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Esselunga

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Buoni e giusti / La campagna di Makkox per Coop

Qual è il sistema di interazione che oggi le catene della grande distribuzione realizzano con i propri acquirenti? Mentre Auchan tende a costituire il proprio rapporto con i clienti in termini abbastanza meccanici, con una forte zonizzazione dei propri spazi e una proliferazione di linee con preparazioni complesse già pronte (a Palermo, ad esempio, da qualche tempo è attiva un’area sushi con tanto di cuciniere orientale a prepararlo su richiesta e a impromptu), Lidl sceglie la via dell’imprevisto, proponendo i propri spazi commerciali come luogo della chine, di una passeggiata alla scoperta di beni non necessari e forse anche inutili (chi può dire di aver bisogno di una lampada da presa con proiettore?).   Esselunga punta su una forma di snobismo, legato all’esibizione di una certa noncuranza della affiliazione da supermercato, vedi le campagne pubblicitarie ludiche ed evasive che ne hanno segnato la storia. C’è poi Conad che punta tutto sulla relazione “calda” con i propri consumatori. Il suo slogan, “Persone oltre le cose”, va nella direzione della negazione di ogni meccanicità (rappresentata, in questa veloce sintesi, da Auchan) in nome di una preminenza del rapporto...

Vintage al quadrato / L’immaginazione di Esselunga

Il vintage ormai ci sovrasta. Da quando l’immaginario si fa arma del marketing (o forse il contrario, ma che cambia?), le operazioni-nostalgia si moltiplicano a tutta forza per ogni brand che si rispetti e in ogni settore merceologico possibile: dalla musica all’abbigliamento, dal design alla ristorazione, dalle motociclette alle cucine componibili, giù giù fino al turismo, all’educazione e – perché no? – anche alla politica. Past is beautiful, ci si inculca senza sosta. A patto che questo passato sia sufficientemente prossimo da essere euforicamente indicato e nominato dal consumatore, sia esso la piccola cosa di pessimo gusto che stava nel tinello della nonna, la copertina di un long playing venerato in adolescenza, un giocattolo di latta spartito col fratellino, la bilancia rossa del salumiere sotto casa, il fotoromanzo su cui sospirava la domestica, il mangiadischi o il Geloso a nastri, il cestino per i picnic domenicali al parco, l’abat-jour di plastica arancione a forma di fungo, la polaroid, il borsello, le scarpe da paninaro…   E, in fondo, ammettiamolo, a chi non piace lasciarsi coinvolgere nel gioco del ricordo del bel tempo andato (bello forse proprio perché andato...