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Leviathan

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Imm, settembre 2017 / Live. Intensità, intermittenza, registrazione

Abitualmente pensiamo che le parole non soltanto creino una separazione tra ciò che ci accade e la possibilità di farne esperienza, di trattenerne il ricordo, ma che nella vita parlante dell’uomo il puro vissuto nemmeno esista. Eppure se prendiamo alcuni testi, per esempio autobiografici, capita che ci restituiscano una trama che non si esaurisce in una serie di fatti e di episodi, in una struttura che si risolve nella propria consistenza fattuale, ma siamo di fronte a un gesto che rimane come attraversato da una corrente viva che trova improvvise condensazioni visive, interruzioni, intermittenze in cui la vita che si vive e la vita per cui viviamo coincidono e come in un sogno diventano un dato da vedere. È come se questa tensione tra il puro vissuto e il suo prendere forma trovasse uno spazio in cui l’occhio si fa specchio dello sguardo e la visione aumenta d’intensità.   È la certezza che un puro vissuto esiste, che le parole lo dimenticano, ma che le immagini vi si fissano con tutte se stesse. Non si tratta di contrapporre le immagini alle parole, ma di cogliere, o di essere colti, in diretta, live, da come le nostre parole si sgranano nell’incontro con il reale e il...

Nemtsov e Leviafan. Cosa succede in Russia?

Una luminosità intensa e allo stesso tempo livida domina tutto lo svolgimento dell’azione. E non si tratta soltanto di un gioco di aggettivi assonanti capitati per caso o voluti per stupire. Vivida perché il luogo in cui il film è stato girato Leviafan (Il Leviatano, regia di Andrej Zvjagintsev, 140’) è la tundra, sulle rive del mare di Barents nella regione di Murmansk, all’estremo nord della Russia, dove il clima è subartico e la luce delle brevi estati intensa e nitida. Livida perché le forze che si scontrano, le emozioni che si sviluppano, le tensioni fisiche e psicologiche che si dipanano incalzanti non concedono a quella natura di mostrarsi in tutta la sua rilassata bellezza. Dovrei scrivere Bellezza (Krasota) con l’iniziale maiuscola per rendere giustizia alla tradizione russa che vedeva in questa categoria culturale non soltanto la componente estetica ma anche, e soprattutto, quella spirituale. La Bellezza sublime della natura poteva avvicinare a Dio, suscitando nell’uomo che la contemplava anche il timor panico, visto che di fronte a tanta potenza non si poteva che riconoscere la propria...