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Sicilia

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Carnet geoanarchico | 1 / Levanzo, istruzioni per l'uso

Per prima cosa non andateci. Andate a Favignana, a Marettimo, le Eolie, Salina, Pantelleria, le isole dei cocktail di chi nella vita si muove in barca a vela, o finge di farlo, dentro una luce inflessibile di tramonto. Non andate a Levanzo perché dovreste farvi bastare due ristoranti sommari e dei sentieri che per chilometri e chilometri attraversano un nulla selvaggio privo di glamour e di strutture ricettive. Che cosa potreste fare lì, se non una puntata periferica di qualche ora, un periplo attorno all’isola sopra uno scafo candido in affitto, o una rapida visita guidata alla Grotta del Genovese? Sbarcate da uno degli aliscafi battezzati con nomi di donna e senza quasi sentire il cemento del molo sotto i sandali salite su una jeep che vi aspetta e vi intruppa verso un’amena località attingibile in mezz’oretta di sobbalzi. Di lì, a piedi, sarete invitati a scendere un morbido declivio, lungo un sentiero arginato da steccati che a larghe anse e aeree terrazze vi squaderna in tutta la sua potenza l’oceano Mediterraneo, e bluastra e ulissiaca laggiù la puntuta Marettimo. Le visite si fanno al mattino ma, se non si avesse premura di tornare ai locali notturni di Favignana e Trapani...

Palermo, Palazzo dello Steri / Graffiti dell’Inquisizione

Nel 1906, mentre si compiono lavori per l’ampliamento delle stanze del Tribunale di Palermo nel Palazzo dello Steri, emergono disegni e scritte. Subito è avvisato Giuseppe Pitrè, grande studioso del folclore. Arriva e si mette a scrostare personalmente i muri delle stanze del primo piano. Vi lavora sei mesi, e man mano affiorano iscrizioni, versi, disegni. A lavoro finito si trova davanti quattro pareti intere fino all’altezza delle mani di un uomo “fitte di manifestazioni grafiche”. Per dieci metri quadrati in ogni parete non c’è solo un dito di spazio libero, scrive ancora emozionato della sensazionale scoperta: “linee sovrapposte a linee, disegni a disegni davano l’idea d’una gara di sfaccendati ed erano sfoghi di sofferenti”. Li battezza: “palinsesti del carcere”. Dopo due secoli e mezzo riappaiono così i graffiti dei prigionieri sepolti nelle segrete del palazzo: “erano uomini che tornavano a parlare in versi e in mozzi accenti, a rivelarsi con ghirigori, volute ed accartocciature”.   Sono, come recita oggi una dedica, ebrei, luterani, musulmani, quietisti, rinnegati, negromanti, guaritrici, prostitute, ecclesiastici, bestemmiatori, eretici. Stavano stipati nelle otto...

Ospite del Capitano Nemo

Nell’aprile del 1980 Primo Levi sale a bordo del Castoro Sei, la nave della Saipem, consociata dell’ENI, che sta posando sul fondo del Mediterraneo il tubo che porta dalla Tunisia all’Italia il metano necessario per riscaldare le case degli italiani e anche per la produzione industriale. L’idea è venuta ai dirigenti dell’impresa petrolifera di Stato, forse memori del libro apparso due anni prima, La chiave a stella, inno al lavoro e alla tecnica scritto dall’ex chimico torinese. Si tratta di un reportage che racconta il delicato lavoro condotto dal natante speciale allestito per questo scopo. Della breve navigazione di Levi durata 30 ore, cioè un giorno e sei ore, lo scrittore fornisce due testi diversi e complementari. in uno di questi, destinato a un organo di stampa dell’ENI, e successivamente incluso in L’altrui mestiere (Einaudi 1985), dà una spiegazione di quello che era il lavoro compiuto dalla Castoro Sei, la quale è anche una specie di sommergibile. Il brano è un resoconto dettagliato dove Levi spiega il processo tecnologico, si sofferma sulla storia della tecnologia e soprattutto sugli...

Dalla Sicilia vista da Vecchioni

Nei giorni scorsi hanno avuto vasta eco mediatica le esternazioni di Roberto Vecchioni sulla Sicilia ("un'isola di m..." ) e i suoi abitanti. L'esternazione dalle tinte forti è avvenuta durante un incontro presso l'Università di Palermo organizzato dall'Associazione Genitori e Figli a cui Vecchioni era stato invitato come relatore: "Mercanti di luce, narrare la bellezza tra padri e figli". Pippo Baudo, siciliano illustre e uomo ben navigato nella realtà presente e in quella di un recente passato, ha definito le parole del cantautore milanese come dichiarazioni da "innamorato tradito", credo cogliendo in gran parte nel segno. Il sottosegretario Simona Vicari ha poi risposto citando approssimativamente una testimonianza di Goethe (L'Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito. Qui è la chiave di ogni cosa). Citazione deludente, perché "difesa di maniera" o peggio fatta in cattiva fede dato che la Sicilia "raccontata" da Vecchioni è il presente e altro mondo e altra isola da quella che dal Seicento all'Ottocento rientrava nel Gran Tour, ovvero...

L’Italia si ricorda del Sud quando va in vacanza

Mi piacerebbe intervenire nel dibattito tipicamente estivo sul Mezzogiorno d’Italia. Non a caso ci si ricorda che l’Italia ha un Sud quando si va in vacanza, il Sud è la pausa estiva per politici, governanti, giornalisti e opinion makers. Eppure ben venga un’attenzione rinnovata nei confronti di questa metà del paese. Non voglio entrare nel merito delle polemiche. Certamente c’è molta banalità circolante, purtroppo anche in chi ci governa. Il “piagnisteo” di cui viene tacciato chi si preoccupa del Sud fa parte di una maniera elegante di fuggire i problemi trasformandoli in retorica. A me interessa entrare nel merito della posizione particolare in cui si trova oggi il Meridione a partire dalla mia esperienza diretta della Sicilia e dell’enclave palermitano in particolare. Chi mi conosce sa quali emozioni contrastanti mi muovono quando tratto, scrivo, filmo, mi occupo della mia terra e come mi è difficile non solo viverci ma anche tornarci. E però mi sento chiamato in causa quando se ne parla.   Qual è la situazione umana, culturale, civile siciliana e in particolare quella della...

La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska

Pubblichiamo un estratto di La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska, libro + dvd, scritto da Katarzyna Kolenda-Zaleska, regista del Film.       Ho conosciuto Wisława Szymborska in viaggio. Ci siamo incontrate a Palermo e in seguito abbiamo visitato splendidi angoli di Sicilia, colline toscane assolate, misteriose falesie in Irlanda, stradine strette a Amsterdam, piazzette a Bologna, Padova, Ravenna e in molte altre cittadine italiane. Ci siamo viste spesso anche a Cracovia, sua e mia città natale. Ricordo Szymborska come un’infaticabile cacciatrice di cose belle o insolite che si entusiasmava per ogni nuova scoperta. Quei viaggi assieme hanno cambiato sia me sia il mio modo di guardare il mondo, perché grazie a lei ho potuto vedere sotto un’altra luce molti luoghi che già conoscevo, e imparare a goderne in tutt’altro modo.   Wisława Szymborska amava il caffè nero, non troppo forte e con una gran quantità di acqua. “Caffè lungo”, insomma. Con il caffè, necessariamente, una sigaretta. Ma il caffè non si può bere così,...

Expo e dintorni: la pizza Carla

Expo e dintorni: la pizza Carla   Il primo giro con macchina fotografica in mano per esplorare la vasta tematica dell’Expo non mi portò a fare nessuno scatto, anche chi va in giro a fotografare a un certo punto si ferma per mangiare. Credo che entrai in questa pizzeria relazionandola, almeno per mia familiarità e provenienza, con il Cluster Bio-Mediterraneo. Uno dei nove padiglioni in cui i Paesi (leggo dalla nota di Expo) sono stati raggruppati non secondo criteri geografici, ma secondo identità tematiche e filiere alimentari. Essendo nato più o meno al centro di questo bacino babelico che è il Mediterraneo, in Sicilia, e sapendo che la Regione Siciliana è Official Partner di Expo, decido di cominciare il reportage da qui. Ormai ero pervaso da un sano appetito, avevo camminato parecchio, così proseguii le mie riflessioni sull’evento di fronte una pizza e al pizzaiolo che mi dà le spalle.   La pizza Carla: Pomodoro, mozzarella, scamorza, radicchio. Mi commuove leggere nomi e condimenti delle cinquantacinque pizze e tre calzoni disponibili alla pizzeria d’asporto dove oggi che sono in giro a...

La caponata, Masterchef ed Expo

Ci sono dei piatti che non si possono apprezzare appena cucinati. Bisogna aspettare che si freddino. Che “riposino”. Solo così saranno in grado di “esprimersi” al meglio. E noi di capirli fino in fondo. La caponata siciliana è uno di quelli. Chissà che non abbia senso allora tornare sulle questioni che la riguardano, come quella della pubblicità del dado Star che qualche settimana fa ha infiammato il web e non solo. L’idea della campagna pubblicitaria era molto semplice: una serie di spot, ognuno dei quali incentrato sul piatto tipico di una regione italiana, in cui si mostrava il ruolo chiave che giocava il prodotto. Niente grandi chef o ristoranti stellati: in scena doveva andare la tradizione, dunque la gente comune, la cucina di casa. Ovviamente tutto “tipicizzato” il più possibile, grazie alle inquadrature di famosi monumenti e agli accenti dialettali marcati al limite della caricatura. L’immancabile testimonial doveva essere qualcuno che fosse a metà fra questi due mondi, fra la casa e la cucina. E allora ecco Tiziana Stefanelli, vincitrice della seconda edizione di Masterchef. Lei che...

Scicli è la più bella delle città del mondo

Da qualche tempo mi capita, arrivando in un posto nuovo, di trovarci molto di conosciuto. Non si tratta esattamente dell'impressione di aver visto il posto, e quindi di ritornarci, quanto piuttosto del fatto, mentre lo vedo e lo attraverso, che alla novità del paesaggio si sovrappongono fotogrammi di altrove, angoli di strade, dettagli di palazzi, insegne di bar, salite e discese per cui il corpo è già passato, in un tempo e luogo che quasi mai è possibile definire. Presumo che dopo qualche anno la memoria dei luoghi tenda a confondersi e a mescolare dettagli; è per questo che arrivando a Scicli per la prima volta non è stata una sorpresa riconoscere nelle sue vie e nella sua conformazione fisica – tutta stretta tra montagne e chiese, con salite che portano ad altre chiese e ad altre montagne – caratteristiche di Ronda, un paesino andaluso altissimo e bianco in cui sono stata anni fa.   Mentre camminavo per la prima volta a Scicli pensavo che la città era anche Malaga, Ragusa, Noto, Mazara del Vallo, Palermo, come se la città in cui ero ne contenesse in sé innumerevoli altre, forse per una...

Settantacinque chilometri di mare

Quando non si ha niente, avere il mare – il Mediterraneo – è molto. Come un tozzo di pane per chi ha fame." J.C. Izzo     El-Houaria è l’ultimo paesino del Cap Bon, la punta più settentrionale dell’Africa. Dalle grotte di ardesia, si vede Pantelleria. Settantacinque chilometri di mare hanno ricoperto nei secoli l’istmo che collegava Sicilia e Tunisia. Se si passeggia per Tunisi, quei chilometri di mare sembrano assenti: stesse bouganville, fichi d’india e dolci alle mandorle. Volti scottati dal sole, uliveti, mare cristallino. Quel mare, quel posto di violenta bellezza, racchiude nello spazio dell’orizzonte la storia degli ultimi venticinque anni.   Solo oggi sono morte 90 persone e 250 risultano disperse al largo dell’isola dei conigli. Ieri altri 13 corpi sono stati recuperati a Scicli, qualche chilometro più lontano. Dal 1988 si stimano che siano morti nel Mediterraneo almeno 19.142 persone, di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011 (da Fortress Europe). La stima è chiaramente al ribasso. Per dare una proporzione, sono l’equivalente numerico...

A sangue freddo

Nel 1965 Truman Capote pubblicò un romanzo che sconvolse il mondo e gli sconvolse la vita. A sangue freddo è più l'analisi clinica di un vero episodio di assassinio che un romanzo. Il libro, pubblicato prima a puntate sul New Yorker, ebbe uno strepitoso successo e cambiò il modo di vedere la psicologia dell'assassino. Si tratta di una delle migliori analisi del discorso del criminale, che si distingue in modo radicale dal discorso sul criminale.     La maggioranza di noi non può superare la soglia dell'assassinio. Questa soglia è una soglia sacra, inviolabile, indipendente da una particolare credo religioso o dall'essere ateo. Sappiamo, come avessimo un'idea innata, che l'assassinio è il più terribile dei crimini. Nonostante ciò non esiste un tabù dell'assassinio, così come esiste un tabù dell'incesto. Al contrario si possono creare, nelle società umane, contesti in cui l'omicidio è legittimo, come per esempio la guerra. In quelle circostanze un uomo è legittimato a esercitare la professione del serial killer. La guerra...

Evviva il fesso!

Don Pietrino è una minuscola figura del Gattopardo. Pochi lettori, se ne può star certi, serbano memoria del suo nome e della sua esistenza. È il vecchissimo “erbuario” di San Cono che chiede a Padre Pirrone come ha reagito il principe Fabrizio alla “Rivoluzione”. Quando il Gesuita gli risponde che, a parere del principe, “non c'è stata nessuna rivoluzione e che tutto continuerà come prima”, sbotta: “Evviva il fesso! E a te non pare una rivoluzione che il Sindaco mi vuol fare pagare per le erbe create da Dio e che io stesso raccolgo? O ti sei guastato la testa anche tu?”.   Alla base della convinzione di Fabrizio c'è la famosa sortita del nipote Tancredi: “Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi”. Considerata da subito emblema ideologico del romanzo, essa ha fornito il pretesto a un cliché. Ne è nato, or sono cinquanta anni, anche un nuovo nome comune “gattopardo”, riferito a un esemplare non della fauna silvestre ma di quella politica (chi promuove, si dice, cambiamenti destinati a essere solo apparenti...

Emilio Isgrò, Milano, 1969

Siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto.   Lavorava a Oggi e io all’Europeo. Solo un pezzo di corridoio ci divideva ma non ci eravamo mai incontrati. Avevamo amici in comune. Aveva cominciato a fare i suoi libri cancellati che sarebbero diventati famosi. Mi intrigarono molto. Volli incontrarlo. Lo fotografai. Intelligentissimo, sarcastico, spiazzante. Mi piacevano molto le sue poesie visive.   Molti anni dopo concepì un monumento a un seme d’arancia, ingrandito diecimila volte, per una piazza della sua città siciliana. Mi chiese di raccontarne le genesi. Mi ci sono molto divertito. Tra le altre, ho fatto una fotografia di un tir sull’autostrada lungo la fiancata del quale si leggeva : “Questo tir trasporta un seme d’arancia”.

Poggioreale / Paesi e città

Il 2 settembre, ultimo giorno di vacanza in Sicilia, è stato speso nel paese fantasma di Poggioreale, uno dei luoghi distrutti dal terremoto del ‘68 nel Belìce. Qui, a differenza che nella vicina Gibellina, si è scelto di conservare le rovine in modo filologico, quasi parossistico: nulla è stato spostato o abbattuto, le case, le scuole e i cinema sono ancora in piedi; alcuni edifici sono in ottime condizioni, e se non fosse per la polvere che si è depositata sui pavimenti si potrebbe pensare che gli abitanti siano fuggiti un attimo prima. Fuggiti per le campagne, che sono avvolte dal sole e da un micidiale silenzio. Possibile che i fantasmi facciano tanto silenzio?   Uno degli abitanti che si occupano della difesa di Poggioreale vecchia è un ragazzo che lavorava in Lombardia ed è tornato, tanto – dice lui – “per essere disoccupati, tanto vale essere disoccupati qui”. Difende la scelta di custodire e lasciare intatto il paese diroccato, mentre per me, che vengo da Gibellina e ho sempre difeso la decisione di costruirci sopra il cretto di Burri, come se fosse una seconda pelle che protegge e nasconde la prima, ferita, l’idea che nulla lì sia stato modificato, e che nelle...

Felicia Bartolotta Impastato, Cinisi, 1983

Facevo un lavoro su donne e mafia: le madri, le mogli, le figlie di quanti dalla mafia erano stati ammazzati. Quelle, soprattutto, che cominciavano a parlare, dopo secoli di silenzio, che si ribellavano. Volevo incontrare Felicia Impastato.   Una amica e importante fotografa, specialista in mafia, mi aveva detto che sarebbe stato difficile cavarne un buon ritratto. Troppo poco suggestivo il salottino piccolissimo borghese nel quale Felicia incontrava le persone che volevano parlarle di suo figlio. Ancora se ne parlava poco. Il film I cento passi era di la da venire. Ma se la fai parlare molto, se magari le fai tirare giù il ritratto di Peppino che è attaccato al muro, magari piange, magari si crea una situazione forte.   Naturalmente non le ho fatto tirare giù il ritratto, naturalmente non l’ho fatta piangere. E magari non le ho fatto un buon ritratto. Ma l’incontro con Felicia Impastato, la calma, intelligente passione con cui nel suo colto dialetto raccontava la storia di Peppino sono tra i più vividi ricordi rimasti nella mia memoria. E molto affezionato sono rimasto all’immagine del contenuto, battagliero dolore...

Apocalissi dietro di noi

Un umorismo etico: ecco, molto in sintesi, lo stile di pensiero che Roberto Alajmo mette in gioco nella sua opera letteraria e saggistica, giornalistica e umana. A ripercorrere i molti libri che ha pubblicato – dal Repertorio dei pazzi di Palermo a Cuore di madre, da Notizia del disastro a L’arte di annacarsi –, ma anche a seguire la sua densa attività di cronista ed editorialista, ci si accorge facilmente come il suo sguardo costitutivamente irrisorio nei confronti del mondo si mescoli sempre, non senza ricercati stridori, con una coscienza morale trasbordante nei riguardi di uomini e cose, fatti e situazioni. Si ride parecchio, con gli scritti di Alajmo, e ci si incazza altrettanto. Cosa non nuova, anzi per certi versi classica, nella storia letteraria, ma ogni volta rafforzata da una serie d’altre evidenti ricorrenze nello stile intellettuale e linguistico di questo cittadino palermitano tipicamente fuori posto: l’ossessione dell’elenco (che tende verso un’esausitività palesemente maniacale), quella della trasmigrazione dei generi (che gli permette di zompare dal racconto al romanzo, dal teatro all’elzeviro),...

Padre Pino Puglisi, un eroe intermediale

Sfortunata la terra che ha bisogno di eroi? Forse no, se si tratta di eroi intermediali. Ma che cos’è un eroe intermediale? È un personaggio che circola fra piattaforme o strumenti comunicativi diversi, dalla tv al cinema, dai giornali ai fumetti, dai romanzi al teatro, internet compresa, amplificando o modificando la propria intima fisionomia nel passaggio fra ognuno di essi. Può essere una figura di finzione, come il commissario Montalbano o il maghetto Harry Potter. Può essere una persona realmente esistita nella storia, come Napoleone o Che Guevara. Oppure può essere, come di prammatica accade nella terra di Sicilia, una vittima della mafia.   Si prenda il caso di padre Pino Puglisi, che da qualche tempo in qua, anche a causa delle fibrillazioni per la sua beatificazione, rimbalza con qualche scossone fra media vecchi e nuovi, i quali manco a dirlo iniziano a rimbeccarsi fra loro. Ha cominciato la fiction televisiva 1000 giorni a Brancaccio, diretta da Gianfranco Albano e interpretata da Ugo Dighero e Beppe Fiorello. È seguito il grande Mario Luzi, che su Pino Puglisi ha scritto la bella poesia Il fiore del dolore,...

Addio alla prossemica

Chi ricorda la prossemica? Chi ha tuttora presente quell’affascinante serie di studi che, venti o trent’anni fa, cercavano di osservare i comportamenti delle persone, e soprattutto i modi con cui esse si accostano o si distanziano reciprocamente? Pochissimi ritengo, almeno fra i matti gestori di quelle odierne sale cinematografiche che sempre più affliggono le nostre serate libere, la nostra inesausta voglia di godere delle magie del grande schermo. Sentite che cosa mi è successo qualche tempo fa. E ditemi se non sarebbe il caso di rendere obbligatoria, a certi personaggi, la lettura di un libro luminoso come La dimensione nascosta di Edward Hall o di certi scritti del mai troppo compianto Erving Goffman.   L’idea era semplice: niente di meglio che andare a vedere il pluripremiato The Artist, film muto sul film muto, nostalgicamente in bianco e nero, in un vecchio cinema di periferia, meglio ancora se in provincia. Immaginiamo compiaciuti sedie cigolanti col velluto rabberciato, un cinefilo d’antan al botteghino e l’odore acre di umidità dalle pareti: un’esperienza estetica tanto ...

Così è (se vi pare). Forconi frittate e day after a Siracusa

Le cinque giornate dei forconi, con il blocco degli snodi autostradali e la paralisi fisica e cognitiva della Sicilia, forse sono state l’inizio di una stagione di proteste e disordini, o forse finiranno nel nulla. Ma se dare sfoggio di virtù profetiche è spesso esercizio ozioso, mentre le ore passavano, le notizie latitavano e la benzina finiva, noi plebei-chic inoccupati e figli di papà siamo stati costretti a passeggiare e a esercitare l’arte del pensiero in una forma diversa del solito “vaffa” contro un suv scelto a caso.   A quanto pare, per lo meno dalle mie parti, esistono una protesta di destra e una protesta di sinistra che fanno a testate. E se durante le cinque giornate siracusane si sono visti i cartelloni “Contro il malgoverno Monti”, nessuno ha mai letto o sentito slogan “Contro il malgoverno Berlusconi” durante il regno incontrastato del partito delle libertà. Due squadre irriducibili non parlano tra di loro: gli intellettuali salottieri guardano con sospetto i padroncini e lavoratori plebei, rei di aver creduto per vent’anni alle parole del ringmaster. E internet amplifica...

Il disagio di Enzo Consolo

La prima volta che l’ho incontrato, secoli fa, era in un albergo a cinque stelle proprio al centro della Valle dei Templi di Agrigento, dove si trovava per ritirare non so quale premio letterario. La lunga intervista, quasi due ore di chiacchierata sul suo lavoro (la narrazione, la lingua, lo stile, i media…), si è svolta in un’elegante terrazza da cui il Tempio della Concordia distava non più di duecento metri. Consolo è stato tutto il tempo seduto al sole (“me ne bevo il più possibile – diceva –, a Milano mi manca da morire”) e, benché fosse già la fine di ottobre, dopo un po’ i raggi picchiavano in testa. Lui cercava di raggiungere la beatitudine climatica siciliana che tanto gli mancava, ma si capiva che era inquieto. Ogni tanto gettava l’occhio su quello straordinario monumento a un tiro di schioppo, e si percepiva il suo profondo imbarazzo a essere ospitato in quella specie di ecomostro ammazzapassato.   Ecco, se c’è una cosa che mi ha sempre colpito in Enzo Consolo, quando lo vedevo e quando lo leggevo, era questo costante imbarazzo, questo non sentirsi...

Palermo: morte annunciata di un museo

  Se la ormai globale Biennale fever non sembra dare segni di remissione – solo per rimanere in Europa, dopo quelle di Venezia e di Salonicco si è appena chiusa la Biennale di Lione mentre monta l’attesa attorno a quella di Berlino – a mostrare preoccupanti segnali di fragilità, se non addirittura di clamoroso cedimento è, in Italia, il sistema dei musei, dei musei d’arte contemporanea, specialmente. Il caso recentissimo del museo Riso di Palermo, della cui chiusura per mancanza di fondi si discute da qualche giorno sulla stampa e soprattutto in rete, non senza toni aspri e fra molte ambiguità (ma che fine hanno fatto gli ingenti stanziamenti attribuiti dall’Unione Europea alla Regione Sicilia per la ristrutturazione e le attività del museo regionale di arte contemporanea? Perché il direttore Sergio Alessandro dichiara di essere impossibilitato a proseguire nella programmazione mentre l’assessore Missineo nega qualsiasi difficoltà? E in tutto questo che c’entra l'onorevole Micciché?) non è che l’ennesima conferma della condizione di incertezza in cui, ed...

L’avventura formativa dei Mille

Quando mi ricordo quella sera e quell’ora, sento gonfiarmisi il cuore, e piango sulla perduta gioventù, e piango sulla tomba dell’uomo che i sogni più belli della gioventù mia se li ha portati con sé! (G. Bandi )  In venticinque giorni dalla partenza da Genova [i Mille] avevano vissuto quanto si può vivere in parecchi anni, e veduto e sentito quanto in un lungo viaggio, per terre di civiltà antiche e venerande. (A. Secchi) La camicia rossa ci si è stretta alle carni. Moriremo con essa, cercando con l’ultimo sguardo, le luminose visioni d’un passato che sarà spento con noi. (Barrili)   Sappiamo ora che tutti i testi di maggior qualità della letteratura garibaldina italiana furono scritti spesso molti anni dopo i fatti vissuti. Si è cominciato perciò con il riportare tre citazioni di autori diversi che fanno il punto o rievocano con pochi tratti la propria esperienza garibaldina restituendo un ventaglio di differenti emozioni - la nostalgia struggente, la consapevolezza d’una avvenuta iniziazione e l’indelebile persistenza d’un ricordo fattosi...

Lippo

Dal greco lipos, è voce siciliana che fa riferimento specifico alla scivolosità di scogli, piscine, grotte e altri ambienti equorei. Sul lippo, fatto di muschi, umidore, alghette, blob, si scivola con facilità e con altrettanta facilità si va incontro a poderose craniate, ma non è questa sua proprietà ad averci colpito, quanto il fatto che il siculo LIPPO ha un sosia, o, a dir meglio, è il gemello segreto di un doppelganger riconosciuto, gallonato e vidimato dal Vocabolario Italiano. Un sosia che ha avuto una carriera completamente diversa: il lippo, in italiano, è la cisposità: il lippo nazionale, insomma, rappresenta le buone, vecchie caccole degli occhi. E ora che abbiamo riunito i due gemelli separati fin dalla nascita, forse possiamo capire perché gli italiani stanno camminando a occhi chiusi da più di quindici anni su di un sentiero scivolosissimo. È tutta colpa del lippo.     Angelo Orlando Meloni e Ivan Baio

Nel corso del tempo, Piazza Garibaldi

“Scrivici qualcosa di accattivante per l’uscita del film”, questo in sintesi il messaggio di Marco Belpoliti dal Dodecaneso. Era agosto, anch’io ero in vacanza, impegnato a cucinare per gli amici, come spesso mi succede d’estate. Mai capito quelli che in vacanza si annoiano e faticano a riempire la giornata. Io cucino e il tempo non basta mai. E intanto riposo. Così, m’era venuto in mente di raccontare l’avventura di Piazza Garibaldi attraverso le variegate, spesso eccellenti, occasioni d’incontro con la cucina italiana, che hanno accompagnato i nostri viaggi attraverso la penisola sulle orme dei Mille. Ma poi ho pensato che forse i lettori di Doppiozero non sarebbero stati così interessati a leggere di gastronomia il giorno dell’uscita del film alla Mostra di Venezia. Un’altra volta, magari.   Bisognerebbe tornare a ragionare sull’anniversario dell’unità nazionale, di cui più nessuno parla o scrive dopo la sbornia dei mesi primaverili. E ti credo, con quello che sta succedendo e tutte quelle nubi cariche di pioggia all’orizzonte. Ma è anche vero che nel...