Categorie

Elenco articoli con tag:

Luciano Anceschi

(5 risultati)

Le parole che non salvano / Antonia Pozzi. Poesia che mi guardi

È il 3 dicembre 1938 quando la bicicletta di Antonia Pozzi si ferma per l'ultima volta nei campi che costeggiano l'abbazia di Chiaravalle, alle porte di Milano. La neve ricopre il manto erboso e si mangia tutti i rumori per donarle, finalmente, quella pace tanto agognata, mentre un piccolo rigagnolo le scorre accanto, portandosi via la sua anima inquieta. “Suonano i passi come morte cose / scagliate dentro un'acqua tranquilla / che in tremulo affanno rifletta / da riva a riva / l'eco cupa del tonfo”.  Un tonfo che risuona in lei da 26 anni, il tonfo del non, “della mia casa non nata”, “il lamento dei non uccisi”, dei figli non avuti da un amore non vissuto.  Sedeva sui banchi del liceo Manzoni di Milano, Antonia, quando si innamora perdutamente del suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, che, per primo, le mostra il lato materico delle parole, la vita che scorre tra le righe, sotto la penna, nella carne.    Inizia allora una relazione tra quella giovane e brillante studentessa, un po' rigida e insofferente, e quel maestro da lei descritto, in una lettera all'adorata nonna Nena, come “una gran fiamma dietro una grata di nervi, un'anima purissima...

Ludwig Josef Johann Wittgenstein

Lo scorso inverno mi è capitato di leggere un libro molto bello: Wittgenstein. Una biografia per immagini, curata da Michael Nedo e pubblicata da Carocci. Non leggevo più il filosofo austriaco dalla fine degli anni Ottanta, dopo il termine dell’università, quando, insieme a Walter Benjamin, Wittgenstein era lettura obbligatoria: Benjamin ai seminari con Luciano Anceschi e i suoi allievi; Wittgenstein nelle letture che ne facevano Massimo Cacciari e le persone del suo giro, Michele Bertaggia e Giorgio Franck, da cui ho imparato l’importanza di Della certezza.   In quegli stessi anni Aldo Gargagni lo traduceva e ne scriveva in modo affascinante; poi la rivista “Nuova Corrente”, da cui appresi molte cose. Prima ancora c’era stata la tesi di laurea di Mario Porro sul Tractatus, discussa con Giovanni Piana; l’ho letta alla fine dei Settanta, ma non era molto facile. L’ultimo libro del filosofo austriaco che avevo preso in mano era stato Pensieri diversi (Adelphi), che mi sono trascinato dietro per un decennio, o quasi, con letture e riletture, e annotazioni a margine (oggi del tutto incomprensibili). Poi più...

Piero Manzoni 1959: mitografo e “scienziato”

Quarto appuntamento con le "Bolle di sapone" di Michele Dantini, serie dedicata all'arte italiana contemporanea nei suoi molteplici intrecci con eredità culturale, società e politica. I primi tre interventi hanno riguardato Giulio Paolini, Marisa Merz e Francesco Vezzoli. Adesso è la volta di Piero Manzoni: la cui importanza, nell’ambito della discussione sull’“identità” italiana postbellica è tanto grande quanto passata sottotraccia. La posizione di Manzoni è innovativa e spiazzante. Tuttavia neppure questa rubrica avrebbe potuto chiamarsi “Bolle di sapone” (la citazione è da Pascali, che definisce così le sue Sculture bianche) se Manzoni non avesse escogitato i suoi Achromes.     “Oggi la conoscenza sperimentale sostituisce la conoscenza immaginativa... Si richiede il superamento della pittura, della scultura, della poesia e della musica” Lucio Fontana, Manifiesto blanco, 1946   “Quando noi abbiamo cominciato ad avere un po’ di spazio e, come tutte le generazioni, abbiamo definito le nostre ascendenze i due casi riportati in...

Letteratura e vita provinciale

Queste sono o vorrebbero essere le riflessioni di uno scrittore di provincia circa le relazioni che intercorrono tra il luogo in cui si vive e ciò che si scrive, detto in maniera più pomposa: riflessioni sul nesso tra geografia e letteratura.   Sarà bene chiarire che io, io che scrivo, sono un provinciale a tutti gli effetti. Vivo in provincia di Bolzano, una provincia autonoma, e sono, in quanto insegnante, anche un dipendente provinciale. Inoltre mi sento proprio provinciale nella particolare accezione del termine che ricordava Walter Barberis in un suo bell’articolo su “la Stampa” del 6 agosto, e cioè “attardato culturalmente” e “periferico”. Mi sento davvero così. Non ci posso fare niente. Soffro del tipico complesso del provinciale. Ed è anche per ricostruire la genealogia di tale complesso, per tracciarne l’archeologia, in certo senso, che sto vergando queste note. Esse quindi non hanno tanto una valenza conoscitiva, quanto piuttosto esistenziale.   Non so poi se le mie riflessioni estemporanee possano avere o meno a che fare con l’attuale dibattito sull...

Intervista video a Giovanni Anceschi

Giovanni Anceschi è un incrocio, un trivio o più probabilmente un quadrivio: arte programmata, scuola di Ulm, grafica di pubblica utilità, insegnamento universitario, dal Dams di Bologna allo Iuav di Venezia. La sua persona ha attraversato, ed è stata attraversata, da mezzo secolo di cultura italiana, quella che ha praticato l’innovazione dei linguaggi e delle forme espressive nel modo più utile e sintetico: mediante il fare. Anceschi rappresenta la linea lombarda, come recita il titolo di un libro del padre, il grande Luciano, filosofo, studioso di estetica. La sua casa nel cuore di China Town, a Milano, è ingombra di scatoloni e pacchi: ha appena ristrutturato ed è ancora per aria. Ci sediamo nella cucina-ingresso-sala, ad un tavolo quadrato. Sopra, in bella vista un pieghevole della mostra che si è appena aperta alla Galleria Nazionale d’Arte Modena di Roma: Gli Ambienti del Gruppo T. Dentro una fotografia che ritrae i giovanissimi Gabriele Devecchi, Davide Boriani, Gianni Colombo e lui. Tengono tra le mani un lungo tubo di plastica. In alto, in un ovale, Grazia Varisco, che s’unì in seguito....