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RAI

(17 risultati)

Fondazione Prada, Milano / MilanoTV70: Francesco Vezzoli guarda la RAI

È stato come accomodarsi nel salotto del signor Francesco Vezzoli (Brescia, 1971), di professione artista contemporaneo di fama internazionale, mentre guarda la televisione sintonizzata sui programmi Rai degli anni Settanta, così traumatici per la storia d'Italia; eppure, allora, la rete pubblica aveva ancora tutto da dire, tanto da raccontare e un ampio margine di sperimentazione. Se, oltre alla stampa, con i nuovi mezzi di comunicazione di massa – la radio prima, poi la televisione – si porta a compimento quel processo di unificazione linguistica dell'Italia, unita solo territorialmente dal1861: fino ad allora, i dialetti regionali non permettevano una reale comunicazione tra gli Italiani che non appartenevano alle élite culturali. Da quando la televisione è entrata nelle nostre case,questo «focolare elettronico» ha avuto, nel tempo, più o meno consapevolmente, un ruolo paideutico, educativo, financo normativo. È stato – ed è tuttora – inevitabile, per gli spettatori, l'audience!, come per gli studiosi, i critici e gli intellettuali, chiedersi se la televisione sia stata una cattiva maestra (in termini di incontrollato tempo assorbito, modelli sociali di comportamento e...

Nulla dies sine linea. Il caso Marchesini

C'è qualcosa di inquietante nell'iperattivismo di Matteo Marchesini, classe 1979, che così viene presentato: "Poeta, narratore e saggista, oltre ad alcuni libri per ragazzi, ha pubblicato la raccolta di versi Marcia nuziale, le satire di Bologna in corsivo. Una città fatta a pezzi, i ritratti letterari di Soli e civili e il romanzo Atti mancati, entrato nella dozzina del Premio Strega". Ho omesso gli editori – Scheiwiller, Pendragon, Edizioni dell'Asino, Voland –, piccoli ma di valore, e il fatto che questo percorso sia avvenuto in meno di quattro anni.   Ora Marchesini raccoglie le sue critiche nelle 535 pagine (incluso un utile indice dei nomi) di Da Pascoli a Busi. Letterati e letteratura in Italia (Quodlibet Studio). Un attraversamento, di diritto e di rovescio, del nostro Novecento letterario, abbracciato nella sua massima estensione (romanzieri, poeti, critici letterari, umoristi, scrittori satirici, saggisti tout court) e utilizzando diverse modalità critiche: recensioni, ritratti, medaglioni, excursus o, come si diceva a scuola, panoramiche, introduzioni e forse qualcosa d'altro ancora, unite da una...

Il viaggio di Virgilio Sabel

Il fervore di un’intera nazione in una sola immagine, ed è questa: Molti sogni per le strade. È il titolo di un film del 1947. Mario Camerini il regista; attori principali due stelle dell’epoca: Massimo Serato e Anna Magnani. Uno scrigno di sogni il volto antico di Anna Magnani, capace di portare alla luce, in un rapido passaggio, desideri in movimento, strati sotterranei di speranze, illusioni e chimere a lungo trattenute. Ricordo le parole che si scambiano Pina (Anna Magnani) e Francesco, i due protagonisti di Roma, città aperta: “Forse la strada sarà lunga e difficile… Ma arriveremo e lo vedremo un mondo migliore! E soprattutto lo vedranno i nostri figli”.   A partire dall’ultimo terribile anno di guerra, il sogno di una pacifica e libera convivenza non è soltanto la vaporosa proiezione di pochi, ma s’insinua fra le rovine e comincia a correre per le strade del paese ancora dissestate. Per almeno un decennio si mescolerà a una miriade composita di altri sogni. Gli italiani cavalcano manici di scopa, come nell’ultima scena di Miracolo a Milano. Anni dopo, sul limitare di una nuova...

Cini Boeri. Sei oggetti messi in fila per un storia

Cini Boeri è uno dei maestri del design italiano. Collaboratrice di Zanuso per 12 anni, ha vissuto la stagione pionieristica del design in un’epoca in cui si credeva che fosse “socialmente importante poter offrire a basso costo oggetti utili a chi non avrebbe potutto avvicinarli altrimenti”.   Quando la incontro per la prima volta nel suo studio di Milano mi dice: “Il termine design è nato con un significato preciso che non esiste più ed era animato dall’idea di produrre oggetti in grande quantità a basso prezzo perché potessero essere utilizzati dalla massa”. Poi, quasi ripensando alle sue parole, si sofferma a chiarire: “Le parole col tempo tendono a perdere i significati primitivi, così anche la parola design, funzionalità, massa sono spesso confusi. Il design è nato con un significato socialmente importante e come tale ho l’impressione che oggi non interessi più. Mi spiace perché l’architettura e il design, invece, hanno una funzione sociale”.   Dunque, la Triennale ha scelto lei – (una donna pervasa dalla passione per questo...

Beppe Grillo tra Sanremo e Roma

L'apparizione alla prima serata del Festival di Sanremo, il 18 febbraio, è un ottimo esempio dell'efficacia comunicativa di Grillo. Il primo gesto avrebbe potuto compierlo qualunque cittadino, esercitando un proprio diritto. Infatti viene replicato da due disoccupati che interromperanno l'inizio dello show. Per diventare protagonista della serata inaugurale del Festival al leader del più importante partito politico italiano (almeno a giudicare dai sondaggi) basta infatti acquistare due biglietti per la platea del Teatro Ariston, uno per sé e uno per suo figlio. A quel punto tenerlo fuori dalla grande sagra nazional-popolare sarebbe un inaccettabile provvedimento poliziesco. Il secondo passaggio - comunicare l'acquisto dei biglietti ai media - crea una nevrotica attesa che viene via via amplificata, in un crescendo di congetture che naturalmente giovano anche al lancio della manifestazione. Giornali e tv si chiedono, sempre più angosciati: “Che farà Grillo martedì sera?” Quell'acquisto presuppone un rovesciamento dei ruoli: sedendosi con il figlio su due poltrone di platea, ai posti 19 e 20 della fila 19,...

La leggerezza della Pimpa

La Pimpa è il personaggio italiano dei cartoni animati rivolti all’infanzia per antonomasia. Nata dalla penna del grande Altan, compare nel 1975 sul Corriere dei Piccoli e da quel momento, prima con i fumetti e, successivamente (1983), con le serie tv prodotte dalla Rai, non smette di riscuotere consensi. Il successo delle sue avventure arriva fino ai giorni nostri, facendola entrare di diritto nella programmazione di Rai YoYo che, non a caso, la ripropone ininterrottamente nel palinsesto insieme a Peppa e ai Barbapapà.   La Pimpa è una cagnolina a pois rossi e abita in una casetta tranquilla insieme al suo padrone Armando. L’ambientazione casalinga è a misura di bambino. Essa è pacificata, vive un eterno presente, popolata di oggetti tanto ordinari quanto, in fin dei conti, mitici: sofà, orologi a cucù, fornelli, ci chiedono di essere pensati come idealtipi di una perfezione reificata e a portata di mano, quella a cui ogni bambino può ambire in una famiglia qualunque che abbia la qualità di essere banalmente serena. Così, la Pimpa, la sera, alla fine delle sue avventure, torna da Armando, contenta di ritrovare il suo scenario familiare esattamente come l’aveva lasciato....

Philibert. La Maison de la Radio

Finalmente qualcuno torna a fare film sulla radio, che di per sé è un ossimoro, perché per fare un film su un medium invisibile ci vuole, come minimo, tanta fede. Bisogna crederci, insomma. Il film alla fine lo ha fatto Nicholas Philibert, che in Italia ricordiamo soprattutto per Essere e Avere, la storia di un maestro elementare in una scuola di montagna e dei suoi alunni. Philibert in Francia, dove il documentario è ancora un genere popolare, è molto conosciuto e apprezzato e il suo nome ha contribuito molto alla diffusione di questo film, che apparentemente è un prodotto molto francese, difficile da esportare.     La maison de la radio (60 giorni di riprese distribuite nell'arco di 6 mesi) è un documentario di 103 minuti che racconta 24 ore nella vita delle persone che lavorano dentro l'edificio che ospita i canali radiofonici del servizio pubblico francese, la casa, appunto, della radio, un edificio circolare progettato da Henry Bernard e inaugurato da de Gaulle nel 1963.     Ieri sera l'ho visto in dvd, perché andarlo a vedere al cinema è un'impresa da...

Michela Ponzani: il senso della scelta antifascista

Michela Ponzani, classe 1978, è una storica. Attualmente collabora con l’Istituto Storico Germanico di Roma. Nel suo percorso di ricerca si è occupata soprattutto di storia della Resistenza e dell’Italia repubblicana. È autrice, tra l’altro, di Senza fare di necessità virtù con Rosario Bentivegna e di Guerra alle donne.   Il percorso che mi ha condotta a studiare la storia della Resistenza ha avuto una lunghissima fase di elaborazione. Ero una studentessa di Lettere all’ultimo anno e ricordo che dovevo decidere l’argomento della mia tesi di laurea: dopo qualche colloquio con il mio relatore, Vittorio Vidotto, la mia scelta cadde sulla memoria della strage delle Fosse Ardeatine, l’eccidio nazista compiuto a Roma il 24 marzo 1944 in cui erano state massacrate 335 persone.   Si trattava di un fatto drammatico che aveva fortemente segnato la memoria pubblica della città ma che, in qualche modo, era da sempre anche nella memoria della mia famiglia perché mio nonno materno, fin da piccola, mi aveva raccontato più volte di questa strage in cui aveva perso due suoi...

Londra: La radio sullo schermo

Sono dentro la nuova Broadcasting House della BBC, in Portland Place, Londra. Sto entrando negli studi della radio. Per quelli come me è come essere dentro una cattedrale gotica del Trecento a dodici navate. Al posto degli affreschi, le foto dei padri fondatori del servizio di broadcasting più famoso del mondo. Al posto dell'altare, i mixer digitali. Al posto del leggio, il primo microfono dal quale tutto ha avuto inizio.     Sono qui insieme ad altri studiosi e producer di radio di tutta Europa, riuniti per un convegno nel college londinese della Sunderland University, uno di quei college che le università britanniche aprono a Londra per attirare i figli dell'upper class globale che hanno solo bisogno di una scusa per trasferirsi a vivere qui per un paio d'anni. Il giorno prima è venuto in visita il direttore di BBC One (la stazione pop creata nel 1967 per contrastare la rivoluzione delle radio pirata e dei dj), Ben Cooper, un uomo atletico tra i quaranta e i cinquanta, con la faccia da marine americano.   Ben Cooper   Il direttore (che qui si chiama controller) esordisce così: “Da...

La cultura come risposta alla crisi

(Qui la prima parte)   Per un florilegio artistico   Non sono un economista, e quindi mi è difficile andare oltre alcuni spunti per tradurre in pratica l’analisi introduttiva. Esistono già molte ricette di sicuro valore, mi piacerebbe pertanto accennare solo ad alcune strategie che consentano al Paese di incentivare la propria domanda culturale: di offerta ce n’è molta, si vedano le statistiche sui libri pubblicati http://www.istat.it/it/archivio/62518  sugli spettacoli proposti (507.155 spettacoli di ballo in Italia nel 2007, Beretta, Migliardi 2012), nonché le considerazioni sul cinema: http://www.linkiesta.it/industria-cinematografica#ixzz2XDv9ztCX L’intervento pubblico deve allora essere finalizzato ad accrescere la domanda, partendo dalla formazione delle nuove generazioni: le scuole devono arricchire la propria offerta di percorsi artistici, magari pomeridiani, attingendo con forza ad associazioni culturali e volontari, in un’ottica di sussidiarietà. Pensando ancora ai giovani, credo che uno strumento sotto utilizzato in Italia sia il cosidetto edutainment: Art Attack, per intenderci...

Le lacrime del servizio pubblico greco

Su El Pais giovedì è apparsa una foto. Ritrae un tecnico donna al mixer video. Il tecnico si sta asciugando le lacrime. Piange la chiusura della sua televisione. E' una foto che non può non commuovere e infatti è diventata subito virale in Rete. Ma questa immagine è ideologica, come tutte le narrazioni che in questi giorni si sono costruite attorno alla notizia della chiusura del servizio pubblico greco.     L'immagine della donna in lacrime ha due letture entrambe possibili. La prima è una lettura liberista: quella donna piange per colpa dei dirigenti pubblici incapaci di amministrare in maniera efficiente un bene comune. In tempi di crisi non si possono più sostenere sprechi simili. La seconda lettura è invece più socialista: quella donna piange per colpa delle politiche di austerità imposte dall'Europa alla Grecia: il taglio della spesa pubblica. Quali delle due letture è quella giusta? Probabilmente nessuna delle due. Vorrei provare a rimettere in discussione le retoriche attorno a questa notizia. La chiusura della radio-tv greca è l'occasione per...

Nostalgia di Carosello?

Cosa vuol dire oggi "nostalgia di Carosello"? Eccoci di fronte al ritorno dello storico contenitore pubblicitario Rai, che per ora sarà trasmesso "in forma sperimentale". Sappiamo che si comporrà di commercial lungo formato - 70 secondi - e che la novità di questo Carosello - detto Reloaded - consiste nel suo declinarsi su diversi media (web, tv, cinema, social, radio).     La tenace affettuosa memoria del Carosello è un fenomeno costante in Italia almeno dal 1977, ultimo suo anno di programmazione. Di recente è stata celebrata con una mostra a Milano, mentre il Corsera proponeva una collana di dvd antologici. Sipra, la concessionaria di pubblicità Rai, vanta un sondaggio pressoché totalitario: il 98% degli italiani tra i 26 e i 35 anni pare ne aspetti il ritorno. Lecita la perplessità.   Nel ricordo, quello di Carosello è un mondo fanciullesco, fatto di pupazzi animati, canzoncine innocenti e ingenue gag. A guardarlo con gli occhi della pubblicità contemporanea, in verità, il suo linguaggio risulta alquanto impositivo: quegli insistiti primi piani dei...

Dove crede di andare con quella bici?

Grazie al predominio dell’economia finanziaria su quella reale e al conseguente impoverimento diffuso, è in costante aumento il numero di coloro che usano la bicicletta per gli spostamenti in città. È diventata una facile impresa fare proseliti fra gli indecisi, è sufficiente farli ragionare in lire; un’ora di sosta nella zona blu: 1936,27 x 2,5 = 4840 lire; un litro di benzina: 1936,27 x 1,98 = 3834 lire; un biglietto del tram: 1936,27 x 1,5 = 2904 lire. Per fortuna, nonostante l’oramai consistente numero di convertiti alla sana pratica di spingere sui pedali, la scelta della bicicletta in città resta un gesto che ha qualcosa di eversivo, quasi di rottura del contratto sociale. In pratica con quel gesto io mi ribello all’accattonaggio indecente delle autorità municipali e centrali: da questo momento voi siete liberi di aumentare i vostri balzelli finché volete, di fare cassa con gli autovelox piazzati persino nei bagni, la faccenda non mi riguarda più. I pubblici amministratori non oseranno mai imporre una tassa di circolazione sulle biciclette, come aveva fatto il regime fascista negli anni Trenta...

Pasolini a Orte

Qualche giorno fa, in un commento alla lettera di Marco Belpoliti al sindaco Pisapia a proposito del progettato intervento sull’area antistante il Cimitero Monumentale di Milano, è stato “postato” un video presente su Youtube, con il solo commento “Pasolini a Orte”. Didascalia esauriente per chi ha qualche confidenza con lo scrittore e regista friulano, forse non sufficiente per altri, specie i più giovani. Allora, qualche parola per spiegare di che cosa si tratta e perché ha a che fare con la discussione innestata dalla lettera a Pisapia.     Nei primi anni settanta, Anna Zanoli, una storica dell’arte della cerchia di Roberto Longhi, curava la trasmissione televisiva della RAI Io e …; scrittori e personalità della cultura, in una serie di puntate, spiegavano il loro interesse per un monumento o un’opera d’arte. Pasolini scelse come tema La forma della città (1974). Nel breve filmato, poco più di un quarto d’ora, prima si parla della città e del paesaggio di Orte, poi – con un passaggio almeno in apparenza sorprendente – della forma urbana...

Cortesforza / Paesi e città

Il mio luogo è Cortesforza e non esiste. Si trova sulla direttrice sud ovest di Milano, lungo il Naviglio Grande. Per raggiungere Cortesforza, da Milano, potete prendere il treno alla stazione di Porta Genova, scendere ad Abbiategrasso e camminare per due chilometri a ritroso, lambendo i pochi pensionati che non fanno la spesa all'Esselunga ma pescano a Castelletto, dove il Naviglio Grande si dirama, vicino alla fabbrica di televisori Mivar, l'azienda che forniva gli apparecchi alla Rai di corso Sempione e a molti hotel tre stelle declinanti a due. È quasi Cortesforza, ma non esattamente, perché vicino alla fabbrica ci sono palazzi di nove piani, con i tetti d'amianto, mentre a Cortesforza non c'è un edificio con più di tre piani, e poi Cortesforza non esiste.   A Cortesforza potete arrivare in bicicletta, usate una pista ciclabile intermittente, ci passano anche auto e moto, pure a 70 all'ora, vi suonano e dovete spingervi sul bordo, a picco del Naviglio; oppure indossate una tutina globale e correte per diciotto chilometri da Porta Ticinese, con gli stessi inconvenienti dei ciclisti; potete prendere l'autobus...

Striscia la Notizia risponde a Doppiozero

Pubblichiamo di seguito la risposta di Striscia la Notizia all'articolo di Gianfranco Marrone Neotelevisione (leggi l'articolo).     Contro il Drive in si è mossa da mesi una vera e propria macchina del fango. Chi in mala fede, chi acriticamente, chi semplicemente non ricordando, confonde o accomuna il programma culto degli anni ’80 con Colpo Grosso. Drive in, trasmissione libera e libertaria, una parodia dell’Italia degli esagerati anni ’80, della Milano da bere, del riflusso, dell’edonismo reaganiano, era un programma comico e satirico. Le ragazze “fast food” erano iperboli: figure retoriche viventi, caricature al pari del paninaro, del bocconiano, del dott. Vermilione, della top model, della professoressa, della moglie dell’onorevole Coccovace. Essendo parodie è evidente che prendessero spunto da altro, infatti le “tette” erano altrove. La Rai trasmetteva quelle nude di Rosa Fumetto ne Il Cappello sulle 23, quelle di Ilona Staller in C’era due volte, quelle di Barbara d’Urso in Stryx e quelle che facevano da tormentone in Due di tutto. Canale 5 rispondeva con altre...

Intervista di Matteo Bellizzi a Gianni Celati

MB Proprio con Verso la foce è iniziata l’esplorazione nel paesaggio, ricordi l’origine di quel richiamo verso l’apertura del mondo esterno?   GC Ho sempre avuto questo sentimento di aver sbagliato strada, ma nel corso di questi sbagli quando sono arrivato a questo libro mi è sembrato fosse quello meno sbagliato di tutti. Mi affidavo a qualcosa che era tutto fuori, era un lavoro per credere al mondo e credere anche alla mia mancanza quindi anche in questi deserti che sono le nostre campagne. Non sopportavo più l’idea corrente di finzione «Il romanzo è una finzione personaggi che non esistono nella cosiddetta realtà etc.» ma io non sopporto due cose: prima il fatto che si dia per scontato che c’è una finzione ma che dietro a quello ci sarebbe la realtà e allora la finzione è come una finestra aperta sul mondo. Quest’idea truffaldina di pretendere che esista davvero una realtà. Quando si dice realtà si dice esattamente il contrario di quello che dicevo io con la nozione di mondo. La realtà è così astratta che non sappiamo neanche a...