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Ilya Prigogine

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Intervista con il filosofo francese / Michel Serres. Perché ho scritto alcuni dei miei libri

Do il benvenuto a Michel Serres, un giovane filosofo di 87 anni che di recente ha pubblicato molti libri in Italia.  Le porrò alcune domande sui libri ora disponibili per i lettori italiani: Il mancino zoppo. Dal metodo non nasce niente, tr. it. di Chiara Tartarini, Bollati Boringhieri, Torino 2016; BioGea. Il Racconto della terra, tr. it. di Maurizio Costantino e Rossana Lista, Postfazione di Francesco Bellusci, Asterios Editore, Trieste 2016; Darwin, Napoleone e il samaritano, tr. it. di Chiara Tartarini, Bollati Boringhieri, Torino 2017; Hergé mon ami. Studi e Ritratto, a cura di Domenico Scalzo, tr. it. di Simone Massa, Portatori d'acqua, Pesaro 2017. E anche la bella antologia a lei dedicata a cura mia e di Mario Porro: Michel Serres, Riga 35, Marcos y Marcos, Milano 2015.   Partiamo dal titolo Il mancino zoppo (Le gaucher boiteux), che descrive la sua condizione fisica – «Penso, dunque biforco. Già mancino, ho rischiato l’emiplegia: zoppico dolcemente» (p. 93) –, ma anche, nel suo stile a più voci, i suoi “personaggi concettuali”, Pantope, Hermès, Petite Poucette e molti altri. La sua filosofia produce personaggi. Ci dica qualcosa su questi personaggi. Come li ha...

Nella narrazione storica esiste una patologia? / Distruzione e trauma

Che significa avere un trauma?   “Non c'è il rischio di banalizzare l'esperienza traumatica? Mi sembra che la questione sia importante anche perché questa concezione patologica della storia va spesso di pari passo con la diffusione delle tecniche di debriefing o defusing, che dovrebbero permettere di raccontare il prima possibile l'evento traumatico.”   Partirei da questa riflessione di Sabina Loriga per illustrare i contributi collettivi al tema della distruttività umana proposti da due importanti riviste psicoanalitiche: il numero 8 di  “notes per la psicoanalisi”, dal titolo Il trauma la Storia, e il numero 1 di “psiche”, intitolato Distruggere. Come si può intuire, trauma e distruzione non sono la stessa cosa, anche se tra i due eventi è probabile, ma non necessaria, una concatenazione.    Loriga aggiunge che il trauma storico, pur avendo le stesse caratteristiche del disastro naturale – il disorientamento spaziale e temporale – annienta il divieto di uccidere. Un terremoto e una guerra sono esempi differenti di distruzione. Se a ciò si aggiunge la distruzione delle rovine ci si trova di fronte a una serie, una proliferazione di eventi: lo scoppio...

Un po' di compassione

“Difficile non essere preda di compassione davanti al mare di dolore nel quale affonda il tempo che viviamo” scrive Ferdinando Scianna. L'attualità, le tragedie di Gaza, gli orrori in Siria e Iraq, le quotidiane stragi dei migranti nel Mediterraneo, ci sollecitano ogni giorno. Eppure è proprio in questo tempo che tale sentimento, o affetto, è vissuto in modo ambivalente, e suscita diffidenza. Abbiamo pensato di invitare studiosi, artisti, fotografi, scrittori, ad approfondire il tema, provando a restituirne la complessità e a raccontarne le implicazioni.         Susan Sontag scrive che la compassione è un’emozione insufficiente, un sentimento facile e mistificatorio che ha bisogno di essere tradotto in azione per non ridursi a una dichiarazione d’impotenza che allontani da ogni assunzione di responsabilità e, dunque, da ogni abito politico.   Ma non è forse, questa condanna della compassione, uno dei tanti segni della malattia del nostro tempo, della sua deriva individualistica e prestazionale, che pretende di cancellare la mancanza e lega alla vergogna ogni...