30 maggio 1941-28 luglio 2021 / Roberto Calasso, editore e scrittore

Memè Scianca e Bobi sono gli ultimi due libri di Roberto Calasso, usciti ora nella Piccola Biblioteca Adelphi. È significativo che il grande editore e scrittore appena scomparso abbia sentito l'esigenza di comporre un dittico come questo: un'autobiografia e un concomitante ricordo di Bobi Bazlen, quasi che lui e il cofondatore della casa editrice fossero, in qualche modo, una cosa sola, e l'uno non potesse ricordare il proprio passato senza implicare e coinvolgere l'altro. Precisiamo subito che Memè Scianca è il nome che Calasso, non sa nemmeno lui quando, ma molto presto scelse per se stesso. Un nome singolare che non rievocava né eroi né cavalieri, piuttosto malavitosi. “Scianca” potrebbe alludere più che altro a una infermità. “Memè” è tronco e buffo come “Totò”, ma è anche uno dei...

Gadget / Gaudisney a Milano

Il gadget: oggetto sovrannumerario che vanta eredità di un certo rilievo (il feticcio) e che esclude o elude il valor d’uso (“non serve”), ma che produce forme forti o deboli di affezione (feeling) o di piacere. A volte non se ne può fare a meno (godimento). In ogni caso, aggregato alla merce come interessato “regalo”, quando non merce esso stesso. In tal caso, supplemento assoluto, portatore di una enigmatica quota di plus-valore o di plus-godere. Di incerto statuto istituzionale e formale (arte? design? semplice divertimento?) passa al di sotto di ogni forma di classificazione. Pare che oggi questa specie di oggetti proliferi, e che se ne possano trovare a ordini di grandezza assai diversi, dal minimo del pupazzetto di IKEA al massimo del Museo. Eccone un esempio.   C’è la facciata...

Pandemia e de-socializzazione / I poteri degli schermi

Sui poteri degli schermi   Tutti noi abbiamo fatto, stiamo facendo, esperienza della pandemia. E tutti noi, abbiamo fatto, stiamo facendo, esperienza di una sovraesposizione mediale. Domanda: vivere tra gli schermi, attraverso gli schermi, è una condizione di virtualizzazione preesistente alla pandemia, che la pandemia avrebbe meglio rivelato? È lungo questa dorsale che provo a leggere il recente volume I poteri degli schermi. Contributi italiani a un dibattito internazionale (a cura di M. Carbone, A.C. Dalmasso, J. Bodini; Mimesis 2020). Si tratta di un collettaneo con scritti di Carbone e di diversi collaboratori storici (Bodini, Dalmasso, Nijhuis) del suo gruppo Vivre parmi les écrans che da un decennio svolge intensa attività di ricerca su questi temi, così come di studiosi che...

Viaggio nelle scene d’estate #3 / Santarcangelo 2050: nella mutazione

Di Santarcangelo 2050, seconda puntata del festival del cinquantenario diretto da Motus, solo alcuni sprazzi. Il programma, immenso, disegnava un “Futuro fantastico”, come si leggeva con lettere al neon collocate su un margine del pratone detto “nellospazio” dove si svolgevano parecchi spettacoli: un futuro di mutazioni. E il primo oggetto registrato come mutante è proprio il teatro, trasformantesi in clip, video, interventi musicali, performance, laboratori, giochi, dichiarazioni e azioni militanti, contaminazioni con altri linguaggi e rituali, come ormai avviene da decenni nelle scene più inquiete. Una mutazione per provocare a entrare in tempi complessi. In sostanza il programma si rivela un bombardamento di oggetti vari, multipli, insinuando il sospetto di un certo horror vacui e...

Pudore e sfrontatezza / Pasolini e Paolo di Paolo: coast to coast

La lunga strada di sabbia è il titolo di un reportage, firmato da Paolo di Paolo e Pier Paolo Pasolini, pubblicato nell’estate del 1959 sul mensile Successo. Lo scopo è quello di mostrare un Paese in vacanza, al mare. “In tre puntate i nostri inviati percorreranno i tremila chilometri delle coste italiane, annotando e fotografando gli aspetti meno consueti e più originali delle nostre vacanze. Come in un film sfileranno, nel racconto di Pasolini e nelle foto di Paolo di Paolo, quei volti e quei fatti che soltanto un’inchiesta così lunga può documentare”, si legge nel sommario, ben in evidenza, nel mezzo della prima pagina di Successo.    In realtà, lo scrittore e il fotografo non si conoscono. Arturo Tofanelli, direttore del periodico, deve rassicurare Pasolini, dicendogli che...

29 luglio 1921 - 29 luglio 2021 / Il gatto, la civetta e Chris Marker

Immaginiamoci a Tokyo, nel quartiere di Shinjuku, appoggiati al bancone del bar “La Jetée”. A pochi passi da noi, un signore dai tratti orientali e uno dai tratti europei. Il primo è Toru Takemitsu, compositore, il secondo Chris Marker, cineasta e viaggiatore. I due discorrono in inglese. “We Japanese have a very special relationship with cats” dichiara il primo, mentre il regista vede passare davanti agli occhi immagini di gatti e di whisky. Più tardi Marker annoterà le immagini e i ricordi evocati dalla frase dell’amico musicista: appunti che saranno raccolti nel libro fotografico Le Dépays (1982) di cui proponiamo qualche passaggio. Marker parla del suo “spaese” (invenzione linguistica da dépaysement, spaesamento), del suo Giappone immaginato, guardandosi allo specchio e rivolgendosi a...

Polo del ‘900. Archivi con-nessi / Dall’8 settembre a Cefalonia

Alle ore 19.45 dell'8 settembre 1943 il Maresciallo Pietro Badoglio, nominato dal re Vittorio Emanuele III capo del governo al posto del destituito Mussolini, proclama solennemente per radio l'armistizio con gli Angloamericani, aggiungendo sul finale che “le forze italiane reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. L'ambiguo messaggio, su cui si sono scritti fiumi d'inchiostro, spinge la maggior parte dei soldati a dar corso al profondo impulso del “tutti a casa”, icasticamente reso dal film di Comencini, magari intercettati e incarcerati dai nazisti come appare in questa fotografia:   Militari italiani catturati dall’esercito tedesco e avviati alla deportazione, ca. 1943. Alcuni comandanti (come per esempio Junio Valerio Borghese), specie dopo la creazione...

Abbandoni e diseguaglianze / Un'università classista

Mi capita da tempo di imbattermi, durante le sedute di laurea, in genitori o parenti che cercano un candidato che non c'è. Tante studentesse o studenti non hanno il coraggio di rivelare alle famiglie il reale stato del loro percorso accademico, costellato di esami non superati o mai sostenuti. Imprigionati dai recinti costruiti sulle bugie, questi giovani annunciano lauree che non avranno mai luogo e nel giorno della festa preferiscono scomparire, vivendo ansie indicibili e trasmettendole anche ai loro cari. Talvolta riappaiono a distanza di settimane e decidono di ricominciare a vivere rinunciando per sempre all’università. Solo in rari casi riprendono gli studi.  Nei giorni scorsi, uno di questi studenti ha deciso di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto a Napoli, nella sede del...

Polo del Novecento / Dove portano i Venti

Questo il titolo della programmazione culturale 2021 del Polo del ‘900 e dei suoi 22 enti partner. La scelta dei Venti, che gioca a confondere meteorologia e cronologia, deriva dalla constatazione che si sta aprendo un decennio cruciale per le incognite, le sfide, le questioni aperte a cui sarà fondamentale trovare risposte collettive, lungimiranti e probabilmente piuttosto scomode. Tra queste, quella ecologica è sicuramente emblematica della necessità di aggiornare radicalmente i nostri paradigmi e le nostre priorità, ma non si può non constatare come il bisogno di ripensare modelli e strutture a livello politico, sociale ed economico riguardi anche molti altri aspetti (dal sistema dei diritti al concetto di democrazia, dagli sviluppi dell’ingegneria genetica e dell’intelligenza...

Abbandoni e diseguaglianze / Un'università classista

Mi capita da tempo di imbattermi, durante le sedute di laurea, in genitori o parenti che cercano un candidato che non c'è. Tante studentesse o studenti non hanno il coraggio di rivelare alle famiglie il reale stato del loro percorso accademico, costellato di esami non superati o mai sostenuti. Imprigionati dai recinti costruiti sulle bugie, questi giovani annunciano lauree che non avranno mai luogo e nel giorno della festa preferiscono scomparire, vivendo ansie indicibili e trasmettendole anche ai loro cari. Talvolta riappaiono a distanza di settimane e decidono di ricominciare a vivere rinunciando per sempre all’università. Solo in rari casi riprendono gli studi.  Nei giorni scorsi, uno di questi studenti ha deciso di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto a Napoli, nella sede del...

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BookMarchs – L’altra voce / Tradurre in classe

Il progetto del Traduttore in classe e, nello specifico, la pubblicazione del racconto di Jack London L’apostata testimoniano una scommessa: portare i temi della traduzione e la pratica del tradurre in tutte le articolazioni dell’obbligo scolastico, ossia a studenti che si stanno formando e, per lo più, non sono ancora approdati a una scelta lavorativa precisa. Non sono studenti universitari né allievi di master e scuole per i mestieri dell’editoria, a volte non sanno se non vagamente che cosa sia la traduzione, chi siano i traduttori e in cosa consista il loro lavoro; quasi sempre il loro unico esercizio di traduzione si identifica nella temibile versione di latino e greco, esercizio in cui sono chiamati essenzialmente a dimostrare la loro conoscenza delle regole grammaticali senza...

Scarabocchi / La calligrafia salverà la scrittura?

È on line il programma completo di Scarabocchi 2021!    La scrittura a mano è destinata a scomparire. Non passeranno due generazioni che le macchine scriveranno al nostro posto. Quello che è stato uno dei fattori fondamentali dell’evoluzione umana, il pollice opponibile, non ci distinguerà più dagli altri animali. Come gli uomini e le donne dei disegni di Altan, basteranno solo tre dita, dal momento che la mano, simbolo dell’emancipazione dell’Homo sapiens, non sarà più un elemento che ci distingue dagli altri esseri viventi del Pianeta. A quel punto si potrà fare a meno di scrivere impugnando uno stilo, una matita, una penna a sfera, una stilografica. Le immagini grafiche che ci servono per leggere in futuro si formeranno automaticamente attraverso un collegamento mentale con...

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Arena di Verona / Opera in multimedia con vista sciopero

Il multimedia – immagini, video e soluzioni grafiche variamente elaborate – fa parte ormai da molti anni del bagaglio del cosiddetto teatro di regia nel melodramma. Sulla spinta dell’emergenza, per uscire dalle strettoie dei protocolli sanitari anti-Covid, quest’estate lo ha adottato in maniera intensiva anche l’Arena di Verona, riuscendo così a mettere in cartellone un festival fitto di appuntamenti ma che del teatro di regia non ha quasi nulla. Come inevitabilmente accade nell’anfiteatro romano, la scelta – che ha rarissimi precedenti fra quelle antiche pietre – è passata attraverso la monumentalità: l’immenso led wall destinato alle immagini ferme o in movimento – struttura fissa e comune a tutte le cinque produzioni operistiche del festival – secondo i dati forniti ai giornali ha una...

Campania Teatro Festival: una mostra e due apparizioni / Da Napoli a Sansepolcro. Per un teatro in levare

Distese di prati all’inglese e lunghi viali in mezzo al bosco accolgono gli spettatori in fuga dal caos violento della ripresa e dall’arsura cittadina nell’incantevole Parco di Capodimonte: è questo il primo “spettacolo” della quattordicesima edizione del Campania Teatro Festival (fino a un anno fa Napoli Teatro Festival). Già l’anno scorso, causa pandemia, la rassegna aveva finalmente abbandonato i teatri, cominciando a (ri)aprirsi alla città. Quest’anno si è definitivamente spostata nelle varie location del Real bosco che per secoli ha ospitato regnanti e nobiltà partenopea. Il festival come sempre ha la durata di circa un mese (giugno-luglio), con un programma fittissimo di prosa, letteratura, musica, una sezione “Osservatorio” quasi notturna, la scena internazionale calendarizzata a...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (12) / Paese mio che stai sulla collina

Un piccolo paese della Calabria, San Nicola da Crissa, sulle serre vibonesi. Tra la metà degli anni cinquanta e i primi sessanta. Come tutti i paesi, San Nicola è un grembo di suoni temperati, che, da sempre, custodisce il ritmo della vita. Dal fitto abitato, non ancora del tutto eroso dall’abbandono, sale un brusio gaio, le onde sonore delle cantilene infantili.  Fra cortili e vicoli, impazza l’“ammuccia”: in Calabria si chiama così il gioco del “nascondino”. Un modo per abitare il paese, e farne cosa viva.  Un bambino, sei-sette anni, si rannicchia in un anfratto, un buon posto per nascondersi, e non è troppo lontano dalla “tana”, gli basta una piccola corsa. Spiando i passi lenti e accorti del compagno che si avvicina, il suo cuore batte colpi “di ansia e di paura”. Resisterà all’assalto dell’emozione? Ora, il suo corpo si raggomitola su se stesso, come se volesse assottigliare la sua consistenza incuneandosi tra terra e pietra. Avverte l’odore del terreno umidiccio. Gli piace.  In questa breve e ansiosa eternità, il bimbo resta in attesa del momento più propizio per balzare fuori cogliendo di sorpresa il compagno che lo sta braccando, e finalmente gridare: “...

Un verso, la poesia su doppiozero / Gaspara Stampa. Signor, io so che ‘n me non son più viva

Un verso di Gaspara Stampa: dalle sue Rime, che furono in gran parte rime d’amore. I poeti del Cinquecento italiano, rimodulando e reinventando le rime di Petrarca, maestro d’amore, consegnarono ai lettori una meditazione sull’amore che toccò un arco estesissimo di temi e sperimentò un ventaglio amplissimo di registri espressivi: al punto che se volessimo oggi dire del desiderio, delle sue forme, delle sue radici, della sua lingua, basterebbe raccogliere da quei lontani versi figure e motivi, e avremmo un compiuto trattato appunto sul desiderio, sorprendentemente in dialogo con le odierne idee  sul nesso tra desiderio e mancanza, e sulla fisicità e corporeità del desiderio.   Nella stessa epoca numerosi Trattati d’amore e Dialoghi sull’amore (quelli del Tasso, tra i primi) fecero da controcanto ragionativo e analitico alla poesia d’amore. Michelangelo Buonarroti e Gaspara Stampa furono tra i poeti che con più vigore immaginativo affidarono al verso un pensiero dell’amore annodato intorno all’idea di mancanza, di privazione, di vuoto, e con una tensione tutta fisica che allo stesso tempo dialogava, nella finitudine, con la vertigine dell’oltre, dell’impossibile, dell’...

Fiori erti e orgogliosi / L’eros dell’iris

Il giardino di maggio è un’alcova a cielo aperto: chi si lascia frugare nell’intimo senza rossori, e chi si concede con ritrosia reclinando la corolla. Esploratori alati spariscono in cavità vischiose, vibrano elitre, zampette titillano stami e pistilli, proboscidi penetrano in imbuti profondi e segreti. Tutto è fremito, tensione, ebbrezza, mobile energia, vitalità e impulso. L’iris non è fiore pudico. Anzi, è tra i più scostumati. Erge le glauche spade fogliari e capisci che quando il fiore verrà non sarà da meno quanto a improntitudine.  Ted Hughes nella sua fenomenale osservazione della natura ha fermato la sua lente da anatomista botanico anche sull’iris. Con sguardo attento che nulla consente a sdilinquimenti o romanticherie di genere, l’ha mostrato in tutto il suo erotico appeal. È uno sguardo che giunge fin là dove arrivano gli insetti impollinatori, come quelli guidato dall’architettura orientale e dalla strategia seduttiva del fiore. Dalla sua raccolta del 1986, per l’appunto intitolata Fiori e insetti, ecco il suo studio sull’iris nella traduzione di Nicola Gardini:     Abbozzo di dea   Abbiamo un Iris. Un’Alabarda di complicazioni floreali. Due...

Le malghe di Martino Pedrozzi / Ricomporre pietre

«Poesia» proviene dal verbo greco poiein, fare. La poesia si fa con le parole, ma non soltanto. Nel senso indicato dall’etimologia del termine, svariati oggetti possono passare per “poetici”. Anche l’uso più specifico o nobile di «poesia» non esclude la sua applicazione a campi non immediatamente identificabili come “poetici”. Si può così parlare, per esempio, della poetica dell’architettura, anche se la maggior parte dell’architettura che ci circonda apparterrebbe di fatto piuttosto alla categoria del non-poetico. Prima ancora dell’interpretazione poetica di una realtà collegata con un oggetto architettonico (la formula, lo si vedrà, non è completamente soddisfacente), va ricordato l’interesse della poesia (in questo caso, quella letteraria) per una sfera di oggetti duri e palpabili, minerali, ruvidi, irregolari, lavorati dal tempo. Sassi, sassolini, ghiaietto, rocce, massi, concrezioni, blocchi, e così via, insomma: forme assai materiche. Vengono in mente, in modo sparpagliato, l’uso virtuoso della pietra da parte di Mandel’štam (si pensi alla strepitosa Ode d’ardesia), Deucalione e Pirra che gettano sassi dietro le proprie spalle, Goethe, in cima a una vetta, mentre medita sul...

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