Parola ai giovani - ma sbrigatevi

25 Ottobre 2026

«Parola ai Giovani - MA SBRIGATEVI» scrive Maurizio Cattelan sul retro di Untitled (2023), un’opera su carta esposta nella mostra Youth and Future. Ideata dal cantautore Giovanni Caccamo la mostra è prodotta da Palazzo Reale, in collaborazione con Associazione Arte Continua e Fondazione Sylva (Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi, Milano, fino al primo novembre 2026).

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Youth and Future, Palazzo Reale Milano. Veduta dell’allestimento. Foto © Luca Vegetti.

Peccato che la frase scritta da Cattelan non possa essere letta: chi visita la mostra vede solo il recto del foglio in carta cotone su cui è stampato a secco un testo del rapper Carlo Corallo sull’essere ghostato (subire l'interruzione di ogni comunicazione da parte di una persona con cui si aveva una relazione). Se il verso dell’opera rispecchia l’ironia che contraddistingue lo stile di Cattelan, portando l’attenzione critica sull’uso della parola nel chiacchiericcio dei social, il recto conferisce alla parola impressa a secco la plasticità del rilievo. Svanendo nel bianco del foglio, come le persone ghostate svaniscono nei social, il carattere tipografico acquista peso e consistenza quando è illuminato da una luce radente.

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Maurizio Cattelan, Untitled, 2023. Incisione a secco su carta cotone. Verso del foglio / Recto del foglio illuminato da luce radente.

È la luce che accompagna la scrittura sin dalle sue oscure origini: trincee epigrafiche nelle quali l’ombra s’infila tremolante quando la luce arroventa la superficie di pietra e batte potente; cunei d’ombra che la inchiodano senza pietà quando, sfiancata dallo scontro meridiano e inclinata sul fianco, passa radente il piano della tavoletta d’argilla.

Le pietre arroventate dalla luce meridiana parlano una lingua assai diversa da quella volatile dei social, dove si può anche svanire. «Io sono la pietra /immagine. Mi ha posto / Seikilos qui / segno duraturo / di ricordo immortale / Fino a quando vivi, manifestati, / nulla interamente ti / affligga. Vicino al nulla / è il vivere, / il tempo / esige la fine. / Seikilos figlio di Euperte / vive», recita l’epigrafe scolpita su una colonna funebre in marmo del II secolo avanti Cristo, conservata nel Nationalmuseum di Copenaghen. La pietra parla una «lingua morta […] aulica e sacerdotale», scrive Arturo Martini riferendosi alla scultura (La scultura lingua morta e altri scritti, Abscondita, Milano 2001, pp. 48-49).

Se la Colonna funebre di Seikilos parla una lingua morta, il testo stampato a secco su carta conserva l’aspetto epigrafico dell’incisione su pietra, alla quale si ricorre «nelle circostanze solenni e per gli usi commemorativi», annota infine Martini nel suo scritto del 1945. Inaspettatamente epigrafica è anche l’opera di Cattelan esposta nella mostra, da esplorare con l’aiuto di una torcia elettrica messa a disposizione del pubblico.

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Youth and Future, Palazzo Reale Milano. Visitatori che esplorano la mostra con l’aiuto di torce elettriche.

Youth and Future è una tappa del progetto Youth and Future – Parola ai Giovani APS ideato da Caccamo. Noto al pubblico radiofonico e televisivo per avere vinto nel 2015 la categoria Nuove Proposte del Festival di Sanremo e per avere conquistato l’anno seguente il terzo posto nella categoria Big, il cantautore polistrumentista ha chiesto a migliaia di giovani di ogni provenienza, identità di genere e credo religioso di rispondere alle domande: «Cosa cambieresti della società in cui vivi e in che modo?», «Qual è la tua parola di cambiamento?». Caccamo ha raccolto 3.000 risposte, alcune delle quali sono confluite nei volumi Manifesto del Cambiamento e Manifesto for Change, editi da Treccani, con una prefazione di Papa Francesco. Valeriia, studentessa ucraina, spiega che il vero nemico è la guerra, non «una persona di un’altra nazionalità, lingua o cultura». Nella visione di Hasan Hirji la Cisgiordania è un territorio in cui muoversi «come un passero in volo». Raneem Elwasimi racconta la sua esperienza con i bambini randagi, che hanno bisogno di attenzione e soprattutto d’amore...

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Tobias Rehberger, Creation, 2026. Stampa digitale su carta cotone / Emilio Isgrò, Narrazione infinita, 2023. Particolare. Acquerello su carta cotone.

Ventitré artisti interpretano alcuni di questi testi, stampati su carta cotone, con varie manipolazioni grafiche, pittoriche e plastiche del supporto. Emilio Isgrò acquerella in nero le parole cancellandole parzialmente; Tobias Rehberger interviene con dei colori sul testo generando confusione visiva; Leandro Erlich invita dei bambini a timbrare il foglio con le loro mani intinte in vari colori; Michelangelo Pistoletto sovrappone al testo il simbolo del Terzo Paradiso, che rappresenta «il grembo generativo della nuova umanità»; Fabrizio Plessi immerge il foglio in acqua colorata fino alla parola accoglienza; Antony Gormley dipinge con inchiostro di mallo di noce il paesaggio evocato dal testo…

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Luc Jacquet, The Ark of Chang, 2026. Video installazione.

 

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Mimmo Paladino, Gran Pavese, 2026. Arazzo Dhurrie 100% lana. Realizzato in Nepal in collaborazione con: cc-tapis_courtesy CC-Tapis

La mostra include anche la documentazione artistica di precedenti fasi del progetto: una video installazione del regista Luc Jacquet che racconta The Ark of Change, una traversata che a marzo del 2026 ha ripercorso la tratta atlantica degli schiavi a bordo di un antico veliero; una serie di fotografie di Jamie Hawkesworth scattate in occasione della traversata; un arazzo di Mimmo Paladino, composto con alcune delle bandiere create dall'artista per il Gran Pavese issato sul veliero; un’opera specchiante di Michelangelo Pistoletto, che gioca a rimpiattino con le onde oceaniche della traversata; un reportage fotografico di Marco Anelli dedicato alla performance Agorà del Cambiamento, tenutasi nel 2022 nella Stanza della Segnatura dei Musei Vaticani e una versione dei libri Manifesto del cambiamento e Manifesto for change, pubblicati nel 2025, che Emilio Isgrò ha cancellato allo scopo di stimolare la curiosità del lettore.

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Youth and Future, Palazzo Reale Milano. Veduta dell’allestimento. In primo piano: Emilio Isgrò, Manifesto del cambiamento, 2026. Acrilico su carta montata su libro e legno. Foto © Luca Vegetti.

Il progetto di Caccamo inizia nel 2021 con il suo quarto album (Parola). La parola cantata, scritta, stampata, incisa e liberata sta al cuore del progetto, che prende ora la forma della mostra ospitata nella Sala delle Cariatidi. Così come la parola in Youth and Future risponde alle crisi che affliggono il presente, portando i segni della catastrofe ambientale e sociale alla quale stiamo assistendo, la Sala delle Cariatidi reca le cicatrici del conflitto che tra il 1939 e il 1945 ha sconvolto il nostro Paese. A causa di un incendio divampato in seguito a un bombardamento, nel 1943 la sala è rimasta senza tetto per quattro anni, nel corso dei quali le intemperie hanno danneggiato i rilievi in stucco, sfigurando le cariatidi. Per una deliberata scelta conservativa, le figure recano tutt’ora le cicatrici di questa devastazione.

La sala, dove in passato sono state esposte l’opera Guernica di Picasso e quella di Enrico Baj sui funerali dell’anarchico Pinelli, come ricorda l’assessore alla cultura di Milano Tommaso Sacchi, «incornicia» l’aspetto sociale e politico di un progetto che ha l’aspettativa di «riaccendere i sogni delle nuove generazioni».

Caccamo confida nella parola come strumento di cambiamento, assegnandole una sostanza e una profondità prossima a quella usata dal suo mentore Franco Battiato. È una parola che, cercando una dimensione epigrafica appropriata alla «lingua aulica e sacerdotale, simbolica scrittura incapace di svolgersi nei moti quotidiani» (Martini), tende verso le arti plastiche. Come l’iscrizione incisa sulla Colonna funebre di Seikilos, che affondava in profondità nella terra, la parola cantata da Caccamo affonda in qualcosa di profondo che è in noi. È scrittura e rilievo plastico al tempo stesso, come suggerisce Untitled, il foglio stampato a secco da leggere come un rilievo. Questo aspetto epigrafico a cui tende la parola svela la complessa relazione che la scrittura intrattiene con la luce e con la scultura.

All’origine non c’è distinzione tra scultura e scrittura, sostiene la storica dell’arte Paola Mola, che ha indagato a fondo l’opera di Medardo Rosso e Adolfo Wildt. Come Caccamo mostra la complessità con la quale la scrittura usata dal paroliere entra in rapporto con altri linguaggi, costumi e saperi aderendo all’esperienza della vita con risonanze interiori, Wildt testimonia la complessità con la quale l’opera di scultura si confronta quando questa non è solo arte ma anche moda, design, fenomeno visivo della vita quotidiana ed esperienza interiore. Per questo suo andare oltre la specificità di un linguaggio abbracciando un vasto insieme, l’arte di Caccamo mi fa pensare a quella di Wildt.

Le linee che seguono i bordi degli abissi, che lo scultore milanese scava sapientemente nel marmo (sottosquadri e cavità), hanno il carattere della linea che nelle fotografie di Alinari e di Brogi scontorna le sculture isolandole su fondo neutro, fotografie sulle quali Wildt ha costruito la sua visione della scultura (egli studia la scultura greco-romana e rinascimentale attraverso riproduzioni fotografiche, perché è povero e non può viaggiare). Al tempo stesso hanno la sinuosità del fitomorfico, che si propaga sulle facciate degli edifici dell’Arte Nuova e nei ferri battuti di Alessandro Mazzucotelli. Hanno anche l’eleganza astratta dell’arredo Déco. Correndo sul bordo di un abisso, Wildt porta nella sua opera un dramma esistenziale, che consuma chiudendosi per tre anni nel suo studio. Egli fonde fotografia, scultura, diario intimo, mode e stili. La stessa linea che segue lo svuotarsi dei volumi, con tagli che talvolta mostrano in modo assolutamente inedito ciò che sta oltre il volume, ondeggia elegantemente nella decorazione dei salotti, diventa segno espressionista nel suo autoritratto, estensione plastica di una moda, scontorno fotografico che si fa scultura, grido lanciato sull’orlo di un baratro.

Ebbene, come Wildt, Caccamo fonde linguaggi, stili, esperienze, drammi e speranze. È un artista che si spinge in là inseguendo una parola che si fa immagine, non solo come metafora poetica. In Youth and Future la parola si rivolge allo spettatore, come quella incisa sulla Colonna di Seikilos si rivolgeva al passante, usando una lingua «aulica e sacerdotale», che nell’opera di Caccamo assume un aspetto colloquiale fondendosi con musica, stili, costumi e tendenze sociali. Migrando da un sistema di segni ad un altro, la «lingua morta» diventa così ciò che per Martini non poteva essere: «parola spontanea fra gli uomini».

Parola ai giovani dunque, MA SBRIGATEVI.

Youth and Future, Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi, Milano.
Dal 17 ottobre al primo novembre 2016. Ingresso gratuito

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In copertina Maurizio Cattelan, Untitled, 2023. Particolare. Incisione a secco su carta cotone.

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