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lettere

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Un epistolario di amore amicizia e filosofia / Hannah Arendt e Günther Anders. Scrivimi qualcosa di te

Si conobbero nel 1925 all'Università di Marburg, dove entrambi frequentavano Filosofia, al seminario di Heidegger: Hannah Arendt, diciannovenne (era nata nel 1906) e Günther Stern (poi Anders, diremo come e perché), che aveva qualche anno di più (era nato nel 1902). Si persero di vista per un periodo, proprio quello in cui Hannah Arendt ebbe una relazione con il loro professore Martin Heidegger. Si ritrovarono a una festa e nel 1929 si sposarono in un sobborgo di Berlino ma il loro matrimonio, una «comunità di studio e di lavoro», durò poco. Nel 1933, dopo l'incendio del Reichstag, Günther emigrò a Parigi, dove Hannah lo seguì. Dopo che Anders, nel 1936, ebbe spostato il luogo dell'esilio a New York, il matrimonio venne sciolto, per lettera, nell'agosto del 1937. Eppure i due rimasero costantemente in contatto, come testimoniano le lettere raccolte e curate da Kerstin Putz in questo volume, dal cui titolo in lingua italiana è stato espunto l'aspetto della concretezza: Hannah Arendt, Günther Anders, Scrivimi qualcosa di te. Lettere e documenti, Roma, Carocci editore, 2017, pp. 194. L'edizione originale suona invece: Schreib doch mal hard facts über Dich, München, Beck, 2016,...

Una matita per l'estate / La matita del fato

  I misteri delle matite rosseblu sono indecifrabili come il Destino. Un mistero fra tutti, tanto per chiarire: perché il blu marchiava gli errori capitali e il rosso quelli veniali, e non viceversa? In attesa di delucidazioni dagli esperti, passo al seguito.  Il blu era livido e pigiato con furia da una matita non appuntita, anzi scalcagnata; il rosso invece sottile, timido e svolazzante.  Il blu era inesorabile: ne bastava un altro soltanto per sprofondare nel buio precipizio dell’insufficienza. “Superstisione” causava invece la correzione in rosso della esse in zeta (forse perché in torinese si dice superstisiun?). I compiti in classe di noi liceali andavano compilati su fogli protocollo con ogni facciata divisa in verticale in due da una piega. Nella prima parte a sinistra si vergava il distillato del proprio pensiero, mentre la seconda a destra andava lasciata bianca. Riservata ai commenti blu, sarcastici e depressivi, del docente indignato. Mi riferiscono i liceali d’oggidì che quelle antiche pratiche sono in uso ancora oggi, è questo il motivo della mia lagna di cui sopra.   “Domani procuratevi i fogli protocollo” ci disse col suo celeste sorriso...

Ottant'anni! Auguri Gianni Celati / Il chiodo in testa

Cara Giovannina,   si tratterebbe che una voce di notte mi ha detto di scriverti, che io non ti conosco neanche; e darti del tu. Era tanto insistente questa voce: «Ma dàlle del tu, cretino!». E voleva giustificare: «Sarà contentissima!». E poi: «Quella più gli dài del tu più gode!». Ho dovuto cedere; con tutte quelle chiacchiere e soffiate che mi ha fatto passare per la testa. E poi è una voce che sputacchia anche quando parla, questa qui; quasi preferisco quella che c’era prima che tartagliava, pr pr, sulle parole; e mai che riuscisse a fare un discorso. Qua devi sapere cara signorina Giovannina che le voci vanno e vengono da questa mia testa come se fossero a casa sua, e io non ci posso. Che è qualche maiale superiore che le manda; ho avuto il sospetto che sia quel Dio lì, invece forse no. Ma ci ha colpa lo stesso e io lo stramaledico tutte le sere, dopo le orazioni. Scusa le parole di villano, ma ripeto che quel Dio lì è un gran maleducato a mandarmi quelle voci come gli piace; e anche se non le manda, è maleducato lo stesso.   Ph Carlo Gajani.   Volevo allora scriverti, siccome poi nel sogno ho avuto questa visione d’una ragazza che saltava mostrando le...

A Giosetta Fioroni (1966-1972) / Lettere e telegrammi dal Viet-Nam

Saigon, 25 febbraio [1967]   Coca mia, speriamo che questa lettera ti arrivi: la consegno a un fotografo francese che parte oggi e sarà domani a Nizza. Da dove la spedirà. Le tue due lettere mi hanno fatto molto piacere, così mi fai compagnia in questa città strana e quasi surreale per la sua (apparente) lontananza dalla guerra. Non badare a Bocca. È stato qui due giorni e l’ambasciatore mi dice che, come prima cosa, era lui che voleva insegnare all’ambasciatore come vanno le cose qui. La guerra si sente soltanto la notte quando i cannoni fanno tremare i vetri. Sparano a 15-20 chilometri di distanza dalla città. Ti prego di darmi conferma se hai spedito quelle cose a Phnom Penh e ti prego anche di un altro favore. Il letterato locale che mi fa da guida paga tutto lui e mi mette in imbarazzo. Gli piacerebbe avere delle cravatte. Vai dunque in piazza di Spagna o dove vuoi e compera sei cravatte, a pallini o a disegni, blu o nere, ma di quelle sottili tipo americano e foulard di seta. Più strette possibile, comunque scegli tu. A lui piacerebbero nere a pallini bianchi, in ogni caso fai una scelta di sei e le spedisci, via aerea, qui. Per sdebitarmi non posso fare altro. Il...