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La voce della luna

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Speciale Fellini / Cabiria, please, stop crying!

Ogni volta che riguardo Le notti di Cabiria (1957) vedo di più. Così ho aspettato, ho rimandato a lungo prima di scrivere, ma alla fine ho capito che l’incertezza non sarebbe passata mai, perché con Fellini lo smarrimento non è un ostacolo bensì condizione e circostanza creativa della sua opera. Ciò che è reale diventa meno importante di ciò che invece è immaginato o percepito come illusione. Proprio questo disorientamento visionario, che corrisponde alla qualità più speciale delle storie, dello sguardo, dello stile di Fellini, agisce anche da dispositivo spettatoriale costante dei suoi film.  All’inizio, per esempio, sembra tutto facile, come nel disegno fatto da un bambino, o in uno schizzo di regia:    Cabiria in un disegno di Fellini. Andando avanti, però, il mondo vissuto e sognato da una prostituta/folletto, a Roma, alla fine degli anni Cinquanta, diventa una specie di passaggio magico per un bosco incantato. Prima luce, tanta, e poi buio, come succede all’inizio e alla fine di Le notti di Cabiria. Somigliando ai suoi personaggi, anche chi guarda i film di Fellini, allora, dovrà lasciarsi smarrire, camminare tra le ombre, in mezzo allo scintillìo dei...

Attenzione / Sensibili alla vita

Chissà quale potenza rabdomante mi ha spinto questa estate a imbattermi in libri di filosofia che, una volta letti, si sono rivelati accomunati dal tema del sentire la vita. Forse l’inconsapevole onda lunga del lockdown che ho vissuto come eccessivamente pregno di tentativi, comprensibilissimi, di coprire il silenzio, saturando tempo e spazio con offerte culturali, bollettini della protezione civile, agenzie stampa, commenti, valutazioni, proiezioni sul futuro che avremmo affrontato, in un eterno ritorno dell’uguale che sembrava escogitato apposta per anestetizzare la vita e non prestare attenzione a quanto di nuovo stava accadendo. Iniziative di vario genere e interesse, alle quali ho preso parte anch’io, che certo avevano l’intento di essere d’aiuto a quanti fossero soli, spaesati e in condizioni di difficoltà emotive e relazionali, ma che mi sono non di meno parse anche modalità di copertura di quanto sentivamo, che, inascoltato, diveniva sempre più irrequieto, come chi non trova accoglienza, riconoscimento e ristoro. Tutto mi sembrava escogitato per zittire il silenzio che faceva da basso continuo nelle giornate della pandemia e che molti, ormai disabituati, trovavano...

Ermanno Cavazzoni / Il ritorno dei lunatici

Sono passati più di trent’anni dall’uscita per i tipi di Bollati Boringhieri del romanzo d’esordio di Ermanno Cavazzoni, Il poema dei lunatici, prima tappa di un percorso narrativo felice e prolifico, che dura a tutt’oggi. Il libro è stato ristampato recentemente per La Nave di Teseo, l’editore che si è occupato della diffusione delle ultime opere dello scrittore reggiano: La galassia dei dementi (2018), romanzo ‘fanta-nescientifico’, e il recentissimo Storie vere e verissime (2019), raccolta di testi ibridi, un po’ corsivi e un po’ narrazioni, che costituisce la terza puntata di un filone parallelo alla produzione di romanzi e racconti, inaugurato con Il limbo delle fantasticazioni (Quodlibet 2009) e proseguito con Il pensatore solitario (Guanda 2015). Periodicamente riproposto negli anni, Il poema dei lunatici torna in libreria in una ricercata corrispondenza con il centenario dalla nascita di Federico Fellini, che realizzò a partire dal romanzo quella che sarebbe stata la sua ultima pellicola, La voce della Luna (1990), con Roberto Benigni e Paolo Villaggio nei panni di Savini (Salvini nel film) e Gonnella, i personaggi principali.    Nel novembre del 1987 Cavazzoni...

Speciale Fellini / Pubblicità: troppo bella per essere cattiva

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato. Quest'articolo di Giuseppe Mazza è una rielaborazione, realizzata appositamente per doppiozero, di testi contenuti in differenti capitoli del suo Cinema e Pubblicità – La relazione sorprendente (Editrice Bibliografica, 2019).      Come...

A 25 anni dalla morte / Fellini, antropologo e profeta

«Comincia un grande futuro», scrive Tullio Kezich nell’ultima pagina della sua biografia felliniana, riprendendo uno dei tanti necrologi apparsi in occasione della scomparsa del grande regista. Quel futuro è il nostro presente: un quarto di secolo ci separa ormai da quel 31 ottobre 1993 in cui Federico Fellini cessava di vivere, dopo due settimane di agonia seguite dalle televisioni di mezzo mondo (con macabra ironia, qualcuno parlerà di “set felliniano”).  In fondo, alla morte – non solo la sua – Fellini ci aveva preparati da sempre. La sua filmografia, dai Vitelloni in avanti, non è che una continua meditazione/esorcismo sul tempo che passa e consuma la vita e i sogni («Una mattina ti svegli, eri ragazzo fino a ieri e adesso non lo sei più») e sul mistero del “dopo”, al quale avrebbe voluto dedicare un intero film, quel Viaggio di G. Mastorna che non riuscì mai a realizzare. Eppure, io credo che se si montassero una dietro l’altra tutte le sequenze di feste banchetti parate sagre circhi matrimoni orge processioni capodanni carnevali dei suoi film, probabilmente avremmo in mano la più vasta meditatio mortis del XX secolo. Ora, se questo è quel che ci ha lasciato, quale...