Alfabeto Pasolini

Cinema

Festival di Cannes I / Il cinema… tra la maman e la putain

È senz’altro uno dei più indecifrabili ed enigmatici film della carriera di Philippe Garrel: Les Ministères de l’art, realizzato per la televisione francese nel 1988 è un documentario di poco meno di un’ora che si propone di fare uno dei più classici atti di periodizzazione. È infatti un film che prova a mostrare, o a delimitare, una generazione di registi francesi (o per meglio dire, gravitanti attorno al cinema francese dato che vi sono anche un tedesco e una belga) che pur richiamandosi all’evento della Nouvelle Vague ne sono in qualche modo conseguenti. Ci sono interviste a Benoît Jacquot, Werner Schroeter e André Téchiné; ci sono le due sequenze di Elle a passé tant d’heures sous les sunlights dello stesso Garrel con Chantel Akerman e Jacques Doillon; c’è Brigitte Sy al Louvre; ci...

2002-2022 / X-Files e la popolarizzazione della paranoia

20 anni fa, il 19 maggio 2002, si concludeva la serie per eccellenza degli anni ‘90: X-Files. O almeno si concludeva prima del maldestro revival tentato con scarso successo tra 2016 e 2018: quando era probabilmente fuori tempo massimo, perché la realtà si era incaricata di incarnare e poi superare quella sua particolare forma, messa in scena dal popolarissimo show. Come tutte le serie di successo, capaci di dar forma a un pezzo dell’immaginario collettivo, ebbe molti eredi. Ma soprattutto un’eredità: canonizzare e normalizzare il complottismo, facendolo in qualche modo diventare mainstream.    A un livello superficiale possiamo dire che X-Files ebbe successo in primis per la forza della propria formula, semplice ma assai efficace; e che in sé e per sé altro non è che una...

Tra realtà e finzione / Zelensky, servitore del popolo?

In queste settimane sta andando in onda, in una modalità sperimentale e inedita, una nuova serie di fantascienza bellica. Non ha titolo (ma potrebbe benissimo essere “Orrore alle porte dell’Europa”) ed è trasmessa in chiaro sulle reti televisive di tutto il mondo. In uno scenario distopico dominato dal conflitto tra blocco occidentale e blocco orientale e dalle reciproche minacce di attacco nucleare, la Federazione Russa invade l’Ucraina, ex repubblica dell’URSS, bombardando le principali città del paese e martoriando la popolazione. Puntata dopo puntata lo spettatore assiste a terribili devastazioni, vengono alla luce atroci massacri perpetrati sui civili, mentre milioni di profughi si accalcano ai confini occidentali del paese in cerca di salvezza. L’anacronismo storico e il surrealismo...

Stéphane Brizé / Un altro mondo: si salva solo l’individuo

Il cinema di Stéphane Brizé, autore di tre film in sette anni sulle disparità sociali prodotte dal liberismo, è sempre attuale nonostante il più recente, Un altro mondo, sia arrivato nelle sale dopo l’impensabile emergenza economica causata dalla pandemia. Scegliendo di analizzare, tra gli altri, il tema della correlazione tra qualità e quantità di tempo che ognuno concede al proprio impiego e alla propria vita privata, ha messo in luce diseguaglianze che proprio la pandemia ha ulteriormente accentuato: tra chi può e chi non può scegliere dove e quando lavorare, tra chi può e chi non può scegliere volontariamente quando è il momento opportuno di fermarsi. Ancora una volta, Brizé ha scelto Vincent Lindon come protagonista, ma non c’è alcuna correlazione con gli altri personaggi da lui...

Lady D. secondo Larraín / Spencer: scucire il destino

Si comincia con un doppio arrivo. Dapprima quello di un convoglio militare, che attraversa la desolata campagna invernale per consegnare le casse portavivande contenenti raffinati cibi destinati a essere cucinati per un ricco banchetto. Ci troviamo infatti, come scopriremo meglio più avanti, nella Residenza di Sandringham, dove la famiglia reale inglese ha l’usanza di trascorrere il Natale. Subito dopo, ecco arrivare anche una macchina sportiva, guidata da una delle donne più inconfondibili d’Europa (Lady Diana). Tutti, noi compresi, sanno di chi si tratta, eppure lei è confusa, da sola, procede senza meta, guarda la mappa, chiede indicazioni, cammina sbandando, non sa dove si trova, proprio come se fosse una straniera.    «Fuck am I?» Dove cazzo sono? si chiede; ma intanto ecco...

Rifondare la saga / Il mondo capovolto di The Batman

C’è un’inquadratura in The Batman, visibile anche nel trailer, già diventata cult. Al termine di un inseguimento per le strade di Gotham che – per ritmo e iperrealismo – sembra uscito da un poliziesco, la batmobile, definita da un design molto concreto e poco futuribile, sperona la macchina guidata da Oswald Copplebot, il Pinguino, il mafioso interpretato da un irriconoscibile Colin Farrell, e la fa ribaltare. A questo punto, come spesso accade nel film, veniamo “incastrati” nella soggettiva del villain: il mondo ci appare capovolto e il cavaliere oscuro, a testa in giù, si avvicina minaccioso nel frame ribaltato, sullo sfondo di una città in fiamme, accompagnato dalla poderosa marcia funebre di Michael Giacchino. È facilmente l’inquadratura che rimane maggiormente in testa di tutto il...

Il nuovo Paul Thomas Anderson / Licorice Pizza e la città che non c’è

Fat Bernie’s, Tiny Toes, Chadney’s, il Tail o’ the Cock, il Cupid Hot Dogs, il Mikado, i flipper, le Pepsi, le coca cole, gli hamburger divorati ai Drive-In, le imprese di pubbliche relazioni e gli agenti dello spettacolo: il primo elemento che colpisce quando entriamo nel mondo di Licorice Pizza, è quello di trovarci di fronte a un’immane distesa di merci, di pubblicità, di businessman veri o sedicenti tali. Durante il film spesso si sentono in sottofondo radio e televisioni accese che parlano delle virtù dei prodotti in vendita o di oggetti da acquistare. E forse non è un caso che nel primo appuntamento in cui vediamo Gary e Alana, i due protagonisti del film, una delle prime frase che lui dice a lei è: “you should start a business!” (“dovresti aprire un’impresa”).     ...

23 marzo 1922-23 marzo 2022 / Ugo Tognazzi, sperimentatore dell’eccesso

“A me Ugo Tognazzi fa paura”, mi ha detto C. qualche tempo fa, mentre in TV passava In nome del popolo italiano (1971), film bello, diseguale e disperato di Dino Risi, in cui l’attore è protagonista a fianco di Vittorio Gassman. Quando, un po’ sorpreso, le ho chiesto il perché, mi ha risposto che ha sempre associato Tognazzi a qualcosa di esagerato, di eccessivo, che la spaventa.  Ci ho pensato su a lungo, e devo ammettere che in effetti l’eccesso è, ed è stata, una componente di grande rilievo nella vita e nella figura pubblica di Ugo Tognazzi. La voglia matta di vivere è il titolo dell’affettuoso documentario che il figlio Ricky gli ha dedicato in occasione del centenario della nascita, avvenuta a Cremona il 23 marzo 1922. Una “voglia matta” legata soprattutto ai piaceri primari...

Candidato a 7 premi Oscar / Kenneth Branagh, Belfast

27 luglio 2012: si inaugurano ufficialmente i Giochi Olimpici di Londra. Intitolata Isles of Wonder, per la regia di Danny Boyle, la cerimonia inizia con tre brevi filmati di cori a cappella registrati in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, poi naturalmente si concentra sulla celebrazione dell’Inghilterra e della sua città più rappresentativa. Il primo attore ad avere l’onore di recitare in mondovisione è Kenneth Branagh, nel ruolo del grande ingegnere vittoriano Isambard Kingdom Brunel; le sue parole, intese come omaggio all’isola della Gran Bretagna, sono quelle pronunciate da Calibano in La Tempesta di Shakespeare: “Be not afeard; the isle is full of noises, sounds and sweet airs, that give delight, and hurt not” (Non devi aver paura; l’isola è piena di rumori, suoni e dolci arie, che...

Buster Keaton sull’Arca rossa / Noah Teichner, Navigators

“La storia del secolo e quella del cinema si sono date strani appuntamenti, come se l’una fosse lo specchio dell’altra”, scriveva nel 1995 Gerard Macé nel suo articolo Ritorno di fiamma. Tuttavia, aggiungeva, “si tratta di uno specchio deformante. In questa gara a farsi il verso, non è detto che il cinema sia il più delirante dei due”.    Non saprei trovare un’epigrafe più adatta per Navigators, il lungometraggio d’esordio di Noah Teichner, ricercatore e filmmaker americano per nascita ma francese d’adozione. Proiettato ieri in prima mondiale al 44° Cinéma du réel, il film vede la luce dopo quasi un decennio di ricerche d’archivio (una prima organizzazione dei materiali è stata presentata nel 2017 al Centre Pompidou, sotto forma di installazione-performance su più schermi) e al...

Prima stella a sinistra / L’utopia di Walt Disney

Se si apre il dizionario online Treccani se ne trova la voce. Disneyzzazione viene definita la tendenza a una semplificazione popolare ricostruita ispirandosi a canoni di fantasia. Alla lapidarietà di una tale attestazione segue una lunga serie di esempi di utilizzo tratti da quotidiani, non proprio lusinghieri. La disneyzzazione, secondo un estratto di un articolo del Corriere a firma di Maria Latella risalente al 2001, “contaminerebbe” musei e residenze di valore storico riuscendo a impregnare del suo cattivo gusto addirittura gli interni della casa di George Washington. C’è poi Giampaolo Fabris che, stavolta dalle colonne di Repubblica, alla disneyzzazione si riferisce agitando il rischio che essa “avveleni la gente in nome della caffetteria supertrendy”. Come se ciò non bastasse,...

Ennio, il suono dell’attesa / Morricone secondo Tornatore

Di Morricone sapevamo già tutto. Sapevamo delle sue passeggiate in salotto all’alba, della sua metodicità imperturbabile, dell’amore per la moglie, del temperamento schivo e della sua cocciutaggine. Sapevamo anche della frustrazione per non essersi affermato come autore di musica pura, che Giuseppe Tornatore ha impiegato come molla narrativa per raccontare la storia di una redenzione dal senso di colpa in Ennio, il documentario da lungo tempo annunciato e finalmente uscito nelle sale con ben 350 copie, dopo una felice anteprima nell’ultimo scorcio di gennaio.   D’altra parte, Morricone aveva già lasciato che gli aneddoti su di lui circolassero in filmati, interviste, libri, e un’autobiografia. Per essere un compositore, e con quel carattere, Morricone si è esposto mediaticamente...

Complex TV / Moriremo tutti!

Non molti giorni fa qui abbiamo letto del libro di Marco Malvestio Raccontare la fine del mondo. Non c’è dubbio: nella nostra filogenesi è profondamente installato questo sentore della fine del tutto, che proietta nella nostra specie l’angoscia per la nostra morte corporea individuale. Darwin, Freud e Haeckel sono stati ovviamente aggiornati al momento dalla biologia evolutiva dello sviluppo, ma questo assillo del “potrebbe succedere all’improvviso qualcosa di catastrofico cui sarò impreparato” (che da “naturale” nel tempo si è implementata di svariate catastrofi cosmiche… meteoriti… comete… alieni cattivi…) è nel nostro inconscio, e fluisce variamente – di inconscio collettivo junghiano parlando – in molte creazioni letterarie e cinematografiche.   Il dominio delle piattaforme in...

Il nuovo film dei fratelli D’Innocenzo / America Latina. L’abisso spiegato

È Amore; poco altro da aggiungere. È Amore, unica frase di lancio nella locandina di America Latina scelta per accompagnare la presentazione in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, era stata anche l'unica espressione su cui imperniare la conferenza stampa, quando i giornalisti erano stati pregati di non raccontare nulla della trama, soprattutto del finale. Molte interviste di quei giorni ai registi Fabio e Damiano D'Innocenzo e al protagonista Elio Germano risultavano stravaganti: domande e risposte giravano attorno a una storia che non poteva essere esposta. Se Germano si concentrava a grandi linee sul senso del suo personaggio, un animo puro e sensibile che viene schiacciato dall'idea di mascolinità forte che la società contemporanea impone, i registi ribadivano che il loro...

Una mostra a Firenze / Amos Gitai: l’arte tra due abissi

In Italia, nonostante una presenza ricorrente nei festival, il lavoro di Amos Gitai non ha sempre circolato nei circuiti commerciali. Se questo gli è valso un cult following, per un pubblico generale è stato difficile seguirne il lungo itinerario artistico. Un plauso alle istituzioni fiorentine (Comune e Teatro della Pergola) che hanno allestito in contemporanea una video istallazione Promised Lands nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, e lo spettacolo Exiles Interieurs, una produzione Théâtre de la Ville e Agav Films. Le due cose insieme, quasi un dittico, offrono un’introduzione e una panoramica retrospettiva dell’opera del cineasta israeliano.   Nell’anno del centenario di Pasolini, è forse proprio PPP che può aiutarci a entrare nel particolare uso del cinema sviluppato da Gitai....

Un documentario / Visioni: idee da un presente sostenibile

“A volte accadono miracoli” mi dice Maurizio Corrado in una calda giornata d’estate mentre chiedo indicazioni preliminari al “ciak”: stiamo per girare la parte relativa al Nutrire il corpo nutrire la mente, sul cibo e l’alimentazione in Italia. Il “miracolo” del quale Corrado parla è quello di un’attenzione da oltreoceano per il suo lavoro e per gli articoli a sua firma qui, su Doppiozero: così, solo sul riconoscimento dell’originalità di uno sguardo e di specifiche competenze. Fatto sta che Angelo Gioè, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Melbourne (Elm Tree House, 233 Domain Road South Yarra VIC 3141 Australia) lo ha contattato per un progetto che avesse come tema l’ambiente e l’ecologia in Italia oggi nelle diverse declinazioni del vivere che l’ecologia comprende.  Le...

How meta can you get? / Matrix Resurrections, uno sberleffo camp

L’ironia è il grande alibi, o il paravento, del postmoderno quando diventa pigro. Quando cioè anziché seminare o coltivare dubbi, smitizzare, lavorare di decostruzione, insomma condurre la propria opera culturale, linguistica, filosofica, finisce per puntare al minimo sforzo. Fino a mettere le mani avanti: ehi, non vorrete mica prendermi troppo sul serio? Non vedete che sto scherzando? Mi è venuto da pensarlo dopo la visione di Matrix Resurrections, quarto capitolo del franchise che contribuì a costruire un pezzo tutt’altro che trascurabile dell’immaginario pop tra la fine degli anni ‘90 e i primi 2000. E che, a quasi vent’anni di distanza dalla supposta fine della trilogia classica (Matrix Revolutions, 2003), prova a rinverdire i fasti di quello che fu un enorme successo. Oppure, a...

3 novembre 1931-2 febbraio 2022 / Monica Vitti. Un lungo addio

È stato letteralmente un lungo addio quello di Monica Vitti, scomparsa ieri a novant’anni, dopo un ventennio di ritiro dalla vita pubblica a causa di una malattia neurodegenerativa. Da quella artistica, per la verità, si era già ritirata “ufficiosamente” nei primi anni Novanta: prima sul grande schermo, con l’unico film da regista, Scandalo segreto, nel 1990; poi su quello piccolo, con la miniserie Ma tu mi vuoi bene?, interpretata due anni dopo per la regia di Marcello Fondato (già responsabile, tra l’altro, di due suoi successi degli anni Settanta: il proverbiale Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa e il modesto A mezzanotte va la ronda del piacere).    Sembra strano, adesso, parlare di Monica Vitti al passato: alla sua esistenza “postuma in vita” eravamo ormai...

Un omaggio sentimentale / West Side Spielberg

«Non mi fido della gente che odia i musical a prescindere. [...] Ci sono sempre stati musical ottimi e musical pessimi – sarà sempre così, musical per tutti i gusti. Quindi… Statevene a casa e guardatevi il notiziario! Godetevi tutta la vostra triste realtà, e lasciate i musical alla gente che ancora è in grado di sognare».    Così Katharine Hepburn a commento del successo (non spettacolare) di Coco, musical sulla vita di Coco Chanel con musiche di André Previn che la vedeva protagonista (Previn che con il suo album jazz in cui reinterpreta le canzoni di West Side Story vince anche un Grammy nel 1961; ma questa è un’altra storia). Genere fortunatissimo fino agli anni ‘60, uno dei capisaldi dell'industria Hollywoodiana, il musical perde la sua forza con la morte dello Studio...

Un’intervista inedita / Peter Bogdanovich, un regista dell’istinto

Lo scorso 6 gennaio Peter Bogdanovich se n’è andato. Aveva quasi 83 anni: era nato il 30 luglio 1939. Prima di dirigere Voyage to the Planet of Prehistoric Women nel 1968, con lo pseudonimo di Derek Thomas, aveva lavorato per il New York Theatre, l’unico posto in città dove, nel 1960, si poteva vedere un western di John Ford. Aveva scelto una manciata di film introvabili di Howard Hawks per una delle sue retrospettive dal titolo “The forgotten film”. Del resto in quegli anni “chi era chic parlava di Antonioni e Fellini e nessuno o quasi di Hitchcock; di Hawks, nessuno sapeva niente”. Susanna, Acque del Sud, Il grande sonno… C’era la fila per l’ingresso che girava intorno all’isolato. Erano dieci anni che nessuno chiedeva Gli uomini preferiscono le bionde alla 20th Century Fox, ma alla...

Valori assoluti / Il sigillo di casa Gucci

L’ultimo lavoro di Ridley Scott, House of Gucci (2021), campeggia ai vertici dell’agenda mediatica sin dalle fasi iniziali del progetto, complice il cast stellare e l’imminente centenario della casa di moda italiana. Il film è una trasposizione cinematografica del volume The House of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour, and Greed di Sara Gay Forden, risalente ai primi anni Duemila e pubblicato in italiano da Garzanti (2021). Si tratta, dunque, di una narrazione romanzata, drammatizzata, di eventi di cronaca che riguardano le sorti della famiglia Gucci a partire dall’ingresso di Patrizia Reggiani (Lady Gaga) prima nelle vesti di fidanzata, poi di moglie e, infine, di assassina di Maurizio Gucci (Adam Driver). Nessuno spoiler: la storia è ben nota al grande pubblico, così...

Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi al MAXXI / Immagini che cadono avvinghiate a Lucifero

Concentrare   Recensendo il diario di Michihiko Hachiya, direttore dell’Ospedale di Hiroshima durante il bombardamento atomico, Canetti scrisse (in Potere e sopravvivenza. Saggi) che ogni sua pagina era preziosa: la distruzione della città era stata la catastrofe “più concentrata” sofferta dall’uomo in tutti i tempi. A sua volta, ogni riga del suo testo conserva un’inestimabile concentrazione creativa: Canetti infatti ha pubblicato pochissimi scritti, meno che mai recensioni. Intenzionalmente, solo capolavori. Questa è un’adeguata premessa anche per le opere di cui vogliamo parlare. I lavori di Gianikian e Ricci Lucchi, presentati in quattro eventi al MAXXI durante il 2021, non sono composti da scritti ma da fotogrammi. La fotografia proiettata in sequenza diviene cinema, l’arte che...