Speciale: Scarabocchi

Pensare il disegno

Il disegno lineare è il mezzo che permette allo sguardo di accedere al massimo della chiarezza e di portare alla massima precisione il pensiero, sostiene Matisse.  Il pensare condivide con il disegnare molti aspetti. Tanto la prima attività quanto la seconda si svolgono secondo un andamento pressoché lineare nel tempo: il loro fine è quello di incanalare e delimitare il flusso incessante di idee che non ha ancora assunto una propria forma. Nelle mente i flussi di pensiero possono dare luogo a reti di inestricabili connessioni, legami e combinazioni tra svariati dati sensoriali, tracce mnestiche, pulsioni e impulsi inconsci.  Tanto la chiarezza delle idee, e la connessa capacità di distillare in modo cristallino un pensiero, quanto la confusione mentale, determinata da una caotica combinazione e sovrapposizione di pensieri irrelati e privi di alcun senso, trovano un parallelo, rispettivamente, nel primo stato mentale, nella essenzialità e nella precisione dei tratti con cui si disegna una forma, e nel secondo nella sovrapposizione di segni indistinti per mezzo dei quali una mano incerta e confusa prova a delinearne i contorni. Non vi è pensiero che non si dispieghi come...

A Novara dal 20 al 23 settembre / Skizzen, scarabocchi in treno

Ero in Ticino per un singolare lavoro che dovevo svolgere nei territori di confine tra la Svizzera e l’Italia. Il mio compito era fare un reportage visivo sulle persone che viaggiavano in treno, mi sembrava di sognare; venivo pagata per fare ciò che faccio per diletto.  In genere, quando schizzo e annoto mi nascondo, ma in quell’occasione invece mi sorpresi del coraggio con il quale continuavo a disegnare anche quando venivo insistentemente osservata; anzi, avrei quasi voluto andare dall’osservatore di turno per dirgli che lo facevo di professione.     Ricordo che in quell’occasione mi nascosi una sola volta, ma annotai il fatto: Vedo un uomo che scrive e schizza su un quaderno simile ai miei. Vengo attanagliata dal dubbio che l’editore possa aver commissionato a un collega lo stesso lavoro (maledetta insicurezza), non estraggo il notes per paura che “tra simili” venga scoperta. Mi limito a fare una foto con il telefonino, che risulterà molto mossa perché copro il rumore del click con un colpo di tosse. Per vedere cosa stia disegnando scendo dall’uscita alle sue spalle. E scopro che vicino a una scrittura minuta ed elegante c’è una piccola colonna di scarabocchi...

A Novara dal 20 al 23 settembre / Scarabocchi

Lo scarabocchio è una macchia d'inchiostro fatta scrivendo, una parola mal scritta, quasi illeggibile, tanto da sembrare uno schizzo. Secondo gli studiosi di etimologia, la parola ha origine incerta; per alcuni verrebbe da "scarabotto", scarafaggio, mentre per altri nasce dalla fusione di due parole francesi: escharbot, scarafaggio, e escargot, chiocciola; e per spiegarlo si richiama la macchia d'inchiostro simile all'impronta di uno scarafaggio. Anche la parola sgorbio, che indica una macchia d'inchiostro fatta per disattenzione, per imperizia o per caso, trae la propria origine da una parola greca che si riferisce a un animale, skórpios, lo scorpione, sempre per somiglianza. Se possedessimo una scienza degli errori grafici, degli sbagli di scrittura – che per comodità potremmo chiamare Errografia – quasi certamente dovrebbe occuparsi delle analogie tra sgorbi, schizzi, sfregi, baffi e profili di animali.   Inoltre, potrebbe utilmente studiare i rapporti che esistono tra mondo animale e mondo infantile e tra animali e personaggi letterari sulla base della scrittura. Pierre Menard, il riscrittore del Don Chisciotte, a detta di Borges, possiede una marcata scrittura da insetto...

Novara, dal 20 al 23 settembre / Scarabocchi. Il mio primo festival

Cosa sono esattamente gli scarabocchi? Il ponte che unisce disegno infantile e scrittura adulta? Nel linguaggio comune gli “scarabocchi” sono parole mal scritte, illeggibili, che ricordano delle macchie. I bambini scarabocchiano quando non sanno scrivere o tentano di imitare la grafia dei loro fratelli più grandi e già alfabetizzati. L’etimologia della parola è assai incerta: secondo alcuni vocabolari deriva da scarabotto, “scarafaggio”, a detta di altri viene da un termine francese, escarbot, che è la fusione di due parole: escharbot, “scarafaggio” e escargot, “chiocciola”; un linguista, Giacomo Devoto, vi vede invece l’incrocio di due termini, escharbot, “scarafaggio” e scarabèo; la ragione risiederebbe nella forma che hanno di solito le macchie nella scrittura scarabocchiata: l’impronta di uno scarabeo.   Gli scarabocchi rivelano una sorta di natura animale del bambino, ma anche vegetale (gli scarabocchi richiamano la forma di rami, foglie, fronde, cespugli), se non addirittura minerale, per via dell’origine degli inchiostri, un tempo prodotti ricorrendo a pigmenti di origine minerale. In ogni caso, lo scarabocchio rende evidente una condizione che sembra valicare — o...