Un saggio dell’economista francese / Thomas Piketty: la Storia maestra di uguaglianza

“Tra le novità che attirarono la mia attenzione durante la mia permanenza negli Stati Uniti, nessuna mi ha maggiormente colpito dell’uguaglianza delle condizioni. Senza fatica constatai la prodigiosa influenza che essa esercita sull’andamento della società: essa dà allo spirito pubblico una determinata direzione, alle leggi un determinato indirizzo, ai governanti dei nuovi principi, ai governati abitudini particolari”. Con queste celebri parole, Alexis de Tocqueville introduceva nel 1835 il suo studio sociologico e politico, compiuto sul campo oltreoceano, La democrazia in America, indicando subito quello che ai suoi occhi appariva non solo come il principio fondamentale delle istituzioni democratiche americane, ma anche l’ideale e la meta verso i quali vedeva incoercibilmente convergere...

Verso Katmandu / Alla ricerca dello sballo perfetto

È l’estate del 1962. A Londra, John, Paul, George e Ringo – al momento quattro illustri sconosciuti – sono rinchiusi, da giorni, negli studi di Abbey Road per incidere il singolo Love Me Do. Il fatto è che la sonorità della batteria non convince il produttore George Martin che farà ripetere l’incisione più e più volte. Prima con Pete Best, mandato a casa dopo quattro giorni di prove, poi con Ringo. Ma ancora non ci siamo. Tenta con un altro percussionista, Andy White, e sposta Ringo al tamburello. Martin continua a non essere soddisfatto, ma preso per stanchezza, finirà per usare la versione della batteria di Ringo. Il 45 giri uscirà il 5 ottobre di quell’anno, infilato in una triste copertina sleeve, quelle di carta scadente con il buco al centro, identificato dal solo nome dell’...

Reggio e il suo sindaco / Il fascino discreto del comunismo emiliano

Il mestiere di sindaco è particolarmente difficoltoso. Chi fa il sindaco non può adottare quella strategia di distanza rispetto alle persone che viene spesso utilizzata dai leader politici di livello nazionale. In una città di provincia, la tipica città italiana, un sindaco era già conosciuto personalmente prima di venire eletto e continuerà ad esserlo anche alla scadenza del suo mandato. È costretto pertanto a mantenere un rapporto di costante dialogo e ascolto con i suoi concittadini. Allo stesso tempo, però, deve anche saper assumere una funzione di leader. Deve cioè prendersi le sue responsabilità e cercare di trascinare la comunità formata dagli abitanti della città verso traguardi nuovi e possibilmente ambiziosi. Per questo motivo, sono poco numerosi i sindaci che hanno saputo...

21 gennaio 2012 – 21 gennaio 2022 / Vincenzo Consolo: come ho scritto i miei libri

Il 10 agosto del 1999 abbiamo incontrato Vincenzo Consolo nella nuova casa dove si era trasferito da qualche tempo dopo gli anni trascorsi in via Volta, in una abitazione dove mi era capitato di andare a trovarlo e di conversare varie volte con lui. Mi aveva coinvolto persino in un documentario su Mastronardi che aveva girato per la Rai dove lavorava. Avevo anche cominciato a recensire i suoi libri a partire da Nottetempo, casa per casa del 1992, con cui poi aveva vinto il Premio Strega, e a presentarli insieme a lui. Stavamo preparando io e Elio Grazioli un volume della collana di Riga edita allora da Marcos y Marcos, il numero 17 della serie, intitolato Italia due, in cui volevamo fare il punto su arte, letteratura, critica, teatro, nel passaggio al nuovo millennio. Il volume seguiva un...

Confessioni di una schizofrenica / Un Marziano nella mia mente

Capita. Può capitare a tutti di svegliarsi una mattina e di assistere, sconvolti e increduli, alla propria trasformazione. Non in un grande insetto come accade al giovane Gregor Samsa, ma nella cavia di un esperimento per studiare la specie umana. Un uomo coperto di squame violacee seduto sul vostro letto vi dà l’annuncio: sarà la vostra mente l’oggetto dell’indagine. Il viaggio nell’autre monde sta per iniziare, in compagnia di Sharp e Hinton, Sophisticated e Wimp, Dorraine e Nicky, tipi strambi, ragazzini e uomini anziani. Sono solo alcuni degli Operatori che entrano nella vostra testa spalancata come in un terreno di gioco dove scontrarsi e sfidarsi, nascondersi e provocarsi per vincere ai punti. Mentre voi vi sentite già un mostro, un fantoccio sbudellato. “La sola cosa che vi può...

Il Darwin inconsolabile di Calamaro / Una lenta Apocalisse

Riccardo Goretti entra in scena trafelato, spingendo sul palco vuoto un carrello del supermercato colmo di vivande e le prime parole che pronuncia sono dedicate alla voce pre-registrata che qualche secondo prima ha annunciato Darwin inconsolabile (un pezzo per anime in pena) di Lucia Calamaro e gli altri spettacoli in programma negli spazi del Teatro di Roma: sornione e perplesso rimarca l’errore di pronuncia della voce (che effettivamente ha detto Tumas e non Thomas Bernhard), aggiungendo che un tempo le voci nei supermercati non informavano i consumatori sugli spettacoli che si svolgono al Teatro Valle ma su quale scaffale si trovano i generi alimentari, e il pubblico della sala b del Teatro India ride deliziato per quell’indecidibile eccesso di presenza che lo rintrona come un colpo di...

Un’intervista inedita / Peter Bogdanovich, un regista dell’istinto

Lo scorso 6 gennaio Peter Bogdanovich se n’è andato. Aveva quasi 83 anni: era nato il 30 luglio 1939. Prima di dirigere Voyage to the Planet of Prehistoric Women nel 1968, con lo pseudonimo di Derek Thomas, aveva lavorato per il New York Theatre, l’unico posto in città dove, nel 1960, si poteva vedere un western di John Ford. Aveva scelto una manciata di film introvabili di Howard Hawks per una delle sue retrospettive dal titolo “The forgotten film”. Del resto in quegli anni “chi era chic parlava di Antonioni e Fellini e nessuno o quasi di Hitchcock; di Hawks, nessuno sapeva niente”. Susanna, Acque del Sud, Il grande sonno… C’era la fila per l’ingresso che girava intorno all’isolato. Erano dieci anni che nessuno chiedeva Gli uomini preferiscono le bionde alla 20th Century Fox, ma alla...

Un’antropologia del conoscere / Michel Serres, Roma. Il libro delle fondazioni

“Confesso, come è stato per molti, di aver disprezzato Roma. Popolo ottuso, rude e guerriero”. Così scriveva Michel Serres in Roma. Il libro delle fondazioni (1983) che Mimesis ha da poco ristampato nella traduzione apparsa nel 1991 per Hopefulmonster, dovuta all’architetto fiorentino Roberto Berardi. In Grecia il logos dà origine alle idealità formali della filosofia e della matematica, a Gerusalemme il soffio dello spirito s’incarna nel tempo e nello scritto; Roma invece non dialoga, non decifra il libro, non si preoccupa di accedere alla verità o alla bellezza. Eppure, rileggere Ab urbe condita di Tito Livio consente di trovare delle vene d’oro nella roccia in apparenza sterile. Che la filosofia si trovi in luoghi inattesi è quanto Serres ci ha insegnato, dagli anni Sessanta fino alla...

Un’antropologia del conoscere / Michel Serres, Roma. Il libro delle fondazioni

“Confesso, come è stato per molti, di aver disprezzato Roma. Popolo ottuso, rude e guerriero”. Così scriveva Michel Serres in Roma. Il libro delle fondazioni (1983) che Mimesis ha da poco ristampato nella traduzione apparsa nel 1991 per Hopefulmonster, dovuta all’architetto fiorentino Roberto Berardi. In Grecia il logos dà origine alle idealità formali della filosofia e della matematica, a Gerusalemme il soffio dello spirito s’incarna nel tempo e nello scritto; Roma invece non dialoga, non decifra il libro, non si preoccupa di accedere alla verità o alla bellezza. Eppure, rileggere Ab urbe condita di Tito Livio consente di trovare delle vene d’oro nella roccia in apparenza sterile. Che la filosofia si trovi in luoghi inattesi è quanto Serres ci ha insegnato, dagli anni Sessanta fino alla...

Filosofia del cibo / Massimo Donà fra saperi e sapori

Cosa dire, ancora, del cibo? L’oceano di trasmissioni televisive (documentari, serie, game e reality show, servizi del tg…), film, supplementi di giornale, giornali interi, fiere e fest vari, esposizioni internazionali, parchi a tema, negozi e supermercati gourmet, salumai in vena di chiacchiera, cene fra amici e convivialità relative, blog siti e social, corsi di degustazione di vini olii formaggi caffè cetriolini sottaceto e pasticcini, ricettari cartacei e tutorial in rete, app sullo smartphone, libri, convegni, seminari e chissà quant’altro dovrebbe averci detto ormai tutto su cucina e alimentazione, buona tavola e cantine al top, gusti e disgusti. Una specie di abbuffata di discorsi, una sbornia di parole sembra spingerci tutti, e inesorabilmente, verso un agognato silenzio nei...

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Damon Galgut / Quattro funerali e una promessa

Mentre leggo La promessa di Damon Galgut (e/o, 2021, traduzione di Tiziana Lo Porto) mi rivedo a Johannesburg, nel 1994, quando con Oliviero Toscani e Fabrica organizzammo al Market Theatre un festival di sostegno a Nelson Mandela. Erano le prime elezioni democratiche in quel Paese e Mandela, tornato libero cittadino e alla testa dell'ANC (African National Congress) dopo quasi trent'anni di prigione, sfidava Frederick de Klerk per la nuova carica di presidente: il primo presidente nero della storia del Sudafrica, proclamato da elezioni libere aperte a tutta la popolazione, e non solo alla minoranza bianca che dominava il National Party. L'apartheid, il sistema legalizzato di discriminazione razziale, era in vigore dal 1948: ai neri non era consentito partecipare alla vita civile, erano...

Una mostra a Riccione / Elliott Erwitt. L’attimo giusto e il momento speciale

Elliott Erwitt (Parigi, 1928) predilige le immagini che hanno un finale aperto, quelle che lasciano spazio all’interpretazione di chi le guarda, e anche le fotografie ironiche o drammatiche, che colgono la più sottile linea del non detto, dentro la cifra esistenziale dell’essere umano. A questa tipologia appartiene Pennsylvania, Pittsburgh (1950), dove un bambino afroamericano si punta una pistola alla tempia destra mentre ride platealmente guardando verso l’obiettivo. Il bimbo compie un gesto drammatico mentre si mette in posa e in relazione con chi gli sta puntando addosso la macchina fotografica. Ride forte e cerca di stemperare quel gesto con una ironia che però non tranquillizza fino in fondo il fruitore dell’immagine. In Bratsk, Siberia (1967), un invitato seduto accanto agli sposi...

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1938-2022 / Herbert Achternbusch: scantinati, bar, buie paludi

Una lettera del 2011   Caro Herbert, è passato molto tempo dalla prima lettera che ti ho scritto, ma questa, che per il momento è anche l'ultima, è una lettera particolare: accompagna infatti l'uscita italiana del tuo libro L'ora della morte. Tutto sommato abbiamo aspettato solo dieci anni, prima che arrivasse il momento. La prima volta che ho sentito parlare di te avrò avuto a malapena sedici anni. Tu eri già piuttosto conosciuto allora, avevi girato qualche film, pubblicato dei libri, fra i quali anche L'ora della morte, ma per noi ragazzi di paese eri ancora una scoperta. Non eri molto ben visto, dalle nostre parti, avevi fama di chi sputa nel piatto in cui mangia, era difficile trovare tuoi libri, lì in Bassa Baviera, dove eri cresciuto e dove io cercavo allora di trovare la mia...

Chi ha paura di Virginia Woolf / Latella: le onde della simulazione

È una storia di figli oppressi da padri uomini di potere e di figli che quei padri sognano di ammazzare e che, per biologia o per reazione, sono sterili. Chi ha paura di Virginia Woolf, il famoso testo di Edward Albee del 1962, considerato caposaldo di un teatro realista, appena tinto di sfumature che richiamano il teatro dell’assurdo, rivive in una versione con la regia di Antonio Latella. La nuova traduzione di Monica Capuani svecchia l’italiano ormai datato approntato da Ettore Capriolo per la collezione di teatro di Einaudi nel 1970.  Latella, all’inizio, sembra prendere con le pinze il testo, che riconosce di non aver troppo amato in passato e di avere ‘scoperto’ solo grazie a questa nuova veste linguistica. Ma subito la scena ci fa capire che il realismo è solo una facciata...

Clorofilla / Sequoie sul tetto del mondo

Penso ai fortunati che al mattino spalancano le persiane e l’hanno a distanza di naso. E penso a lei – è al contempo maschio e femmina, quindi, meglio lei – che non riesce a sgranchirsi i rami, penso al deprimente spettacolo che vede dalla sua cima: una Brianza lecchese verde di colline un tempo, ora devastata da un’edilizia demente; dirimpetto, l’indigesto ossimoro delle squadrate ville a schiera di un rinomato architetto dalla mano infelice (almeno in questa occasione), arredate, si fa per dire, da una improbabile, bianchissima, neoclassica fontana, dono dell’homo œconomicus di questo territorio, che ora aspira a divenire re quirinalizio degli italiani. È una sequoia, un esemplare di Sequoiadendron giganteum: vent’anni fa un fulmine l’ha scapitozzata abbassandola di parecchi metri, ma fa ancora la sua figura nella corte, che le sta un po’ stretta, di Villa Cornaggia a Merate. O meglio, quella che fu Villa Cornaggia, anch’essa ridotta a un complesso residenziale lontano dagli antichi fasti ma, almeno, più affabile delle nuove abitazioni cubiformi che lo fronteggiano.     Fu piantata da Paolo Passoni, fattore della nobile famiglia Cornaggia-Medici, nel 1878 o giù di lì...

Un verso, la poesia su doppiozero / Osip Mandel`štam, Ho appreso la scienza degli addii

È il primo verso, qui riportato in una sua versione letterale, di Tristia, una delle più note poesie di Osip Mandel`štam, appartenente alla raccolta omonima, del 1922. Tristia è la seconda stazione dell’opera poetica di Mandel`štam, dopo Kamen’ (Pietra), volume pubblicato nel marzo del 1913. In questa poesia, Ovidio e l’esilio sono l’ordito di un arazzo che, in quattro strofe di otto versi ciascuna, seguendo il movimento metrico di una pentapodia giambica, dà figurazione al sentimento dell’addio: con le immagini della partenza, dell’amara vigilia, della soglia che è al di qua della tenebra, degli emblemi che dicono il passaggio al nuovo giorno. Un giorno che dischiude il cammino e la solitudine, il rammemorare e il riconoscere. Riconoscere è custodire il fuggitivo nella presenza di un’immagine, quel che è perduto nel sapere della lontananza. Riconoscere è accogliere quel che è assente, accoglierlo in un verso, nella dolcezza provvisoria e tuttavia intima di un verso, della sua musica.    Nel primo movimento della poesia, alle immagini che salgono dalla lettura dei Tristia di Ovidio, in particolare dell’elegia I, 3 (“Cum subit illius tristissima noctis imago”), si...

Le malghe di Martino Pedrozzi / Ricomporre pietre

«Poesia» proviene dal verbo greco poiein, fare. La poesia si fa con le parole, ma non soltanto. Nel senso indicato dall’etimologia del termine, svariati oggetti possono passare per “poetici”. Anche l’uso più specifico o nobile di «poesia» non esclude la sua applicazione a campi non immediatamente identificabili come “poetici”. Si può così parlare, per esempio, della poetica dell’architettura, anche se la maggior parte dell’architettura che ci circonda apparterrebbe di fatto piuttosto alla categoria del non-poetico. Prima ancora dell’interpretazione poetica di una realtà collegata con un oggetto architettonico (la formula, lo si vedrà, non è completamente soddisfacente), va ricordato l’interesse della poesia (in questo caso, quella letteraria) per una sfera di oggetti duri e palpabili, minerali, ruvidi, irregolari, lavorati dal tempo. Sassi, sassolini, ghiaietto, rocce, massi, concrezioni, blocchi, e così via, insomma: forme assai materiche. Vengono in mente, in modo sparpagliato, l’uso virtuoso della pietra da parte di Mandel’štam (si pensi alla strepitosa Ode d’ardesia), Deucalione e Pirra che gettano sassi dietro le proprie spalle, Goethe, in cima a una vetta, mentre medita sul...

Un verso, la poesia su doppiozero / Gaspara Stampa. Signor, io so che ‘n me non son più viva

Un verso di Gaspara Stampa: dalle sue Rime, che furono in gran parte rime d’amore. I poeti del Cinquecento italiano, rimodulando e reinventando le rime di Petrarca, maestro d’amore, consegnarono ai lettori una meditazione sull’amore che toccò un arco estesissimo di temi e sperimentò un ventaglio amplissimo di registri espressivi: al punto che se volessimo oggi dire del desiderio, delle sue forme, delle sue radici, della sua lingua, basterebbe raccogliere da quei lontani versi figure e motivi, e avremmo un compiuto trattato appunto sul desiderio, sorprendentemente in dialogo con le odierne idee  sul nesso tra desiderio e mancanza, e sulla fisicità e corporeità del desiderio.   Nella stessa epoca numerosi Trattati d’amore e Dialoghi sull’amore (quelli del Tasso, tra i primi) fecero da controcanto ragionativo e analitico alla poesia d’amore. Michelangelo Buonarroti e Gaspara Stampa furono tra i poeti che con più vigore immaginativo affidarono al verso un pensiero dell’amore annodato intorno all’idea di mancanza, di privazione, di vuoto, e con una tensione tutta fisica che allo stesso tempo dialogava, nella finitudine, con la vertigine dell’oltre, dell’impossibile, dell’...

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