Saskia Sassen, la città è cosmopoli, riunisce e ‘ordina’ (kosmos) individui diversi per estrazione sociale e provenienza geografica, non tutti cittadini però – la città da sempre ospita molte figure intermedie e provvisorie, spurie. Molto più degli Stati che confinano ed espellono, le città sono luoghi di mescolanze e ibridi, con tutti i significati e i valori che ciò porta al processo di civilizzazione. Come quest’ antico lascito sia tuttora vitale è un aspetto non trascurabile della nostra visione del mondo.   1. Ieri   Venezia, come dimostra il materiale iconografico raccolto in “Venezia, gli Ebrei e l’Europa 1516-2016” a cura di Donatella Calabi ed esposto in mostra al Palazzo Ducale di Venezia, è il luogo simbolico di una sorprendente pagina di storia...

Eroi borghesi / Onestà. Boschi, Raggi: perché restate?

Perché Maria Elena Boschi non deve rispettare la parola data e Matteo Renzi sì?   È molto semplice. Perché Boschi è una donna, e le donne non hanno una parola, la parola; hanno le parole (è un po' come la vecchia storia che dice che non hanno un mestiere ma i mestieri). Chiacchierano tanto, ma si sa che sono volubili; la donna è mobile e muta d'accento e di pensier. La sua fedeltà, se ce l'ha, non è a un'idea, ma al più a un uomo. E anche in quel caso, «è la fede delle femmine come l'araba fenice...». L'uomo invece la parola la può dare, e la può anche tradire, certo. In ogni caso da lui si esige qualcosa che alla donna è perdonato, e il risultato di questo modo di pensare che si reputerebbe remoto e superato, ecco che lo vediamo praticato anche ai nostri giorni: così, nonostante le...

Geopolitica del desiderio / I pashtun tra stereotipi (post)coloniali e terrorismo

In una recente pellicola di Bollywood, Dishoom, due nerboruti sbirri-vendicatori indiani sono in missione per salvare il capitano della squadra nazionale di cricket, Viraj (si noti l’assonanza con il vero capitano, Virat). Viraj è stato rapito proprio alla vigilia dell’eterna finale, LA partita: Pakistan contro India. L’azione si svolge in un non meglio identificato stato del golfo Persico, tutto grattacieli, piscine e macchinoni. Puro realismo, non fosse che al suo interno si trova un’enclave pakistana abitata da pashtun, Abudhin.   Abudhin è un pittoresco villaggio, dove uomini con la faccia da criminali, la pelle bianca e gli occhi chiari vendono armi e pugnali come fossero souvenir. Il presunto rapitore del capitano della nazionale indiana si nasconde in un esotico covo segreto...

Attendiamo invano dalla Cina il grande romanzo contemporaneo / Censura in Cina

Un mio vecchio libro, acquistato, tradotto, editato da una casa editrice cinese, è stato bloccato dalla censura due giorni prima di andare in stampa. Racconta la storia di duemila operai dei cantieri di Monfalcone che nel dopoguerra emigrarono in Jugoslavia. Andavano a costruire il socialismo, e la delusione fu cocente: la povertà, la dittatura, la prigione e il campo di detenzione per molti di loro. Quindici anni fa andai a intervistare i reduci di quella epopea operaia, magnifiche persone di settanta e ottant’anni che raccontavano per la prima volta la loro storia. Nella Cina di Xi Jinping un libro del genere non ha diritto a circolare.   Farsi censurare è diverso dal farsi rifiutare. Se ho un mio nuovo libro tra le mani e molte case editrici declinano l’offerta, mi sento...

Non importa chi te lo dà, purché te lo dia / L'affetto è neutro, attenzione!

Un pomeriggio, sotto un duro attacco di tristezza, mi sono messo a vagare per la città dove mi trovavo e passeggiando a caso sono sbucato in una piazza dove c’era una meravigliosa sagra della cioccolata. L’invasione di quel calore emotivo, di quella bontà, dell’affetto naturale sprigionato da quel bendidìo marron, mi hanno ridato in mezz’ora la forza e la lucidità per riprendermi in mano. Certo, la serotonina, ecc. ecc., ma la verità è che quegli artigiani squisiti avevano fatto il mio bene. Per pochi soldi quei cari maestri mi avevano dato una grande dose di affetto. La loro bravura aveva trasformato l’ergonomia delle cioccolate in morale.    Lì ho capito che l’affetto è neutro: non importa chi te lo dà, purché te lo dia. È un qualcosa che non si lascia intaccare dal mezzo che...