Adolescenza e ossessioni / Gotico andino. Mandibula di Mónica Ojeda

Mónica Ojeda è una giovane (classe 1988) scrittrice ecuadoriana già al terzo romanzo, Mandibula (uscito nel 2018 e ora tradotto per i tipi di Alessandro Polidoro Editore), una prova assai convincente e ad alto tasso di letterarietà che mescola racconto dell’adolescenza e ossessione incestuosa, horror psicologico a schegge di creepypasta internettiani.  La trama di Mandibula si riassume facilmente: Clara, insegnante di una scuola privata per ragazzi di buona famiglia, rapisce Fernanda, un’adolescente ribelle e (con l’amica Annelise) appassionata di macabro e horror. La storia, però, è raccontata alternando continuamente i piani cronologici della vicenda, e ricorrendo a soluzioni narrative diverse: ora semplice racconto, ora pagine di dialogo tipografico, ora i monologhi di Fernanda...

#designinpigiama / Alessi. Tante care cose

È possibile avere nostalgia del lockdown?  Io ce l'ho per due motivi.  Il primo è il silenzio. Ho la fortuna di abitare in una casa con un giardino popolato di ulivi e di fiori che si affaccia su un lago, lambito dalla Via Appia, una strada piuttosto trafficata fin dall'antichità. Divenuta muta per effetto dei provvedimenti governativi anti Covid-19, in quei mesi aveva ceduto lo scettro dei rumori dei motori al silenzio, rotto, soltanto a tratti, dai suoni della natura. E allora, ecco risalire fino alle mie finestre pigolii, cinguettii, frinii, squittii e qualche volta anche il grufolare degli animali selvatici, o ancora il ragliare dell'asino di proprietà di uno dei miei vicini, insieme allo starnazzare delle sue oche e al chiocciare dei suoi polli, in un'estasi bucolica di...

I capolavori del cyberpunk / Il futuro non è scritto

Il futuro l’ho visitato nel 1993.  In quegli anni, almeno in Italia, l’accesso a internet era in gran parte limitato alle università, ai centri di ricerca, a qualche grande azienda: il privato cittadino, l’appassionato che avesse voluto entrare nella “rete delle reti”, come si diceva allora, doveva invece collegare il proprio modem a una BBS (un sistema che permetteva di accedere a un altro computer e condividere risorse, dati, messaggi da una rete), magari al costo di un’interurbana se il computer che ospitava la BBS era in un’altra città, e da lì veniva poi dirottato nel grande mare aperto di internet e ne poteva fruire i vari servizi: Ftp, Gopher, Archie, Telnet... Nomi e sigle che probabilmente non vi diranno nulla: i protocolli che ancora esistono sono stati oscurati e inglobati...

Il romanzo Mascaró / Haroldo Conti, lo scrittore desaparecido

Nel 1956 è stato creato a Buenos Aires una sorta di servizio di sicurezza chiamato DIPBA (Dirección de Inteligencia de la Policía de la provincia de Buenos Aires), sciolto nel 1998. Era nato nel contesto di una riforma della polizia della capitale argentina durante il periodo della Guerra Fredda, legato fondamentalmente alla produzione di informazioni. Si trattava di neutralizzare la resistenza peronista, la sinistra e le organizzazioni sindacali. Il suo compito consisteva nel leggere tra le righe tutte le pubblicazioni e tutta la produzione informativa in generale. Più tardi, durante l’insediamento dell’ultima dittatura (1976-1983) l’archivio della Dirección de Inteligencia de la Policía diventa un importante strumento del terrorismo di stato. In un fascicolo del 1975 (numero 2516 L),...

Una contronarrazione femminile / La donna gelata di Annie Ernaux

Nell’anno della sua pubblicazione in Francia, il 1981, La femme gelée fu accolto da un vespaio di polemiche. Si credeva che ormai la rivoluzione femminista degli anni ’70 avesse fatto il suo corso, che la donna avesse già conquistato una fetta sufficiente di autonomia ed emancipazione; in un simile contesto leggere lo sfogo avvelenato di una donna a proposito di maternità e matrimonio appariva ai benpensanti fuori luogo, di cattivo gusto. L’autrice, Annie Ernaux, era all’epoca al suo terzo libro; non poteva ancora essere definita la più autorevole scrittrice francese vivente. Così il romanzo passò in sordina e, dopo alcune discussioni accese nei salotti tv, fu presto dimenticato. Quarant’anni dopo La femme gelée figura tra i libri più venduti in Francia, è stato persino tradotto in un...

Archivio Zeta / Teatri naturali della memoria

Lapidi, cippi, pietre memoriali, monumenti o ruderi, rovine, resti, che una volta furono focolari di vite e ora testimoniano la furia. Intorno la natura, con i suoi cicli, col suo continuo rinnovarsi che sembra coprire, smemorare, l’orrore. Il libro, Nidi di ragno, questa volta non si sfoglia: si apre si moltiplica e si distende, per un viaggio nella memoria delle stragi nazifasciste e della Resistenza, là, nelle terre d’Emilia. È una scatola di cartone. Contiene tanti inserti ripiegati che documentano ognuno una tappa di un viaggio teatrale fatto principalmente nell’autunno del 2019 da Archivio Zeta tra Monte Sole, l’Appennino bolognese, la città di Bologna, il Modenese. Un viaggio a piedi, tra sentieri e strade di collina, boschi, vigneti, coltivi, in cerca delle tracce di fatti...

La summa dell'artista novantaseienne / La Psicoenciclopedia possibile di Baruchello

Un tipico volume dell'enciclopedia Treccani, nel suo formato tradizionale: grande, pesante, rilegato in rosso, con oltre 800 pagine, di cui circa 340 di testo, 400 di tavole e 60 di indici. Questa è l'opera più recente di Gianfranco Baruchello, il grande outsider dell'arte italiana che, a 96 anni, è ancora capace di sorprendere e spiazzare, dopo una vita fuori dagli schemi.  Amico di Marcel Duchamp quando in Italia era ancora un alieno; tra gli italiani a fianco di Warhol & Co nella storica mostra The New Realists a New York nel '62; autore di Verifica incerta, il mitico film che entusiasmò John Cage, realizzato con Alberto Grifi montando 140 chilometri di spezzoni scartati da film hollywoodiani (25 anni prima di Blob); negli anni settanta, abbandonata la militanza politica, la...

Il governo dei sentimenti / Goliarda Sapienza: Lettere e biglietti

Esce oggi Lettere e biglietti di Goliarda Sapienza, per La Nave di Teseo, un libro di oltre 400 pagine che raccoglie le minute di missive e piccole comunicazioni che l’autrice di L’arte della gioia ha scritto dagli anni ’50 fino a poco prima della morte, nel ’96.  I destinatari sono molti, quasi una novantina, dai nomi più conosciuti come Adele Cambria, Attilio e Ninetta Bertolucci, Sandro Pertini, Federico Fellini, Luchino Visconti, Cesare Garboli ai meno noti. Sono “lettere a”, non “lettere da”, sono la “brutta copia” che poi la scrittrice ricopiava e inviava. Le lettere sono ordinate, alcune non sono datate, in ordine cronologico per destinatario.   Goliarda ha scritto per gran parte della sua vita, prima degli anni ’50 ha scritto molto per altri, sceneggiature e soggetti, ma...

L'impero asburgico non è crollato / Ucronie: la storia con i "se"

Non è concessa nostalgia a chi “ha imparato l’arte preziosa di non rimpiangere il perduto”. Lo affermava lo scrittore viennese Stefan Zweig nelle prime pagine del suo capolavoro Il mondo di ieri, uscito postumo nel 1942, pochi mesi dopo il suicidio in Brasile. Eppure, c’è chi non ha mai smesso di immaginare come sarebbe stato il futuro dell’Europa, del mondo, se l’Impero austro-ungarico fosse uscito indenne dalla Grande guerra. Confrontarsi con i “se” e i “ma” della Storia, si sa, è considerato un esercizio di pedanteria fantastica. Ma questo serissimo passatempo non ha mai spaventato Guido Morselli. Basterà ricordare, infatti, che per tutta la vita lo scrittore nato a Bologna ha provato a convincere gli editori italiani che le sue non erano soltanto belle, inutili pagine da erudito...

Rachael Cusk, il lavoro di una vita / Voci sulla maternità

Nel 1972, quando Adrienne Rich iniziò a scrivere Nato di donna, che sarebbe uscito nel ’76 (in Italia per Garzanti, tradotto da Maria Teresa Marenco), sulla maternità non era stato scritto quasi nulla; o meglio, sulla maternità dal punto di vista delle madri, e con le madri che dicono “io”, perché i libri sulle madri scritti dai figli esistevano già, così come i romanzi che in punta di piedi osavano gettare un’ombra sull’idillio materno (penso a La casa della gioia di Wharton, o a Il risveglio di Chopin). Rich sceglie di scrivere di maternità unendo la scrittura saggistica a quella autobiografica, la teoria all’esperienza: non avrei potuto fare altrimenti, dirà poi, perché il personale è politico. E soprattutto perché esiste una differenza tra il raccontare individualistico, fine a se...

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La summa dell'artista novantaseienne / La Psicoenciclopedia possibile di Baruchello

Un tipico volume dell'enciclopedia Treccani, nel suo formato tradizionale: grande, pesante, rilegato in rosso, con oltre 800 pagine, di cui circa 340 di testo, 400 di tavole e 60 di indici. Questa è l'opera più recente di Gianfranco Baruchello, il grande outsider dell'arte italiana che, a 96 anni, è ancora capace di sorprendere e spiazzare, dopo una vita fuori dagli schemi.  Amico di Marcel Duchamp quando in Italia era ancora un alieno; tra gli italiani a fianco di Warhol & Co nella storica mostra The New Realists a New York nel '62; autore di Verifica incerta, il mitico film che entusiasmò John Cage, realizzato con Alberto Grifi montando 140 chilometri di spezzoni scartati da film hollywoodiani (25 anni prima di Blob); negli anni settanta, abbandonata la militanza politica, la...

Il governo dei sentimenti / Goliarda Sapienza: Lettere e biglietti

Esce oggi Lettere e biglietti di Goliarda Sapienza, per La Nave di Teseo, un libro di oltre 400 pagine che raccoglie le minute di missive e piccole comunicazioni che l’autrice di L’arte della gioia ha scritto dagli anni ’50 fino a poco prima della morte, nel ’96.  I destinatari sono molti, quasi una novantina, dai nomi più conosciuti come Adele Cambria, Attilio e Ninetta Bertolucci, Sandro Pertini, Federico Fellini, Luchino Visconti, Cesare Garboli ai meno noti. Sono “lettere a”, non “lettere da”, sono la “brutta copia” che poi la scrittrice ricopiava e inviava. Le lettere sono ordinate, alcune non sono datate, in ordine cronologico per destinatario.   Goliarda ha scritto per gran parte della sua vita, prima degli anni ’50 ha scritto molto per altri, sceneggiature e soggetti, ma...

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Archivio Zeta / Teatri naturali della memoria

Lapidi, cippi, pietre memoriali, monumenti o ruderi, rovine, resti, che una volta furono focolari di vite e ora testimoniano la furia. Intorno la natura, con i suoi cicli, col suo continuo rinnovarsi che sembra coprire, smemorare, l’orrore. Il libro, Nidi di ragno, questa volta non si sfoglia: si apre si moltiplica e si distende, per un viaggio nella memoria delle stragi nazifasciste e della Resistenza, là, nelle terre d’Emilia. È una scatola di cartone. Contiene tanti inserti ripiegati che documentano ognuno una tappa di un viaggio teatrale fatto principalmente nell’autunno del 2019 da Archivio Zeta tra Monte Sole, l’Appennino bolognese, la città di Bologna, il Modenese. Un viaggio a piedi, tra sentieri e strade di collina, boschi, vigneti, coltivi, in cerca delle tracce di fatti...

Claustrofilia e claustrofobia / Malcolm & Marie: l’amore illuso

State per leggere un articolo scritto da una donna bianca, per un film ideato e realizzato da un regista bianco e interpretato da un attore e un’attrice neri. I protagonisti della storia sono una modella che vorrebbe anche recitare e un regista. Sono appena tornati a casa, di notte, dopo aver partecipato alla prima dell’ultimo lavoro cinematografico diretto dal protagonista. Per l’intera durata del film che stanno interpretando i due personaggi litigano, e nel frattempo discutono il modo bianco di analizzare e comprendere le narrazioni nere, perché stanno commentando la recensione del loro film appena messa in rete e scritta da una donna bianca.  Come l’inizio e la fine del capoverso qui sopra, la soglia iniziale e finale del film Malcolm & Marie, diretto da Sam Levinson,...

Sheppard Craige / Ragnaia: un giardino filosofico

La foresta e il giardino sembrano realtà radicalmente antitetiche, con la foresta che sta per un mondo pericolosamente illimitato e inquietante e il giardino che rappresenta, al contrario, la sfera protettiva e intimistica dell’hortus conclusus. Esiste però un legame importante che collega i due fenomeni. L’incendio nella foresta di Piero di Cosimo (databile al 1500 ca.) indica la fine tragica di una foresta-giardino. I grandi giardini toscani del Cinquecento contengono un “barco”, ovvero una parte boschiva dedicata alla caccia, che funge spesso da punto di partenza del progetto generale. Nei giardini geometrici di Le Nôtre, la foresta è sempre presente nella veste di repoussoir, di zona marginale, cioè di quell’alterità selvaggia dalla quale il giardino si distacca in quanto opera della ragione e della fantasia. Nei giardini pittoreschi del Settecento la foresta prende la forma del boschetto, della piccola radura luminosa, espressione di una natura addomesticata.   Verso la fine del secolo l’intento di conferire ai giardini paesaggistici un aspetto sempre più incolto portò alla creazione paradossale di grandi spazi verdi artificialmente inselvatichiti perché assomigliassero...

Un verso, la poesia su doppiozero / Emily Dickinson, Io abito la Possibilità

Il verso apre la poesia che ha il numero 657 nelle edizioni del corpus poetico di Emily Dickinson: una piccola tessera tra le 1775 di un mosaico che raffigura le stagioni di un animatissimo tempo interiore. Un tempo del vivere che è fatto lingua poetica: in quella lingua pensare è aver cura, teneramente, dell’immagine, desiderare è contemplare quel che non c’è, ma che si mostra nella forma di un possibile, insieme luminoso e negato. Un tempo dello sguardo che, di là dalla finestra, si posa su un visibile in stato di perenne metamorfosi: il giardino ha alberi-parole, fiori-sillabe, foglie-melodie. Questo movimento che appartiene alla lingua della Dickinson, non ha una poesia particolare in cui si mostra in modo intensivo, e tanto meno un verso per dir così esemplare, un verso che, come accade per molti altri poeti, sia in grado di segnalare, quasi in emblema, le forme di una poetica. Di fatto, dovunque ci si soffermi, in questa meravigliosa, estesissima, collana di versi, c’è una vibrazione della parola poetica che coinvolge il lettore in un’esperienza dei sensi dislocata fuori dalle convenzioni, portata in un tempo che con la sua luce dissipa quello spazio del vivere cui diamo il...

Sono apparse in mezzo ai viburni/ le farfalle crepuscolari. / Viburni d’inverno

Buona la neve, perfetta la neve. Così la canta Zanzotto nella Beltà (La perfezione della neve). Ma.  Persino il poeta si chiedeva «che sarà del giardino»? E, ancora, se stessero bene i pini «tutti uscenti dalla neve»: «i pini come stanno, stanno bene?» (Sì, ancora la neve). Qui in collina, la gran nevicata di metà dicembre, più che per i miei pini neri sostegno delle rose Banksia, mi ha impensierito per come stessero gli arbusti che tendo a non potare un po’ per poetica giardinieresca, un po’ per negligenza. Danni, la neve, ne ha fatti, per lo più rimediabili. Eccetto che per il Loropetalo (Loropetalum chinense): me l’ha scalcagnato per bene e dovrò tagliarlo pressoché al piede: la prossima estate, niente rosa acceso tra le foglie brune. Temevo anche per il Viburno Tino (Viburnum tinus) che avevo lasciato libero di innalzarsi oltre i quattro metri e che la coltre bianca aveva reclinato fino a terra. Invece, il ragazzaccio s’è scrollato di dosso il pesante manto senza fare un plissé, ed erge di nuovo la sua densa chioma a celare l’angolo del compost. Una messa alla prova perfetta dell’etimo: pare derivi dal latino “viēre”, che vale “intrecciare”. D’altronde anche il nome...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (6) / L'oscuro signor Hodgkin

Che cosa sente un uomo che si affaccia sulla propria fine, e giorno e notte ne contempla la possibilità? Soccombe sotto i colpi al cuore dello sgomento o arriva a contrastarlo? Dentro quel confine, dopo il primo scompiglio emotivo, Gigi Ghirotti ci si mette comodo, e cioè continua a fare quello che ha sempre fatto: osservare, raccontare, condividere. “Ho un tumore. Sono un giornalista e devo raccontare agli altri ciò che provo”, dichiarerà in una trasmissione televisiva del 1972, Lungo viaggio nel tunnel della malattia.  Il tumore è “un cupo inquilino, l’oscuro signor Hodgkin”. E il “morbo di Hodgkin”, abbattendo ogni argine, eludendo ogni tattica medica, lo travolgerà nell’arco di due anni, fra il 1972 e il 1974.  Accadono molte cose in quei due anni. Dove nessuno aveva mai guardato. Nessuno, prima di allora, aveva sollevato il coperchio che ricopriva la vita degli ospedali. Certamente non lo poteva fare un malato, la parte più fragile dell’ingranaggio. Lo fa Gigi Ghirotti, malato, ma anche inviato speciale nel “tunnel della malattia”: “La prima sensazione è di essere emerso da una città sotterranea, da un’immensa segreta entro cui la società tiene in deposito i malati...

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