Prime edizioni
Gabriele Sabatini

Gabriele Sabatini è nato a Roma nel 1983. Laureato in Storia contemporanea, lavora dal 2007 alla Carocci editore dove attualmente è editor. Fa parte della redazione della rivista "Flanerì" e dal 2010 al 2014 ha condotto insieme ad Antonio Debenedetti e Paolo Di Paolo il programma “Cartoline dal Paese dei libri”, in onda su Radio città futura. Ha collaborato con le riviste “Fermenti” e “Prospektiva”.

19.10.2017

Dieci anni di attesa / Vasco Pratolini e Cronache di poveri amanti

Sulla prima edizione di Cronache di poveri amanti, uscita per l’editore fiorentino Vallecchi nel 1947, si trova scritto: «Napoli, 3 febbraio 1946 – Firenze, 14 settembre 1946». Chi si fosse imbattuto in quella copia avrebbe pensato che Pratolini avesse le idee piuttosto chiare, se in un così breve lasso di tempo era riuscito a comporre l’intero romanzo. Ma naturalmente non era così: «Anche se questa trascrizione è avvenuta in sei mesi, ho impiegato dieci anni a decifrare i documenti». Dieci anni. Sì, perché secondo alcune dichiarazioni dello stesso autore, le prime idee delle Cronache gli erano balenate alla mente già nel 1937, prima ancora del suo esordio con Il tappeto verde. Anzi, Pratolini proclamava nel 1953 di essersi «portato dietro le Cronache per vent’anni». Occorre dunque fare...

09.10.2017

Una matita per l'estate / Lapis

  Eccoli, emozionati e fieri come cadetti nelle proprie uniformi. Rispondono alla tromba dell’adunata slanciandosi fuori dalla scatoletta di cartone. Eccoli, lapis che a dodici a dodici si dispongono rapidamente sulla scrivania, dapprima in ordine sparso, poi in riga l’uno accanto all’altro. Ce ne sono di tutti i reggimenti, quelli striati di giallo e nero, quelli laccati in un unico colore, quelli dalla divisa color senape e il capo marrone, quelli dall’elmetto di gomma. Eccoli ora tutti in ordine l’uno a fianco all’altro a formare minute ma solide palizzate. Ognuno con la propria arma appuntita, baionetta di grafite pronta a lasciare il segno su mille fogli. Ma è quella la fine dell’apprendistato, da quel preciso momento, un lapis scelto a caso nella dozzina entra nella vita...

27.09.2017

Longanesi editore a sessant’anni dalla morte / Libri giallo paglierino con la carta di Vittorini

«Purtroppo arriva in ritardo per piazzale Loreto». Devono essere state queste le parole che Leo Longanesi rimestava fra le sue labbra guardando dal finestrino del treno il lento avvicinarsi della stazione centrale di Milano. In quella giornata di fine 1945, sulle banchine si assiepavano frotte di profughi che finalmente potevano tornare alle loro case e partigiani col fucile in spalla. «Purtroppo arriva in ritardo per piazzale Loreto»: la frase si riferiva a lui, ed era comparsa quella mattina stessa su “L’Italia Libera” in un articolo che annunciava il suo arrivo. Tra la folla riconobbe l’amico e allievo Indro Montanelli, che era andato a prenderlo, e prima ancora di scendere dal treno stimò prudente affacciarsi al finestrino e chiedergli, indicando un gruppetto di uomini col fazzoletto...

19.07.2017

Viva Caporetto! A sessanta anni dalla morte / Curzio Malaparte, un secolo dalla disfatta

Quando, all’alba del 24 ottobre 1917, i soldati austro-tedeschi cominciarono ad avanzare in quel tratto del fiume Isonzo che lambisce Caporetto, l’esercito italiano era già provato dal violento bombardamento che a partire dalle due del mattino non aveva cessato un attimo di colpire le sue linee. Le truppe imperiali non trovarono una feroce resistenza, e alla sera del primo giorno di battaglia si contavano già 15.000 italiani catturati come prigionieri. La disfatta di Caporetto è uno shock per l’intero esercito e per tutta la nazione; è il crollo del sistema paese: in una ventina di giorni 10.000 km² di territorio vennero ceduti al nemico; circa 300.000 soldati furono presi prigionieri e 600.000 fra uomini, donne e bambini furono costretti a lasciare le loro case, formando – assieme alla...

05.07.2017

7 voti allo Strega del 1947 / Il cielo è rosso di Giuseppe Berto

Sul finire del 1946 il trentaduenne Giuseppe Berto viene informato dall’editore Longanesi che le bozze del suo romanzo d’esordio erano state corrette, e che il libro sarebbe stato presto messo in distribuzione. Quello che l’autore ancora non sa, però, è quale sia il titolo. L’urgenza con cui la neonata casa editrice milanese costruiva il proprio catalogo stava imponendo un ritmo di lavoro serratissimo, costringendo i redattori a non concordare con gli autori scelte di primo piano. L’unica certezza era che il titolo sarebbe stato di ispirazione evangelica, come esplicitamente richiesto dall’autore. Così La perduta gente divenne Il cielo è rosso nel momento in cui uno dei collaboratori di Longanesi aprì a caso la Bibbia e ne trasse un versetto: «Era un titolo bellissimo e astuto – ricorda...

30.04.2017

Settant'anni fa / Ennio Flaiano. Tempo di uccidere

Il dattiloscritto del romanzo che Leo Longanesi ricevette da Ennio Flaiano nel marzo del 1947 si intitolava Il coccodrillo, animale emblema di un momento fondamentale della trama. Emblematiche erano pure altre ipotesi di titolo volute dall’autore: Il dente e La scorciatoia. Eppure, tutte quelle proposte non convincevano, soprattutto Il coccodrillo. L’editore aveva infatti già pubblicato La vita del camaleonte di Fernand Angel e Parliamo dell’elefante dello stesso Longanesi, il quale allora chiese a Flaiano di ripensarci: altrimenti «facciamo un giardino zoologico». Ventiquattro ore dopo, il nuovo titolo: Tempo di uccidere. «Un po’ troppo allusivo e letterario per un libro che è invece chiaro e senza letteratura», scriveva Enrico Emanuelli su “Europeo”.   È la storia di un tenente...