Donne e ombre / R-E-S-P-E-C-T, o del machismo nel rock

Sul numero 13 della rivista inglese International Times datato 27 agosto/10 settembre 1970 compariva un articolo a firma Arlene Brown dal titolo Has anyone reading this article met a woman bass player? (fra chi sta leggendo questo articolo c’è qualcuno che ha mai incontrato una bassista donna?). Raccontando di un concerto dei Grateful Dead al quale aveva assistito, la Brown scrive: “sono convinta che la musica rock ha cambiato molte cose, liberato un sacco di energia, messo a disposizione dei giovani un nuovo immaginario, enfatizzato la gioia, il piacere sessuale, la rilassatezza, la follia, dato sfogo all’eccentricità e acceso le persone. Per quanto riguarda la relazione uomo-donna invece, in particolare sul piano dell’emancipazione femminile e dell’immagine che una donna dovrebbe avere...

Virus, fine del mondo e sensi di colpa / Pandemie in tv e al cinema

Quando la nave di Nosferatu, spettrale e ormai senza più un’anima a bordo, giunge a Wismar, città tedesca sul Baltico, trasporta due cose: un oscuro potere e la peste. Il vampiro caccia la propria preda, i topi diffondono il contagio, finché la città appare più morta che viva. In ogni momento una cosa è chiara allo spettatore: il mostro e la sua pestilenza sono il male, venuto a tormentarci. Contro quel male si lotta: per resistergli, o vincerlo. O a quel male si soccombe, vinti. Neppure per un attimo ci sfiora l’idea che quel flagello sia una punizione; tantomeno una punizione che ci siamo meritati. Un secolo dopo (il primo Nosferatu, di Murnau, è del 1922) continuiamo a raccontare il contagio, spesso e con entusiasmo e non solo nelle settimane del Coronavirus. Ma lo facciamo, sempre di...

Conversazione con l'autore di Hugo Cabret / Brian Selznick, La Quercia

Brian Selznick è un ragazzo di cinquant’anni, dal sorriso franco e l’innata eleganza newyorkese. È a Roma per presentare il suo ultimo libro Live Oak, with Moss (in italiano La Quercia, edizioni Tunué, traduzione di Diego Bertelli). Un’opera che potrebbe stupire da parte di un disegnatore-scrittore noto per essere tra i più importanti autori contemporanei per bambini. Un libro adulto, nelle forme e nei temi, impastato di eros e desiderio. Un inno lirico e bruciante all’amore gay e all’attrazione tra uomini, che trae linfa da un pugno di poesie inedite di Walt Whitman.  Alle soglie dei quarant’anni Whitman mise insieme undici fogli di carta, piegandoli a metà e cucendoli lungo il bordo per tenerli insieme e ottenere la forma di un taccuino di ventidue pagine. Quel piccolo taccuino gli...

Tra scrittura e immagine / Massin, uomo di Lettera

Quando siamo bambini, sono esseri con pance e gambe. Poi diventano la A di amaca, la E di elefante, la C di casa. L’iniziale del nostro nome, prima incerta, poi disegnata grande e spessa. Poi smettiamo di vederle, le lettere. Le usiamo e loro si fanno usare da noi, come nella nostra firma che è sempre in continua evoluzione, ma non le vediamo più veramente. Diventano trasparenti ai nostri occhi: leggendo un libro non vediamo più una selva di aste danzanti, ma ci guardiamo attraverso per andarci a prendere quello che c’è scritto, dietro quel nero d’inchiostro. Eppure la Lettera (sì, Lettera con la maiuscola) è anche immagine: si ramifica in alfabeti figurati, si snoda lungo calligrammi e poemi visivi, si gonfia e si restringe, esibisce la grana di cui è fatta, e parla forte come nei...

In vista del confine / Il sale della terra

Le prime righe di Il sale della terra di Jeanine Cummins, il romanzo negli Stati Uniti al centro di un esplosivo caso letterario, sembrano uscite da una pagina di cronaca. “Una delle prime pallottole entra dalla finestra aperta sopra la testa di Luca, che è in piedi davanti al water. All’inizio non capisce che è una pallottola ed è solo una questione di fortuna se non gli finisce dritta in mezzo agli occhi”.  A mettere in salvo il bambino è la madre Lydia, che lo spinge nella doccia e lo copre con il suo corpo. Intanto in cortile l’intera famiglia, sedici persone riunite per festeggiare la quinceañera della cugina Yénifer, cade sotto le raffiche impazzite dei narcos.  Prende il via da qui la disperata fuga di madre e figlio, unici due sopravvissuti, dal sud del Messico agli...

Tiago Rodrigues a Milano / La rivoluzione si impara a memoria

Ha quarantatré anni, ed è il direttore artistico del Teatro Nacional D. Maria II di Lisbona da quando ne ha trentasette: il portoghese Tiago Rodrigues è senza dubbio da aggiungere alla rosa dei nomi più interessanti della scena europea, accanto ai sempre citati Milo Rau e Rimini Protokoll. In Italia, negli scorsi anni, non lo hanno accolto le grandi stagioni cittadine o i teatri stabili; a ospitarlo sono stati piuttosto gli avamposti del nuovo, come Centrale Fies a Dro e Short Theatre a Roma. Un’occasione mancata, se è vero che gli spettacoli di Rodrigues riescono a tenere in perfetto bilanciamento le strutture del teatro classico e i linguaggi del contemporaneo, e a coinvolgere così pubblici differenti.   By Hearth. Finalmente, a presentare Rodrigues alla città di Milano ci...

Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto / Hara’s way. Eterogenesi della differenza

È possibile che il futuro dell’umanità dipenda da un piccolo ragno dal nome Pimoa cthulhu? È quel che si chiede Donna Haraway nel suo ultimo libro uscito in traduzione italiana, Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto (trad. Claudia Durastanti e Clara Ciccioni, NERO 2019, 283 pp., 20 €). E, come di consueto, la Haraway non delude i suoi lettori, intraprendendo un percorso di pensiero tra i più originali dei nostri giorni. Seguendola, il lettore incontrerà tra le pagine ogni sorta di specie animale (piccioni, ragni, polipi, bruchi, farfalle) e da ognuna di esse apprenderà un diverso sapere, una diversa modalità di affrontare la complessità di un mondo in cui nulla è davvero isolato, ma tutto è, anzi, correlato, all’interno di una rete costituita da nodi inestricabili, nodi che...

Speciale Fellini / Fellini-Trimalchio

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il...

Rocco Ronchi e Bernard Stiegler / Governare l’ingovernabile

Come si governa la complessità? La domanda suona ineludibile in un tempo in cui l’arte del governo appare sempre più catturata da un vortice di forze ingovernabili, in balia di spinte contrapposte e di rovesci repentini. Anche la semplice attività di mappare un territorio, preliminare ad ogni decisione di intervento, per identificarne i nodi sociali, economici e culturali, rilevarne le tendenze, le pieghe, i punti di forza e di debolezza, sembra oggi una sfida impossibile: ogni punto individuato sulla mappa si mostra infatti immediatamente connesso a migliaia di altri punti secondo interazioni imprevedibili che evolvono più velocemente di qualsiasi mappatura. Forse è sempre stato così, sin dai tempi dell’originaria urbanizzazione, delle prime città-stato e degli imperi mesopotamici, non a...

Delirio produttivo / Il giorno dopo il giorno della memoria

Quando il 27 gennaio 1945 l'Armata Rossa varca la soglia di Auschwitz e passa sotto la scritta di ferro che sormonta l'ingresso, il mondo scopre quella frase: Arbeit Macht Frei, il lavoro rende liberi. Si tende spesso a leggerla come un tragico inganno a danno dei deportati o come un simbolo di falsificazione propagandistica. La realtà è peggiore. Finché quei prigionieri non moriranno – assassinati, oppure di stenti e fatica – il loro destino è fare da manodopera a basso costo per l'industria tedesca. Come lavoratori schiavi, insomma. Perché molte aziende e molti marchi dell'epoca vedono nella loro prigionia niente più che un'opportunità vantaggiosa per produrre a basso costo.   Il progetto coinvolge tutti i campi di concentramento. Come ricostruisce il Dizionario della Resistenza,...

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Luoghi / Pierre Jourde: ritrovare il perduto

Paese perduto di Pierre Jourde narra la storia di due fratelli, originari di un villaggio montano dell’Alvernia, che ereditano un malridotto cascinale e quindi tornano da Parigi al paese, dove rivedranno le persone, e rievocheranno gli scomparsi, che hanno conosciuto durante l’infanzia e la prima giovinezza. Al loro arrivo scoprono che è appena morta una ragazza di vent’anni, figlia di amici di famiglia: il giorno del funerale le poche decine di abitanti del villaggio vengono passati in rassegna con occhio antico e nuovo, alla luce della morte, filtro attraverso cui tutto viene pensato o ripensato, visto o intravisto. Vita e morte, sono qui a strettissimo contatto: l’una è l’ombra dell’altra, l’una lascia trasparire l’altra. Il paese non è che un monumento desolato al provvisorio. L’uomo...

Chi è Dante? / Dantomania

Dante appartiene a tutti, specie in Italia. Cioè appartiene a quella patria che egli stesso, in qualche modo, rese possibile con la sua opera e il suo destino personale. Quest’idea di Dante fondatore è in verità un costrutto piuttosto recente. Fu l’Italia risorgimentale che, attraverso un’operazione di “nation building” culturale costituì, pezzo per pezzo, l’immagine del sommo poeta. Durante la seconda metà dell’Ottocento e per tutto il Novecento, Dante fu “valorizzato” e “amplificato” in ogni modo: alle statue onnipresenti, sempre più imponenti, si aggiunsero le grandi mostre, le pubblicazioni pregiate, gli album fotografici, i filmati, e così via. Tutto doveva, secondo la ricostruzione molto accurata di Dantomania, il libro appena pubblicato dallo storico francese Thomas Renard (...

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Speciale Fellini / Fellini-Trimalchio

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il...

Joël Pommerat a Nanterre / “Questo non è un ragazzo”: racconti e leggende

Parigi. Una cascata di oscenità, snocciolate a una velocità sorprendente, investe lo spettatore all'inizio di Contes et Légendes di Joël Pommerat, in scena al Théâtre des Amandiers di Nanterre, una delle più celebri sale di cintura parigine, e a spiazzarlo è che siano lanciate da un ragazzino alto poco più di un metro e quaranta all'indirizzo di una ragazza che fisicamente è già una donna e con una serietà quasi liturgica, che non ha nulla di caricaturale: è il calco di un gergo che nelle banlieue è una specie di lingua madre, dove la veemenza del ritmo si accorda perfettamente alla rabbiosa violenza dei contenuti; spalleggiato da un coetaneo di origini africane, nella tipica veste del gregario esitante, il baby teppista assalta la sua preda – che lo fronteggia con inedita fermezza e...

Portamento / Cedro del Libano

La domanda li sorprende sempre: «che alberi sono quelli di Piazza Ateneo Nuovo?». È un piccolo test che talora pongo agli studenti del mio corso di letteratura italiana contemporanea sul loro grado di curiosità e di attenzione a un elemento costante nella loro vita quotidiana. Di solito tirano a indovinare, e non ci azzeccano mai. Una volta una studentessa, forse per spiritosaggine, rispose: albicocchi. Eppure, passano sotto quegli aceri in tutte le stagioni dell’anno, si siedono sulle panchine sotto le loro chiome. Non sanno rispondere nemmeno se chiedo loro che alberi hanno in giardino o quali si vedono dalla finestra di casa. Al più, sono genericamente alberi, e tanto basta. Se pure ne conoscono il nome, non sanno ritrarli. Semplicemente: non li vedono, non sono presenze significative, non esistono.   Non che pretenda una precisione botanica, spero solo che ricordino almeno la forma o il margine delle foglie, che abbiano ammirato i fiori o badato ai semi... Allora leggo loro un passo letterario dove la descrizione di un elemento naturale e l’attenzione al dettaglio si fa rivelazione, oltre che lezione di stile.  Dico degli alberi, ma mostrano un atteggiamento simile...

Lituania / Grūtas

I monumenti celebrativi sono, per la maggior parte, insignificanti e pressoché invisibili, come ebbe modo di osservare Robert Musil. È come se, malgrado intenzioni spesso lecite, lo strato retorico ricoprisse l’opera monumentale di ridicolo, smontando di fatto l’intento encomiastico. La situazione si complica quando i monumenti gloriosi eretti in pompa magna perdono il loro contesto solenne: il fu oggetto sublime diventa amorfo, puro ammasso residuale di metallo o di pietra. A questi simboli carichi di significato accade ciò che Elias Canetti ritiene tipico per le situazioni di transizione radicale: da un momento all’altro un segno potente (l’esempio canettiano parla delle mostrine militari) viene azzerato, trasformandosi in una eccedenza imbarazzante. Senza valore reale alcuno, il significante finirà, semmai, nei depositi dei relitti strani pervenuti da un sistema defunto.      Questa è anche, pur con alcune complicazioni postmoderne, la storia di uno strano complesso ubicato in Lituania, il parco “sovietico” di Grūtas, presso la cittadina di Druskininkai. Occupata in seguito al patto Ribbentrop dall’Unione Sovietica, contesa durante la guerra e integrata, nel...

Un verso, la poesia su doppiozero / Rainer Maria Rilke. Incerta, dolce, priva d’impazienza

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   È il verso che chiude la poesia di Rilke dal titolo Orfeo, Euridice, Hermes. Novantacinque versi che, con un andamento insieme drammaturgico e meditativo, con rilievi fortemente figurativi, rivisitano e interpretano il mito di Orfeo che scende nell’Ade per tentare di riportare tra i...

Chi è Dante? / Dantomania

Dante appartiene a tutti, specie in Italia. Cioè appartiene a quella patria che egli stesso, in qualche modo, rese possibile con la sua opera e il suo destino personale. Quest’idea di Dante fondatore è in verità un costrutto piuttosto recente. Fu l’Italia risorgimentale che, attraverso un’operazione di “nation building” culturale costituì, pezzo per pezzo, l’immagine del sommo poeta. Durante la seconda metà dell’Ottocento e per tutto il Novecento, Dante fu “valorizzato” e “amplificato” in ogni modo: alle statue onnipresenti, sempre più imponenti, si aggiunsero le grandi mostre, le pubblicazioni pregiate, gli album fotografici, i filmati, e così via. Tutto doveva, secondo la ricostruzione molto accurata di Dantomania, il libro appena pubblicato dallo storico francese Thomas Renard (Dantomania. Restauration architecturale et construction de l’unité italienne 1861-1921, Presses Universitaires de Rennes, 2019), servire, oltre all’immediato utilizzo politico-ideologico di Dante, a comprendere meglio il genio dell’Alighieri. Per situare correttamente i fatti della Commedia, bisognava, per esempio, sfogliare le pagine del volume La Divina Commedia illustrata nei luoghi e nelle persone (...

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