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donne

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Questione “Weinstein” / Chi scrive è un maschio

Chi scrive è un maschio, bianco, occidentale, anzi peggio, europeo, non indigeno, non appartenente a fedi religiose orientali, di mezza età, single, con un’educazione occidentale, anzi classica, – che altro devo dire per anticipare con i distinguo le classificazioni bio-politiche senza le quali non ho diritto a parlare di questa faccenda? – ho varie tessere, arci, feltrinelli, amici della musica, palestra e piscina, sono abbonato ad alcuni quotidiani cartacei e online oltre che alla metro milanese.   Ecco la tiritera delle appartenenze che mi rendono inadeguato a parlare di cose che hanno a che fare con l’affettività e con il sesso. Ancora una volta Simone De Beauvoir, che sostiene che non esistono uomini capaci di parlare di se stessi come appartenenti a un sesso. Ho scritto sulla questione una risposta proprio alla De Beauvoir in forma di libro, Modi Bruschi, antropologia del maschio (Eleuthera) e un altro qualche anno dopo Il punto G dell’uomo, desiderio al maschile (Nottetempo).   Eppure nella contingenza post-weinstein, com’è stata battezzata, ho molto ritegno a parlare. Ho dietro le spalle una vita affettiva e sessuale di quattro decadi e quindi sono a rischio...

La Biennale di Antonio Latella / L'invenzione della regia

È più di una selezione di spettacoli la Biennale Teatro di Antonio Latella. È un segno d’autore, è una domanda sui paesaggi della regia oggi, su come quest’arte che ha segnato il Novecento sia cambiata e, sopravvissuta a se stessa, stia cercando nuove strade. La rassegna – che si è inaugurata il 25 luglio e si è conclusa l’11 e il 12 agosto con la dimostrazione di lavori creati negli atelier del College, con allievi attori e maestri registi o registe – è il primo atto di un progetto quadriennale, ancora non svelato in tutte le sue tappe dal neo-direttore.   Questo primo episodio si intitola “Registe” e ha il coraggio di mostrare lavori di donne che si possono definire a pieno titolo autrici dei loro lavori, anche quando usano testi preesistenti, classici o contemporanei. Hanno tutte circa quarant’anni e sono quasi tutte sconosciute o poco note da noi. Tutte usano incrociare, in spettacoli scritti principalmente sulla scena, teatro, musica, danza, performance, momenti ispirati decisamente alle arti visive, in cui il corpo, l’immagine, la poesia (e spesso l’indignazione) giocano un ruolo centrale. Tutte lavorano con gruppi stabili di attori, piuttosto secondo le pratiche del...

Cosa ci resta del paesaggio / Camille Pissarro nei campi

Siamo alle soglie del Novecento. È già valida, tra i critici francesi, l’equazione tra natura e impressionismo: a un amico che non aveva potuto vedere il Salon del 1904, il geografo anarchico Élisée Reclus suggerisce di andare direttamente a passeggiare nella foresta. Celebrati dai critici entusiasti, i tratti corti e sovrapposti di Seurat chiudono una fase di ricerca formale iniziata con la ricerca dell’impressione spontanea, e la sigillano nella rigidità delle regole geometriche. Oltre, per le avanguardie, resta solo l’astrazione. E così, da Parigi a Washington e Hong Kong, le sale degli impressionisti sono sempre affollatissime. Giverny strabocca di turisti. In Italia si va sul sicuro con l’ennesima mostra su Monet. Ma proprio laddove il libro di storia dell’arte del liceo ci lascia più sicuri di aver compreso, si celano contraddizioni profondissime. Se continuiamo a considerare l’impressionismo come una questione di tecnica e ottica pittorica, come possiamo vedere la natura come soggetto? E che valore estetico possono assumere i disegni e le stampe, in cui la linea è solida e continua, rispetto alla verità raggiungibile in pittura dagli impressionisti? La cuillette des...

Under a different sun / Intervista con Lerato Shadi

English Version   Per Why Africa? EX NUNC presenta una serie d’interviste con artiste africane e delle Diaspore, partecipanti al progetto curatoriale UNDER A DIFFERENT SUN. Il programma espositivo e performativo, che ha avuto luogo a Venezia a Dicembre 2016, si concentra su storie perdute e memorie negate, riviste attraverso prospettive femminili e diasporiche. UNDER A DIFFERENT SUN è un progetto ideato e curato dalle co-direttrici di EX NUNC, Chiara Cartuccia e Celeste Ricci, nel più ampio contesto della terza edizione di Venice International Performance Art Week | Fragile Body-Material Body, curata da Verena Stenke e Andrea Pagnes.   La terza intervista della serie vede la partecipazione dell’artista Sud Africana Lerato Shadi. Shadi discute l’importanza della partecipazione nella sua pratica, e ci racconta i suoi interventi performativi quali strumenti per ripensare il passato e il presente.   1-EXN Il tuo lavoro esplora i limiti della rappresentazione storiografica dominante. Sembri interessata a rendere visibili narrative del passato altrimenti dimenticate, o marginalizzate nella cultura occidentale. Quali sono...

Under a different sun / Interview with Lerato Shadi

Italian Version   For Why Africa?, the curatorial collective EX NUNC presents a series of interviews with women artists from Africa and Diasporas, participating in the upcoming curatorial project UNDER A DIFFERENT SUN. This exhibition and performance programme, which took place in Venice in December 2016, discusses topics of lost histories and negated memories from female, diasporian perspectives. UNDER A DIFFERENT SUN is a project conceived and curated by EX NUNC’s co-directors Chiara Cartuccia and Celeste Ricci, in the framework of the third edition of Venice International Performance Art Week | Fragile Body-Material Body, curated by Verena Stenke and Andrea Pagnes.   This third interview in the series features South African multimedia artist Lerato Shadi. Shadi discusses the importance of participation in her practice, and talks about performance interventions as a way to rethink both past and present.   1-EXN: Most of your work explores the limits of dominant historiographical representation. You seem interested in making visible those narratives otherwise neglected, or marginalised by Western culture...

Conversazione / Boltanski: un fallimento che non si risolve

Christian Boltanski ha un lungo rapporto con l’Italia e con Bologna in particolare. Venti anni fa si tenne in questa città dalle molte ferite la sua prima mostra italiana, “Pentimenti”, all’interno della Villa delle Rose. Nel capoluogo emiliano ci è tornato per realizzare l’installazione dedicata Museo per la memoria di Ustica, la sua prima installazione permanente nel nostro paese realizzata al fianco dei parenti delle vittime. E ora torna per un progetto che coinvolgerà ancora una volta anche la storia della strage di Ustica, ma tutto il tessuto della città. “Ho sempre pensato di voler realizzare opere totali”, ha detto Boltanski presentando anche questo progetto che utilizza diversi linguaggi espressivi in una mostra diffusa, “Anime. Di luogo in luogo” (si è aperta domenica 25 giugno, al MamBo dove – parallelo a queste vare sezioni cittadine – è presente anche un allestimento che ripercorre i suoi lavori precedenti).   Fanno parte del progetto “Anime” la nuova installazione, “Réserve”, nel bunker della Lunetta Gamberini (inaugurata il 27 giugno, 37° anniversario della strage di Ustica), una performance, “Ultima”, e ancora, fuori dalla cerchia dei viali – nelle vie...

Un esperimento di mitobiografia / I Grimm. Il padre di Cenerentola e altre storie

  Le fiabe sono vere, scriveva Italo Calvino nell’introduzione alle Fiabe italiane. Nell’introduzione al suo libro di riscrittura di undici fiabe dei Grimm (Il padre di Cenerentola e altre storie, [Illustrazioni di Stefano Levi della Torre], Manni editore, Lecce 2016.), Stefania Portaccio scrive:   Entrare nelle fiabe era un’eccitazione fisica ed emotiva: smarrirmi nei boschi stando sdraiata sul divano del tinello; superare grandi prove […]. L’incantesimo di gustare delle cose vere dentro le non vere.   Il nucleo realistico delle fiabe sta nel loro essere racconti di formazione: la figura protagonista presenta alcune qualità incoraggianti (talento, bellezza, gentilezza…) ma si trova all’inizio immatura e in una situazione problematica. È come in attesa di rivelarsi agli altri e a sé stessa. Nel suo percorso di maturazione incontra rivali che le contendono aspirazioni e ruoli; incontra aiuti magici a doppio taglio, metafora delle energie del contesto, e solo se saprà prenderle per il verso giusto le saranno di aiuto nelle prove che dovrà affrontare per arrivare infine alle nozze principesche, cioè alla maturazione e ad un soddisfacente rapporto tra i sessi. Inclusi...

L'artista messicana e i femminicidi / Teresa Margolles. Sobre la sangre

“Quando hanno sollevato il telo di plastica/che nascondeva/il contorno osseo della sua testa/all’obitorio/ho cercato di distogliere lo sguardo” (Juárez da I monologhi della vagina, Eve Ensler, 1998). Quello sguardo che troppo spesso le autorità distolgono e che, al contrario, Teresa Margolles tiene fermo e deciso, sempre. Per non soccombere. Per sensibilizzare. Per far conoscere. Per smuovere le coscienze assopite di politici, amministratori, funzionari, giudici, poliziotti, uomini d’affari, investitori, speculatori, in sintesi della società civile.   Teresa Margolles Sobre la sangre a cura di Francesca Guerisoli e Angel Moya Garcia Frazada (La Sombra), 2016 -- Posizionamento nello spazio pubblico di una coperta montata su una struttura metallica, simile a quelle utilizzate dalle bancarelle per strada. Il tessuto che proietta l’ombra, recuperato dall’obitorio di La Paz, è stato utilizzato per avvolgere il corpo di una donna assassinata. L’ombra che viene a crearsi evoca il problema della violenza di genere. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica boliviano, nel 2016, l’87% delle donne ha subito violenza. La Paz, Bolivia. Courtesy l’artista. Foto Rafael Burillo.  ...

Violenza domestica e legami tossici / Ma perché le donne restano?

Vorrei mettere in luce un aspetto trascurato che riguarda la violenza sulle donne, proprio in questi giorni che possiamo avere un ascolto più attento grazie alla istituzione della Giornata mondiale contro la violenza sulla donna. Nei dibattiti che ascoltiamo, nei discorsi degli esperti, nei libri che leggiamo troviamo molte riflessioni sul fenomeno, ma abbiamo anche la sensazione che non si tocchi il punto, sembra che non abbiamo ancora trovato un grimaldello abbastanza potente da modificare non dico il corso delle cose, ma almeno la posizione soggettiva della vittima. Fornire alle donne decaloghi di comportamento degli uomini violenti ha una sua utilità, ma occorre tener conto che una donna che si è legata a un uomo ammaliatore può non riconoscere, in lui, queste condotte pericolose. Una donna deve senz’altro sapere che il partner violento è quello che definisce unilateralmente le regole della relazione, che è geloso oltremisura ed esercita uno stretto controllo, che la ricatta e la svaluta psicologicamente, che vuole farla sentire sempre in colpa per poterla dominare e che tenta di isolarla dal mondo: si tratta di elenchi che non toccano, però, il punto nodale. Sono decaloghi...

So Long, Leonard / Cohen. Un'enorme compassione

Un giorno, durante una intervista rilasciata a una radio norvegese, Marianne Ihlen raccontò il suo incontro con Leonard Cohen sull’isola greca di Hydra, dove il cantautore canadese si era fermato nei primi anni Sessanta a vivere in una casetta per 14 dollari al mese; niente auto, solo muli, retsina, pesce alla griglia, poesie e un romanzo scritti su una Lettera 22 Olivetti, e amori intensi nella notte: un giorno di primavera lei era con il suo bebè in un negozietto di alimentari con servizio bar; «Ero in piedi nel negozio con il mio cesto della spesa, in attesa che mi servissero una bottiglia d’acqua e del latte; lui era sulla porta, in piedi, con il sole che lo inondava; mi invitò fuori nel suo gruppo di amici. Aveva pantaloncini kaki, scarpe da ginnastica, una t-shirt, un cappellino. Mi sentii irradiata da una enorme compassione per me, e per mio figlio. Fui completamente presa da lui. Lo sentii attraverso il mio corpo. Una luminosità si era posata sopra di me».   Marianne è stata una delle donne più amate da Cohen. Una delle poche tra le tante donne da lui amate che siano rimaste per sempre una sua musa. Nel luglio scorso Cohen aveva ricevuto una e-mail da un caro amico...

Classici in prima lettura / Orgoglio e pregiudizio (senza zombi)

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Quando mi è stato proposto di scrivere un post per questa rubrica di classici sotto il solleone o, meglio, di confessioni sotto il solleone, ho sentito come una chiamata alle armi. E sì che pensavo di essermi vaccinato da vocazioni e simili. Ma la gioventù, si sa, è foriera di illusioni. Poi sfiorisce ed è allora che arrivano le visioni mistiche. E con esse, pochi giorni fa, un’illuminazione: questa è l’ultima occasione che mi rimane per leggere Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen senza zombi, arti marziali, spurghi di pus e teste mozzate (non so se avete sentito parlare del film, qualora vi siate persi il relativo romanzo, ma se siete curiosi Google verrà in vostro aiuto con un sol click). Insomma, se volevo far conoscenza con la vera Elizabeth, invece che con la sua versione da combattimento originaria di Terra 2, era arrivato all’ultima spiaggia. E così ho passato un numero non indifferente di serate alla luce fioca della mia abat-jour che illuminava lunghi dialoghi, lunghissime descrizioni, interminabili notazioni di stati d’animo e sfumature di...

Sul suo libro più recente / Molto dobbiamo noi ad Angelo Ferracuti

Molto dobbiamo noi ad Angelo Ferracuti, noi che come salmoni abbiamo percorso controcorrente la via dell’italica narrativa; noi che abbiamo balbettato le poesie di Luigi Di Ruscio, guardato ammirati i reportage di Mario Dondero, noi che increduli abbiamo giurato a noi stessi che non avremmo mai mangiato dai vassoi della piccola cerchia editoriale ma che avremmo continuato a usarla per raccontare il mondo dei vinti; noi che abbiamo visto il mondo culturale italiano infiacchirsi e prostituirsi, immemore dell’ammaestramento dei suoi figli migliori, dei suoi figli virtuosi, chiedendoci come potesse vivere di tanta incoerenza, di tanto fango; noi che abbiamo considerato il triste balletto delle anime brutte del mondo culturale italiano, disposte a tutto in cambio di una comparsata televisiva, una collaborazione giornalistica, un premio; brutte queste anime tanto quanto quelle di chi le governava e che per questo nulla hanno potuto contro il malaffare che infine li ha fagocitati; noi abbiamo trovato in Ferracuti un maestro di integrità e coerenza intellettuale. Molto dobbiamo noi ad Angelo Ferracuti che nel tempo ha accantonato l’impotente romanzo postmoderno per dedicarsi al reportage...

Caterina Bonvicini. Tutte le donne di… / Sesso e fallimento

Tutte le donne di Vittorio lo aspettano la vigilia di Natale, sedute intorno al risotto con i porri e al branzino con le patate al forno. Ci sono la moglie, l'ex moglie, le due figlie, la madre, la sorella e l'amante. Lui non c'è. Dà forfait. Avvisa giusto la figlia più giovane con un sms e lascia tutte appese a quell'abbandono, a fare i conti con la sua ingombrante assenza. La scomparsa, la fuga, la perdita di un uomo è il movente per raccontare le sue donne, “le donne di”, e quella preposizione che esige appartenenza e proprietà è il pretesto per tenere insieme tutte quelle declinazioni del femminile, senza lasciarle sbriciolare ognuna nelle sua personale confessione di fragilità («ci sembrava di essere una cosa o un'altra per colpa o per merito suo. Ora siamo quello che siamo, senza scuse»). Quel genitivo garantisce specificazione e relazione, così le donne di Vittorio possono raccontarsi a partire dal vincolo che le lega a lui e ai rapporti che si formano tra loro in sua assenza.   L'ultimo romanzo di Caterina Bonvicini mette a punto un particolare gioco prospettico in cui –  attraverso l'uso mirato della differenziazione stilistica di forme, timbri, registri e...

Di volatili e regimi / Le creature di Alejandra Costamagna

Durante un conflitto a fuoco raramente si ha l’occasione di fermarsi a riflettere sulle sorti dei volatili di piccola taglia, quelli che, come i passeri, ben si adattano alla prossimità dell’uomo, locatari di tetti, muri, tegole e comignoli. Tuttavia, nel caso in cui lo scontro avvenga in zone ad alta densità abitativa, i primi a lasciarci le penne pare siano proprio loro, colpiti dalle raffiche dei mitra nel cielo o carbonizzati nei nidi sulle case che bruciano. In un quartiere di una metropoli cilena, forse la capitale, mentre gli uccellini si trasformano in pezzi di carbone che puzza, un uomo sparisce al passaggio dei camion blindati della polizia che terrorizzano tutti, comprese le bestiole domestiche e quelle semidomestiche.    È il padre della protagonista del testo “C’era una volta un passero”, contenuto nella breve, omonima raccolta in cui Alejandra Costamagna racconta l’epoca della dittatura senza mai nominarla, attraverso punti di vista poco informati, perché troppo giovani. Sono ragazzine impegnate costantemente nell’indagine della realtà circostante, mosse da una curiosità che non è solo caratteristica della loro età ma deriva da un personale e prepolitico...

La nona edizione del Triennale Design Museum / “W. Women in Italian Design”: il monologo interrotto

“W. Women in Italian Design” è il titolo della nona edizione del Triennale Design Museum, curata da Silvana Annicchiarico (e allestita da Margherita Palli) in apertura ai primi di aprile. La nuova edizione affronta la grande rimozione operata, anche dalla Storia del Design, nei confronti del contributo delle donne al progetto, mettendo al centro la questione del genere.  Quando ho ricevuto la lettera di Silvana Annicchiarico (direttrice del Design Museum della Triennale) che mi invitava a partecipare a questo grande mosaico in costruzione intorno a una storia del design italiano declinata al femminile e mi sottoponeva un questionario preliminare – (una serie di domande a cui sono state invitate a rispondere giornaliste, curatrici, critiche, insomma molte di coloro che si occupano di temi legati al design) – ero dannatamente lusingata. Avevo sottovalutato però la portata di questa storia. Mi accorgevo di tendere a pensare che si sarebbe restituita una visione molto parziale, forse anche riduttiva; poi nel concentrarmi sulle risposte mi sono accorta di aver trascurato la complessità di un tema su cui era chiaro che i era operata una rimozione. Man mano hanno...

Donne ganze

Era il 1971 quando il nero americano Melvin Van Peebles scrisse, produsse, diresse, musicò e interpretò Sweet Sweetback’s Baadasssss Song, il primo film americano in cui un nero la fa gloriosamente in barba alla polizia e alla giustizia dei bianchi. La battuta finale, pronunciata dal protagonista ormai al sicuro dall’altra parte del confine con il Messico, è “tornerò a riscuotere quello che mi spetta”. Una promessa o un giuramento che, a seconda dei punti di vista e dello status social-razziale, rappresenta una minaccia e la materializzazione di un incubo oppure un gesto di trionfo e un lieto fine. All’epoca l’America era impegnata nella Guerra del Vietnam, da cui sarebbe uscita sconfitta nel 1975. Il paese era in guerra anche al suo interno: il 21 febbraio 1965 muore assassinato Malcolm X, leader radicale africano-americano; nel 1966 nasce il Black Panther Party, il primo partito nero che non si accontenta di negoziare qualche diritto e non si riconosce nelle posizioni non violente e integrazioniste del pastore protestante Martin Luther King; il 4 aprile 1968 Martin Luther King viene assassinato. In quegli anni la...

Intervista. L’unica anormalità che la società tollera è la donna

È stato detto che molte volte che lei ha tre ‘idoli’: Cristo, Marx e Freud… Che cosa ci risponde?     Che sono soltanto formule. La realtà è il mio unico idolo. Se ho scelto di fare il cinema, oltre che scrivere libri, è stato perché, invece di esprimere questa realtà con dei simboli come sono le parole, ho preferito servirmi di un altro mezzo, che è il cinema, per poter esprimere la realtà con la realtà.     Potrebbe esprimere con le parole, così come lei la percepisce soggettivamente, la realtà dei giovani d’oggi, che, a quanto sembra, l’appassiona?   La gioventù, se non altro una certa gioventù che rappresenta la maggioranza, la massa uniforme della società attuale, ha perso del tutto il desiderio di cultura. È ignorante e non vuole ammetterlo. E il pericolo sta nel fatto che essa trasforma la propria ignoranza in una ideologia, una barricata dietro la quale si nasconde scandendo i suoi slogan. Soltanto una minima percentuale di studenti ha letto Proust, Sartre o Marcuse. La cultura è arrivata al punto...

Sulla violenza contro le donne / Corpi arresi

Cara Nicla, ho letto il tuo articolo scritto in occasione della giornata contro la violenza alle donne. Qualcosa mi è rimasto addosso nei giorni successivi continuando a interrogarmi: donne e uomini per cui è essenziale praticare la criticità, scrivi, non cadrebbero in alcune trappole; donne e uomini meravigliosi, pensando, sottrarrebbero alla violenza, fisica o psicologica che sia, terreno fertile. “Rimasta addosso”: non utilizzo questa possibilità che è del linguaggio di dare corpo alle parole per rendere il mio dire più efficace, ma perché mi pare che veicoli un modo del linguaggio, una possibilità di ferire al di là del significato, che credo sia al centro di quello che voglio dire. Gli stereotipi, delle volte, li si incarna. Li si veste nei gesti. Il nostro immaginario ne è intriso. Cara Nicla. Vorrei scriverti, pensando con te, che sarebbe bello che bastasse la socratica consapevolezza di sé; sarebbe consolatorio farsi proteggere dall’idea che la stupidità sia il solo mostro e nemico da sconfiggere. Questo non renderebbe facile la battaglia, e nemmeno evidente la via della vittoria. La stupidità affatica, imbarazza, toglie le forze. E tuttavia non disarma....

Sulla violenza contro le donne. Meglio dubitare

Nel corso della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle donne (25 novembre, per chi l’avesse dimenticato) in tante e tanti si esprimeranno. Da quando anche in Italia si è “scoperta” l’esistenza della Giornata e notevoli casi di violenza sulle donne sono venuti alla luce (non tutti, anzi!), abbiamo purtroppo assistito a un’escalation d’interesse per il fenomeno. (Pasolini ne avrebbe scritto a meraviglia. Non in quanto gay. Era e rimane un acuto interprete di alcune ipocrisie e paternalismi.) Dico “purtroppo” in quanto diverse manifestazioni di solidarietà, o altro, non sono giunte da persone competenti di emotività e sessualità, bensì sono giunte per cavalcare avvenimenti ormai “modaioli”, che occorre appunto cavalcare, per non rimanere fuori dal giro. Per quanto creda che parecchi uomini e parecchie donne (nessuna generalizzazione) dovrebbero guardarsi con sincerità alla specchio ogni mattina, riflettendo sulla propria consapevolezza e, di conseguenza, sulla possibile necessità di esaminare la propria esistenza con qualche buon specialista delle varie branche...

Erving Goffman. Rappresentazioni di genere

Pubblichiamo in anteprima la postfazione di Vanni Codeluppi al saggio di Erving Goffman, Rappresentazioni di genere in uscita per Mimesis.     Uno degli ambiti nei quali la pubblicità esercita i suoi maggiori effetti sul piano sociale è probabilmente quello della rappresentazione delle donne e dei loro corpi. Non stiamo parlando solamente delle cosiddette «donne-oggetto», cioè quelle donne che appaiono prive di personalità perché il loro valore sembra dipendere unicamente dalla bellezza fisica e dalla carica erotica e che sono da sempre numerose in pubblicità come nell’intero flusso mediatico. Stiamo parlando soprattutto di qualcosa che è meno evidente, ma che configura nell’insieme dei messaggi pubblicitari un’analoga situazione di subordinazione della donna rispetto all’uomo e che è probabilmente ancora più problematico sul piano etico proprio perché subdolo e non esplicitamente evidente. Stiamo parlando, cioè, di qualcosa che, in qualche misura, “naturalizza” un’immagine di inferiorità della donna.   Nel corso dei decenni...

Tra le donne del Kurdistan

  “Nella società per cui mi batto e che spero di vedere non ci saranno più donne costrette in questi ruoli. Una donna che si trova a dipendere dai vecchi rapporti di potere fra i sessi non può che risultare perdente. Per me oggi una donna esiste solo nella misura in cui è libera. Se dipende dal suo uomo non può essere se stessa. Secondo me una donna ha perso nel momento stesso in cui a proprio rischio si piega alla dipendenza e rinuncia a fare i conti con la questione della propria libertà personale. La donna è sempre stata idealizzata, ma l’ideale può realizzarsi solo nella libertà”. L’impegno di Abdullah Öcalan per la liberazione delle donne curde ha un grande valore per le donne di tutto il mondo. Nel partito da lui fondato, il Pkk, militano donne e uomini insieme, accomunati da un solo grande obiettivo: la libertà dei popoli del Kurdistan. Le combattenti del Pkk hanno sempre avuto un certo ascendente su Dilsha, una guerrigliera curda che quando era solo una quindicenne scriveva poesie sui martiri e sognava un solo grande Paese per la sua gente. Qualche anno più tardi, nel 1990, si è arruolata nel Pkk facendosi fotografare con Öcalan, più confidenzialmente Apo, nel campo...

Questioni di Gender

Se immetti su un motore di ricerca il termine “ideologia”, oggi come oggi, i tanti suggerimenti che trovi non si rivolgono alle ideologie di un tempo, mirate a indottrinarti per non farti pensare, bensì al gender, e a questa ideologia del gender viene attribuita ogni sorta di “nefandezza”: corrompe i giovani, distrugge le famiglie, favorisce gli omosessuali, mina la moralità, e via dicendo. Conclusione affrettata: a tale ideologia occorre senz’altro opporsi. A contare sarebbero solo i due sessi (maschio e femmina) che, copulando, si amano e generano in modo del tutto naturale figli sani, felici, eterosessuali. Un bel determinismo biologico!   Torniamo però coi piedi per terra. Perché non ci sono solo due sessi (lo attestano biologia, psicologia, filosofia), perché le relazioni sessuali non presuppongono di necessità amore, perché l’amore rimane un complesso di emozioni, razionalità, scelte, maturità, che non può, né deve essere esclusiva delle coppie eterosessuali, coppie, tra l’altro, non sempre rispettose della moralità, non sempre in grado di...

Contagio Iran

Gholamreza si alza dal divano e viene verso di me. Mi sollevo anche io, le porgo il velo o quello che ho portato qui con l’idea che potesse assolvere questa funzione: una stola di un cotone un po’ spesso, azzurro e lungo, di forma rettangolare. Mostro, nell’intimità della loro casa, io, donna, i miei capelli. Gholamreza prende il mio azzurro tra le mani – mi è vicinissima e la osservo: con gli occhiali, senza hijab che ha tolto poco prima sorseggiando il suo tè – lo apre per bene mentre io piego le ginocchia un po’, così che possa appoggiarmelo sulla testa; poi, con le due estremità, mi circonda il collo con rapidi gesti, riportando entrambi i lembi davanti, dopo averli sapientemente intrecciati alle mie spalle. Muovo la testa e sembra proprio che se ne stia su, incollato: le spalle, e i capelli, sono coperti, coperti per davvero. Mi volto e Mina e Mahsa hanno le mani davanti alla bocca, non appena incrociano il mio sguardo soddisfatto scoppiano in una risata: non sei affatto cool così, dicono. Sorrido, guardo Gholamreza nel tempo che Mahsa impiega a raggiungermi. La ragazzina scioglie il lavoro della madre che assiste silenziosa e con espressione divertita. Mettendosi in punta...

Donne inadeguate

Dietro la storia de Le piene di grazia (Rizzoli 2015) sembra di cogliere gli echi delle molte donne vittime di violenza. È un grido forte, ma composto. Il silenzio delle pinete e il frinire delle cicale nascondono un terribile segreto, ma il suono dei lamenti risulta ovattato dalla bellezza del paesaggio, da una piccola comunità apparentemente integra e inoffensiva. Ritornano in mente i lucenti campi di grano tra i quali era imprigionato il bambino-ostaggio del celebre Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. L’ambientazione del romanzo infatti rassicura e spaventa contemporaneamente; è lo specchio di un' Italia del sud chiassosa e stereotipata che preferisce celare i suoi soprusi nel silenzio dell’omertà.   La realtà tratteggiata dall'autrice da una parte si rivela una piacevole madeleine che riporta involontariamente alla memoria il folklore del meridione, il pane con le olive e le buffe superstizioni di paese, dall'altra prende la forma di una vicenda di cronaca in cui si consuma un atroce femminicidio. Tra processioni e pranzi domenicali – “Ho mangiato la pasta e il bis della pasta. Ho mangiato le salsicce e le braciole. I peperoni, il formaggio, il salame. Ho mangiato tutto...