Alfabeto Pasolini

Da Sanremo a Torino, e ritorno / Identità eurovisionarie, figli reietti, padri snaturati

Chiedersi cosa sia Eurovision significa ripercorrere la storia dei media, della cultura popolare, dei cambiamenti socioeconomici e dei rapporti geopolitici che hanno accompagnato, in forma leggerissima, il progetto di integrazione europea dalla metà del Novecento. Ossia, il mutare dei suoi confini e del senso di appartenenza, l’investimento materiale e simbolico nell’idea stessa di Europa. La guerra fredda, l’esplosione dei consumi, il crollo dell’Unione Sovietica, le pressioni della decolonizzazione e il ritorno dei nazionalismi. Nientemeno: proprio Eurovision, l’evento extra-sportivo più seguito al mondo, quello spettacolo chiassoso ed esteticamente discutibile, rappresenta un osservatorio culturale privilegiato, un laboratorio di sperimentazione di linguaggi scenici e sonori, il...

Un libro di Alessandro Zaccuri / Poco a me stesso: un'autobiografia alternativa

Tra le declinazioni della forma romanzesca si annovera da tempo la narrativa controfattuale, fondata sull’ipotesi che un cruciale evento storico – tipicamente, una guerra – abbia avuto esiti diversi da quelli realmente verificatisi. Esempio preclaro, La svastica sul sole di Philip K. Dick (The Man in the High Castle, 1963), ambientato alcuni anni dopo il presunto trionfo della Germania nazista e del Giappone sulle democrazie occidentali; ma non andranno dimenticati alcuni  casi italiani, come Contropassato prossimo di Guido Morselli (1969-70, uscito postumo nel 1975), che ribalta l’esito della Grande Guerra immaginando vincenti gli Imperi centrali, o Asse pigliatutto di Lucio Ceva (1973), imperniato sull’eventualità di un irriducibile isolazionismo da parte degli Stati Uniti. L’...

Dalle Wunderkammern all’arte contemporanea / La danza controtempo delle immagini

Sul finire degli anni Sessanta, il curatore della Rhode Island School of Design’s Museum of Art, Daniel Robbins, e due importanti collezionisti, Jean e Dominique de Menil, frustrati dalla gran quantità di opere d’arte che giacevano inerti nei magazzini del museo, ebbero un’idea: invitare a Providence un artista contemporaneo per chiedergli di operare una sua personale selezione di pezzi dalle riserve nascoste per una mostra inusuale, coinvolgendo poi altre istituzioni perché facessero lo stesso con le loro collezioni. Nacque così Raid the Icebox I with Andy Warhol (1969-1970), che però fu, a onor del vero, il primo e l’ultimo tentativo di “saccheggiare il frigorifero” di un museo. Senza curarsi dei suggerimenti di Robbins, che cercava di guidarlo tra le porcellane più squisite, gli abiti...

Pino Donghi, Tre centimetri dietro gli occhi / Una voce dal coma profondo

Un uomo in coma profondo da anni può ancora, a dispetto di tutto, pensare? Può percepire qualcosa del mondo esterno anche se non è in grado di restituire nulla di quanto avviene in lui, nonostante sia stato sollecitato e monitorato e curato con tutti i presidi tecnologici e farmacologici più avanzati? L’assenza di risposta a qualsivoglia stimolo basta a decretare quella di ogni capacità mentale, tutta interiore, che nemmeno il più sensibile metodo di rilevamento riesce a individuare? Ma se supponiamo che una capacità possa comunque sussistere, di che tipo sarà? E se pensa, cosa penserà l’uomo in coma? Sono queste le domande da cui muove Tre centimetri dietro gli occhi (Scienza Express, 2022, p. 149), prima prova narrativa di Pino Donghi, saggista, curatore di collane editoriali e autore...

Un libro di Luciano Floridi / Può l’intelligenza artificiale essere etica?

Recentemente sono usciti alcuni libri molto importanti per la comprensione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società. Il primo, di cui avevo scritto qui, è quello di Kate Crawford, Né artificiale né intelligente. Il lato oscuro dell’IA (Il Mulino, 2021, 312 pp., versione italiana dell’originale inglese Atlas of AI. Power, Politics and the Planetary Costs of Artificial Intelligence, Yale University Press, 2021). Il secondo è quello di Luciano Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale (Raffaello Cortina Editore, 2022, 384 pp.). Il primo rappresenta la pars destruens del discorso pubblico sull’IA, il secondo, invece, la pars costruens. Il libro di Floridi è altrettanto ambizioso, e altrettanto informato da anni di ricerca del suo gruppo di lavoro e dall’...

Alfabeto Pasolini / La Grecia secondo Pasolini

Dal mondo antico in poi, “barbaro” e “greco” hanno avuto il senso di termini antitetici. Agli occhi dei Greci, “barbari” erano quelli che parlavano male e storpiavano la lingua greca, “gli altri”, gli incivili, quelli privi di cultura. Una “Grecia barbarica” sembra dunque una contraddizione irrisolvibile, eppure è così che Massimo Fusillo introduce il suo saggio La Grecia secondo Pasolini. Mito e cinema (Carocci, 261 pp.). Il libro, apparso nel 2007, viene ora riproposto con una nuova prefazione, in cui l’autore spiega la scelta di non aggiornare il saggio (un’impresa difficile, vista l’enorme bibliografia accumulatasi su Pier Paolo Pasolini in questi quindici anni, compresa l’opera completa uscita sui Meridiani Mondadori); in compenso, nella prefazione alla nuova edizione, Fusillo ne...

Invito alla metapolitica / Oltre la guerra

Parlando con alcuni miei interlocutori negli incontri di analisi e cercando con loro di tracciare qualche coordinata per affrontare ansie montanti che nascono in queste settimane dal sentirsi colpiti dalla guerra, siamo ripartiti dalla posizione nella quale ci si trova come ricettori di immagini-notizie.  Non si può neppure accennare alle innumerevoli teorie sullo spettatore, né in seduta né qui – dovremmo metterci a studiare il tema, almeno da Diderot a Debord. Però credo sia importante, magari semplificando, porre come punto di partenza la domanda: “quale è la postura di chi osserva come spettatore che guarda da lontano, (tele-visivo)?”.    La posizione dello spettatore e il sequestro dell’empatia Dalla critica biblica alle scienze umane – perfino in fisica – è rilevante...

Per le vie delle città / Leggere con i Piedi

Le città sono libri da leggere con i piedi, in cui ciascuno si crea la propria mappa delle stelle formata dagli indirizzi dei suoi beniamini, come a comporre delle costellazioni personali che guidano i nostri passi. Ma per fare poesia con gli indirizzi ci vuole talento e spirito di sacrificio, ci si arriva per via di levare, togliendo “il soverchio”, come diceva Michelangelo.  Uno dei primi a praticare la poesia degli indirizzi fu lo scrittore austriaco Peter Altenberg, morto di stenti nel primo dopoguerra e oggi usato come attrazione per turisti dal Cafè Central di Vienna, dove un fantoccio con le sue sembianze accoglie i clienti all’ingresso del locale. Seguendo i dettami dell’amico Adolf Loos, quello di Ornamento e delitto, Altenberg scartò così tanto che giunse a scrivere...

Otto / Diario russo. Trasformazioni della Giornata della Vittoria

L’anniversario della fine della guerra in Europa, il 9 maggio, è stato sempre un momento assai forte di memorie familiari. Il ricordo della Grande guerra patriottica ancora oggi, a distanza ormai di decenni, ha una forte presa proprio per la vastità della tragedia causata dall’Operazione Barbarossa: più di 27 milioni di cittadini sovietici morti, migliaia di villaggi e centinaia di città letteralmente cancellati, la distruzione di intere comunità ebraiche, violenze inenarrabili sui civili.   Eppure questa componente dolorosa, lacerante ancora oggi per numerose famiglie, è sparita dalla retorica ufficiale del 9 maggio, diventata festività della rilettura putiniana della storia patria, sfoggio di potenza militare, occasione per ribadire la propria alterità etica e morale verso un’...

La malattia della civiltà (3) / Guerre contro il futuro: Wilfred Bion

“Sono morto l’8 agosto 1918” dirà e continuerà a scrivere Wilfred Ruprecht Bion, dopo il congedo e il ritorno in Inghilterra il Natale del 1918. Può esibire una medaglia al Merito e la coccarda rossa della Legione d’onore. Non riesce ad avere però la sensazione di essere tornato alla vita civile, perché “in realtà uno continua a puzzare. Hanno trovato il sistema di farci sentire vivi, ma in realtà siamo morti. Anch’io? Ma certo, anch’io ero morto…, l’8 agosto 1918”. Ricorda di essersi sentito intrappolato “come un topo nell’angolo”, mentre qualcuno era interessato a far fuori proprio lui, e immaginava che ai genitori arrivassero lettere che annunciavano la sua scomparsa. L’esperienza della guerra, nel corpo dei carristi, lo accompagna per l’esistenza intera: riemerge nei sogni e negli...

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Per le vie delle città / Leggere con i Piedi

Le città sono libri da leggere con i piedi, in cui ciascuno si crea la propria mappa delle stelle formata dagli indirizzi dei suoi beniamini, come a comporre delle costellazioni personali che guidano i nostri passi. Ma per fare poesia con gli indirizzi ci vuole talento e spirito di sacrificio, ci si arriva per via di levare, togliendo “il soverchio”, come diceva Michelangelo.  Uno dei primi a praticare la poesia degli indirizzi fu lo scrittore austriaco Peter Altenberg, morto di stenti nel primo dopoguerra e oggi usato come attrazione per turisti dal Cafè Central di Vienna, dove un fantoccio con le sue sembianze accoglie i clienti all’ingresso del locale. Seguendo i dettami dell’amico Adolf Loos, quello di Ornamento e delitto, Altenberg scartò così tanto che giunse a scrivere...

Kamel Daoud: uno scrittore algerino / Il Pittore che divora le Donne

Essere, avere un corpo sembra a volte tutto ciò che sappiamo di noi e della vita; forse addirittura l'unica cosa che possiamo esibire come prova inoppugnabile della nostra esistenza. Questo dato incontrovertibile ce lo trasciniamo dalla nascita alla morte nei ruoli interscambiabili di protagonista, personaggio secondario o comparsa trascurabile; ma per quanto risulti l’unico oggetto certo del nostro mondo, ci pare talvolta comunque di non capirlo, o di immaginarlo soltanto. Abitarlo non evita l’urgenza di decifrarlo, interrogarlo, tradurne idee e parole che diano significato al fatto stesso della carne. Nella medesima forma gli altri ci oppongono la sicurezza tangibile della loro presenza, che pur nell’evidenza ci sfugge come il senso stesso del nostro corpo.  Conoscere un corpo, il...

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Il coraggio della parola / Tiago Rodrigues: la bellezza di ammazzare fascisti

“Le persone passano la vita a spegnere fuochi. Corrono, si affannano a spegnere fuochi. Ma è raro che pensino: do inizio a un fuoco, appicco un incendio, brucio. Si deve bruciare. Bruciare è non sapere che cosa accadrà. Chi spegne un fuoco, sa come le cose finiscono. Un incendio, invece, è imprevedibile”, chi accende un fuoco “fa una domanda al futuro. Rischio e incertezza e speranza. Le fiamme hanno una propria volontà. Il cambiamento non ha padrone. Chi inizia un incendio può finire bruciato”.  Con questo prologo, poetico e politico, si apre Catarina e a beleza de matar fascistas (Catarina e la bellezza di ammazzare fascisti: leggi qui la locandina) del drammaturgo, attore e regista portoghese Tiago Rodrigues, arrivato lo scorso 28 e 29 aprile al Teatro Storchi di Modena per Ert...

2002-2022 / X-Files e la popolarizzazione della paranoia

20 anni fa, il 19 maggio 2002, si concludeva la serie per eccellenza degli anni ‘90: X-Files. O almeno si concludeva prima del maldestro revival tentato con scarso successo tra 2016 e 2018: quando era probabilmente fuori tempo massimo, perché la realtà si era incaricata di incarnare e poi superare quella sua particolare forma, messa in scena dal popolarissimo show. Come tutte le serie di successo, capaci di dar forma a un pezzo dell’immaginario collettivo, ebbe molti eredi. Ma soprattutto un’eredità: canonizzare e normalizzare il complottismo, facendolo in qualche modo diventare mainstream.    A un livello superficiale possiamo dire che X-Files ebbe successo in primis per la forza della propria formula, semplice ma assai efficace; e che in sé e per sé altro non è che una...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (20) / Fate la storia senza di me

Sono anni, poco oltre la metà dei Sessanta, in cui non si va tanto per il sottile. Anni sbrigativi e impietosi. Per difendersi dal dinamismo dei tempi, le “istituzioni” tendono a trincerarsi in se stesse. Il linguaggio con cui si esprimono, plumbeo e perentorio, appare oramai esaurito. Quasi irreale. “Pericoloso per sé e per gli altri” è l’etichetta appiccicata addosso ad Alberto Bonvicini. E ne orienteranno la vita. Albertino è un bimbo di nove anni, ospite di un orfanatrofio, che, nell’ottobre del 1967, per gioco o per errore, inghiotte una biglia di vetro. Con questa biglia comincia il suo personale viaggio nelle “istituzioni totali”, a partire dal manicomio di Collegno, dove viene rinchiuso per 40 giorni insieme agli adulti. Cosa avrà visto Albertino in quei 40 giorni? Cosa avrà sentito? E cosa gli resterà addosso? Il “viaggio” non finisce a Collegno. Sarà lungo e tortuoso. Si snoderà per carceri e ospedali, conoscerà speranze e fallimenti. E desiderio di vita. Sempre.   Dopo Collegno, “Villa Azzurra”, la struttura diretta dallo psichiatra torinese Giorgio Coda, soprannominato l’“elettricista” in virtù della sua spiccata predilezione per l’uso dell’elettrochoc,...

Architettura come paesaggio / L'isola di Rousseau

Nome di un famoso dessert francese, il termine isola galleggiante rimanda anche alla altrettanto celebre Ortigia, vicino Siracusa, oppure a Delo, la mitica isola in movimento che acquisì la sua forma stabile soltanto in seguito alla nascita del dio Apollo, depositato dalla madre Latona sulla cima di una palma.  Qui si intende invece ricostruire un movimento diverso, cioè il fatto che un isolotto esemplare, di origine settecentesca, rinasca in vari luoghi europei. Lo spostamento non riguarda in questo caso per ovvie ragioni il trasporto fisico da un posto all’altro, bensì il movimento di un significante (di un sistema topico) e del corrispondente significato (o concetto, sistema concettuale).   Il punto di partenza di questa avventura semiologica si trova a Ermenonville, a nord di Parigi. Il Marquese di Girardin, un grande proprietario terriero con idee liberali, costruì tra il 1766 e il 1776 il primo e più celebre giardino all’inglese in Francia. Costellato di più di duecento follies (o fabriques, come si dice in francese), di architetture e di oggetti di ogni genere creati ad arte, il dominio si estendeva su più di 800 ettari. Girardin, che era anche un teorico dei...

Un verso, la poesia su doppiozero / Osip Mandel`štam, Ho appreso la scienza degli addii

È il primo verso, qui riportato in una sua versione letterale, di Tristia, una delle più note poesie di Osip Mandel`štam, appartenente alla raccolta omonima, del 1922. Tristia è la seconda stazione dell’opera poetica di Mandel`štam, dopo Kamen’ (Pietra), volume pubblicato nel marzo del 1913. In questa poesia, Ovidio e l’esilio sono l’ordito di un arazzo che, in quattro strofe di otto versi ciascuna, seguendo il movimento metrico di una pentapodia giambica, dà figurazione al sentimento dell’addio: con le immagini della partenza, dell’amara vigilia, della soglia che è al di qua della tenebra, degli emblemi che dicono il passaggio al nuovo giorno. Un giorno che dischiude il cammino e la solitudine, il rammemorare e il riconoscere. Riconoscere è custodire il fuggitivo nella presenza di un’immagine, quel che è perduto nel sapere della lontananza. Riconoscere è accogliere quel che è assente, accoglierlo in un verso, nella dolcezza provvisoria e tuttavia intima di un verso, della sua musica.    Nel primo movimento della poesia, alle immagini che salgono dalla lettura dei Tristia di Ovidio, in particolare dell’elegia I, 3 (“Cum subit illius tristissima noctis imago”), si...

Clorofilla / Asfodeli: il fiore dei campi elisi

Aprile. Necropoli rupestre di Pantalica, alle spalle di Siracusa. Sfolgora di verde l’altopiano nel rigoglio di una primavera sontuosa. Le api iblee, dall’invidiabile pedigree letterario, bottinano senza sosta. Tutto, lungo i sentieri da capre che s’insinuano tra le antiche tombe scavate nelle pareti a strapiombo sull’Anapo, tutto è pieno di vita. Si avanza, nel silenzio di un panorama originario, frastornati dalla ricchezza e varietà delle essenze, dalla festa delle fogge e dei colori, dalla fragranza di fiori ed erbe. Un barocco vegetale esaltante quanto, se non maggiore, quello delle chiese e dei palazzi di Ortigia o Noto.  Nei prati sassosi anche gli asfodeli sono in fiore: nessun stupore al veder incedere a gran passi l’anima di Achille, piè veloce (Omero, Odissea, XI, 538-539). Inseparate, morte e vita hanno il loro emblema in questo fiore leggendario.  Paul Celan, che fiori e piante chiamava per nome, non conosceva l’asfodelo. Nel 1964 lo vede per la prima volta sui tumuli etruschi di Cerveteri, e scrive L’Eternità, poesia raccolta in Filamenti di sole:     L’eternità diventa vecchia: in Cerveteri gli asfodeli s’interrogano l’un l’altro fino a sbiancare...

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