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astrattismo

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Un'opera senza tempo / La linea infinita di Wacław Szpakowski

Disegni nel turbine della storia   Wacław Karol Szpakowski? Pochissimi sanno di chi si tratta, e pochissimi conoscono la storia di questo artista, architetto e ingegnere polacco. Nato nel 1883 in Polonia, nel 1897, a 14 anni, lascia la Polonia e si trasferisce con la famiglia a Riga. Qui trascorre l’adolescenza, studia architettura, suona il violino nell’orchestra giovanile e s’interessa ai fenomeni atmosferici. Tiene un quaderno di appunti su tempeste, uragani e cicloni, e raccoglie fotografie di architetture dalle forme lineari. Custodirà gelosamente questi quaderni malgrado gli eventi bellici e diversi traslochi forzati. Così si spiegano i lunghi intervalli d’inattività: in molte circostanze, la preoccupazione maggiore era la mera sopravvivenza (l’artista perderà un figlio, l’unico maschio, durante la guerra). Szpakowski, non dimentichiamolo, fa parte di quella generazione che ha vissuto le due guerre mondiali. Ora, nel corso delle sue lunghe traversate tra Lituania, Russia, Lettonia e Bielorussia, non perde occasione per prendere appunti e disegnare, incuriosito dai fili del telegrafo o dall’invisibilità della corrente elettrica. Gli bastava poco, un foglio di carta e...

Biennale di Venezia | Gallerie dell'Accademia / Le profetiche caricature di Philip Guston

Il volto tra le gambe   Un volto senza corpo, stempiato, le ciglia folte; il naso prominente a forma di pene, le guance flaccide rese come testicoli pelosi. Una “dick head” che, col naso fallico, annusa o scrive ideogrammi cinesi su un rotolo di carta. L’artista è Philip Guston (1913-1980), il soggetto nientemeno che il 37imo Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, in procinto d’organizzare il celebre viaggio in Cina del febbraio 1972. Di queste caricature Guston ne realizzò all’incirca 180, divise in due serie: Poor Richard (agosto 1971) e, dopo l’impeachment di Nixon, The Phlebitis Series (1975), in riferimento alla flebite alla gamba di cui soffriva il presidente. Mai esposte in vita, la prima è stata pubblicata solo nel 1980 e, in un’edizione critica accompagnata da un testo di Debra Bricker Balken, nel 2001. Di recente la sede newyorkese della galleria Hauser & Wirth ha esposto la serie completa (Laughter in the dark, Drawings from 1971 & 1975).   Untitled (Poor Richard), 1971, inchiostro su carta. © The Estate of Philip Guston. Courtesy Hauser& Wirth   Il volto intrappolato nella sua anatomia sessuale, bastano pochi tratti d’...

Di chi è il primo dipinto astratto? / Hilma af Klint un’artista da scoprire

«Primo pittore astratto!»   La scena si ripete con poche varianti. Esame orale di Storia dell’arte contemporanea, sulla scrivania svetta un mucchietto di cartoline, riproduzioni di opere d’arte che sottopongono il candidato ai cosiddetti riconoscimenti, essenziali per passare alla discussione del corso monografico. Il Professore chiede allo studente chi ha realizzato il primo dipinto astratto: Vassily Kandinsky? Frantisek Kupka? Kazimir Malevich? Robert Delaunay? Il tono indagatore della domanda è da caserma di polizia, alla ricerca dell’identikit e delle generalità dell’indagato. Dal megafono viene gridato: «Primo pittore astratto! si qualifichi! È circondato, non ha scampo, si arrenda ed esca allo scoperto con le mani in alto!» Solo così la giustizia della storia dell’arte potrà seguire il suo corso e fissare il suo canone. In realtà la questione è meno un trabocchetto da esame universitario che un casse-tête epistemologico su cui non abbiamo smesso di ragionare. Nell’astrazione più che altrove persiste, infatti, quell’approccio storiografico che schiaccia la storia dell’arte su una sterile successione cronologica, cui l’ombrello della filologia fornisce un sicuro riparo...

Guido Ballo: idea per un ritratto

Come sempre, i centenari sono un’occasione per ripensare al lavoro e alla vita di qualcuno che si è distinto nel lavoro, nelle idee o nelle azioni. Sono il momento giusto per mettere dei punti fermi e ripercorrere, con l’obiettività della distanza storica, umana e temporale, fatti, idee, emozioni e risistemare ciò che negli anni è stato dimenticato, frainteso o semplicemente distorto. In questo, la storia che sto per scrivere forse non fa eccezione, ma la sua particolarità sta nei suoi due protagonisti, che sono davvero fuori dal comune, così come il loro lungo sodalizio umano e professionale: Guido Ballo e Lucio Fontana.   Guido Ballo con Mario Radice (in piedi) negli anni 80   Fontana aveva quarantasei anni, Ballo trentatre quando si erano conosciuti nel 1947. Fontana era appena rientrato da un lungo soggiorno di sette anni in Argentina e come bagaglio per l’Italia si era portato il Manifesto Blanco, ovvero le idee che era andato maturando con i ragazzi della scuola Altamira di Buenos Aires e che nel dicembre di quello stesso anno avrebbero trovato la giusta elaborazione nel Primo manifesto dello...

Bruno Munari. Il mio passato futurista

La relazione di Bruno Munari con il futurismo è uno degli aspetti più controversi della produzione di quello che può essere considerato il più importante artista italiano del Novecento. È un periodo poco studiato da storici e critici per quell’insistito cordone sanitario che è stato spesso e volentieri eretto dalla cultura italiana attorno ai prodotti artistici emersi durante il ventennio e associabili in senso lato con il regime. Munari stesso è in qualche modo complice di questa menomazione storiografica. Come ha sottolineato Jeffrey Schnapp, nelle sue varie liste autodefinitorie e autobiografiche Munari mette come incipit simbolico della propria carriera d’artista la prima “macchina inutile” del 1930. Un gesto in qualche modo giustificabile, vista l’importanza di quella proposta artistica, ma che cancella gli anni di preparazione e i presupposti estetici di molta della sperimentazione munariana negli anni a venire, congedati da Munari con una ironica alzata di spalle, come come quando confesserà a Gillo Dorfles di avere avuto, appunto, un “passato futurista”.   Il...