Speciale: Aqua

Speciale Aqua / La prima volta che ho visto il mare

La prima volta che ho visto il mare avevo diciassette anni. A quell’età non mi lavavo le ascelle e non avevo capito a che serviva il bidet. Al mio paese non ci sono fiumi e non c’è nessun lago nelle vicinanze. Neppure l’acqua bevevo a quel tempo, solo aranciata Fanta e le gassose. L’unica acqua che mi piaceva  era la neve.

Speciale Aqua / Il colore dell'acqua

Mi è capitato di bere dell'acqua da una bottiglia di plastica rossa: mi aspettavo un qualche sapore, forse di piccante, senz'altro qualcosa di tiepido, di caldo. Era davvero solo acqua, fredda, da frigorifero. L'ho travasata per curiosità in un bicchiere di vetro rosso scuro e mi è sembrata più accettabile: la trasparenza e la consistenza del vetro lasciavano all'acqua una sorta di autonomia dal contenitore. Mi è sembrato impossibile attribuire all'acqua da bere il colore del fuoco. L'acqua è forse bianca, verde, blu, non è rossa. Non lo è nemmeno più nel lago di Tovel da quando è scomparsa l'alga sanguinea; lo sarà forse nel mare «colore del vino», ma non pensiamo di berla, quell'acqua. Falcinelli scrive che il rosso della bottiglia dell'acqua minerale indica il frizzante – che forse è imparentato con il piccante – e che l'opposizione di freddo e caldo (rubinetto blu/rubinetto rosso) questa volta non c'entra: la tinta è all'interno del sistema e indica il grado di effervescenza.    Fontana. La storia dei colori, anziché aiutarci, sembra proporci nuovi paradossi, a cominciare dall'acqua nera di Omero: mélan hýdor, così la chiama più volte. I filologi, come gli antichi...

Speciale Aqua / Il ruolo dell’acqua nei Promessi Sposi

Il primo personaggio che compare in scena nei Promessi sposi è, a rigore, l’Anonimo. Sì, proprio lui, l’Anonimo Narratore secentesco dalla cui prosa ampollosamente retorica e barocca Manzoni ha finto di trascrivere la sua storia, avendo cura di “rifarne la dicitura”. Non è una nostra scoperta, questa, bensì, in un saggio di circa vent’anni fa, di Giuseppe Pontiggia, grande scrittore e critico notevolissimo. Però. Però. In effetti c’è un però. L’Anonimo, con cui effettivamente Manzoni “lotterà”, come scriveva Pontiggia, per tutto il corso del romanzo, sta nell’introduzione. E, se si prende l’edizione quarantana dell’opera, uscita per i tipi di Gugliemini e Redaelli, si noterà che l’introduzione è, anche tipograficamente in quanto disposta su due colonne, nettamente staccata dall’opera, un autentico, letterale hors d’oeuvre. (Non si pensi che noi siamo in possesso di una simile rarità bibliografica: abbiamo semplicemente l’anastatica contenuta nel Meridiano curato da Salvatore Silvano Nigro nel 2002). Quindi possiamo tranquillamente affermare che il primo personaggio dei Promessi sposi è il lago di Como, di cui, come tutti sappiamo a memoria, è preso in considerazione, nel...

Appunti per una storia, un’antropologia, una politica dell’acqua / Il Mondo e i mondi di acque

L’acqua è elemento trasversale, fluido, mutevole, multiforme, liquido, solido e gassoso (non si dimentichino le nevi e i ghiacci, i vapori e l’aria) che si riversa diversamente sulla terra, nella natura e nella storia. Questo carattere pervasivo, questa intrinseca, necessaria presenza dell’acqua entro ogni forma di vita del mondo non è mai uguale, non si ripete con monotona e scontata prevedibilità.  L’acqua esplica, infatti, le sue necessarie funzioni, articola e modella il suo ciclico fluire e rifluire, dando luogo a differenti geografie e storie, modificando, a seconda dei luoghi, dei tempi, delle interazioni con altri fattori fisici e storici – prima di tutto l’azione plasmatrice o distruttrice degli uomini – i suoi modi di essere, le sue presenze materiali, le sue stesse valenze simboliche. I diversi “mondi” che il nostro mondo terracqueo contiene, le configurazioni che al suo interno si susseguono nello spazio e nel tempo, altro non sono che differenti mondi d’acqua: mondi che possono rintracciare e raccontare la loro diversità, la peculiare specificità della loro stessa storia, proprio a partire dall’acqua. In questa accezione, una storia dell’acqua tende...

Speciale Aqua / L’Acqua e l’immaginario

“Prendete il più distratto degli uomini, immerso nelle sue profonde fantasticherie; mettetelo dritto, fategli muovere i piedi ed egli infallibilmente vi guiderà all’acqua, se acqua c’è, da qualche parte, in quella regione. Fatelo questo esperimento, se mai, nel grande deserto americano, vi debba accadere di avere sete, sempre che la vostra carovana sia fornita di un professore di metafisica. Sì, come tutti sanno, acqua e meditazione sono sposati per sempre”. L’incipit dell’elegia biblica dedicata alla lotta contro il Leviatano degli oceani, il Moby Dick di Herman Melville (1851), evoca il mistico richiamo che induce lo sguardo a una contemplazione sognante fino a smarrirsi, a lasciarsi assorbire. Forse il misterioso potere di attrazione che l’acqua esercita è quello che Melville suggerisce poco oltre con il conforto del mito: Narciso, “non potendo afferrare la tormentosa, dolce immagine, che vedeva nella fonte, vi si tuffò e annegò. Ma quella medesima immagine noi stessi la vediamo in ogni fiume e oceano. È l’immagine dell’inafferrabile fantasma della vita: che è la chiave di tutto”. Nell’acqua contemplata si scorge il fluire dell’esistenza: luogo dell’origine – come voleva il...

Gazirovka – Avtomat s gazirovannoj vodoj / Gazzosa – Distributore automatico di acqua gassata

Una prima considerazione sul nome di questo oggetto: il nome con cui veniva citato tra le gente, e che lo ha consegnato alla storia, è in forma diminutiva. Non gazirovannaja voda (acqua gassata) per intero, ma gazirovka (“gazzosina”, se volessimo forzatamente tradurre alla lettera). Esattamente ciò che con i diminuitivi russi non si deve fare. Il loro valore, nella maggior parte dei casi, non è riduttivo in senso di proporzioni ma affettivo-colloquiale. Segnala il rapporto diretto e amorevole con quel particolare oggetto e con la consuetudine della funzione e dell’uso che lo caratterizza. Avremo quindi knižki (libriccini) invece di knigi (libri) anche quando le dimensioni non giustifichino, ai nostri occhi, il ricorso alla riduzione. Stakančiki (bicchierini), zontiki (ombrellini), vodička (acquetta) e così via, fino alla banočka (barattolino), senza che, a differenza di quanto avverrebbe in italiano, l’ombra di leziosità sfiori il concetto.   L’accesso ai caffè e ai ristoranti nell’era sovietica non era affatto scontato. Lunghe file si formavano all’ingresso, non soltanto e non sempre per l’esiguità dei posti disponibili rispetto alla domanda, ma anche per una “bizzarra”...