Peter Thiel, tecnoteologo della Silicon Valley

7 Marzo 2026

Miliardario e filosofo, anarchico libertario e monopolista del controllo autoritario, teorico del segreto e paladino della trasparenza, omosessuale dichiarato e implacabile antiwoke. Con il suo intreccio di contraddizioni, il tecnoteologo Peter Thiel è il protagonista più affascinante della rivoluzione che stiamo subendo. I suoi paradossi riflettono un presente lacerato, che fatica a trovare la direzione e si contorce danzando con il caos.

Thiel, cui Luca Ciarrocca dedica un ampio ritratto (L'anima nera della Silycon Valley. La vera storia di Peter Thiel, Fuori Scena, 2026), ha cambiato le nostre vite. Nel 1999 è stato tra i fondatori di PayPal (venderà le sue quote nel 2002 per 55 milioni di dollari). Nel 2004 è stato il primo investitore esterno di Facebook con un prestito personale di mezzo milione di dollari (nel 2012 ha venduto la maggior parte delle sue azioni per oltre 1 miliardo di dollari, ma rimane nel consiglio di amministrazione). Nel 2008 ha salvato SpaceX dal fallimento, guidando un round di investimento da 20 milioni di dollari. Nel 2012 il suo Founders Fund ha lanciato Airbnb, rastrellando 200 milioni di dollari (p. 73). Secondo Forbes nel 2025 era tra le 40 persone più ricche degli USA, con un patrimonio di circa 27,5 miliardi di dollari.

Attualmente è presidente di Palantir Technologies, che ha fondato nel 2003. PayPal era nato per rendere efficienti i micropagamenti, eliminare le frodi e costruire profitto con le commissioni (Elon Musk, socio dell'impresa, avrebbe voluto farne anche una superbanca, ma i tempi non erano maturi). Quando ha venduto l'azienda (incassando per 55 milioni di euro), Thiel ha avuto una “grande idea”: “Prenderemo la tecnologia che usavamo in PayPal per fermare i criminali informatici, la trasformeremo in un prodotto e la venderemo ai servizi di intelligence” (p. 84).

Da un accordo tra Palantir e il Los Angeles Police Department (LAPD) è nata nel 2011 l'Operazione LASER, il banco di prova della polizia predittiva, il tema del film di Steven Spielberg Minority Report (2002). “Un universo di informazioni 'soft', ambigue e discrezionali, come le note compilate dagli agenti durante i fermi per strada, le cosiddette 'schede di intervista sul campo', che spesso non portano ad alcuna accusa formale. A questo si aggiungono le affiliazioni a gang, vere o presunte, e l'intera rete di contatti personali e familiari di un individuo. Il software aggrega questi frammenti, trasformando informazioni non verificate in fattori di rischio, e produce il suo verdetto. Il sistema è a punti, con regole che non saranno mai rese pubbliche” (p. 101).

A caratterizzare Palantir sono l'opacità degli algoritmi e l'allargamento silenzioso della missione, sia per quanto riguarda le banche dati a cui attingere sia per quanto riguarda i clienti. Le autorità di Los Angeles hanno negato a lungo l'esistenza di LASER e quando il progetto è venuto alla luce, è naufragato: oltre a ledere alcuni diritti fondamentali, il sistema aveva ampi margini d'errore e amplificava i pregiudizi (bias) contenuti nei dati con cui era nutrito.

Però a poliziotti e spie il sistema piace: “È come avere un collega che non dorme e si ricorda tutto” (p. 87). Palantir continua a trovare clienti, perché quell'interfaccia sembra rendere governabile il disordine. “Inghiotte e ripulisce masse di dati grezzi, poi li traduce in linguaggio comune, li colloca in un grande archivio (…) e li ricompone in un'unica entità. Alla fine, consegna all'analista strumenti investigativi per attraversare questo tracciato, scovare connessioni, trasformare un sospettato in azioni concrete da parte delle autorità” (p. 109). In sintesi, “ogni individuo è un potenziale colpevole fino a prova contraria” (p. 114).

Nell'agosto 2025 Palantir ha firmato un gigantesco accordo quadro (Enterprise Service Agreement) con l'Esercito degli Stati Uniti (10 miliardi di dollari in 10 anni) per accelerare l'integrazione di software AI e analisi dati. Nel maggio 2025 il Dipartimento della Difesa ha investito in Maven Smart System (un sistema di intelligenza artificiale per l'identificazione di bersagli tramite droni e satelliti) altri 795 milioni di dollari, portando il valore del progetto a 1,3 miliardi di dollari. Palantir collabora anche con il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS): 1 miliardo di dollari per implementare piattaforme di AI e analisi dati per la gestione delle indagini e la logistica operativa. Sono attivi anche i contratti con la US Navy e con il Dipartimento del Tesoro (IRS), per automatizzare i flussi dell'IRS, l'agenzia fiscale USA.

A Wall Street il titolo Palantir è salito dagli 8 dollari del 2022 ai 150 dollari del settembre 2025. L'azienda opera su un doppio versante: da un lato offre supporto informatico all'impegno militare degli USA (e non solo), dall'altro punta a unificare tutte le banche dati delle diverse agenzie della pubblica amministrazione americana (e non solo) per costruire un unico sistema informativo, che oltre a un capillare controllo sarà in grado di fornire analisi predittive. Il Covid-19 ha offerto “l'occasione per entrare nella macchina amministrativa del sistema sanitario nazionale” (p. 112). Il database ingoia qualunque tipo di dati, “dalla dichiarazione dei redditi allo status di immigrazione, dalle informazioni sul lavoro al numero dei figli” (p. 124), e magari i post sui social media. Palantir è diventata “la spina dorsale operativa di ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione” (p. 109): nell'aprile 2025 ha firmato un contratto da 30 milioni di dollari per sviluppare “ImmigrationOS”, il database utilizzato per il tracciamento e l'identificazione di persone soggette a espulsione. L'analisi di reti e comportamenti era già stata applicata alla lotta al terrorismo (p. 65) e l'esercito israeliano a Gaza ha probabilmente utilizzato le tecnologie di Palantir per identificare ed eliminare i potenziali “terroristi” (accettando ampi margini di errore e vittime innocenti).

Di fronte a questa escalation, si capisce quanto fosse strategica la raccolta illegale dei dati personali di milioni di cittadini americani (ma non solo) denunciata da Edward Snowden, Chelesea Manning e Julian Assange (vedi Stefania Maurizi e Il potere segreto / Julian Assange: un Peter Pan terrorista di Oliviero Ponte Di Pino). Il “capitalismo della sorveglianza” profetizzato da Shoshana Zuboff è la “normalizzazione di un sistema totalitario mascherato da innovazione” (p. 120; vedi Due internet / Sorvegliati di tutto il mondo, unitevi! di Oliviero Ponte Di Pino).

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Peter Thiel by Gage Skidmore - Creative Commons BY-SA.

Si tratta di disarticolare il sistema e al tempo stesso prenderne il controllo. I primi bersagli di Thiel (e di Trump) sono le istituzioni indipendenti come i media, la magistratura e soprattutto le università, che considera il ricettacolo della cultura woke. Quando studiava a Stanford, Thiel – con il sostengo economico di alcune fondazioni conservatrici – aveva fondato la “Stanford Review”, che cercava sistematicamente di spingere l'ateneo fuori dalla sua comfort zone: tipica la battaglia affinché il corso di Western Civilization non diventasse un più neutro Culture, Ideas and Values (p. 21). Da qualche anno la Thiel Fellowship finanzia con borse da 100.000 dollari gli studenti che lasciano l'accademia per creare start up avventurose (p. 132). Come sempre, Thiel cerca anticonformisti con idee che sfidino il senso comune (p. 48), in grado di generare “unicorni”, le startup da un milione di dollari.

Un elemento lo differenzia dagli altri signori del neofeudalesimo digitale. Il suo obiettivo prioritario non è rimorchiare le ragazze più carine di Harvard, la molla che aveva spinto Mark Zuckerberg a lanciare Facebook. Anzi. Nel luglio 2016, alla Convention repubblicana a Cleveland, Thiel ha fatto un clamoroso coming out: “Sono fiero di essere gay. Sono fiero di essere repubblicano, Ma, soprattutto, sono fiero di essere americano” (p. 162, anche se nel 2011 è diventato anche cittadino della Nuova Zelanda, il paese ritenuto più sicuro in caso di collasso della civiltà occidentale. Nel frattempo, la casa editrice del blog “Valleywag”, che aveva rivelato la sua omosessualità, viene distrutta per via giudiziaria). Il suo obiettivo non è nemmeno diventare l'uomo più ricco del mondo, il sogno che ha spinto Jeff Bezos a creare Amazon, ovvero “The Everything Store” (“Il negozio di tutto”). E il suo mantra non è certo “Don't be evil” (“Non essere cattivi”), che ispira i due ingenui utopisti fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin.

Peter Thiel, nato a Francoforte nel 1967, bambino in Sudafrica e Namibia (l'ex colonia tedesca nell'Africa Australe), amico (con alti e bassi) e socio di Elon Musk (anch'egli cresciuto nel Sudafrica dell'apartheid), amico e socio di Roelof Botha (nipote del ministro degli esteri del governo razzista sudafricano), ha un obiettivo assai più ambizioso degli altri signori della Silycon Valley: salvare la civiltà occidentale dalla decadenza, o meglio dall'Apocalisse.

La sua missione ha un fondamento filosofico e teologico. A Stanford Thiel aveva seguito i corsi di René Girard, di cui si ritiene allievo. Tra i suoi punti di riferimento figura anche Leo Strauss, a cui si ispira il titolo del suo saggio Il momento straussiano pubblicato nel 2017 ma scritto alcuni anni prima, dopo lo shock dell'11 settembre 2001 (ora tradotto da Liberlibri per la cura di Andrea Venanzoni, 2025). La riflessione di Strauss sulla dissoluzione della civiltà occidentale, frutto del connubio tra Gerusalemme e Atene (il titolo del suo saggio più celebre, pubblicato in Italia da Einaudi), ispira a Thiel una visione apocalittica. Ispirandosi al Roberto Calasso della Rovina di Kasch, delinea due storie parallele: quella visibile, lineare, istituzionale, ispirata a principi garantisti; la trama segreta, basata solo sulla forza e sulla violenza, dove agiscono le forze di sicurezza e di intelligence, garantisce la sopravvivenza della prima. Di fronte alle minacce interne ed esterne, la “tecnoteologia” di Thiel vede l'unica possibilità di salvezza nel connubio tra l'innovazione tecnologica più spinta e la sicurezza nazionale senza alcun contrappeso.

Altro riferimento è Carl Schmidt, che ha dato il fondamento giuridico al regime nazista. Per Schmidt il “sovrano” è colui che “decide sullo stato di emergenza”: ma se rischiamo il tracollo della civiltà, l'emergenza è perenne... Secondo la Teoria del partigiano, l'Altro non è un avversario politico, ma un nemico da annientare, in senso metafisico. Gli scacchi sono un gioco violento e crudele, che mira a distruggere l'avversario.

Questo Don Giovanni plutocratico e filosofico ha scelto con cura il suo Sganarello, reclutandolo tra le fila di quelli che dovrebbero essere i suoi acerrimi nemici. Il CEO di Palantir, Alex Karp, dopo aver studiato a Stanford si è formato con Jürgen Habermas alla scuola di Francoforte (anch'essa portatrice di una visione apocalittica della modernità): “l'intellettuale formatosi in Europa nella critica marxista al potere è diventato il venditore più efficace di strumenti di potere”. Nelle sue relazioni agli investitori, Karp cita Lewis e Houellebecq, e conclude “Palantir è qui per rendere i nostri partner i migliori al mondo e, quando serve, per spaventare i nemici... a volte ucciderli” (p. 92).

Questa impostazione filosofica ha trovato il supporto simbolico in Il Signore degli Anelli. Tolkien ha ispirato i nomi delle sue aziende: Palantir Technologies (le pietre veggenti utilizzate per vedere a grandi distanze e sorvegliare), Mithril Capital (un metallo magico, raro e leggerissimo, noto per la sua forza eccezionale), Anduril Industries (la spada di Aragorn), Valar Ventures (le 15 divinità nel Silmarillion), Rivendell One e Lembas LLC, utilizzate per investire in Facebook (l'avamposto elfico sul Gran Burrone e il pane elfico). Nella sede dell'azienda alcune sale prendono il nome dalla Terra di Mezzo, come The Shire (La Contea) e Minas Tirith. Il fondo di venture capital di J.D. Vance, il figlioccio politico di Thiel, che lo ha cresciuto, finanziato e imposto alla vicepresidenza USA, si chiama Narya Capital: è l'Anello di fuoco, uno dei tre anelli del potere degli elfi.

Le fiabe di Tolkien per gli eterni adolescenti, la filosofia sul tramonto dell'Occidente per le élite, e per le masse il terrore dell'Apocalisse, il tema delle quattro conferenze tenute alla fine del 2025 a San Francisco. Ma l'escatologia di Thiel ha due punti deboli. Per cominciare dev'essere costantemente nutrita di nuove vittime sacrificali (o di capri espiatori, per dirla con il suo maestro René Girard). Nel Momento straussiano, dopo lo shock dell'11 settembre 2001, il nemico era il fondamentalismo islamico. Una volta eliminato Osama Bin Laden (nel 2011, con il supporto determinante di Palantir, dice la leggenda), arriva un nuovo spauracchio: la Cina. Anche se i nemici più pericolosi per l'Occidente sono quelli interni, la nostra ombra scura. Tra i profeti dell'Apocalisse Thiel indica Greta Thunberg, critici dell'intelligenza artificiale come Eliezer Yudkowsky e Nick Bostrom, e in generale tutti coloro che vogliono fermare la scienza o regolamentare la tecnologia: secondo lui, promettono una falsa pace che maschera una violenza estrema e porta alla stagnazione e alla decadenza.

Il secondo punto debole rischia di avvicinare Thiel ad alcune antiche sette eretiche. Ci stiamo avviando verso Armageddon, la battaglia finale tra le forze del Bene e quelle del Male che provocherà il ritorno del Messia. Ma allora dobbiamo davvero combattere l'Anticristo? Non sarebbe più logico assecondarlo, per accelerare la salvezza? I Fratelli del Libero Spirito (Brethren of the Free Spirit) e gli Adamiti si impegnavano in orge truculente per moltiplicare i peccati e bruciare il tempo della corruzione, avvicinando il Giudizio finale. In questa prospettiva, Giuda è un santo: senza il suo tradimento, Gesù non avrebbe potuto salvarci.

Ma forse l'escatologia è solo la geniale strategia di marketing di un ciarlatano. Abilissimo giocatore di scacchi, Thiel ha capito che è meglio giocare la partita sia con il bianco sia con il nero, puntare su due tavoli di segno opposto: vince comunque. Nel 2016 – unico tra i miliardari della Silycon Valley – ha finanziato Trump perché gli appariva in grado di scardinare il sistema. Se il suo candidato disruptive avesse vinto, Thiel avrebbe avuto un ruolo privilegiato nella nuova amministrazione. Se avesse perso avrebbe in ogni caso assestato un duro colpo all'establishment. Contro il sistema nel cuore del sistema: come i fascisti sta usando la democrazia per destrutturarla dall'interno. A proprio vantaggio.

Le prossime scommesse? Le start up su cui punta riguardano l'allungamento della vita (No Death, No Taxes è il titolo del ritratto che gli ha dedicato “The New Yorker” il 20 novembre 2011), il seastading (ovvero la creazione di Stati-nazioni offshore), i mercati predittivi, una YouTube senza censura. E naturalmente la guerra. Thiel continuerà a cambiare le nostre vite perché, come spiega Karp, “Siamo convinti di rendere il mondo migliore ogni giorno” (p. 127)

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