Un verso
Antonio Prete

Antonio Prete ha insegnato Letterature comparate all'Università di Siena e, da ultimo, alla Scuola Superiore Galileiana di Padova. Ha tenuto corsi e seminari presso istituzioni e atenei di altri Paesi, tra cui la Harvard University, il Collège de France e l'Università di Salamanca. Saggista, narratore, poeta e traduttore, ha fondato e diretto la rivista «Il gallo silvestre» (1989-2004). Tra i saggi: Il pensiero poetante. Saggio su Leopardi (1980), Nostalgia. Storia di un sentimento (1992), I fiori di Baudelaire. L'infinito nelle strade (2007), Trattato della lontananza (2008), Compassione. Storia di un sentimento (2013), Il cielo nascosto. Grammatica dell'interiorità (2016). Traduttore di Baudelaire (I fiori del male, 2003), Mallarmé, Rilke, Valéry, Celan, Jabès, Machado, Bonnefoy, ha raccolto molte delle sue traduzioni poetiche in L'ospitalità della lingua (2014).

08.07.2018

Il Sessantotto. La fascinazione dell'inizio

Milano, inverno e primavera 1968   Acerba intimità con l’impossibile.   Una pioggia di volti lungo il giorno, le strade solidali con il grido. Era cielo, era carne il desiderio.   Prosodia della rivolta, Vietnam, Praga, la lontananza ferita era nei passi, nei pensieri.                                          Stava ognuno dentro il respiro della moltitudine.   Il sogno divorava l’orizzonte.   Qualche tempo fa, ripensando al Sessantotto, mi è accaduto che invece di pensieri ordinati in una riflessione e in un’analisi, mi si accampassero piano piano nella mente e sulla pagina alcuni versi.  Succede che la lingua scelga qualche volta la sua forma un po’...

21.06.2018

Naufragi / Ospitalità, incrocio di cammini

Ci sono alcune parole che nel nostro tempo, e in particolare nei nostri giorni, sono offese. O straziate. Perché svuotate di senso, respinte nell’insignificanza, rinviate a quella coscienza dell’umano ritenuta puro orpello di anime belle. Parole ritenute altro dalla politica. Altro dalla decisione politica, che in un preteso stato di necessità richiede fermezza e ruvidezza e maniere forti. È del resto sulla voce tuonante e sulla presenza incombente che si costruisce il consenso, e si raccoglie il frutto delle disseminate paure. Tra le parole oggi rese pallide, e restituite all’inerzia di un lessico depotenziato della sua energia, c’è la parola ospitalità. Rinviata a una corretta e igienica pratica alberghiera, destituita di quel riconoscimento forte del tu che è suo vero ritmo, sua...

26.05.2018

Un verso, la poesia su doppiozero / Pascoli. Come l’aratro in mezzo alla maggese

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che...

17.04.2018

Dante Alighieri e Giorgio Caproni / La poesia contro l'oblio

La poesia è lingua che accoglie nel suo suono, nelle forme del suo dire, il visibile, l’accadere, il sentire, con tutte le loro variazioni e gradazioni, ma si sporge anche sull’invisibile, edifica mondi, pensa, sospingendo il pensiero fino alla soglia dell’impensato. La poesia incorpora il silenzio come materia stessa del dire, e intraprende, con la sua lingua, una lotta singolare e strenua contro l’oblio. Il quale vorrebbe sottrarre anche alla lingua quel che più non ha presenza, quel che non c’è. Il tempo, in effetti, il tempo con le sue rovine, con il suo precipitare nel mai più, nel gelo del non ritorno, è non solo un campo di descrizione della poesia, ma è la terra dove prende respiro l’esperienza di una trasformazione messa in opera dal linguaggio: quel che è finito torna ad avere...

31.03.2018

Un verso, la poesia su doppiozero / Antonio Machado. Viandante, non c’è cammino

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che...

01.03.2018

Tempo di libri - infinito / Leopardi e l’Infinito

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   Sempre caro mi fu quest’ermo colle E questa siepe, che da tanta parte Dell’...