AUTORI
Massimo Marino

Massimo Marino guarda molto teatro, di oggi e del passato. Ne scrive, su vecchi giornali di carta e sul web. E pure nei libri. Insegna. Ama i ritmi delle frasi, gli interstizi di silenzio tra le parole, gli orizzonti in cui gli alberi illustrano i palazzi.

25.08.2016

Festival Volterra Teatro / Le città ideali di Armando Punzo

Estasi. Uscire dal mondo. Uscire dall’umano. Andare verso zone d’esperienza inesplorate, verso forme altre, al di là. Mi sembra questa, in modi diversi, la tensione di molti festival e spettacoli di teatro visti quest’estate. Riformulare il mondo partendo dall’analisi del vuoto pieno di inutile, menzognero spettacolo dove stiamo naufragando. Provare a immaginarlo diverso, ballando sull’assenza, sulla mancanza e sulla mutazione: cercando nel corpo, e nello spazio pubblico, con graffio d’artista, le relazioni possibili, come a Santarcangelo; mettendo in piazza il conflitto e lo stallo tra presente e memoria, sognando la possibilità di ritessere con l’immaginazione teatrale fili disconnessi di società, come a Monticchiello. Lo dice ancora più esplicitamente il titolo di Volterra Teatro, La...

18.08.2016

Archivio Zeta al Passo della Futa / Macbeth e Heidegger al Cimitero militare germanico

Sembra di essere nella brughiera scozzese, qua sui monti d’Emilia. Specie se la giornata è fresca, come capita in questo agosto. Prati rasi. Un odore che all’inizio non sai bene identificare. Un cerchio di monti intorno. Un lago (Suviana?) sullo sfondo. Qualche fiore viola. Qualche ghirlanda funebre secca tra le distese di pietre tombali allineate, che conservano i resti di soldati nati, in gran parte, nel 1924, nel 1925, e morti nel 1944-45 sulla Linea Gotica, sotto le bandiere del Führer. Un’altra violenza in scena nel silenzio odoroso (ma cosa sarà quell’odore?) del Cimitero militare germanico della Futa, sotto la grande ala spezzata a mosaico di tessere di pietra del sacrario, un po’ nibelungico, sul culmine della collina. “Heil Macbeth”, salutano i messaggeri, dopo che le arcane...

04.08.2016

Il Teatro Povero da 50 anni in scena / Notte di attesa a Monticchiello

L’ombra di un albero secco. L’ombra di un antico paiolo. Una scena in costruzione: un telo sul fondo nasconde le ombre di persone che appariranno per costruire un muro, per difendersi da minacce esterne che fanno paura. Monticchiello si trova tra i campi bruciati e dorati della senese Val d’Orcia, poco dopo la rinascimentale Pienza, la città ideale di Pio II Piccolomini, oggi odorosa soprattutto di pecorino e di stanze in affitto. In questo piccolo borgo di origine medievale, da cinquant’anni un paese intero fa teatro. Un paese fatto di un centinaio di anime, che in estate o durante le feste si triplicano grazie a tutti quelli che tornano dalle città e agli altri che hanno eletto questo luogo a loro buon ritiro.   Il primo spettacolo, L'eroina di Monticchiello (1967)  ...

28.07.2016

Sul binario abbandonato acri risate / Con gli Omini sulla Porrettana

Allo spettacolo degli Omini si arriva in treno, su un binario unico. Si parte da Pistoia alle 21 e si scende in una stazioncina sulla Porrettana, una delle prime linee ferroviarie d’Italia, 1864, allora un miracolo di ingegneria che univa nord e centro, un lato e l’altro dell’Appennino. La fermata del Castagno è radura sotto un ombrello di tigli e castagni, davanti al buco nero di una galleria che ingoia il binario.   La corsa speciale, Omini © Emiliano Pona   Oggi parliamo di questo lavoro, La corsa speciale, seconda tappa di un Progetto T prodotto con i Teatri di Pistoia, incentrato sulla vecchia linea ferroviaria. Nella prossima puntata, giovedì prossimo, continuerà questo piccolo viaggio nel teatro estivo di Toscana con un paese intero che da cinquant’anni si mette in...

19.07.2016

Che cos’è un maestro? / Giuliano Scabia. I bambini unici maestri

  In questa intervista dubita, nega, diffida che ci siano maestri. Lo leggerete. Ma Giuliano Scabia per molti lo è stato, un maestro, segreto o dichiarato, guida per percorsi nel corpo, nel teatro, nella poesia, nei testi, nella vita che germoglia, che erompe, nelle storie, negli intrecci di cose di fatti di vite nelle strade, nei luoghi degli scontri e nei posti più silenti, più segreti. È stato uno degli inventori del Nuovo Teatro in anni lontani, già avvolti nella leggenda e nelle dispute dell’accademia. Ha collaborato con Nono, con Carlo Quartucci e con i suoi attori (c’erano, tra gli altri, Leo de Berardinis e Claudio Remondi), scrivendo sulla scena un testo come Zip. Ha rovesciato il Piccolo Teatro con i segni, sessantottini, di un’avanguardia che voleva rifare le arti e il...

14.07.2016

Un festival discoteca / Santarcangelo 46

Fumogeni che invadono la scena. Musiche compulsive. Neon e lampeggiamenti. Fuoco e trance. Donne corvo che appaiono in diversi luoghi: cambia l’ambiente, per il ripetersi di azioni simili.  Santarcangelo 46, dedicato alla memoria di Sandra Angelini, compianta organizzatrice dei Motus, anima grande, è l’ultima edizione diretta da Silvia Bottiroli, che negli anni alla guida di questo storico e titolato festival ha sperimentato varie frontiere, sempre più verso la performance, sempre più verso un “teatro” contemporaneo che mette in discussione le sue stesse nature ed esplora nuovi continenti, a volte facendosi specchio dell’alienazione che viviamo, provando ad aggredirla con graffi d’artista o almeno a isolarla, a sottolinearla, a sottrarla al corso inevitabile delle cose, ai meccanismi...