AUTORI
Nunzio La Fauci
01.10.2017

Parole in gioco di Stefano Bartezzaghi / Sul gioco, sul serio

Peppino, il braccio, scombicchera fogli, allo scrittoio; in piedi, Totò, la mente, gli detta il testo di una lettera sconclusionata fin nella punteggiatura: è il gag di Totò, Peppino e la… malafemmina (film  del 1956, diretto da Camillo Mastrocinque) di cui si conserva la massima memoria. Lo sfondone sintattico, la catastrofica scivolata lessicale, la torta in faccia alla norma grammaticale e ortografica: ingredienti d’una comicità efficace ma molto facile. Nel film c’è altro, quanto alla lingua, che fa ridere ma fa anche pensare ed è dovuto forse all’arte degli sceneggiatori, forse all’estro estemporaneo dei due attori napoletani.   Dalla campagna campana, Antonio e Peppino giungono in una Milano estiva, calda e soleggiata. Prima di mettersi in viaggio, hanno raccolto...

22.08.2017

“Though this be madness, yet there is method in’t” / Saussure, principe di Danimarca

Tra linguisti e semiologi, prima ancora di far fatica a trovare ascolto, il punto di vista di Ferdinand de Saussure fa da sempre fatica a trovare chi se ne faccia carico sperimentalmente. Il panorama degli studi ha vantato e continua a vantare un numero variabile ma sempre consistente di saussurologi. Studiosi che parlano di Saussure quando capita loro di fare storia della linguistica o della semiologia, con annessa teoresi, e di fare teoresi linguistica o semiologica, con le annesse cronache disciplinari. Lo stesso panorama lamenta però non da oggi una penuria di studiosi operativamente ispirati dalla lezione saussuriana. Manca in altre parole di studiosi che, nel concreto lavoro di ricerca e giorno dopo giorno, pongano in opera quanto il linguista ginevrino dettò come metodo...

23.07.2017

Con il pretesto di un anniversario / Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “Finché c’è morte, c’è speranza”

Il 23 luglio 1957 morì in una clinica romana, dove era arrivato da Palermo per ultime e pietose cure, l’autore di un’opera senza la quale la letteratura e, in generale, la cultura italiana del Novecento non sarebbero quelle che oggi sono e universalmente ci si rappresenta. Della morte di costui, fuori della cerchia di familiari e amici, nessuno seppe nulla. D’altra parte, in quella cerchia si ignorava largamente si trattasse di uno scrittore. E anche tra i pochi che lo sapevano scrittore, s’era lontanissimi dall’attribuire qualsivoglia rilievo a tale sua attività. La cosa era infatti vista per quello che era: una sua privata bizzarria.  Insomma, quel giorno di sessanta anni fa, in una clinica romana morì un tale della cui morte non c’era ragione scrivessero i giornali, non c’era...

21.07.2017

Voce non bella né di suono né di senso / Il grammatico si è detto "linguista"

“Cerusico”: chi l’ha più sentito dire? E “speziale”? “Passa a prendermi un’aspirina dallo speziale, per favore”: suvvia! Ecco due nomi di mestieri usciti dall’uso. Non ne sono però usciti perché i mestieri che designano sono scomparsi. Questo è il caso, si ponga, di “carbonaio” o di “lavandaia”. In futuro sarà forse il caso di “bancario”. Persino di “giornalista”...   “Speziale” e “cerusico” designano invece mestieri che esistono ancora e prosperano, solo che nessuno li chiama più così. E c’è il sospetto che, per esempio, sopra “cerusico” si sia ormai stesa l’ombra di un tabù. Dare del “cerusico” al chirurgo che si prepara a praticarvi una prostatectomia potrebbe infatti guastarvi con lui, quasi si trattasse di un insulto.   Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp, 1632...

25.06.2017

Utile e inutile / “Scuola” è oggi una parola della Neolingua?

Una premessa. Tra le cose che si fanno, ci sono le utili e le inutili. Ci sono poi quelle per le quali, semplicemente, l’alternativa non è pertinente e non ha senso chiedersi se, facendole, si fa qualcosa di utile o di inutile.   Riconoscere come ci sia qualcosa che trascende e delimita l’area di applicazione dell’opposizione tra utile e inutile rende più ricca e articolata la prospettiva di osservazione, di descrizione, di spiegazione dell’esperienza umana nel mondo e del mondo. E la impoverisce al contrario l’idea che tutto vada finalmente ridotto al modulo che mette in contrasto l’utile e l’inutile: la rende inoltre intrinsecamente totalitaria; la mette nelle mani di un pensiero unico.   Ciò che non è né utile né inutile non è infatti quel banalmente inutile di cui una...

14.05.2017

“Arrival” / Lo scrittore è un calamaro

In Arrival, il bel film che Eric Heisserer, come sceneggiatore, e Denis Villeneuve, come regista, hanno di recente tratto, con qualche necessaria libertà, dal racconto Stories of your life di Ted Chiang (ne ha già scritto su “Doppiozero” Sergio Di Lino: Cerchi e palindromi), gli alieni paiono enormi calamari. A differenza di quelli del pianeta Terra, i cefalopodi alieni hanno sette tentacoli ed eptapodo è conseguentemente il nome che film e racconto assegnano alla lingua che fa da nocciolo tematico della narrazione. Sono peraltro sette anche le dita, per dire così, con cui (nel film ma non nel racconto) si aprono le estremità dei loro tentacoli in momenti cruciali dei processi comunicativi con gli esseri umani.     Sulle prime, la protagonista, che fa di nome Louise Banks,...