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Appennino

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Canto per l'Appennino / Neve e terremoto

Il cuore degli altri   Il terremoto con la neve. La sedia rotta su cui stanno seduti i paesi. Ci sono giorni in cui non ha senso pensare agli affari propri. Ci sono giorni in cui bisogna avere il cuore degli altri, il cuore tuo da solo non serve a niente. Devi stare dentro il batticuore di tutti. E invece ora siamo in questo gioco in cui ognuno si espone al mondo col suo corpo, con un pensiero, col suo niente, e in questo modo sfama la noia, in questo modo facciamo amicizia con il nulla invece di avversarlo, invece di piangere per chi trema. Adesso c’è chi ha paura di arrivare al sonno, c’è chi ha freddo. Pensate a chi in quelle terre è malato, pensate ai vecchi, pensate all’osso rotto, allo stomaco che non digerisce, pensate al tumore alla gola, pensate al lutto, pensate ai brutti, pensate a chi non si è mai trovato in un abbraccio. Oggi abbiamo fallito di nuovo come umanità, oggi abbiamo allestito una nuova Caporetto, una al giorno, una disfatta continua che disfa legami, simpatie. Ogni giorno che siamo senza dolore dovremmo gettarci con foga a salvare il mondo, salvarlo ora con gentilezza, ora con rabbia, ora in silenzio, ora gridando. Viva la foga, la furia, la forza di...

L'uomo che sussurra alle patate

Commercialista mancato, a mille metri di altezza, sull’Appennino tra Liguria ed Emilia, coltiva trecento varietà per preservarle dall’estinzione. Il suo campo è un catalogo vivente.   Chi è convinto che le patate si assomiglino tutte e che ci sia poco da sapere su una pianta che offre quanto di più semplice e modesto può arrivare dal campo al piatto, si prenda la briga di consultarne il catalogo. Ma per farlo non si accontenti di interrogare internet né si metta a sfogliare le pagine dei trattati che le sono stati dedicati nel corso dei secoli – a partire dalla scoperta del Nuovo Mondo e quindi dall’arrivo in Europa di questa pianta proveniente dalle Ande, venerata dagli Inca, che la chiamavano “papa”. Il fatto che all’inizio la patata si chiamasse “papa” creò qualche imbarazzo quando Filippo II, re di Spagna, decise di omaggiare il pontefice con alcuni esemplari di questa coltivazione che i conquistadores dal Perù avevano a poco a poco diffuso in tutta l’America, dal Pacifico ai Caraibi. Regalare la “papa” al Papa era parso poco conforme al...

Nell’Appennino di Parma

Ucci, ucci sento odor di Bertolucci. Sono uscito dall’autostrada della Cisa a Berceto e, forse per sottrarmi a impegnativi bilanci esistenziali, mi avvio in una giornata d’inverno per l’Appennino più impervio. Quando passo da Casarola, almeno la toponomastica ricorda la carezzevole musa del poeta parmigiano che qui trascorreva i mesi dell’estate e una parte dell’autunno. In realtà voglio rivedere questi luoghi nella fioca luce di gennaio per figurarmi come avesse vissuto l’inverno del ’43 Eric Newby, prigioniero inglese in fuga e autore dell’indimenticabile Amore e guerra tra gli Appennini, autobiografia di guerra ma anche preciso resoconto etnografico della vita contadina dell’Italia del secolo scorso (e di quelli passati).   Qualche anno fa, attraverso un amico comune, sono stato a cena da Wanda Newby, l’amore che dà il titolo al libro. Eric e Wanda si conobbero nel campo di prigionia di Fontanellato e, a guerra finita, Newby andò a cercarla per farne la compagna di vita. Lo scrittore, divenuto uno dei più classici travel writer britannici del dopoguerra, era scomparso da...

Dove comincia e dove finisce la Padania

Dove comincia e dove finisce la Padania? Dalle sorgenti del Po al Mare Adriatico, hanno risposto i creatori di questo mito che non ha mai fatto i conti né con la geografia né con la storia. Cuneo è in Padania? Udine pure? E Ravenna e Ancona sono parte della Padania? O forse la Padania è il territorio che si estende intorno a Cassano Magnago, paese di nascita di Umberto Bossi, centro d’irradiazione di una fantasia geografica che ha ammaliato per quasi vent’anni una parte della popolazione del Nord del paese, come una sorta di fuga dal reale che ora si rivela, come ha sottolineato Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente della Repubblica italiana, quello che appunto è: illusione. Il re è nudo, dice il bambino della favola di Andersen, che ci fa capire come lo slogan della Lega sia prodotto, non tanto e non solo, dalla boutade del capo leghista, ma anche e soprattutto dallo risposta della folla che l’ascolta, e vi crede.   Claudio Franzoni, studioso dei gesti, ha fatto notare di recente come sia appunto lo sguardo della folla che rende grande il gesto che compie l’uomo politico, e che basta un...

Paola / Paesi e città

C’è sempre un luogo, un nome, che conta più di tutto. Paola è un luogo con un nome di donna. È il mio paese. Quel nome per me è come il mare che ha davanti, il mare occidentale che mi ha visto nascere. Cerco sempre il mare, anche quando non ce n’è. Forse perché sono nato in questo posto di mare, e ho sempre vissuto col mare davanti. Il mare sempre. Il mare di Paola. Mi confondo col mare. Il mare grande di Paola spalancato sotto lo specchio delle montagne. Ovunque vada, più che estraneo dopo un poco mi sento naufrago. Ho quel mare dentro.È come una calamita silente che mi risucchia a sé da qualsiasi punto, che contrae il tempo e lo spazio in una cosa sola, e mi richiama a sé da ogni luogo, anche il più remoto. Una cosa è certa: Paola è un magnete, un basamento geomantico, terra e acqua a cui resto attratto. Il mio punto archimedico. L’unico, oramai. Paola è sempre lì, per me, sposa e sponda.   Sillabare a memoria in luoghi distratti e nel silenzio di certi pensieri sviati il nome di Paola mi retrocede sempre, mi riporta a destino, come un...

Avellino / Paesi e città

Dire Avellino non è dire il nome di una città, ma quello di un posto, di una variante di luogo. Il nome Avellino non evoca nessun mondo, nessuna dimensione psichica, come accade per le vere città che hanno delle vere caratteristiche. Proprio questo però è il suo aspetto interessante, essere una città neutra, una città incolore e trasparente. Ad Avellino individuo almeno tre caratteri mediocri, che però lo sono a un tal grado da divenire sublimi e metafisici, da farne un paradigma dell’ordinarietà: il grigiore, gli slarghi e i politici. Ha poi un aspetto che costituisce in qualche modo un varco, uno sfiatatoio visivo e spirituale: le montagne in fondo alle strade. Il grigiore è dovuto non tanto all’uso di una particolare pietra – ché questa una volta era il tufo e ora, naturalmente, il laterizio forato – ma al fatto che gli intonaci non si rinnovano, e diventano tutti del tipico colore civico sbaffato e sbavato dallo scolo dell’acqua piovana, qui abbondantissima. Ne risulta il tipico effetto per cui il celestino, il rosaceo o il giallastro si risolvono tutti nel grigio....