Speciale: David Foster Wallace

D. F. Wallace e il pianeta Trillafon

A cinque anni dalla sua scomparsa arrivano prontamente in Italia le traduzioni di tre volumi di e su Wallace usciti in America nel 2012. La biografia di D. T. Max, Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi e la raccolta di pezzi non-fiction Di carne e di nulla per Einaudi; Un antidoto contro la solitudine. Interviste e conversazioni da minimum fax.   Se la biografia rappresenta un punto di arrivo importante e la raccolta di interviste un’operazione editoriale ben riuscita, il volume di saggi, apparso in America con il titolo Both Flesh and Not, sembrerebbe il più debole, con interventi decontestualizzati che rischiano di sembrare né carne né pesce: dall’introduzione all’antologia The Best American Essays 2007 a un glossario d’autore per l’Oxford American Writer’s Thesaurus, passando per saggi come Futuri narrativi e i Vistosamente Giovani (acuta riflessione su letteratura, intrattenimento, televisione: «Ciò che ci racchiude […] sta uccidendo ciò che amiamo»; quanto è vero). Ancora più debole l’edizione italiana, che scompone la struttura originale gi...

D. F. Wallace: logica e fatalismo

«Che senso ha studiare filosofia se serve solo a metterci in grado di parlare con qualche plausibilità di astruse questioni di logica, ecc., ma non migliora il nostro modo di ragionare sulle questioni importanti della vita quotidiana, se non ci rende più coscienziosi di un qualunque... giornalista nell’uso delle pericolose frasi fatte che costoro adoperano per i loro fini personali». Ludwig Wittgenstein, lettera a Norman Malcolm, 16 novembre 1944 (in Lettere 1911-1951, pp. 321-322, Adelphi 2012)         «Tutto ciò che è accaduto, doveva accadere. Tutto ciò che accade e accadrà, deve accadere». È il fatalismo, spiegato da David Foster Wallace nella sua tesi di laurea, discussa nel 1985 e pubblicata solo 26 anni dopo. «Il problema è vecchio quanto Aristotele», scrive Wallace, con riferimento al capitolo nono del De Interpretatione: «Necessariamente domani vi sarà una battaglia navale, oppure non vi sarà», si legge nell’Organon.   Wallace prende in esame una versione più recente del problema: «Il famoso e...

Vita di David Foster Wallace

Non è un caso che ci siano voluti quattro anni per portare in libreria la prima biografia ufficiale di David Foster Wallace, Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi (Einaudi, 2013, pp. 512, € 19,50, traduzione di Alessandro Mari) a firma del giornalista del "New Yorker" D.T. Max. Non tanto perché Wallace è considerato il più importante scrittore americano della sua generazione, né perché Infinite Jest (1996) è forse il romanzo più significativo degli anni Novanta con Pastorale americana di Philip Roth e Underworld di Don DeLillo. Nemmeno, infine, perché come scriveva Marguerite Yourcenar comporre una biografia significa costruire un personaggio, ed è dunque un'operazione più complessa quando il personaggio è depositario di un vero e proprio culto, letterario e non. Ma soprattutto perché Wallace non è morto di malattia o in un incidente d'auto: si è tolto la vita nella sua casa di Claremont, California, il 12 settembre 2008, e da quel momento in poi sul suo conto è stato scritto di tutto. Ecco allora la difficoltà del compito...

Infinite text

Il gioco, l’alea, l’incontro. Queste parole indicano, senza definirlo, il nuovo spazio [...] dal quale l’ignoto s’annuncia e, fuori gioco, entra nel gioco della vita attraverso il desiderio [...], [nel gioco] del tempo con l’affermazione dell’intermittenza [...], [nel gioco] dell’opera con la liberazione dell’assenza d’opera. (Maurice Blanchot, L’Entretien infini, 1969)   Lunedì l’ho visto. Non così presto e non in quel momento, ma me l’aspettavo: ricordavo la data prevista per l’uscita (Il giorno dei morti, ma non l’abbiamo fatto apposta! scherzava l’editore) e poi in mattinata avevo trovato sul giornale l’anticipazione di Sandro Veronesi. L’avevo estratta dal giornale e riposta. Prima non leggo mai commenti su un libro che leggerò dopo. Se Veronesi in quel pezzo avesse, per esempio, infamato me, proprio me, lo verrei a sapere solo dopo aver letto Il re pallido di David Foster Wallace, e quindi non potrei citarlo in giudizio: il reato sarebbe già prescritto. Ma è un’ipotesi di scuola, remotissima dalla realt...

Quello che ho capito su DFW

Quello che ho capito su DFW attraverso la lettura dei suoi libri e altre cose più o meno divertenti che non saprò mai più.   0. La Storia delle Storie. Succede questo: che la prima volta che consegno un mio manoscritto a un editore – in realtà, si tratta di un dattiloscritto; o, meglio: di una stampata; ma le parole hanno anche questo, di bello, la capacità di garantirsi talvolta una vita minerale sottotraccia – succede, insomma, che proprio quel giorno, con un tempismo da ultime bozze, sono arrivate le copie di un libro appena stampato. Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace. E l’editore – buon augurio? Pietra di paragone a futura memoria? – me ne regala una. Descrivendomi la figura e l’opera (ancora fortunatamente in fieri) di questo trentaquattrenne di Ithaca. E succede che, di ritornoa casa, l’ansia consapevole di una prima consegna messa colpevolmente in secondo piano, io legga la storia di David & della Crociera. E capisco, già alla seconda nota di pagina nove, che David Foster Wallace è diventato, all’improvviso, una mia...

Intervista a Foster Wallace

Potrebbe sembrare paradossale ricondurre la scrittura di David Foster Wallace, così ossessivamente ripiegata sul dettaglio, a una autentica urgenza narrativa, eppure proprio di questo si tratta, di una necessità espressiva che sembra non conoscere le lusinghe del narcisismo, e non soltanto perché proprio questo vizio così diffuso tra gli scrittori lui stesso lo detesti e lo denunci in uno dei saggi che compongono il suo ultimo libro, Considera l’aragosta (Einaudi, traduzione virtuosistica di Adelaide Cioni e Matteo Colombo, pp. Euro 15,50) ma perché è evidente che, quasi suo malgrado, a esigere una tanto spasmodica concentrazione su quanto si offre alle sue facoltà percettive è una convinta devozione al realismo. Di qui si originano le famose digressioni dei suoi testi, che si aprono davanti ai nostri occhi come gli anelli concentrici generati da una moneta lanciata nell’acqua, obbligando lo sguardo a precipitare molte righe più in basso e a rimettere a fuoco il corpo tipografico che affonda nella pagina e si fa più minuto: non sono soltanto note a piè di pagina, ma avvertenze alle note...