AUTORI
Pietro Bianchi

Pietro Bianchi è PhD candidate al Dipartimento di Romance Studies della Duke University. Ha scritto Jacques Lacan and Cinema. Imaginary, Gaze, Formalisation (di prossima pubblicazione per Karnac Books) e diversi articoli di psicoanalisi, filosofia e cinema. È critico cinematografico della rivista Cineforum e collaboratore del sito web Le parole e le cose.

11.09.2017

Politiche dell’assemblea / Michael Hardt e Toni Negri. Assembly

A Greensboro, in North Carolina, l’1 febbraio 1960, quattro studenti del primo anno della North Carolina A&T State University – Joseph McNeil, Franklin McCain, Ezell Blair Jr., e David Richmond – entrano in un cosiddetto five and dime store di Woolworth (un’azienda che oggi conosciamo con il nome di Footlocker), uno di quei negozi che vendevano vari prodotti per la casa scontati a pochi centesimi. Comprano un dentifricio e altre piccole cose, vanno alla cassa, li pagano e poi si avvicinano al lunch counter del negozio per ordinare un caffè. Quel caffè però non gli verrà mai servito perché contrariamente al resto del negozio, i lunch counter di Woolworth, così come accadeva in molti altri negozi nel Sud degli Stati Uniti, erano “white only”, rifiutavano cioè il servizio alle persone...

29.06.2017

Bayerische Staatsoper, Monaco di Baviera / Tannhäuser secondo Romeo Castellucci

Lo ying e lo yang, l’attivo e il passivo, la materia e la forma, la stanzialità e il nomadismo, la famiglia e la collettività, in una parola il femminile e il maschile: le cosmologie tradizionali o junghiane hanno sempre promosso una certa forma di sessualizzazione fondamentale della propria idea di universo. Il femminile e il maschile sarebbero qualcosa di ben più radicato della semplice differenza anatomica della sessualità umana: sarebbero a tutti gli effetti dei principi primi ontologici che presiedono alla divisione dell’universo. È stato Lacan a dire che invece non esistono delle essenze fondamentali di ciò che è femminile e di ciò che è maschile: qualcosa che gli esseri umani dovrebbero riequilibrare. Il godimento della sessualità è uno solo, non ve n’è una tipologia femminile e...

29.05.2017

Cannes. Parte 3 / L'anno nero di Cannes

Che l’edizione di quest’anno del Festival di Cannes non sarebbe stata come quella, francamente eccezionale, dell’anno scorso c’era da aspettarselo: non capita tutti gli anni di avere autori come Cristian Mungiu, Olivier Assayas, Jim Jarmusch, Nicolas Winding Refn, Asghar Farhadi, Xavier Dolan, Paul Verhoeven (e poi Kleber Mendonça Filho, i Dardenne, Pedro Almodóvar etc.) con i film pronti in questi mesi dell’anno, e riuscire magari a fare pure delle scoperte, com’è stato con Toni Erdmann di Marien Ade l’anno scorso così come l’anno prima fu con Son of Saul di László Nemes. Non capita tutti gli anni di avere film che da soli definiscono un festival, come fu per La Vie d'Adèle nel 2013, Holy Motors nel 2012 o Tree of Life nel 2011. Il cinema a volte ha semplicemente delle annate meno...

24.05.2017

Cannes. Parte 2 / Nascita della Biopolitica

Quando sabato sera prima della proiezione stampa di Le Redoutable di Michel Hazanavicius è scattato un allarme per un pacco sospetto che ha costretto all’evacuazione tutta la zona antistante alla Sala Debussy, è improvvisamente ritornata a farsi concreta per tutti gli inviati a Cannes la paura per l’eterno problema sicurezza che si ripresenta sistematicamente a ogni edizione recente del Festival. In realtà si è trattato solo di una borsa dimenticata da qualcuno, che è bastata però a costringere migliaia di persone al fuggi fuggi generale. Perché quest’anno Cannes ha visto una stretta davvero impressionante per quanto riguarda controlli, metal-detector, perquisizioni, check-point che hanno finito per rendere lo spazio lungo la Croisette e fuori dal Palais des Festivals in preda a una...

20.05.2017

Cannes. Parte 1 / La politica della Croisette

Esiste la politica a Cannes? A giudicare dalla bolla di operatori del settore, professionisti, attori/attrici o sedicenti tali che occupano la gran parte delle coperture stampa e delle attività sulla Croisette parrebbe proprio di no. Eppure a volte le cose sono un po’ più complicate. Ne abbiamo avuto un esempio durante la conferenza stampa ufficiale in cui venne presentata l’edizione di quest’anno – ed è una data importante perché è il Settantesimo anniversario del Festival – quando il délégué général Thierry Fremaux pressato dalle domande dei giornalisti sulla congiuntura politica francese ci tenne a dire che il festival non potrà mai essere “politico”: al limite i film possono esserlo. È un po’ la sintesi dell’approccio cannois, che ama presentarsi con la faccia della neutralità market...

20.03.2017

Massimo Recalcati. Il mistero delle cose / Il silenzio della psicoanalisi di fronte all’arte

A che cosa serve un sintomo? L’ultimo Lacan lo diceva provocatoriamente ma molto chiaramente: il sintomo non serve a niente. Serve soltanto a godere. È un’affermazione che evidentemente ribalta quello che è ancora oggi uno dei luoghi comuni più diffusi riguardo all’esperienza della psicoanalisi. Ovvero, il fatto che si tratti di una pratica che produce una conoscenza riguardo al sé, alla propria interiorità, al proprio – ma il termine andrebbe chiarito – inconscio. Che cos’è infatti l’inconscio? È un insieme di significati che riguardano noi stessi e che sono nascosti alla coscienza? È un archivio di esperienze passate che sono successivamente state represse per il loro contenuto traumatico? Che cosa vuol dire “fare esperienza” dell’inconscio durante l’analisi?   Giorgio Celiberti...