Cinema

Da Venezia a Netflix / “Roma”, autobiografia di un ricordo

Roma è ambientato nel 1971 ed è il film attraverso il quale Alfonso Cuarón ha ricostruito e messo in scena quella che potremo definire la “casa madre” del suo cinema. “Roma”, difatti, è in origine il nome del quartiere borghese di Città del Messico dove si trovava l’abitazione in cui il regista, nato nel 1961, ha trascorso l’infanzia: assieme ai fratelli, la madre (Sofía: Marina de Tavira), la nonna e la bambinaia indigena – la “Libo” (Liboria Rodríguez) a cui è dedicato il film, interpretata da Yalitza Aparicio:     Guardando, o riguardando, Roma, rimangono addosso a lungo tre aspetti: il primo è l’energia cinematografica di Cleo, la protagonista, che entra in scena lavando il pavimento del cortile di casa e man mano conquista una potenza di racconto quasi magica. Il secondo...

“Santiago, Italia” / Nanni Moretti. Elogio della parzialità

Per la proiezione di Santiago, Italia, la sala del cinema Palestrina di Milano è stracolma: un cartello all’ingresso dichiara sold out. Per fortuna, G. e io abbiamo prenotato i biglietti una settimana prima (il bigliettaio: «Faccia attenzione, ché i posti non sono numerati: chi primo arriva…»). Moretti non si è fatto attendere troppo, forse perché nella stessa sera ha in programma due altre presentazioni (al più prestigioso e noto cinema Anteo). Parte l’applauso di prammatica. Poi Moretti esordisce: «Questo è un film in cui vedrete che la Chiesa cattolica fa una gran bella figura».   La solita “finta” morettiana: dopo le dichiarazioni, le criticatissime interviste esclusive, i botta-e-risposta a distanza con il ministro degli interni (tutte cose che mi sono sforzato di non seguire,...

Il regista italiano in mostra a Parigi / Sergio Leone, macchina dell’immaginario

In uno dei video che arricchiscono il percorso della grande mostra alla Cinémathèque di Parigi, realizzata in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna (fino al 27 gennaio 2019), un Sergio Leone già pingue ma senza barba, e quindi meno prototipico dell’immagine di lui che siamo soliti richiamare alla memoria, impartisce indicazioni al rumorista incaricato di dare spessore al tappeto sonoro di uno dei suoi film. “Ecco, ora anche con i ferri, bravo”, gli raccomanda mentre spazza via le briciole di brioche dal suo tavolo e tamburella sul tavolo il ritmo esatto della corsa dei cavalli, intento come un direttore d’orchestra a far fare, e rifare, anche la più piccola battuta. Per chi esegue, con delle apposite scodelle e dei movimenti secchi e rapidi, gli occhi incollati allo schermo...

36mo Torino Film Festival / “La Flor”: quattro petali, un gambo e una radice

Comincio con l’intravedere una forma, una specie di isola remota [...] Vedo la fine e vedo l’inizio, ma non ciò che si trova in mezzo. Questo mi viene rivelato gradualmente, quando gli astri o il caso sono propizi. Più di una volta devo ripetere il cammino nella zona d’ombra. Jorge Luis Borges, Prologo a La rosa profonda   Da dove si comincia a parlare di un film di finzioni (il plurale è d’obbligo), che è anche un formidabile saggio sul cinema e sul suo connubio con la pittura, la letteratura, la fotografia, la musica, la politica, la storia? Un film che dura – intervalli inclusi – un po’ più di quattordici ore? Un film che seduce a tal punto gli spettatori da indurli a chiedersi di continuo “e poi? e poi?”, mai sazi, mai stanchi, mai disposti a abbandonarsi alle arti del mago...

16 marzo 1941 - 26 novembre 2018 / Bertolucci prima e dopo la rivoluzione

Nel secondo film di Bernardo Bertolucci, Prima della rivoluzione (1964), il protagonista Fabrizio (Francesco Barilli) discute di cinema con un sodale (Gianni Amico): Howard Hawks, Alain Resnais, Nicholas Ray, Il grande sonno, il Rossellini di Viaggio in Italia, senza il quale «non si può mica vivere!». Il cinema, che è «un fatto di stile»; e lo stile, che «è un fatto morale: 360 gradi di carrello, 360 gradi di moralità». Il dialogo è uno dei momenti cardine della cinefilia italiana degli anni Sessanta: chiunque abbia frequentato intorno a quegli anni le salette d’essai, saprebbe recitarlo a memoria, come un decalogo minimo di ogni “mangiatore di film” degno di questo nome. E magari rimarrebbe stupito nello scoprire che l’intero scambio di battute nacque in sala di doppiaggio,...

Irene Luzstig a DocLisboa 2018 / “Yours in Sisterhood”. A proposito di sorellanza

Nell’inverno del 1972 arrivò nelle edicole nordamericane il primo numero della rivista statunitense Ms. Magazine, una testata dichiaratamente femminista che da allora, con alterne e interessantissime vicende, non ha più cessato di esistere.  Per alcune attiviste del movimento delle donne fu un formidabile segno di affermazione: il pensiero femminista aveva trovato un canale per diffondersi ‘alle proprie condizioni’ fuori dagli ambiti della militanza. Il giornale si poneva come un luogo d’incontro e di scambio allargato, una piattaforma che invitava al confronto con donne di ogni razza, classe, credo religioso, convinzione politica, identità sessuale. Una zona franca, ma non un rifugio. Sulle sue pagine le donne di ogni angolo degli Stati Uniti – dalle grandi città alle aree rurali a...

Dal trailer al film / “Notti Magiche” e promesse mancate

Il trailer di Notti Magiche di Paolo Virzì è evocativo, emozionale, incomprensibile. Sono presenti una serie di soggetti, temi, elementi, che vengono presentati alternativamente e che non riusciamo a tenere uniti: il calcio sotto forma di Mondiali (Italia 90, come ci ricorda il commovente pezzo di Gianna Nannini, che ne fu colonna sonora), il mondo del cinema, una storia d'amore. E poi, ancora, da capo, campionato del mondo, una sceneggiatura, a cui si aggiunge un omicidio su suggerimento di una bionda che, mostrandoci una foto, ci dice che “l'hanno ammazzato loro”. A suo dire, conoscerebbe i colpevoli. “Immagini che non avremmo mai voluto commentare”, il cronista della partita chiosa così, e nello stesso momento una macchina precipita scenicamente da un ponte finendo nel Tevere. “Volete...

Richard Eyre, Ian McEwan / Il verdetto. Amministrare la giustizia

Quando un romanzo diviene film è discussione obbligata se il primo sia preferibile al secondo o se il secondo sia fedele al primo. È questo uno dei possibili approcci a Il verdetto, da poco uscito al cinema con la regia di Richard Eyre e la sceneggiatura di Ian McEwan, autore del romanzo da cui la pellicola deriva, La ballata di Adam Henry (Einaudi, 2014). Ma un'altra prospettiva emerge, in linea con le intenzioni dell’autore: la difficoltà di amministrare la giustizia in un mondo sempre più complesso e soprattutto pluriculturale. Il giudice Fiona May, “My lady” per il ruolo di vertice ricoperto nella magistratura britannica, si occupa di diritto familiare e in particolare del diritto dei minori, tanto che il titolo inglese del romanzo è The children act. Mentre il romanzo si occupa di...

A 25 anni dalla morte / Fellini, antropologo e profeta

«Comincia un grande futuro», scrive Tullio Kezich nell’ultima pagina della sua biografia felliniana, riprendendo uno dei tanti necrologi apparsi in occasione della scomparsa del grande regista. Quel futuro è il nostro presente: un quarto di secolo ci separa ormai da quel 31 ottobre 1993 in cui Federico Fellini cessava di vivere, dopo due settimane di agonia seguite dalle televisioni di mezzo mondo (con macabra ironia, qualcuno parlerà di “set felliniano”).  In fondo, alla morte – non solo la sua – Fellini ci aveva preparati da sempre. La sua filmografia, dai Vitelloni in avanti, non è che una continua meditazione/esorcismo sul tempo che passa e consuma la vita e i sogni («Una mattina ti svegli, eri ragazzo fino a ieri e adesso non lo sei più») e sul mistero del “dopo”, al quale...

L’omicidio Cucchi su Netflix / “Sulla mia pelle”: il fatto sussiste

Coricato sul letto di un carcere ospedaliero, Stefano Cucchi, arrestato per spaccio il 15 ottobre 2009 e morto una settimana dopo, ci appare subito, all’inizio di Sulla mia pelle, come una figura che assomiglia più a una cosa buttata che a una persona. Comincia a esistere, in senso cinematografico, come corpo ormai morto: inerme, pieno di lividi, disidratato, lasciato morire da solo.     Quelle quattro ossa per sempre incapaci di tirarsi su sembrano avverare le parole che ha lasciato Pier Paolo Pasolini in Empirismo Eretico (1972), poco tempo prima che anche il suo corpo fosse massacrato e fissato dalle immagini in testimonianza visiva perpetua di un’esistenza inconciliata. «La morte – aveva infatti scritto Pasolini – compie un fulmineo montaggio della nostra vita: ossia...

Dal trailer al film / Godard. Tableaux, Films, Textes

Si potrebbe dire che un trailer ha sempre davanti a sé la possibilità di scegliere tra due modalità. La prima ha a che fare con l'essere il film attraverso un montaggio narrativo che ne riporta spezzoni in modo coerente e comprensibile, e principalmente neutrale; la seconda – più rara e variamente declinata – è presentare il film, ponendosi come suo commento esterno. Sono scelte inversamente proporzionali: laddove c'è il film che parla da sé c'è meno spazio per qualcuno che parli al posto suo. Nel caso in questione riesce ad essere entrambe le cose, e vediamo perché.     Nel trailer di Le livre d'image sembra esserci tutto, tranne proprio quelle immagini che si suppone andremo a vedere. Musiche off, voci fuori campo che annunciano l'inizio delle riprese di un film (è il primo...

Spike Lee, "BlacKkKlansman" / L’uomo nero del Ku Klux Klan

BlacKkKlansman è un’invettiva, un pamphlet per immagini, “scritto” da un uomo di cinema, Spike Lee, che sa come si racconta una storia. E che qui lo fa molto bene, padroneggiando registri diversi, mescolati e fatti interagire tra loro. La porzione narrativa, che occupa la gran parte del film, è basata sulla storia vera dell’unico poliziotto afroamericano di Colorado Springs, Ron Stallworth, che negli anni Settanta si infiltra nel Ku Klux Klan con la complicità di un collega bianco. Ma la vicenda, pur non essendo letteralmente attualizzata, è piena di echi e riferimenti a una Storia che è cominciata prima di allora e che continua.  Il film è aperto da due spezzoni di finzione presentati come documenti: alcune immagini da Via col vento, con una bandiera confederata che sventola su una...

7 novembre 1922-17 settembre 2018 / Annette Michelson, o dell’Esigenza

“Mi dispiace, ma non posso aprire quegli scatoloni. Sa, quelli del Getty sono già passati...”. Nella primavera del 2014 rendo visita ad Annette Michelson nel suo appartamento a Midtown. Troppo tardi: i documenti che cerco (le bozze di una conferenza pronunciata a Parigi nel 1976), sempre che esistano, non mi sono accessibili. Il Getty Research Institute vi sta mettando mano per portarli dalla parte opposta degli Stati Uniti, a Los Angeles.   “Il Getty vuole anche comprare tutta la mia biblioteca di studi sul cinema, ma a me serve ancora per lavorare!”. Annette Michelson (scomparsa a New York lo scorso 17 settembre) aveva già superato i novant'anni e, sconcertata, mi parlava del trasloco che l'avrebbe impegnata a breve e che le avrebbe permesso di portare con sé, nel nuovo...

La Legge del desiderio / Un affare di famiglia di Hirokazu Kore’eda

Siamo nel Giappone di oggi: Osamu e Shota, un padre e un figlio di una decina d’anni, entrano in un supermercato e iniziano a girare tra gli scaffali. È una scena di vita quotidiana, come ce ne potrebbero essere tante e come spesso siamo stati abituati a vedere nei film di Hirokazu Kore’eda. A un certo punto il padre fa un cenno con le mani e il bambino si sfila lo zaino dalla schiena e lo appoggia per terra e inizia far cadere dentro alcuni prodotti alimentari cercando di non essere visto. Dopo essere usciti senza pagare ed essersi messi a trangugiare delle crocchette comprate in mezzo alla strada per festeggiare il colpo, il padre si rivolge al figlio con aria complice e gli dice che ha appena visto un martello rompivetro che vorrebbe avere, probabilmente per mettere a segno altri furti...

Domani a “Le vie del cinema”, Milano / Che fare quando il mondo è in fiamme

“What You Gonna Do When the World’s on Fire?”, verso iniziale di un negro spiritual ripreso più tardi dal cantante e chitarrista nero Lead Belly (1906-1949), è il titolo del nuovo film di Roberto Minervini. Virato in urgente e imperativa domanda politica attuale, “Che fare quando il mondo è in fiamme?”, quel verso introduce limpidamente il film che il regista e la sua troupe hanno costruito mescolandosi alla gente di Tremé, uno dei quartieri più antichi di New Orleans, il primo nella storia della città ad accogliere le gens de couleur libres, le persone di colore non più schiave.  Tremé, che in base al censimento del 2000 contava 8.853 persone, 3.429 case e 2.064 famiglie (4.918 persone per km²), dopo il passaggio dell’uragano Katrina nell’agosto del 2005 annovera oggi, secondo il...

Elena Ferrante / L’amica geniale stasera in TV

Finalmente stasera su RAI1 verranno trasmesse le prime due puntate della serie TV di L’amica geniale, fiction tratta dall’omonima tetralogia di cui Elena Ferrante è autrice. Dopo la proiezione in anteprima all’ultima Biennale del Cinema di Venezia e, a inizio ottobre, le tre giornate di proiezione nei cinema italiani, finalmente la genialità possiamo guardarla attraverso i volti delle due bambine prescelte a incarnare quello che fino ad adesso è stato invisibile.  Invisibile è tuttora Elena Ferrante, così come irresistibile è stata l’ossessione collettiva di svelarne l’identità, e ora con la fiction la seduzione di questa inafferrabilità è sotto gli occhi di tutti e coincide anche visivamente con tutte le antinomie di una Napoli femminea, in qualche modo latente e collaterale ma...

Scrittrici italiane al cinema / Oriana Fallaci: sul fronte del cinematografo

Figura ingombrante e in molti sensi difficile, Oriana Fallaci ha attraversato da protagonista la seconda metà del Novecento, muovendosi con agio e con piglio sicuro in ambiti fino ad allora impensabili per le donne: basti ricordare la sua tenace presenza come inviata di guerra in numerosi e infuocati fronti, a partire dal Vietnam, e le celebri interviste ai potenti della Terra, condotte con garbo e rigorosa impertinenza. Ma al di là delle immagini, ormai proverbiali, di lei che calza l’elmetto militare o che si scopre spavaldamente il capo al cospetto di Khomeini, ciò che più colpisce della sua intensa vita professionale è l’invenzione di inedite modalità di scrittura, felicemente in bilico fra letteratura e giornalismo, caratterizzate da una cura estrema per lo stile e da un...

L'Italia è una terra straniera / Lo sguardo del migrante

Tra la caotica e spesso fugace proliferazione di immagini da cui siamo quotidianamente bombardati, anche su un argomento di stretta e perenne attualità come l'immigrazione, alcune più di altre si fissano drammaticamente, arrivando a comporre un ipotetico immaginario. Tali immagini si sedimentano poi nella memoria condivisa dal web e ricompaiono come flash di una cattiva coscienza, che sempre più spesso, negli ultimi tempi, la vulgata furoreggiante su social e forum tende a trasporre in inviolabili principi di sovranità nazionale. Nell'orrenda immediatezza di raffigurazioni come quella di Aylan, il bambino siriano di tre anni riverso con la sua maglietta rossa sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, o in quella di un padre e un figlio in fuga sgambettati da una reporter al confine tra Serbia...

Scrittrici italiane al cinema / “Daisy Miller”: una recensione immaginaria

Anna Banti, è lei stessa ad annotarlo, andava al cinema «alle tre, tre e mezzo, l’ora delle donne di servizio». È un’immagine inedita perché intesse alla postura rigida con cui sovente viene rammentata la scrittrice fiorentina un atteggiarsi meno severo, come un dimenticare di essere Lucia Lopresti in Longhi, colta studiosa d’arte e narratrice celebre con lo pseudonimo di Anna Banti, mentre si concede il gusto di immergersi nei film insieme a spettatori e spettatrici forse meno provveduti culturalmente ma pronti, come lei, a commuoversi, ridere, annoiarsi davanti alle star del grande schermo. Così, tra le righe della scrittura sul cinema di Banti s’intrecciano la frivolezza e il rigore, e la ricerca strenua di una saldezza ideologica si accosta al piacere venato di nostalgia di rivedere i...

Il senso del ridicolo 2018 / Riso alla milanese

  Quest'anno l'attenzione de Il Senso del ridicolo è rivolta alla comicità milanese, attraverso proiezioni e incontri. Sabato 29 settembre, alle 17.15, il festival ospiterà una conversazione fra il direttore artistico Stefano Bartezzaghi, Sandro Paté (studioso di Enzo Jannacci e biografo di Guido Nicheli, il «Dogui» delle commedie milanesi), Marco Ardemagni e altri ospiti, per ripercorrere storia e caratteri di un umorismo che, soprattutto a cavallo fra gli anni '60 e i '70, ha fatto scuola nel cabaret, nella televisione e al cinema. È difficile (o facilissimo) ricostruire un albero genealogico della comicità milanese, quella che, per semplicità, porta l’etichetta del Derby Club (una palazzina liberty in via Monte Rosa 84, tra corso Sempione e San Siro, per chi non è pratico)....

Scrittrici italiane al cinema / Un pomeriggio nella stanza dei sogni

L’avventura artistico-letteraria di Alba de Céspedes è segnata da un cosmopolitismo in anticipo sui tempi e da una fiera militanza. Non c’è modo qui di ripercorrere le tappe salienti del suo processo di formazione ma è opportuno ricordare almeno la sua doppia radice, metà cubana e metà italiana, la tensione costante verso un senso vivo della libertà e della giustizia, la precoce esperienza di madre e di donna separata, che la costringe a guadagnare per vivere fino in fondo la sua indipendenza. Sarà la scrittura a darle il lasciapassare per un’esistenza autonoma e responsabile, a cui si abbinerà presto l’esercizio pubblico dell’intelligenza attraverso i canali della stampa periodica (paradigmatica in tal senso la direzione della rivista «Mercurio» in quanto atto di resistenza culturale)....

I premi di Venezia 75 / ¡Que viva Mexico!

Adesso che la 75esima edizione della kermesse veneziana si è conclusa, possiamo dire che il concorso si è confermato ciò che, sulla carta, prometteva di essere: un bel concorso. Certo, non tutto è stato alla stessa altezza, come abbiamo già avuto modo di constatare qui su Doppiozero (si vedano i report del 2 e del 6 settembre): perché Frères Ennemis sì e il bellissimo Dragged Across Concrete no? E perché 22 July, la docu-fiction piuttosto inerte di Paul Greengrass (altro prodotto targato Netflix), è stata preferita ad American Dharma, ritratto fosco e quasi apocalittico di Steve Bannon, mefistofelico ex-consigliere di Trump, firmato da Errol Morris?   Nel complesso, l'impressione è quella di un concorso troppo affollato, che ha calato subito i propri carichi da undici (Lanthimos,...