Storia

Il discorso fascista e le sue rimodulazione / Destra. Tristi tropi

Come definire, senza correre il rischio di risultare anacronistici, una destra che, oramai, pare essere così pervasiva da occupare spazi e linguaggi, pratiche e narrazioni che un tempo sarebbero appartenute a ben altri soggetti? Aggiungiamo: quanto della matrice fascista e, in immediato riflesso, di quella neofascista, rimane in essa? Ribaltando l’approccio, piuttosto che domandarsi quanto del passato non sia del tutto trascorso non è forse meglio chiedersi cosa il presente richiami ancora di un certo passato, e in quale misura ciò può risultare di nuovo funzionale alla costruzione di una parte delle identità politiche correnti? Il rischio, peraltro, è sempre il medesimo, ovvero quello di girare a vuoto, sfoderando stancamente i toni della polemica nel momento stesso in cui il suo oggetto...

La Corte di Cassazione della Storia / Dedichereste una strada al geocentrismo tolemaico?

Mi sembra che la vicenda dell’ANPI del 25 aprile, nella quale i partigiani “veri” (cioè quelli defunti o vecchissimi) apprezzerebbero la Brigata ebraica del 1944-45, mentre invece i partigiani “nuovi” (cioè quelli giovani e male informati) si schiererebbero per Hamas, costituisca un bell’esempio di conta delle mele con le pere. C’è da sperare che un simile equivoco non si presenti più in futuro. Mi auguro non ve la prenderete troppo con me se mi lascio andare a una serie di affermazioni che non intendo neppure discutere: oggi non è più questione di memoria, stante il fatto che l’oblio alla fine vince lui, e non è che sia di destra. Esiste e basta. Ma esiste anche la Corte di Cassazione della Storia, le cui sentenze non possono essere dimenticate mai.    Prendiamo per esempio...

Poteri e informazione / Società

La sociologia ha inventato nella seconda metà dell’Ottocento il concetto di società. Ha dato vita cioè all’idea che le persone trascorrono la loro esistenza all’interno di un sistema sociale che è organizzato da precise regole e dotato della capacità di durare nel tempo. Ma ci ha anche fatto comprendere che una società funziona al meglio quando è in grado di offrire alle persone che vivono al suo interno la possibilità di disporre di modelli interpretativi. Perché coloro che vivono nelle società non possono fare a meno di avere a disposizione delle idee in grado di attribuire un senso al mondo in cui si trovano, degli strumenti di orientamento che essi condividono con gli altri e motivano ad agire. Quando tali strumenti non sono presenti, una società subisce il destino di deperire e...

Ambiguità e doppiezze / Il ’68 jugoslavo: l'anno tabù

Avevamo sognato tutto molto diverso con i nostri libri, dietro il muro del nostro giardino fra i mirti e gli oleandri. Georg Büchner, Leonce e Lena   Tre anni dopo il ’68, il Maspok, il movimento della Primavera croata che chiede più autonomia, sei anni dopo la quarta Costituzione del dopoguerra considerata una delle cause del processo di rifeudalizzazione. Dodici anni dopo, la morte di Tito − il paese si ferma, la folla scandisce: Noi siamo di Tito, Tito è nostro, Tito siamo noi. I volti ripresi dalle telecamere rivelano ansia e paura, il pianto è collettivo perché sono in molti a temere che, insieme a quello di Tito, si stia celebrando anche il funerale della Jugoslavia. Diciassette anni dopo, un’ondata di scioperi, una crisi interminabile, e l’irresistibile ascesa di Slobodan...

Il Sessantotto di chi non c'era / Ho incrociato il 1968 nel 1998

La prima volta che incrociai il 1968 fu nel 1998.  Avevo ventun’anni ed ero uno studente di Scienze della Comunicazione a Siena. Per un corso di multimedia qualcuno di noi insieme al suo professore progettò un CD-ROM interattivo, ormai consegnato all’archeologia dei dead media, che raccontava la cronologia del 68. Per il corso di Storia Contemporanea del professor Labanca, ognuno di noi doveva scrivere una tesina, un saggio di 3.000 parole, su un evento del novecento. Avevo una camicia a quadri da boscaiolo umbro e i miei gruppi preferiti erano i Nirvana e gli Smashing Pumpkins. Scelsi di fare ricerca su Pasolini, il 68, Valle Giulia. La tesina iniziava con le parole di PPP: “Smettetela di pensare ai vostri diritti, smettetela di chiedere il potere. Un borghese redento dovrebbe...

Non si leverà nessuna voce a chiedere conto di questa nuova strage? / Gaza

English Version   Sembrano due immagini diverse e accostate. Nella prima prevale il colore giallo-rosso della terra, su cui camminano in diagonale tre soldati in assetto di guerra con gli zaini sulle spalle. Nella seconda è il colore verde dell’erba, e poi la folla composita di bambini, giovani, adulti, uomini e donne, con le bandiere. In mezzo, a separare le due immagini una rete e il filo spinato. La fotografia è stata scattata venerdì a Gaza dove sono stati uccisi 16 manifestanti palestinesi e feriti altri 1400. Sabato i morti sono invece due, e non sono ancora stati contati i feriti. Una folla di 30.000 persone ha manifestato lungo la recinzione che separa questo territorio dallo Stato di Israele. I manifestanti hanno tirato sassi e molotov contro i reticolati dietro cui stavano...

Il Sessantotto di chi non c'era / Intervista a mia madre sul Sessantotto

Mentre mia sorella, mia moglie, mio cognato e i bambini mangiavano i bignè, a mia madre ho detto: “Sediamoci sul divano”. Glielo avevo preannunciato al telefono: “Ti farò due domande sul Sessantotto, mi racconterai quello che ricordi, niente di impegnativo”. Ma la sola idea l’aveva messa in apprensione. “È passato tanto tempo”, aveva sussurrato.  Mia madre non era nel movimento, non partecipò alla battaglia di Valle Giulia. Nel 1968 aveva diciotto anni, viveva in un paese a venti chilometri da Roma, aveva lasciato la scuola a quindici e non pensava alla Primavera di Praga né alla rivoluzione culturale cinese. Era l’ultima di sette fratelli, tre maschi e quattro femmine, figli di un fornaciaio e di una materassaia immigrati dall’Abruzzo.    A quel tempo lavorava in un...

I molteplici corpi del compagno Presidente / Putin il Terribile

Penseremo al futuro della nostra grande patria, al futuro dei nostri figli e agendo così senza dubbio siamo condannati al successo (V. Putin, Commento alla vittoria, 18 marzo 2018).   Quella che segue non è un’analisi politica del recente risultato elettorale russo. Non ho le competenze e non dispongo degli strumenti per procedere in quella direzione. Molte sono le interpretazioni e i commenti disponibili sulla stampa e in rete per chi fosse interessato a documentarsi. Privilegio invece il tentativo di comprendere il successo del neo-rieletto Presidente, eventuali brogli e corruzioni comprese, attraverso un’indagine dell’immagine che ha creato di sé e che lo ha progressivamente portato a crescere nel gradimento della maggioranza della popolazione russa fino al plebiscito dei giorni...

“Quest’anno, la vita ha un colore nuovo” / Cornelius Castoriadis e il Maggio 68

Il ‘Maggio 68’, la catena esplosiva di avvenimenti che assurgeranno a evento-simbolo di tutto il Sessantotto europeo, “scoppia” prima di maggio. Esattamente, il 22 marzo di cinquant’anni fa, con l’occupazione e la costituzione di un comitato d’azione e di agitazione permanente all’Università di Nanterre, ad opera principalmente degli studenti di sociologia. Al nucleo originario, libertario e anarchico, guidato da Daniel Cohn-Bendit, che diventerà leader e “star” di tutto il movimento fino a maggio, si assoceranno presto gruppuscoli di orientamento situazionista, trotzkista, maoista. Lo sgombero forzato di Nanterre è la scintilla che fa incendiare e innescare la rivolta nelle altre università, a cominciare dalla Sorbona, con scontri, sassaiole, barricate, manifestazioni, sfilata sui Campi...