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Biennale di Venezia

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Mostre in laguna / Lettera da Venezia

La laguna propone in questo inizio di estate molti appuntamenti importanti, intorno alla Biennale di Christine Macel, che si presenta sotto lo strano titolo Viva arte viva. Guggenheim ospita una notevolissima retrospettiva di Mark Tobey, dal titolo Luce filante, a cura di Debora Bricker Balken, con un bel catalogo edito da Skira Rizzoli. Nel canone statunitense dell’arte, per solito il maestro della “scrittura bianca” viene ricordato come antesignano e pioniere dell’action painting, ma la sua opera ha molti altri elementi. In primo luogo, nella retrospettiva è evidente il contatto con l’Oriente, frequentato nel corso di numerosi viaggi, e da cui mutua per tempo l’arte calligrafica, inserendo già negli anni ’30 sequenze di parole cinesi nelle sue opere, dopo il precoce incontro nel 1924 con Teng Gui, che era venuto a studiare negli Stati Uniti. Tra i titoli delle numerose esposizioni tenute negli Stati Uniti nel corso della sua vita, prima di prendere la decisione di trascorrere le ultime sue stagioni, funestate dalla demenza senile, a Basilea, dove aveva cercato riparo dal fisco americano, spicca questo: Modern Religious Paintings alla Durand-Ruel Gallery di New York nel 1946....

Viva arte viva / Guida alla Biennale d’arte 2017

Quattro, come i punti cardinali, sono le tematiche attorno alle quali ruota la Biennale, intitolata forse un po’ ottimisticamente (perché un senso di rovine e morte pervade molti dei lavori presentati), viva arte viva:  – l’ozio;  – i libri degli artisti; – le trame e le tessiture; – la magia. Il percorso, proposto dalla curatrice francese Christine Macel, è diviso in 9 Padiglioni: i primi due sono nel Padiglione centrale dei Giardini e gli altri sette nelle Corderie dell’Arsenale.     Iniziando, come è bene sempre fare, dall’Arsenale (perché è lì che la persona chiamata a curare la Biennale ha più spazio per raccontare e svolgere abbondantemente la sua idea), si entra quindi nel terzo padiglione: Padiglione dello Spazio Comune. Lì si incontra subito il tema delle trame e delle tessiture, ma, sovente, anche quello dei libri. I fili come trame del mondo e connessione tra le persone e la storia. Qui anche le danze sono intese come intrecci che seguono fili invisibili che uniscono gli uomini in un rito antichissimo.     La sarda Maria Lai (1919-2013) ha tessuto miti e ricordi sepolti nella memoria collettiva. I suoi Telai sono assemblaggi di fili,...

Conversazione con Massimiliano Gioni / Diventare curatore: Cultura, Pubblico, Network

43 anni, italiano di nascita e newyorkese di adozione, attualmente è direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi di Milano e Artistic Director del New Museum di New York. Sua è la curatela della Biennale d’arte contemporanea itinerante Manifesta (2004) così come delle Biennali di Berlino (2006), di Gwangju (2010) e di Venezia (2013). Brillante, eclettico, perfezionista, concepisce e realizza progetti espositivi pressoché ineccepibili. Si tratta dell’enfant prodige, ormai diventato adulto, Massimiliano Gioni. Se volessimo rintracciare gli elementi-guida del suo operare da curatore, potremmo forse individuarli in Cultura, Pubblico, Network.    Cultura perché Gioni è uno storico dell’arte coltissimo che intesse le sue mostre di molteplici riferimenti ad artisti, scrittori, filosofi, musicisti, registi, architetti. Si pensi al Palazzo Enciclopedico, progetto curatoriale per la 55a Biennale di Venezia del 2013 ispirato al museo immaginario che l’artista Marino Auriti ideò nel 1955 per ospitare tutto il sapere dell’umanità. E si pensi anche alla mostra La Grande Madre, inaugurata nel 2015 a Palazzo Reale di Milano, che faceva riferimento a testi quali Nato di donna...