L’Urpflanze di Paola Marzotto
Goethe a Palermo. Un viaggio famosissimo, chiosa finale del suo Viaggio in Italia che si può considerare il culmine del Grand Tour, quando viaggiatori, studiosi, esteti e ricchi nulla facenti intrapresero la scoperta del Sud, dell’arte italiana, dei primi scavi archeologici. Quando si creò un’immagine dell’Italia che gli stessi italiani avrebbero fatta propria un secolo dopo a Unità raggiunta. Il grande scrittore tedesco arrivò il 13 aprile del 1787.
E da qui tutta una serie di affermazioni che tuttora i siciliani citano con orgoglio, dimentichi del fatto che quella Palermo non esiste più, distrutta da speculazioni, malaffari, interventi sbagliati.
E quindi: “L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nell’anima: qui è la chiave di tutto”. L’approdo: “Im licht von Palermo (nella luce di Palermo”. Monte Pellegrino: “Il promontorio più bello del mondo”. Visitò anche Villa Giulia, inaugurata nel 1778 e primo giardino pubblico d’Italia. Prese il nome da Giulia d’Avalos, moglie dell’allora viceré di Sicilia Marcantonio Colonna.
È qui che Goethe ebbe una rivelazione che non solo avrebbe influenzato molto il suo pensiero e la sua scrittura, ma che avrebbe avuto conseguenze importanti nel pensiero europeo successivo. E aggiungo non all’Orto Botanico, spesso associato alla visita ma che fu inaugurato soltanto nel 1795 anni dopo la visita dello scrittore.
Urpflanze. La pianta originaria, primordiale, la forma originaria dalla quale tutte le altre discenderebbero. “Di fronte a tante forme nuove e rinnovate si ridestò in me la vecchia idea fissa se non sia possibile scoprire fra quell’abbondanza la pianta originaria. Mi sforzai” – scrive ancora nel Viaggio in Italia – “dunque ad indagare in che cosa si distinguessero tante specie; e le trovavo sempre più somiglianti che differenti”. Passeggiando per i viali della villa Goethe poté ammirare l’estrema varietà delle piante che vi erano state messe a dimora: piante europee, lecci, agrumi, olivi, macchia mediterranea, ma soprattutto una grande varietà di piante esotiche, molte varietà di palme americane, messicane, asiatiche, cycas, i leggendari ficus, vere cattedrali gotiche che sarebbero diventate un marchio inconfondibile della città e agavi, piante grasse dei più svariati tipi. Da questa visita, dallo stupore suscitato dall’estrema varietà della vegetazione e dalla sua comunque varietà identitaria, nacque il concetto di Urplanfze. Un concetto che stava maturando anche dai viaggi coloniali, mercantili, ancora di esplorazione e che stava modificando profondamente la consapevolezza di sé degli europei. Un’idea che avrebbe trovato importanti, decisivi, esiti prima con L’origine della specie di Charles Darwin pubblicato nel 1859, e poi con gli studi di un altro scienziato tedesco, August Schleiser che elaborò il concetto di Ursprache, un linguaggio originario e comune a tutti gli uomini che, curiosamente rendeva ancora attuale, questa volta “scientificamente”, il mito della Torre di Babele.

Ed è proprio Urpflanze il titolo di una mostra dell’artista Paola Marzotto in corso all’Orto Botanico di Palermo (fino al 20 settembre). L’Orto Botanico del capoluogo siciliano è notoriamente uno dei più belli del mondo. “Un museo vivente” recita a ragione il sottotitolo del logo, gestito dall’Università di Palermo attraverso il suo UNIPA Heritage che accorpa i diversi, notevoli, musei universitari della città. Sono sei e, tra la città delle scienze dell’Università e il centro storico condividono un patrimonio di arte, scienza e cultura tra musei, collezioni, luoghi storici appartenenti agli atenei della città.
La mostra si svolge nell’edificio centrale dell’Orto anch’esso, come gli altri, costruiti in un curioso ed eclettico stile neoclassico di vago sentore egizianeggiante come voleva la moda architettonica – e non solo – successiva alla spedizione di Napoleone in Egitto (1799-1801).
Paola Marzotto, fotografa, stilista di moda, giornalista, è nata a Portogruaro, in provincia di Venezia. Trasferitasi giovanissima a Roma si è laureata in antropologia e psicologia. Sebbene non ne faccia cenno nella biografia del suo sito, in numerose interviste non nasconde di essere figlia di Umberto Marzotto, industriale tessile, e di Marta Marzotto che dagli anni Sessanta e fino agli inizi degli anni Duemila, tenne uno dei più frequentati salotti romani dove ospitava personaggi come Andy Warhol, Martin Scorsese, Renato Guttuso.
Il suo lavoro scaturito nella mostra Antarctica Melting Beauty, un reportage pieno di bellezza e di passione per la protezione del paesaggio, è stato esposto in tutto il mondo, compresa l’edizione della Biennale di Venezia del 2021.
La mostra, sebbene piccola, una trentina di lavori, è molto bella e intensa. È divisa in due parti, Piccoli paesaggi verdi e Il giardino dell’Eden: Orchid Garden, Singapore.
Sebbene le immagini delle orchidee siano di grande suggestione, e sebbene il lavoro dell’artista ne colga elementi davvero inusuali con primi piani che danno ai fiori una potente personalità, credo che siano le immagini dei piccoli paesaggi quelli che esprimano meglio la formazione della fotografa. Sono anche questi dei veri e propri ritratti che trasmettono non solo l’incredibile, goethiana, varietà dei più ammalianti, incantati particolari che una sapiente interpretazione può suggerire. Trasmettono anche l’incanto e la malia che l’artista ha percorso nella scoperta della natura. Nell’intreccio delle felci si percepisce lo stupore di un bambino che scopre che tutti i fiocchi di neve sono unici, diversi l’uno dall’altro, lo sconcerto di quando cominciamo a guardare davvero e scopriamo che non c’è un pino, un mandorlo o una palma; esistono centinaia di diversi pini, mandorli, tipi di palme.

“Nei lavori di Paola Marzotto affiorano dall’ombra del fogliame germogli e pistilli, che sono l’elemento generativo della pianta, attraverso cui essa si sviluppa e perpetua. La sensibilità con la quale esalta le gemme e le parti più tenere e molli degli arbusti, facendone quasi delicate vibrisse, trasmette l’idea d’una natura ch’è impulso vitale, opposta a quella ornamentale del fiore nel vaso. […]. Ciò si nota specialmente nel gruppo dei Piccoli paesaggi verdi, mentre nelle Orchidee il vitalismo sembra esprimersi nella delicatezza stessa di questo fiore che si porge per la sua stessa struttura all’impollinazione”. Osserva Giorgio Villani nel suo testo che introduce il catalogo della mostra. Per tornare a Goethe e ai successivi, meno incantati, giudizi ci rifacciamo al testo di Giuseppe Pitrè, scritto a fine Ottocento e che smonta riga per riga le impressioni della visita dello scrittore: la superficialità, la frettolosità del giudizio, la retorica. Ancora più aspro e ingiusto fu il giudizio di Ludovico Geymonat: “La Naturphilosophieha costituito un torbido abbandono alle forze sfrenate della fantasia, [...], che ha prodotto le più ridicole assurdità che mai uomo di scienza moderno abbia udito nel campo di sua competenza”.
Il lavoro di Paola Marzotto è profondo, meditato e privo di qualsivoglia retorica. Esprime una consapevolezza artistica e di attenzione alla natura piena di passione e talento.

P.S. È davvero un peccato che entrati all’Orto Botanico non ci sia nessuna indicazione né della presenza della mostra né, tantomeno, di come raggiungerla.
Paola Marzotto, Urpflanze, Orto botanico, Palermo
Dal 26 settembre al 20 0ttobre 2026
Visitabile con il biglietto d’ingresso dell’Orto botanico.