Cinema

Un’intervista inedita / Peter Bogdanovich, un regista dell’istinto

Lo scorso 6 gennaio Peter Bogdanovich se n’è andato. Aveva quasi 83 anni: era nato il 30 luglio 1939. Prima di dirigere Voyage to the Planet of Prehistoric Women nel 1968, con lo pseudonimo di Derek Thomas, aveva lavorato per il New York Theatre, l’unico posto in città dove, nel 1960, si poteva vedere un western di John Ford. Aveva scelto una manciata di film introvabili di Howard Hawks per una delle sue retrospettive dal titolo “The forgotten film”. Del resto in quegli anni “chi era chic parlava di Antonioni e Fellini e nessuno o quasi di Hitchcock; di Hawks, nessuno sapeva niente”. Susanna, Acque del Sud, Il grande sonno… C’era la fila per l’ingresso che girava intorno all’isolato. Erano dieci anni che nessuno chiedeva Gli uomini preferiscono le bionde alla 20th Century Fox, ma alla...

Valori assoluti / Il sigillo di casa Gucci

L’ultimo lavoro di Ridley Scott, House of Gucci (2021), campeggia ai vertici dell’agenda mediatica sin dalle fasi iniziali del progetto, complice il cast stellare e l’imminente centenario della casa di moda italiana. Il film è una trasposizione cinematografica del volume The House of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour, and Greed di Sara Gay Forden, risalente ai primi anni Duemila e pubblicato in italiano da Garzanti (2021). Si tratta, dunque, di una narrazione romanzata, drammatizzata, di eventi di cronaca che riguardano le sorti della famiglia Gucci a partire dall’ingresso di Patrizia Reggiani (Lady Gaga) prima nelle vesti di fidanzata, poi di moglie e, infine, di assassina di Maurizio Gucci (Adam Driver). Nessuno spoiler: la storia è ben nota al grande pubblico, così...

Un film dei Manetti Bros. / Diabolik. Un incubo a fumetti

Diabolik dei Manetti Bros. è un film che ha diviso, soprattutto i critici, schieratisi in clan e fazioni. Un punto su cui mi pare di poter dire siano tutti d’accordo è che, alla base di questa divisione, ci sia una serie ben precisa di scelte di direzione artistica, che per alcuni sono un elemento positivo, per altri costituiscono invece la causa del naufragio del film e un’occasione sprecata. Prima ancora che un film riuscito o meno, quindi, Diabolik è un film spiazzante, proprio perché altro rispetto a ciò che la quasi totalità dei critici e degli spettatori si attendeva. Lontano – come lo è per sua natura il mondo creato dalle sorelle Giussani nel 1962 ed edito dalla Astorina – dall’estetica accumulativa dei cinecomics dell’ultimo decennio, distante da ogni tentazione action, il film...

Il cinema alchemico di Marco Martinelli / Fedeli d’Amore. Il film

Un altro Dante ancora. Marco Martinelli e Ermanna Montanari da anni scavano la Divina Commedia e il suo autore. Ci hanno regalato opere di grande fascino, realizzate coinvolgendo nei cori decine di cittadini, Inferno del 2017 e Purgatorio del 2019. Nel frattempo e in attesa del Paradiso, bloccato dalla pandemia, hanno raccontato “di traverso” il poeta, la ricchezza della sua riflessione, la luce della sua poesia, l’aura che riverbera da lui verso di noi. Lo hanno fatto in uno spettacolo concerto buio e intenso, fedeli d’Amore, sette episodi unificati dalla voce narrante di Ermanna Montanari, dalla musica di Luigi Ceccarelli, da un viaggio immaginale tra bui, controluce, apparizione di strutture metalliche, emersione di affreschi, perpetrato da Martinelli come graffi fin sotto la pelle del...

Anniversari / Miracolo a Milano. I poveri disturbano (ancora)

“Sono pessimista ma me ne dimentico sempre” (da una lettera di Cesare Zavattini a Franco Maria Ricci, 12 ottobre 1967)   In principio fu Antonio de Curtis. È a lui che Cesare Zavattini propone nel 1940 il primo soggetto di quello che sarebbe diventato, dieci anni più tardi e con la regia di Vittorio De Sica, Miracolo a Milano. Fervido ammiratore dell’attore napoletano, a 38 anni il vulcanico Za è in piena eruzione, con uno spettro di attività che va dalla letteratura ai periodici illustrati, dal fumetto al cinema. Il soggetto, intitolato Totò il buono e firmato a quattro mani con lo stesso Totò, viene pubblicato il 25 settembre sulla rivista “Cinema” (per onor di cronaca, va detto che il testo è opera del solo Za, che qua e là si serve di qualche spunto surreale suggerito dall’attore...

Su Netflix il Leone d’Argento / Jane Campion, Il potere del cane

Nelle numerose versioni della Bibbia tradotte in italiano, al ventunesimo verso del Salmo 21 (o 22, secondo la numerazione ebraica) non sempre si trova il riferimento al potere del cane. “Deliver my soul from the sword, my darling from the power of the dog”, così si aprono e chiudono il romanzo di Thomas Savage del 1967 e il nuovo film di Jane Campion, che le è valso il secondo Leone d'Argento personale alla Mostra di Venezia ed è ora disponibile su Netflix; la frase che dà il titolo a entrambe le opere si trova nella traduzione inglese della Bibbia scelta dallo scrittore statunitense. Un lettore italiano che consultasse la versione della Conferenza Episcopale Italiana del 2008, invece, leggerebbe un’invocazione leggermente diversa: “Libera dalla spada la mia vita, dalle zampe del cane l'...

Media e immaginario / Gomorra a Winterfell

Lo so, è un giochino un po’ perverso, ma non ho resistito. Prima puntata: 10. Seconda: 7. Terza: 1. Quarta: 19. Quinta: 7. Sesta: 11. Settima: 7. Ottava: 15. Nona: 2. Decima: 11. Per un totale di 90. Si tratta dei morti ammazzati nella stagione finale di Gomorra, che si svolge in un lasso di tempo narrativo non chiaro, ma certamente in meno di dodici mesi. Nella realtà fisica, durante tutto il 2020 le morti violente a Napoli (non solo di camorra, ma per una qualsiasi causa) sono state 26. Aggiungiamoci gli omicidi della provincia di Caserta: 6. La sproporzione tra dati reali e fiction indica da sola come una delle serie più “realistiche” degli ultimi anni abbia un rapporto con i fatti quantomeno discutibile. Infatti Gomorra è un caso affascinante e sostanzialmente unico per analizzare la...

Live long and debunk / Star trek, la pista delle stelle

Il 13 ottobre 2021 l’attore novantenne William Shatner è diventato l’uomo più anziano ad aver fluttuato nello spazio, per la precisione ad aver fluttuato sopra la linea di Kármán, confine immaginario dell’atmosfera terrestre. E se vi state domandando chi è questo signor William Shatner, si tratta, ovviamente, del capitano James T. Kirk, il comandante di quella USS Enterprise impegnata in una missione quinquennale che non ha mai finito di far sognare milioni di persone sparse in tutto il mondo. L’universo narrativo di Star Trek in effetti sta vivendo giorni di gloria e numerose sono le nuove produzioni ad esso connesse. Star Trek, la pista delle stelle, tuttavia, non è qualcosa di inedito, ma è la ristampa di un (enorme) volume pubblicato da Mondadori nel 2017 e da anni introvabile in...

Sorrentino candidato agli Oscar / È stata la mano di Dio

Le zie, le sorelle di mio padre, erano quelle che più di tutte nominavano ‘o munaciello: bambino, piccolo monaco, creatura invisibile, figura magica, portento religioso, mistero della fede (o di chissà cosa) che si aggirava per casa. ‘O munaciello viene da racconti lontani, un po’ leggenda, un po’ verità. Per Matilde Serao, per esempio, era più vicino alla verità che alla leggenda, ma se pensiamo a Napoli la distanza tra leggendario e reale è sottile, così come quella tra falso e vero. Perciò ‘o munaciello esiste nelle cose di Napoli, un po’ lo vedi un po’ no, un po’ ci credi un po’ no. Ci credi quando ti conviene, magari. Nelle frasi delle zie la figura fiabesca era a volte un benefattore (soldi comparsi in un cassetto di cui nessuno ricordava la provenienza) altre era un dispettoso (...

La docuserie di Peter Jackson / Get Back. Ecco chi erano i Beatles

“Chi erano mai questi Beatles?”, chiedeva Roberto Roversi in una poesia musicata dagli Stadio nel 1984. Io ascoltavo questo brano da ragazzino, nella versione cantata da Lucio Dalla e Gianni Morandi: i Beatles li avevo appena scoperti, e un po’ come la ragazzina immaginata da Roversi avevo mille domande per chi li aveva “girati nei giradischi e gridati, aspettati e ascoltati, bruciati e poi scordati”. La poesia di Roversi parla in realtà del passare del tempo e di ragazzi che diventano nonni. Chissà cosa avrebbe pensato di un’operazione come The Beatles: Get Back, la miniserie documentaria di Peter Jackson appena uscita in tre parti su Disney +, che ci riporta indietro di più di 50 anni e per quasi otto ore ci fa vivere a stretto contatto con John, Paul, George e Ringo. È davvero un’...

Almodóvar, Sciamma, Sorrentino / L’immagine della madre: sdoppiamenti, traumi e memorie

Tra i film più belli del 2021 ci sono tre opere molto diverse, che tuttavia sembrano dialogare intorno a come oggi si possa ripensare il cinema in quanto immagine del tempo. Si tratta di Petite Maman, di Céline Sciamma, Madres Paralelas, di Pedro Almodóvar, e È stata la mano di Dio, di Paolo Sorrentino.  La madre è il comune nucleo simbolico e formale attorno al quale questi lavori ruotano, in due casi fin dal titolo. Ma la madre non funziona semplicemente da contenuto, evento emotivo, o ricordo, bensì come immagine costitutiva e strutturante. La presenza di una situazione materna variamente modulata (ora sviluppata come espediente fiabesco, ora come dispositivo drammatico di intreccio, ora come messa in scena del passato) opera come varco dove scavare, anzitutto in senso filmico,...

Tra cinema e letteratura / Dovlatov, le sigarette e l'underground sovietico

Sergej Dovlatov (1941-1990) è stato uno scrittore sovietico (almeno per appartenenza cronologica) di origine ebraico-armena, vissuto non senza difficoltà in URSS ed emigrato negli Stati Uniti nel 1978.   Lo scrittore Sergej Dovlatov. Il film a lui ispirato, Dovlatov, produzione russo-polacco-serba per la regia di Aleksej German junior (in italiano il titolo si arricchisce di una discutibile integrazione “i libri invisibili”), ha debuttato alla Berlinale del 2018 dove è stato insignito dell’orso d’argento per il miglior contributo artistico. Immediatamente dopo la prima berlinese ha fatto la sua comparsa sugli schermi russi; inizialmente la proiezione era stata prevista soltanto per quattro giorni, dall’1 al 4 marzo 2018, ma visto il successo (il film sarebbe arrivato in Russia a...

Strappare lungo i bordi / Zerocalcare: macerie e memorie

All’indomani dell’uscita della serie animata Strappare lungo i bordi, che consegna l’universo del fumettista Zerocalcare (al secolo Michele Rech) all’inevitabile sovraesposizione mediatica garantita da Netflix, si è scatenato il delirio di commenti che accompagna ogni operazione culturale che unisce elementi provenienti da contesti diversi. Elementi che, come ci dimostra il successo di questa serie - divenuta la più vista in Italia nel giro di una settimana - potrebbero coesistere pacificamente, e piacere anche a chi abita al di fuori del Grande Raccordo Anulare ed è afflitto da diversi generi di “impicci”. Uno degli indubitabili punti di forza della produzione di Rech è infatti l’imprinting inconfondibile che ha fidelizzato negli anni una platea di fan reclutati non soltanto fra gli...

2001-2021 / Mulholland Drive: viaggio al termine dell’inconscio

Un uomo legato, gambe e braccia, a un letto. Del suo aguzzino si vedono solo i piedi, con eleganti scarpe scure, e le mani, tra le dita una siringa. L’uomo è un detective alla ricerca di risposte, sulle tracce di un mistero che una giovane donna si è portata nella tomba lasciando dietro di sé solo pochi fumosi indizi. L’aguzzino è un medico affiliato con una misteriosa organizzazione criminale: «Le ha chiesto di ricordare. Cosa deve ricordare? Mentre sarà addormentato, il suo subconscio ci fornirà la risposta. Sogni d’oro».  Qui “inizia” Mulholland Drive: da una scena di Un bacio e una pistola di Robert Aldrich, una delle pietre tombali, insieme a L’infernale Quinlan di Orson Welles, del noir classico. Definito un “noir apocalittico” – per la sua tematica, certo, ma anche per gli...

Filmmaker Festival 2021 / Amos Vogel. Cento anni di sovversione

Il nome di Amos Vogel forse non è noto in Italia quanto dovrebbe, persino fra i cinefili di lungo corso. Eppure si tratta di una figura chiave: con buona approssimazione, si può dire sia stato il più grande programmatore di film del XX secolo, un autentico “santo patrono” per chiunque faccia questo mestiere. Non a caso, in occasione del centenario della nascita (18 aprile 2021), le iniziative per ricordarlo e omaggiarlo si sono moltiplicate un po’ in tutto il mondo. Oltre a New York, dov’è morto novantunenne nel 2012, che ha visto alcune delle maggiori istituzioni cittadine fare a gara nel tributargli onori (MoMa, Lincoln Center, Film Forum, Anthology Film Archive), vale la pena ricordare la Spagna, con il festival Punto de Vista che gli ha dedicato un’ampia retrospettiva, curata dall’ex...

Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi al MAXXI / Immagini che cadono avvinghiate a Lucifero

Concentrare   Recensendo il diario di Michihiko Hachiya, direttore dell’Ospedale di Hiroshima durante il bombardamento atomico, Canetti scrisse (in Potere e sopravvivenza. Saggi) che ogni sua pagina era preziosa: la distruzione della città era stata la catastrofe “più concentrata” sofferta dall’uomo in tutti i tempi. A sua volta, ogni riga del suo testo conserva un’inestimabile concentrazione creativa: Canetti infatti ha pubblicato pochissimi scritti, meno che mai recensioni. Intenzionalmente, solo capolavori. Questa è un’adeguata premessa anche per le opere di cui vogliamo parlare. I lavori di Gianikian e Ricci Lucchi, presentati in quattro eventi al MAXXI durante il 2021, non sono composti da scritti ma da fotogrammi. La fotografia proiettata in sequenza diviene cinema, l’arte che...

Un requiem con stile / Wes Anderson, The French Dispatch

Wes Anderson è ovunque. Spot pubblicitari (Prada, H&M), videoclip musicali (Aline, di Christophe), design (il Bar Luce della Fondazione Prada, il British Pullman Train per la catena alberghiera Belmond), persino un progetto espositivo itinerante (Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori, progettato in collaborazione con la moglie Juman Malouf e allestito presso il Kunsthistoriches Museum di Vienna e la Fondazione Prada). Piaccia o meno, l’opera multimediale del regista texano è l’esempio vivente e lampante di come si costruisca una personalità autoriale nell’era dei social media e del self-branding. Potremmo dire, alla McLuhan, che per lui lo stile è contenuto (The Substance of Style è appunto il titolo di un importante video-essay su Anderson, realizzato anni fa da Matt Zoller...

Scene da un matrimonio / Quindi l’amore è così triste

Il virtuosismo: «Il fatto e la qualità di possedere, e di dimostrare, una grande abilità tecnica» dice il vocabolario Treccani. Hagai Levi, classe 1963, israeliano, dal 2005 al 2008 ha ideato, scritto e diretto la serie BeTibul, che poi nei suoi fortunati adattamenti culturali in Usa, Francia, Italia, Serbia, Romania, Paesi Bassi abbiamo conosciuto come In Treatment (In terapia). Nel 2014 ha creato The Affair per ShowTime. In Treatment ha vinto la scommessa di portare i tempi lenti, dialogati, intellettuali del teatro nella complex tv. Non era facile: la serie aveva cinque episodi la settimana: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì c’era un paziente diverso, che ritornava la settimana successiva, e il venerdì lo psicanalista andava dal suo mentore, dal suo psicanalista supervisore.  ...

La serie tv del momento / Squid Game: giochiamo al capitalismo

Squid Game, la serie televisiva coreana distribuita in Italia da Netflix, è ormai un vero e proprio “caso” a livello mondiale, con echi negli ambiti più disparati - messi bene in luce da Bianca Terracciano nell’intervento apparso alcuni giorni fa su “doppiozero”. Abbiamo quindi deciso di affidare un commento su Squid Game ad altri due nostri collaboratori, diversi fra loro per competenze e ambiti di lavoro, con l’intento di fornire una mappatura più ampia del fenomeno. (g.g.)   Una sacra rappresentazione senza miracolo finale di Riccardo Manzotti   Confesso di avere guardato tutti gli episodi di Squid Game in una notte insonne di binge watching bulimico. Nonostante fosse un venerdì al termine di una lunga settimana, la serie sudcoreana ha saputo tenermi sveglio fino alle 4...

La palma d’oro a Cannes / Titane, sovversivo classico

“La critica non si lasciò [...] ingannare, quando Degas espose la propria Petite danseuse de quatorze ans alla Sesta mostra degli impressionisti. La facies della modella corrispondeva alle descrizioni che la «scienza» andava facendo del tipo cranico degenerato, caratterizzato da angolo facciale acuto, mascella sporgente, zigomi prominenti, fronte assente – lineamenti a cui erano associate, nella fantasia popolare, l’ignoranza e la bestialità delle classi pericolose. [...] Degas aveva apportato alla propria modella, Marie van Goethem, un cospicuo numero di modifiche, per meglio aderire allo schema lombrosiano del delinquente nato e fare di quella ballerinetta non un «topolino», come venivano chiamate le giovani allieve dell’Opéra, bensì un animale vizioso uscito dalle fogne unicamente per...

Sorveglianti e sorvegliati / Ariaferma: l’inferno svuotato del carcere

Le sentenze non hanno la stessa potenza delle immagini e richiedono una fiducia che potremmo coerentemente definire cieca. Le immagini della rivolta e poi delle violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nell'aprile del 2020, diffuse a un anno di distanza, hanno permesso a tutti di venire al corrente di avvenimenti a cui sarebbe difficile credere senza l'ausilio dei video. Per i fatti di vent'anni prima all'interno del carcere di San Sebastiano di Sassari, riportati alla mente proprio da quanto accaduto nell'istituto campano, dobbiamo limitarci alle parole delle sentenze. Ci fu sicuramente un violento pestaggio ai danni di alcuni detenuti: la vicenda giudiziaria contro i responsabili è stata lunga e ci furono alcune condanne, molte assoluzioni, una sanzione da parte della...

Sino a che punto ci spingeremmo per ottenere quello che vogliamo? / La sfida crudele di Squid Game

Sino a che punto ci spingeremmo per ottenere quello che vogliamo? Ce lo chiediamo quando siamo messi all’angolo, quando le scelte difficili ci puntano il riflettore al centro della faccia, accecandoci. Implicitamente ce lo chiede di continuo Squid Game, serie Netflix più vista al mondo, un geniale prodotto mediale coreano che narrativizza le miserie del genere umano. È bene chiarire che Squid Game in quanto k-drama rappresenta uno dei pilastri dell’Hallyu, “l'ondata coreana” da cui fluisce il successo e la popolarità dei prodotti culturali e commerciali della Corea del Sud, la quale esercita la sua influenza e il suo potere economico in modo “dolce”. L’agglomerato di narrazioni mediali dell’Hallyu costruisce l’idea di coreanità nel mondo e lo fa in modo esemplare dato che la capacità di...