AUTORI
Nunzio La Fauci
10.05.2018

Senza esagerare / Una nazione in via di decimazione?

Alla luce delle tendenze attuali, tra meno di cinquanta anni, potrebbero esserci oltre sei milioni di italiani e di italiane in meno. Dice questo la proiezione sul futuro demografico nazionale che l’Istat ha reso pubblica qualche giorno fa. In questo momento, poco importa se indigene o no, “le genti | del bel paese là dove il sì suona” superano di poco il numero di sessanta milioni. Da qui a cinquanta anni, tale numero potrebbe ridursi a circa cinquantaquattro milioni. La comunicazione pubblica ha trovato spazio, in questi giorni, per la predizione che dà lo spunto a queste righe. Lo ha fatto con una varietà di accenti preoccupati. La vicenda a venire è stata inquadrata nella prospettiva economica, in quella etnica, in quella della gestione dell’assistenza di una popolazione sempre più...

30.04.2018

Da Manzoni a Andreotti e Di Maio / I forni della politica

“Al forno! al forno!, si grida”: la carestia imperversa nella Milano dei Promessi sposi e il romanzo mette in scena i modi in cui nasce, si sviluppa, esplode e si esaurisce l’onda di una rabbia e di un moto popolari. Nutrono la rabbia sentimenti non diversi da quelli che, quando maturano politicamente e diventano un’ideologia, hanno una loro qualificazione specifica, nel discorso politico. La famiglia lessicale di tale qualificazione era naturalmente ignota ad Alessandro Manzoni. Venne infatti alla luce dopo la sua morte; in italiano, or sono circa cento anni, per influsso di tendenze politico-culturali extra-nazionali: populismo, populista. E non è nemmeno detto che parole siffatte sarebbero piaciute a Manzoni. È anzi ragionevole il contrario. La lacuna non gli impedì del resto di...

04.04.2018

Scrivere male è leggere male / Il lettore, coscienza dell’autore

“Pro captu lectoris habent sua fata libelli”: Terenziano Mauro, grammatico successivo all’epoca di Adriano (l’imperatore romano del libro di Marguerite Yourcenar), diede forma e cadenza di esametro a un’osservazione ovvia; di quel tipo d’ovvietà mai trascurabile, però. I destini dei libri dipendono della capacità di chi li legge, dalla sua intelligenza di ciò che legge, dice quel verso. E le cose stanno così, incontrovertibilmente. Un libro o, più generalmente, un testo non è un oggetto inerte. È sempre un processo, un’operazione. Vi gioca un ruolo l’autore. Fuori dell’aspetto funzionale, dell’autore, può accadere si sappia poco o nulla: casi celebri, in proposito. Comunque sia, l’autore resta la funzione più esposta dell’operazione testuale, la saliente.    L’autore è però...

25.03.2018

Aggettivo e sostantivo / Intellettuale

L’aggettivo intellettuale circola nella lingua del sì da non poco. Se ne serviva già Dante, che, com’è noto, fece sortire dal loro stato di latenza moltissime parole indispensabili allo sviluppo di un’espressione italiana culturalmente rilevante. Con intellettuale, all’epoca si qualificava ciò che «appartiene all’intelletto», che è «proprio dell’intelletto», contrapponendolo alle qualificazioni di quanto è relativo a caratteri morali e sentimentali. Lo ricorda l’Enciclopedia dantesca, che procura le attestazioni opportune traendole dal Convivio. Ancora alla fine del terzo decennio dell’Ottocento, intellettuale si trova registrato (e solo come aggettivo) con tale valore nel cosiddetto Vocabolario del Tramater, che d’altra parte, in aggiunta, chiosa: «dicesi anche per opposto a Materiale»....

10.02.2018

Il genere è questione dibattuta / Maschile e femminile

Oggi il genere è questione dibattuta. Basta sfiorarla e si rischia di urtare sensibilità. Qui si spera di non farlo, tenendosi a un’osservazione di futile linguistica della lingua. Non di quell’importante linguistica, al giorno d’oggi così fiorente, che si occupa di serie questioni morali e sociali e cui la lingua fa da pretesto. È appena il caso si dica infatti che sotto il nome di genere va anche una banale categoria grammaticale. Come tale, il genere è uno dei valori coi quali le lingue giocano a istituire differenze, che è il loro modo d’essere e di funzionare.    Se ci si pensa un attimo, la cosa non è irragionevole. Monotonia, uniformità, assenza di variazione sono il contrario di ciò che fa efficace l’espressione e la conseguente comunicazione. Un segnale sempre eguale a...

20.01.2018

Una a davanti a me / Io io io

“Di questa storia a me colpiscono tre aspetti”: a casaccio, tra migliaia, orali e scritte, la citazione viene dal post di una persona di cultura. “Embè?” dirà chi legge. “C’è qualcosa di strano?”. No. A me colpiscono... è ormai italiano perfetto. Se ne serve chi parla e scrive in punta di forchetta.    Ci si pensi, però: la reazione sarebbe stata eguale se si fosse trattato di Di questa storia a lui colpiscono tre aspetti? Anche con valore psicologico, colpire entra infatti in una costruzione transitiva. Accostare alla sua reggenza la preposizione a dovrebbe essere sentito come errore o (che è lo stesso, esprimendosi in italiano) come crudo meridionalismo. Non succede così, invece. Senza differenze geografiche, in un contesto del genere gli attuali sì-dicenti trovano a adeguata...