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allievi

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Diario del primo anno da insegnante di filosofia / Plato for boys

1. Divieto dell'autoreferenzialità   Se a settembre un insegnante di Filosofia infarcisse la sua prima lezione di parole come “aporia”, “ontologia”, “paralogismo”, “trascendentale”, guadagnerebbe presto lo sconcerto e la noia degli uditori; se li esortasse a guardarsi dai caratteri ontici e dal nichilismo della metafisica, se esprimesse preoccupazione per l'evento della differenza in quanto connesso alla differenza dell'evento, incapperebbe perfino in una captatio malevolentiae. La filosofia non deve essere gabellata come l'arte del disorientamento e dell'elucubrazione fine a se stessa, anche se essa invita all'interrogazione costante, in sintonia con quanto dice Alessandro Bergonzoni: “Nessun domatore domerà mai le domande!”  Il primo punto che i docenti esperti insegnano a un pivello al primo anno da docente di filosofia è questo: se il suo fine è quello di insegnare il filo-sofare, ossia l'amore per il sapere e per la filosofia stessa, deve dimenticare la figura dell’insegnante autorevole di una volta e porre al centro della sua attenzione i suoi allievi, di ogni genere, disturbi specifici d’apprendimento e non. Non solo la disciplina che insegna, ma anche coloro a...

Troppe parole / Cos’è il silenzio in una scuola?

Cos’è il silenzio in una scuola? Chi lo cerca, lo trova? Chi lo fa, lo sente? È condiviso? Entro in classe. Saluto, mi siedo. Accendo il pc, prendo la penna dall’astuccio, li guardo. Questi pochi gesti, in alcune classi, bastano a spegnere il rumore come farebbe un po’ d’acqua con un piccolo falò. La mia calma, la mia lentezza fanno breccia e tolgono energia allo schiamazzo. In questi casi fa molto piacere iniziare una lezione partendo dall’attesa. Non ci sono state minacce né richiami, solo il bisogno spontaneo e condiviso di un punto di incontro silenzioso da cui far ricominciare tutto. Una mattina come tante altre che si presenta sempre come un primo giorno, quando il silenzio si fa più carico di responsabilità e cura e si bada bene a non sciuparlo con chiacchiere qualsiasi.   È uno dei miei momenti preferiti. È il momento in cui loro smettono di fare quello che stavano facendo, alzano la testa e mi guardano in silenzio. E io faccio la stessa cosa. È uno dei pochi momenti in cui non mi è necessario parlare, due tre minuti vuoti in cui cerco di capire chi ho davanti e la qualità del silenzio che ricevo è un aiuto denso. Quando poi parlerò e lo faranno anche loro, ognuno...

Con una nota di Lea Melandri / Don Milani e i ragazzi di Barbiana

Don Milani e i ragazzi di Barbiana è il primo scritto di Elvio Fachinelli che mi è capitato di leggere. Non ci conoscevamo ancora, ma avevo già avuto modo di incontrare il movimento degli insegnanti e avviare tentativi di pratica non autoritaria nella scuola media dove ero entrata di ruolo nel ’68. L’anno successivo avrei fatto parte del gruppo da lui promosso che diede vita prima a un convegno e poi al libro L’erba voglio (Einaudi 1971). Avevo alle spalle un’origine contadina e la fortuna di un maestro alla scuola elementare, che aveva convinto la mia famiglia, nonostante la povertà, a farmi frequentare la scuola media e non l’avviamento. I tanti Gianni che avrebbero lasciato la scuola per il lavoro alla prima bocciatura, così come i Pierini destinati agli studi universitari, mi erano noti – compagni di banco nel percorso scolastico –, e sapevo che li avrei rivisti questa volta davanti a me, dall’alto di una cattedra. Non avevo la “smemoratezza” dell’insegnante a cui i ragazzi-scolari, i ragazzi-maestri e Don Milani scrivevano per ricordare quanti dei suoi allievi erano “passati trasversalmente senza lasciare traccia”, “persi senza che lei se ne accorgesse”.    Ma la “...

Dettato / Maestra, come si scrive?

Gli studenti universitari non sanno scrivere in italiano. Così dicono i 600 professori che hanno redatto un appello pubblico. Ne è seguito un dibattito di cui ci siamo occupati su doppiozero con gli interventi di Andrea Giardina e Alessandro Banda; Nunzio La Fauci; Mario Barenghi; e l’intervista di Enrico Manera a Marco Rossi Doria. Come si insegna davvero a scrivere nelle scuole italiane a partire dalle classi elementari? Con questo articolo ci occupiamo di una tecnica di scrittura molto diffusa nelle scuole: il dettato. Seguirà a breve un testo di Italo Calvino sul riassunto. E poi sarà il tema al centro della nostra attenzione.    “Prendete la penna, e al centro del foglio scrivete: Dettato”. La maestra seduta dietro la cattedra comincia: “Io-a-mo-il-ma-re. Le-on-de-so-no-al-te. Lu-i-sa-nu-o-ta”. I bambini chini sui fogli scrivono. Nell’epoca di tablet, cellulari, playstation, computer e lavagne elettroniche interattive, nella scuola elementare si detta ancora. Nonostante i cambiamenti dei programmi, la pratica non è scomparsa, anzi. Sembra quasi che il tempo non sia passato da quando Quintiliano nel suo Institutio Oratoria prevedeva il dettato come pratica faticosa...

Marco Rossi Doria e la lettera dei 600 / La lingua della vita

Il dibattito di questi giorni sullo stato della competenze linguistiche degli studenti universitari e sulla messa in stato di accusa della scuola italiana è l'occasione per ragionare insieme a Marco Rossi Doria, insegnante ed esperto di politiche educative e sociali e già sottosegretario all'Istruzione, sullo stato della questione ed è anche un modo per riprendere temi e problemi già affrontati da Doppiozero.   La “lettera dei 600” docenti universitari e intellettuali sulla crisi della formazione degli studenti italiani ha avuto una vasta eco. Mi sembra che non aggiunga nulla di nuovo in termini di analisi e piuttosto si concentri sulle responsabilità della scuola, in modo perfino poco intellettualmente onesto. La mia impressione è che manchi una riflessione più ampia sulla società e su come questa, nelle altre sue agenzie di socializzazione, abbia abdicato al ruolo educativo. Ne risulta in questo modo un'accusa molto giudicante che si rovescia sulla sola scuola e sugli insegnanti...   Vorrei non parlare dei toni della lettera dei 600 alla quale ho risposto su Repubblica dell’8 febbraio invitando a un lavoro comune che ha bisogno di responsabilità condivise, molto...

Classi. La diseguaglianza nella scuola

Lo scorso 14 gennaio, quasi allo spirare dei diciotto mesi previsti dalla legge 107/15, sono state approvate in prima lettura dal Consiglio dei Ministri otto delle nove deleghe previste dai commi 180 e 181. La recente messa a punto del governo è l'occasione per discutere due importanti libri usciti nell’ultimo periodo che, da angolature differenti ma complementari, pongono con forza il tema disuguaglianza all’interno dei sistemi educativi. Il primo, Questioni di classe (di G. Maria Cavaletto, A. Luciano, M. Olagnero, R. Ricucci, Rosenberg & Sellier, 2015) articola otto «discorsi sulla scuola», otto capitoli in cui si analizza quanto il sistema dell’istruzione secondaria continui a riprodurre disuguaglianze originate dalla diversità del contesto familiare: il grande disegno della modernità scolastica consistente nel «sostituire i meccanismi ascrittivi della riproduzione sociale per far prevalere i meccanismi acquisitivi» (p. 187), in modo da garantire una reale eguaglianza delle opportunità educative base per la costruzione di un progetto di vita realmente autonomo segna un arretramento di significative proporzioni. Il secondo, di Marco Romito, Una scuola di...

L’università è la neoscuola primaria / La Carica dei Seicento

Quel 25 ottobre del 1854, i seicento cavalieri della Brigata leggera inglese s’avanzarono lentamente verso la valle che li avrebbe visti poco dopo lanciarsi in una carica suicida contro le batterie di cannoni russi. Scorgendoli in movimento, i comandanti russi supposero, sul principio, che gli inglesi fossero ubriachi. L’azione pareva e fu in realtà insensata: intorno, sulle alture, altri cannoni russi e truppe pronte a intervenire. Ma gli inglesi non erano ubriachi e la stupida carica prese origine, poi si seppe, da ruggini e malintesi nella loro catena di comando. Fu, durante la Guerra di Crimea, un momento memorabile della battaglia di Balaclava. La Carica dei seicento fu scriteriata ma divenne la più celebre di tutti i tempi: così va il mondo.   Non passerà certo alla storia la carica con cui seicento docenti d’università (ma non solo, anche noti e note intellettuali) si sono di recente gettati con impeto e sprezzo del pericolo (e, forse, del ridicolo) nella valle di lacrime delle manchevolezze dei loro discenti quanto a ortografia e composizione di testi a uso accademico. Per carità di patria, resta un dubbio sullo stato di lucidità di protagonisti e protagoniste di...

Digerire vetro / La deportazione raccontata ai bambini

Libri recenti e incontri nelle scuole con insegnanti e studenti sono l'occasione per ragionare su come parlare ai bambini e alle bambine di qualcosa di enormemente doloroso come persecuzione, deportazione e genocidio, tanto più smisurato quando si abbatte su soggetti come i bambini.    La violenza nei loro confronti distrugge anche la fiducia e la cura che ogni piccola esistenza chiede a quella adulta; e così la dimensione di futuro potenziale che ogni bambino o bambina ha in sé. Per i bambini, prendere atto di questo è di particolare impatto. Per gli educatori significa anche rischiare di minare la fiducia nel mondo, negli adulti, nel futuro appunto. La memoria della Shoah nella sua interezza è qualcosa che non può essere rovesciata addosso ai bambini ma che deve essere affrontata con estrema sensibilità, anche al fine di evitare reazioni difensive di rifiuto, di smarrimento o perfino di oscura colpevolizzazione.    Il problema non è nuovo e sono in diversi a essersene occupati. Nel 2004 a Torino un convegno promosso dall'Istoreto ha proposto una grande riflessione su tempi, strumenti e metodi per parlare di questo tema, individuando gli elementi...

Libera dalla misura / Scuola. Valutazione, meritocrazia e premialità

La riflessione sulla competizione di Beatrice Bonato, insegnante di scuola superiore e studiosa di filosofia, tocca tutti gli aspetti della realtà sociale: Sospendere la competizione, 2015 discute la presenza costante e inavvertita degli elementi agonici della sfida, del merito, della valutazione nelle trame sottili dei discorsi che orientano le nostre vite. La logica della competizione – guerra, sport, politica, mercato e su tutto educazione – è infatti stata naturalizzata ed ha assunto il ruolo di forza dinamica biologica fino a diventare un potente meccanismo di produzione di soggettività, che determina condotte individuali all'interno di scenari considerati socialmente desiderabili.  L’ideologia della valutazione oggi dominante è infatti strutturata come insieme di pratiche “di sapere e potere” e trova nelle società contemporanee applicazioni sempre più pervasive e diffuse: si vuole rispecchiamento oggettivo della realtà ma è piuttosto (secondo la definizione datane da Valeria Pinto) «uno strumento informativo-operativo» che «crea le realtà limitate che di volta in volta valuta (ossia indirizza, modifica, determina)». È dunque un dispositivo governamentale in senso...

Dai confini dell'impero / Un liceo torinese tra Settanta e Ottanta

Recentemente il Liceo Marie Curie di Grugliasco, alle porte di Torino, ha festeggiato i quarant'anni di attività. Quello che segue è la versione ridotta e riadattata del testo di un intervento di un docente e poi preside della scuola, che ha ricostruito i primi anni dell'istituto: uno scorcio di storia e termomentro della trasformazione, in un momento cruciale di passaggio e nel pieno sviluppo della scolarizzazione di massa, vista attraverso gli occhi di una comunità educante.   Quella di oggi è un’occasione significativa per ricordare i quarant’anni del Liceo Curie e dare inizio a un nuovo istituto, nato dall’unione del Curie con l’adiacente istituto Vittorini, che già aveva assorbito l’istituto Castellamonte. E ora si può dire che il Curie sia “uno e trino” e che ancora più di ieri il Liceo Curie o Curie-Vittorini sia oggi un istituto d’istruzione secondaria pluriindirizzo, aperto al territorio, con il settore economico, il settore tecnologico, il liceo scientifico, il liceo linguistico, il liceo delle scienze umane, mentre del nucleo originario, il liceo scientifico, resta in vita una parte e con dei corsi incompleti.  Il Curie fu istituito e vide la luce nel 1976...