AUTORI
Tiziano Bonini

Tiziano Bonini (PhD in Media, Comunicazione e Sfera pubblica nel 2008, Università di Siena) è ricercatore in media studies all’Università Iulm di Milano. Si occupa di radio, social media, cultura digitale e pubblici connessi. Ha pubblicato articoli per riviste internazionali di media studies (Media, Culture & Society; European Journal of Communication; The Radio Journal; Communication & Society). Ha pubblicato libri sulla radio (La Radio nella rete, Costa & Nolan 2005; Vedi alla voce Radio Popolare, Garzanti ed. 2006 (con Ferrentino e Gattuso); La Radio in Italia, Carocci 2013; Chimica della radio, Doppiozero 2013) e su media e globalizzazione (Così lontano, così vicino. Tattiche mediali per abitare lo spazio, Ombre Corte, 2010). Per Doppiozero ha scritto Hipster (2014).
Ha iniziato a fare radio all'Università di Siena, poi a Radio Popolare, Radio2 Rai e Radio Svizzera Italiana. Nel 2005 ha vinto la menzione d'onore del Premio Canevascini (Radio Svizzera Italiana) per il miglior documentario radiofonico. Lavora come autore free lance per Radio24.

17.06.2013

Le lacrime del servizio pubblico greco

Su El Pais giovedì è apparsa una foto. Ritrae un tecnico donna al mixer video. Il tecnico si sta asciugando le lacrime. Piange la chiusura della sua televisione. E' una foto che non può non commuovere e infatti è diventata subito virale in Rete. Ma questa immagine è ideologica, come tutte le narrazioni che in questi giorni si sono costruite attorno alla notizia della chiusura del servizio pubblico greco.     L'immagine della donna in lacrime ha due letture entrambe possibili. La prima è una lettura liberista: quella donna piange per colpa dei dirigenti pubblici incapaci di amministrare in maniera efficiente un bene comune. In tempi di crisi non si possono più sostenere sprechi simili. La seconda lettura...

05.06.2013

#OccupyGezi. Revolution will be tweeted

"Se lo Scià finirà per cadere ciò sarà in gran parte dovuto alle cassette".   Questa frase l'ha scritta Michel Foucault da inviato per il Corriere della Sera in Iran, nel 1978, riferendosi alla rapida circolazione dei discorsi di Khomeini sotto forma di audiocassette facilmente duplicabili e trasportabili.   Chissà cosa avrebbe detto Foucault del ruolo che i social media stanno giocando nelle proteste di piazza che dal 2011 nascono e si riproducono continuamente dall'Egitto alla Spagna, dagli Stati Uniti alle periferie di Londra, dalla Tunisia alle 67 città turche che nell'ultimo weekend di maggio hanno visto le loro strade invase da migliaia di persone?   Primo movimento: ci vuole una...

17.04.2013

Cooperazione, condivisione, co-creazione

Cooperazione, condivisione, co-creazione, sono parole sempre più frequenti nei domini delle industrie culturali (media, arte e design), dei social media, del marketing e della social innovation. Sono tutte parole che hanno a che fare con pratiche collaborative attraverso la rete: un gruppo di persone, anche sconosciute e spazialmente disperse, riescono a collaborare realizzando un progetto creativo comune grazie alla connessione e all'organizzazione in reti.   Fin qui tutto bene. Però ultimamente c'è un po' l'abitudine ad abusare di queste parole, con una certa leggerezza e una certa ingenuità. A forza di abusarne poi, si finisce per depotenziarne la forza, come quando si ripete che internet è democratico, come un mantra...

23.01.2013

Sharing. Culture and Economy in the Internet Age

“Il 20% della popolazione sopra i 15 anni nei paesi sviluppati produce e condivide contenuti per Internet. Se riconosciamo il diritto al libero scambio di contenuti digitali tra individui non per fini di lucro, invece di perseguirli come pirati, come possiamo essere sicuri che gli autori di questi contenuti riceveranno un compenso equo per la loro produzione?” Con questa domanda si apre Sharing. Culture and Economy in the Internet Age (Amsterdam University Press, 2012), un libro fondamentale per capire cosa sta cambiando nelle forme di produzione di cultura ai tempi della rete e modellare di conseguenza politiche culturali adatte alla network society. Il valore del libro sta non tanto nell’analisi accurata dei cambiamenti in atto ma nella proposta di un modello...

14.01.2013

Aaron Swartz, Open

“E se ci fosse una biblioteca con ogni libro? Non ogni libro in vendita, o ogni libro importante, neanche ogni libro in una certa lingua, ma semplicemente ogni libro; la base della cultura umana. Per primo, questa biblioteca deve essere su Internet.” Questo non è Borges. Non è la Biblioteca di Babele. Questo è quello che scriveva nel 2007 Aaron Swartz per presentare Open Library, il progetto a cui stava lavorando all'epoca: una biblioteca digitale ad accesso libero, gestita da una fondazione non-profit, che oggi conta su un catalogo di più di un milione di libri, classici e moderni, disponibili in download in vari formati digitali. “Open library è tua. Navigala, correggila, alimentala”, recita il sottotitolo del...

11.12.2012

Perché Twitter può dire qualcosa sul futuro dell’editoria e come imparai ad amare la fiction digitale

Michele ed io ci facciamo strada attraverso il muro di folla all’incrocio tra la 42esima strada e la Quinta. Siamo in ritardo, perché Michele è voluto entrare a vedere la volta stellata di Grand Central Station. Non puoi nominare nulla di questi luoghi, che subito la mente recupera un fotogramma, una sequenza di qualche film in cui li hai già visti. La scalinata di Grand Central Station per me è subito Revolutionary Road. New York non esiste, anche se sei lì. Non la vedi, perché continui a vederla attraverso tutti gli schermi dei film che hanno parlato di lei. Anche le foto che scatti e che poi condividi su Instagram sono foto già fatte, già viste, un pallido tentativo di imitare un modello, un’inquadratura...